Partenza il 9/9/2013 · Ritorno il 12/9/2013
· Spesa: Fino a 500 euro

Monaco di Baviera #alsettimocielo!

di Silvia - pubblicato il

Quattro giorni di vacanza a Monaco di Baviera ai primi di settembre, esattamente una settimana prima dell’inizio dell’OktoberFest… Che il tempismo non sia il mio forte? Forse, ma la verità è che in questa città –birra a parte– di cose da fare e vedere ce ne sono tante, e ci sono tutto l’anno. Sono partita come inviata/invitata di Air Dolomiti, per cimentarmi in un contest fotografico a cui dal 1 ottobre tutti quanti potete e dovete partecipare: la sfida è scattare immagini #alsettimocielo; se vi va twittarle con questo hashtag, ma soprattutto postarle sul blog dell'iniziativa... In palio ci sono dieci voli Air Dolomiti per due persone verso Monaco di Baviera o Francoforte. In che senso #alsettimocielo, direte voi? Se per questione di vertigini o di emozione è tutto da decidere. Nel mio viaggio sono entrate entrambe.

Ma veniamo al mio itinerario. Qualche nota logistica utile e veloce: ho volato molto comodamente da Firenze con Air Dolomiti, apprezzando la mezzora di wifi gratuito che l’aeroporto di Monaco mette a disposizione ai passeggeri in transito (ve lo spiegherà in tedesco, ma non fatevi spaventare: basta inserire la propria e-mail per connettersi gratuitamente e navigare giusto il tempo necessario a mandare un paio di messaggi su whatsapp e controllare Google Maps). Verificherete presto che con l’inglese potete fare tutto, ma conoscere qualche parola di lingua madre può velocizzare molte decisioni. L’aeroporto (Flughafen) è il capolinea di una linea della metropolitana che raggiunge la stazione centrale (Hauptbahnhof) in tre quarti d’ora circa. Costa una decina di euro e parte spesso.

Ho scelto un albergo nei paraggi della stazione, una zona onestamente bruttina dalle frequentazioni un po’ losche per la concentrazione di nightclub rumorosi, ma dove tutto sommato mi sono mossa da sola di giorno e di sera senza problema alcuno, strategicamente vicina al centro e comoda ai mezzi pubblici. Da qui, se decidete di visitare la città vecchia (Altstadt) con le sue numerose attrazioni, potete spostarvi a piedi: c’è soltanto un viale da attraversare e sarete a Karlsplatz, dove inizia la zona pedonalizzata, con la passeggiata che porta alla famosa e nevralgica Marienplatz. Per visitare invece zone più dislocate, ad esempio l’Olympia Park, l’Englischer Garten, il Kunstareal (dove ci sono qualcosa come otto diversi musei e pinacoteche) o la zona del Deutsches Museum lungo il corso dell’Isar, spostatevi in metropolitana: un biglietto giornaliero “esteso”, che comprende tutte le fasce e tutti i mezzi, costa circa 7 euro. Con lo stesso biglietto si possono organizzare anche escursioni un po’ fuori città, come la visita a Dachau o quella a al castello di Nymphenburg.

Consiglio di godersi la città vecchia rigorosamente a piedi, percorrendo la strada pedonale che da Karsplatz porta a Marienplatz assieme al perenne sciame di persone in transito. Lungo la strada incontrerete una quantità inspiegabile di fruttivendoli e un piacevole alternarsi di pasticcerie e birrerie molto invitanti, ciascuna a modo suo. Molti negozi moderni e alcuni indimenticabili negozi caratteristici come il fabbricante di orologi a cucù, i rivenditori ufficiali di abiti tradizionali bavaresi, o il negozio dei giocattoli di legno che vanta uno scaffale intero di trottole di ogni forma e dimensione.

Svettano sopra alla vostra testa, visibili ovunque vi troviate, i due campanili gemelli della cattedrale, la Frauenkirche. Entrateci e misurate il vostro piede con l’impronta del Diavolo, impressa all'ingresso. Secondo la leggenda, i costruttori della chiesa avrebbero ingannato il Diavolo facendogli credere di aver creato un edificio senza finestre, che in effetti risultano nascoste alla vista dalla particolare conformazione del colonnato. Il fastidio del Diavolo per questo inganno sarebbe ancora percepibile dal venticello che spira continuamente davanti all'ingresso, provare per credere. Il mio piede è molto più piccolo del suo, in ogni caso. Potete salire un gradino per volta su uno degli alti campanili, oppure ascendere con un pratico ascensore nell'adiacente Neues Rathaus, sulla torre che ospita il famosissimo Glockenspiel, il carillon che ogni giorno alle 11 e alle 12 (anche alle 17 nei mesi estivi) suona e danza su Marienplatz. La vista dall'alto merita la salita, qui ho procurato i miei primi scatti #alsettimocielo, catalogati alla voce vertigini. Quanto al Glockenspiel, è un'esperienza piuttosto buffa: tutta Marienplatz si ferma con il naso all'insù, ipnotizzata dalla musichetta e dal rumore metallico dell'ingranaggio. Che poi mette in scena due diversi episodi storici: il matrimonio di Guglielmo V e la danza dei bottai, ma l'effetto è semplicemente ipnotico.

Sulla piazza anche il vecchio municipio (Altes Rathaus) che oggi ospita il museo dei giocattoli. Consiglio una visita per vedere l’edificio al suo interno, lungo e stretto con un’interminabile scala a chiocciola. Cercate di non farvi inquietare dagli sguardi un po’ vitrei dei giocattoli d’epoca, che vi fissano dalle teche dando l’impressione di prendere vita durante la notte, con mire poco raccomandabili. A lato della piazza il Viktualienmarkt, ovvero il mercato cittadino, dove pranzare economicamente e con gusto con qualche prelibatezza dello street food tedesco (dai bratwurst ai bretzel…). È anche un buon posto per i vostri souvenir, ad esempio nei diversi stand di ghirlande e decorazioni, molto tipiche e arricchite con spezie profumate.

Poco distante anche la Residenz, che in passato fu il palazzo di residenza non solo della famiglia reale, ma anche dei duchi e dei principi elettori. Un complesso monumentale gigantesco, di cui potete accontentarvi di visitare liberamente i cortili, oppure scegliere cosa e quanto visitare degli interni. Io ho scelto di entrare nella Camera del Tesoro (Königsbau), una delle raccolte di arte orafa più preziose del mondo, con gioielli e cimeli databili dal Medioevo al Classicismo. Preparatevi a passare un paio d'ore accecati dai luccichii e basiti dall'opulenza, stupendovi di fronte a oggetti incredibili come il reliquiario ricavato da un dente di narvalo cesellato in oro e tappato con un uovo di struzzo... L'audio-guida è compresa nel biglietto, non fate i pigri, è necessaria. E non dimenticate di toccare il muso ai leoni stilofori dell'ingresso principale della Residenz, pare porti fortuna, hai visto mai.

Nei paraggi della Residenz inizia la MaximilianStrasse, la via dello shopping di lusso monacense, ovvero una lunga sfilza di bellissime boutiques di alta moda, che onestamente potete anche evitare. Senza atteggiarsi da radical chic, si tratta per lo più di negozi italiani e francesi, non vedo perché venire a cercarli anche qui. Cercate piuttosto tra le stradine interne la Platz dove si trova una tappa universalmente riconosciuta come irrinunciabile: la Hofbräuhaus. La più antica birreria di Monaco, un luogo storico prima che gastronomico. Qui si beve, si mangia, si suona e si socializza a tutte le ore. Entrate, sedetevi squisitamente a caso condividendo il tavolo con chissà chi e godetevi lo spettacolo: camerieri in abiti tradizionali che corrono portando un numero imprecisato di boccali per volta, la band che suona musica bavarese, le pirofile di weiss wurst immersi in acqua bollente che volano da una parte all'altra del locale, l'atmosfera diffusa... ecco, il pranzo alla Hofbräuhaus è un altro dei miei scatti #alsettimocielo! Gli appassionati di birra, ovviamente, a Monaco non restano a bocca asciutta (letteralmente): oltre al museo della birra e alla Hofbräuhaus, la città è costellata di birrerie e biergarten. Io ho provato la Augustiner e sbirciato la Löwenbräu, purtroppo la pioggia non mi ha permesso di godere più di tanto dei biergarten, un buon motivo per tornare in primavera.

Con pochi giorni a disposizione ho dato la precedenza ai giri all'aperto piuttosto che alla visita dei musei, più che altro perché i musei di Monaco sono enormi e richiedono decisamente un po' più di tempo. Basti pensare che il Deutsches Museum situato lungo il fiume Isar è il museo della scienza e della tecnica più grande del mondo, mentre nella zona artistica del Kunstareal ci sono almeno tre diverse pinacoteche (la vecchia, la nuova e quella di arte moderna), e ancora non è finita.

Quanto ai primati, c'è anche un parco cittadino da record, l'Englischer Garten, più esteso di Central Park e ben visibile come una spropositata macchia verde dalla vetta dell'Olympia Turm -altra occasione di scatto #alsettimocielo, con i suoi 291 metri e 86 piani-. A proposito, tutto l'Olympiapark, costruito in occasione delle Olimpiadi (purtroppo tragiche) del 1972, merita di certo una visita. Salite sulla torre per cogliere la visione d'insieme e per apprezzare la particolarità della tensostruttura progettata da Frei Otto. Non accontentatevi della terrazza protetta dai vetri, se salite a piedi di un altro piano potete uscire all'aperto... In caso di vento, nonostante i parapetti siano sufficientemente alti, l'esperienza si rivela decisamente adrenalinica. Su in cima, un po' fuori contesto ma piacevole, anche il museo del rock, tra fotografie, cimeli e dischi d'oro. Nei paraggi del parco, proprio all'uscita della metropolitana, c'è anche la sede della BMW, ovviamente con museo annesso, che consiglio ai cultori del genere.

Retorica e filosofia da scaffale a parte, credo non ci si possa sentire pienamente #alsettimocielo senza conoscere da dove veniamo e come ci siamo arrivati. Per questo ho deciso di visitare anche il campo di lavoro (ovvero, di sterminio) di Dachau, che si trova a soli 16 km da Monaco ed è facilmente raggiungibile in una mezzoretta di viaggio con una combinazione molto semplice di metropolitana e autobus. Nonostante il bombardamento continuo di violenza, immagini splatter e aggressività imperante a cui nostro malgrado siamo mediaticamente sottoposti, un luogo come Dachau è ancora in grado di colpire nell'intimo a un livello emotivamente più profondo. Con questi spazi ampi e silenziosi nonostante i turisti, le ombre lunghe sui ciottoli bianchi, il vento che scompiglia le foglie imprigionate dal filo spinato... Sono arrivata qui in una mattina cristallina, di quelle con il sole alto e una frizzante arietta fredda, eppure Dachau è un posto in bianco e nero. Intriso di memoria, con il cielo che comunque pesa un po' di più. Dove non c'è altro se non la consapevolezza di quello che è successo e la nostra immaginazione che non riesce fino in fondo a figurarselo. Sull'autobus che mi avvicinava al campo cercavo di presagire come avrei reagito, la verità è che si tratta di un'esperienza molto intima, di quelle che non danno reazioni spropositate lì per lì, ma si sedimentano, e che vi consiglio di vivere da soli, se possibile. Tornando alle informazioni pratiche, l'ingresso al sito storico è gratuito, ma è opportuno procurarsi la guida al punto informazioni, costa solo 3.50€ ed è fondamentale. All'interno, subito oltre il tristemente noto lugubre cancello, c'è anche il museo dove tutti i giorni alle 10.30 è proiettato in sala video un documentario in italiano sulla storia del campo (in altri orari potete vederlo in altre lingue, l'inglese è ripetuto spesso).

Per il resto, non perdete mai il gusto di instillare nei vostri percorsi un po' di serendipity deviando dalla strada maestra... se poi come me siete lievemente inetti a orientarvi con la cartina tanto meglio. Concluderei (per l'appunto) con una carrellata di flash intercettati rigorosamente per caso: ho trovato in una certa Promenadeplatz una specie di altare molto kitsch e molto pagano dedicato alla memoria di Michael Jackson e della sua scimmia, allestito su iniziativa di quel pazzo di David Shrigley (un artista inglese di cui sono esposte cose folli e entusiasmanti alla Tate Modern)... ho invidiato i bambini che possono lanciarsi nello zorbing direttamente in mezzo al lago dell'Olympiapark, recuperabili con una cordicina... ho attraversato mezza città per raggiungere la piazza dedicata a Max Weber, dove non c'è assolutamente nulla se non uno svincolo stradale e il "Max Weber Café", ma chiunque abbia passato 5 anni a studiare sociologia è moralmente obbligato a farsi un autoscatto ridicolo sotto al cartello... ho apprezzato il pianista di strada, che suonava il suo pianoforte a coda direttamente in mezzo alla NeuhauserStrasse e che il giorno dopo non c'era più... ho adorato andare al cinema senza capire una parola del film, perché il modo in cui le persone si comportano in sala è una stupefacente cartina di tornasole dell'indole di un popolo. Insomma, ho collezionato una gran quantità di momenti #alsettimocielo, merito anche del panettiere che ha ignorato la mia richiesta di bretzel "natural" e me ne ha dato uno al burro. Dal bretzel al burro non si torna indietro.

di Silvia - pubblicato il