1. Diario di Viaggio Israele: Israele, un totale cambio di prospettiva (e di anima)

    di , il 17/6/2010 12:39

    Tre amiche on the road in unpaese che conoscevamo solo dai giornali (e di cui, onestamente, pensavamo maluccio)

  2. Alex Zarfati
    , 22/8/2012 10:27
    A tal riguardo ho trovato un illuminate articolo di De Paola:

    In Medioriente è l'acqua che fa scoppiare le guerre, non solo il petrolio. Nel 1965 i siriani tentarono di deviare il flusso d’acqua del Giordano facendo mancare una parte delle risorse idriche ad Israele. Potrebbe essere stato un casus belli per la guerra dei sei giorni? Lo fu eccome. La Turchia ha costruito una gigantesca diga per bloccare gli affluenti dei fiumi Tigri ed Eufrate il cui volume d’acqua è diminuito sensibilmente, lasciando gli iracheni all’asciutto. Ovviamente nessuna protesta nei confronti della Turchia. Anche fra Turchia e Siria è contenzioso sull'acqua. La Turchia fornisce alla Siria 500 metri cubi al secondo, la Siria ne pretende di più. Fra Messico e Stati Uniti vi sono frizioni a causa dell'acqua, e pure fra India e Bangladesh per il controllo del Gange. Sentiamo proteste? Ovviamente no. Si protesta solo per Israele che secondo i media è "predatrice" d'acqua nei confronti dei poveri palestinesi e di alcuni paesi arabi confinanti. Tutto è utile e lecito per demonizzare lo Stato Ebraico: qualsiasi pretesto è buono per muovere campagne denigratorie e accusatorie nei confronti di Israele. La realtà è completamente diversa. Israele ha investito in potenti impianti di desalinizzazione dell’acqua marina situati ad Eilat (Mar Rosso) e ad Ashkelon (Mar Mediterraneo). L’impianto di Eilat fornisce ben 27.000 metri cubi al giorno di acqua desalinizzata. L'impianto di Ashkelon produce oggi 320.000 metri cubi di acqua pura al giorno e ha ricevuto il Global Water Award nel 2006 quando, dopo solo un anno dall'inizio del progetto, ha desalinizzato con successo 100 milioni di metri cubi di acqua. Solo l’impianto di Ashkelon soddisfa ben il 13 per cento del fabbisogno nazionale. In Israele la ricerca tecnologica idrica è fra le migliori al mondo. Esistono centri di studio (denominati “incubatori”) per sviluppare nuove idee e tecnologie per far fronte al fabbisogno idrico. Il quale è sempre maggiore a causa della demografia crescente, dello sviluppo industriale e del clima della regione che permette coltivazioni di tipo mediterraneo solo grazie ad un’ingente quantità d’acqua per le irrigazioni. Ad Israele si deve la nascita e la creazione del sistema d’irrigazione a microgoccia, che fa risparmiare tantissima acqua e permette coltivazioni di parecchi tipi di prodotti (La CEO Netafim, leader mondiale dell'irrigazione goccia a goccia, e' stata progettata nel lontano 1965 nel kibbuz Hatzerim e oggi il sistema israeliano Netafim è usato in tutto il mondo). Insomma il fabbisogno israeliano d’acqua viene soddisfatto dalle falde acquifere e dal lago Kinneret (Tiberiade) ma anche dall’inventiva e creatività delle quali gli ebrei pare non siano proprio sprovvisti.

    Per tornare al fantomatico “ladrocinio d’acqua” che Israele commetterebbe nei confronti dei palestinesi, in base agli accordi di Oslo Israele rende disponibili ai palestinesi della Cisgiordania 50 milioni di metri cubi d’acqua l’anno, invece dei 40 stipulati nell’accordo. L’ottanta per cento del fabbisogno idrico della Cisgiordania proviene dalla società israeliana Mekorot, nonostante gli agricoltori israeliani abbiano dovuto subire una riduzione a causa della siccità. Ovviamente nei media occidentali e arabi non trova spazio la notizia che circa il quaranta per cento di questa fornitura viene rubata dai palestinesi delle zone agricole di Hebron e Bethlem. Parlando di storia, anche le accuse mosse ad Israele di aver deviato il corso del Giordano a spese delle nazioni confinanti sono assolutamente false. E’ se mai vero il contrario; già nel 1964 (e quindi prima della guerra dei sei giorni) la Lega Araba progettò di deviare l'Hashbani (affluente del fiume Giordano) all'interno del Libano, incanalandone le acque in eccesso verso il Banias (altro affluente) in Siria, nonché di deviare le acque del Banias verso lo Yarmuk a vantaggio della Giordania. Vi furono persino scontri militari fra siriani ed israeliani dopo la conferenza d’Alessandria nel 1964, giacché fu affidato all’Egitto il comando militare per mettere in atto il piano della Lega Araba senza ostacoli. Dopo la vittoria della guerra dei sei giorni dove Israele fu attaccato proprio da Siria e Giordania, furono trovati accomodamenti sulla spartizione idrica con la Giordania, che espresse il desiderio di riconoscere lo stato Ebraico sino alla sottoscrizione, il 26 luglio 1994, del vero e proprio trattato di pace tra i due Stati (con il quale le due nazioni hanno deciso la riallocazione delle acque dei fiumi Yarmuk e Giordano). La Siria invece perse le alture del Golan, posizione strategicamente importante per Israele e da dove, non dimentichiamo, venivano lanciati missili sul nord del paese. Il Golan è il punto di confluenza di circa 1/3 delle risorse idriche israeliane. Senza un trattato di pace e cooperazione con la Siria, restituire le alture del Golan sarebbe assolutamente pericoloso per la sopravvivenza dello stato Ebraico ma anche per quella del futuro stato Palestinese.

    Queste difficoltà e parecchie dispute sulla spartizione dell’acqua potrebbero essere risolte diplomaticamente, ma solo con la precisa volontà degli stati arabi di non continuare la loro politica di aggressione verso Israele. Riconoscere lo stato Ebraico, sedersi ad un tavolo di trattative e cooperare per la soluzione anche di questo aspetto sarebbe foriero di nuove possibilità e soluzioni per tutto il Medioriente, che nei prossimi decenni vedrà diminuire le proprie risorse idriche. Del resto più volte Israele ha dimostrato la volontà di giungere ad accordi di pace, sarebbe il momento che anche i suoi vicini di casa dimostrassero la stessa volontà e, perchè no, farsi anche aiutare dall’inventiva e dal genio israeliano per poter amministrare e gestire meglio il prezioso liquido.
  3. Alex Zarfati
    , 22/8/2012 08:28
    Vedi Giulia, tu dall'alto della tua innocenza ed educazione correggi giustamente or.ma che ha appena utilizzato una delle sciocchezze che i paesi vicini ad Israele, incapaci di organizzarsi, inventano per addossare ad altri la colpa della loro miseria (e che purtroppo la propaganda antiisraeliana ama ripetere). I fatti sono 3:

    - Israele controlla le risorse in quanto stato sovrano. Quando ci saranno altri interlocutori, si vedrà. Se fosse l'ANP o quelli di Hamas a gestire l'acqua, altro che fiori, gli israeliani sarebbero letteralmente morti di sete.
    - Israele è all'avanguardia da sempre nella gestione delle acque per usi civili, agricoltura, ecc. Ci sono aziende come Netafim, che hanno letteralmente inventato l'irrigazione a goccia ed esportano il loro know-how al mondo intero
    - Il Negev fiorisce con l'acqua desalinizzata del mar Rosso. Or.na fatti un giretto tra Taba (Egitto), Aqaba (Giordania) ed Eilat (Israele) e dimmi quali sono le differenze, e se dai un'occhiata ad una cartina geografica guarda quant'è la lunghezza di costa che Israele ha rispetto ai suoi vicini. Non è la mancanza d'acqua a fare la differenza, sono il lavoro e l'ingegno.
    - Quando Israele si ritirò da Gush Katif (Gaza) nel 2005 come atto di buona volontà nei confronti dei palestinesi, le case vennero distrutte e (soprattutto, per quello che concerne questa discussione) le serre rigogliose lasciate come gesto di pace alla popolazione di casa furono smantellate e trasformate in rampe di lancio per i missili.

    Ovviamente amare la natura, i paesaggio e "la fioritura del deserto" non è che sia obbligatorio per i libanesi, i siriani (che oggi hanno altro a cui pensare), i giordani e i palestinesi, perché ciascuno a casa sua fa quello che vuole. Basta che non addossi ad Israele la responsabilità della propria incapacità.
  4. Giulai 71
    , 3/8/2010 17:13
    Cara Or.Ma, sono architetto del paesaggio e qualcosa ne capisco, non molto forse. Il Giordano ha poco a che fare con il Neghev, è un fiume molto piccolo e non basta per far fiorire un deserto. Tra l'altro se guardi la cartina è molto più a sud del kibbutz Ein gedi, credo che i giordani si siano sbagliati. La maggior parte dell'acqua del Neghev viene da Eilat, è desalinizzata sul posto. Eilat è accanto ad Aqaba, che è giordana, quindi non vedo il problema per la Giordania di desalinizzare l'acqua come gli israeliani. Per inciso, ho visitato il Neghev con una delegazione greca di ingegneri idraulici a cui ci siamo unite, che sono andati a studiare il modello israeliano d'irrigazione, e l'acqua veniva tutta dal mare, credimi il giordano non basta a irrigare 50 ettari al giorno. Credo piuttosto che i giordani abbiano problemi economici e amministrativi, e che in molti paesi arabi ci sia il problema dell'acqua e del suo uso, e della povertà, ma dopo questo viaggio mi risulta difficile imputare a Israele alcuna colpa in questo senso. Comunque su internet ci sono molte mappe e anche informazioni idriche sul Giordano, buona lettura! ps. è un paradiso molto sudato, si alzano alle 4 e 30 ogni mattina per prendersi cura della terra. Da toscana, hanno tutta la mia ammirazione.
  5. or.ma
    , 7/7/2010 19:43
    Cara Giulia, ho letto con molto interesse il tuo diario di viaggio in Israele, perchè è un luogo che vorrei visitare al più presto.
    Vorrei rispondere alla tua domanda relativa a come mai riescono ad avere campi, fiori, frutta e la Giordania invece è arida. Ebbene, io sono stata in Giordania e ho ascoltato bene le loro lamentele: Israele ha deviato quasi tutta l'acqua del Giordano lasciandoli a secco!! ecco perchè da una parte sembra il paradiso e dall 'altra l'inferno!
    Ogni paese che si visita mostra ai turisti "solo" il suo punto di vista..... e nasconde il resto!
  6. Giulai 71
    , 17/6/2010 12:39
    Tre amiche on the road in unpaese che conoscevamo solo dai giornali (e di cui, onestamente, pensavamo maluccio)