1. Posta : Consiglio - Yemen

    di , il 15/2/2010 13:59

    Sono tornata ieri dallo Yemen…

    La sera ho acceso la televisione per vedere il telegiornale e sapere cosa era successo, nelle 2 settimane trascorse all’estero, isolata dal mondo occidentale.

    Dal telegiornale di RAI 2 ho appreso che sono stati rapiti degli italiani in Niger, ma ciò che mi ha colpito del servizio è stata una frase del commentatore, o giornalista, e cioè che gli italiani non sono ben visti o accettati dal popolo yemenita con riferimento a precedenti rapimenti avvenuti e risolti.

    Beh…vi scrivo perché sono stanca e delusa dalle cattive e terroristiche notizie date dai telegiornali italiani.

    Mi chiedo se chi ha confezionato quel servizio sia stato mai in Yemen.

    Io ci sono stata, mi sono informata prima di partire e il sito di viaggiare sicuri, non segnalava con il puntino rosso lo Yemen, quindi la Farnesina non riteneva ad alto rischio lo Yemen, pur informando i viaggiatori sugli avvenuti e risolti rapimenti, e avvertendo i viaggiatori di evitare certe zone, e così ho fatto e non ho avuto alcun problema.

    Nessuno sa niente su questo Paese e popolo, ma tutti sapevano dei 5 italiani rapiti, come se questo bastasse a capire e conoscere un popolo.

    I rapitori chiedono, soprattutto, la costruzione di strade, scuole, allacciamenti elettrici, e la creazione di posti di lavoro.

    Lo Yemen è una repubblica, al governo ci sono 2 donne, a settembre di quest’anno si svolgeranno le elezioni presidenziali, tra i candidati c’è anche una donna che ha vissuto a Parigi.

    La capitale Sana’a è stata dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco e così Shibam definita la Manhattan del deserto.

    La maggior parte dei suoi siti archeologici è sotto la sabbia in attesa di fondi e volontà per portarli alla luce.

    E’ uno dei Paesi più poveri al mondo, circa il 50% della popolazione è analfabeta, vive in territori duri, impervi, difficili, ma nonostante ciò, sono socievoli ed ospitali.

    Ho incontrato persone aperte ed altre più chiuse e probabilmente più estremiste.

    Da quelle più aperte, io ed i miei compagni di viaggio abbiamo ricevuto un caloroso benvenuto, siamo stati invitati a vedere la loro abitazione, ci è stato chiesto di parlare della nostra religione, ci è stato offerto il tè da un gruppo formato da un docente, un funzionario del governo, ed un impiegato dell’ufficio turistico, si dimostravano felici perchè abbiamo vinto i campionati mondiali di calcio.

    Abbiamo visto e toccato con mano la povertà più assoluta, siamo stati invitati a visitare un ospedale da campo costituito da 2 stanze sporche, con donne e bambini malati curati nella sporcizia e nella polvere, abbiamo provato ad offrire al medico dei soldi per acquistare strumenti e medicinali, ma non hanno voluto e nella disperazione più assoluta ci hanno offerto l’unica cosa che potevano offrirci: un bicchiere di tè.

    Degli uomini mi hanno permesso di ripararmi dalla pioggia nell’atrio antecedente all’ingresso di una moschea: ero in maniche corte e capo scoperto.

    I più ostili cercavano di non incrociare i nostri sguardi, ed i bambini dimostravano il loro orgoglio, non volevano essere fotografati e ritenevano giusto l’atto di Zidane nei confronti del nostro giocatore, tutto qui…

    Il beduino che ci ha accompagnato nell’attraversata del deserto ci ha fatto provare la sua auto nelle dune di sabbia, parlava inglese forse meglio di qualche italiano.

    Chi vi parla è una persona che non è rimasta particolarmente affascinata dallo Yemen, una persona che a volte ha affrontato con grande difficoltà la scarsezza d’igiene, la diversità, che si spazientiva nelle contrattazioni, che detestava la troppa confidenza di un autista, infastidita da ragazzini bulli e troppo insistenti, che per fortuna erano in minoranza.

    Non sono riuscita a farmi trasportare ed emozionare perché probabilmente ho guardato tutto troppo con gli occhi di una occidentale, ma nonostante ciò chiedo un po’ di obbiettività per un Paese che mi ha accolta con meno pregiudizi di quanti ne avessi probabilmente io, chiedo che vengano fornite informazioni corrette e attendibili.

    Non mi pare che l’Italia abbia, nella sua storia più prossima, di che vantarsi, soprattutto sul tema dei rapimenti…

  2. Elena Dalla bona
    , 15/2/2010 13:59
    Sono tornata ieri dallo Yemen…
    La sera ho acceso la televisione per vedere il telegiornale e sapere cosa era successo, nelle 2 settimane trascorse all’estero, isolata dal mondo occidentale.
    Dal telegiornale di RAI 2 ho appreso che sono stati rapiti degli italiani in Niger, ma ciò che mi ha colpito del servizio è stata una frase del commentatore, o giornalista, e cioè che gli italiani non sono ben visti o accettati dal popolo yemenita con riferimento a precedenti rapimenti avvenuti e risolti.
    Beh…vi scrivo perché sono stanca e delusa dalle cattive e terroristiche notizie date dai telegiornali italiani.
    Mi chiedo se chi ha confezionato quel servizio sia stato mai in Yemen.
    Io ci sono stata, mi sono informata prima di partire e il sito di viaggiare sicuri, non segnalava con il puntino rosso lo Yemen, quindi la Farnesina non riteneva ad alto rischio lo Yemen, pur informando i viaggiatori sugli avvenuti e risolti rapimenti, e avvertendo i viaggiatori di evitare certe zone, e così ho fatto e non ho avuto alcun problema.
    Nessuno sa niente su questo Paese e popolo, ma tutti sapevano dei 5 italiani rapiti, come se questo bastasse a capire e conoscere un popolo.
    I rapitori chiedono, soprattutto, la costruzione di strade, scuole, allacciamenti elettrici, e la creazione di posti di lavoro.
    Lo Yemen è una repubblica, al governo ci sono 2 donne, a settembre di quest’anno si svolgeranno le elezioni presidenziali, tra i candidati c’è anche una donna che ha vissuto a Parigi.
    La capitale Sana’a è stata dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco e così Shibam definita la Manhattan del deserto.
    La maggior parte dei suoi siti archeologici è sotto la sabbia in attesa di fondi e volontà per portarli alla luce.
    E’ uno dei Paesi più poveri al mondo, circa il 50% della popolazione è analfabeta, vive in territori duri, impervi, difficili, ma nonostante ciò, sono socievoli ed ospitali.
    Ho incontrato persone aperte ed altre più chiuse e probabilmente più estremiste.
    Da quelle più aperte, io ed i miei compagni di viaggio abbiamo ricevuto un caloroso benvenuto, siamo stati invitati a vedere la loro abitazione, ci è stato chiesto di parlare della nostra religione, ci è stato offerto il tè da un gruppo formato da un docente, un funzionario del governo, ed un impiegato dell’ufficio turistico, si dimostravano felici perchè abbiamo vinto i campionati mondiali di calcio.
    Abbiamo visto e toccato con mano la povertà più assoluta, siamo stati invitati a visitare un ospedale da campo costituito da 2 stanze sporche, con donne e bambini malati curati nella sporcizia e nella polvere, abbiamo provato ad offrire al medico dei soldi per acquistare strumenti e medicinali, ma non hanno voluto e nella disperazione più assoluta ci hanno offerto l’unica cosa che potevano offrirci: un bicchiere di tè.
    Degli uomini mi hanno permesso di ripararmi dalla pioggia nell’atrio antecedente all’ingresso di una moschea: ero in maniche corte e capo scoperto.
    I più ostili cercavano di non incrociare i nostri sguardi, ed i bambini dimostravano il loro orgoglio, non volevano essere fotografati e ritenevano giusto l’atto di Zidane nei confronti del nostro giocatore, tutto qui…
    Il beduino che ci ha accompagnato nell’attraversata del deserto ci ha fatto provare la sua auto nelle dune di sabbia, parlava inglese forse meglio di qualche italiano.
    Chi vi parla è una persona che non è rimasta particolarmente affascinata dallo Yemen, una persona che a volte ha affrontato con grande difficoltà la scarsezza d’igiene, la diversità, che si spazientiva nelle contrattazioni, che detestava la troppa confidenza di un autista, infastidita da ragazzini bulli e troppo insistenti, che per fortuna erano in minoranza.
    Non sono riuscita a farmi trasportare ed emozionare perché probabilmente ho guardato tutto troppo con gli occhi di una occidentale, ma nonostante ciò chiedo un po’ di obbiettività per un Paese che mi ha accolta con meno pregiudizi di quanti ne avessi probabilmente io, chiedo che vengano fornite informazioni corrette e attendibili.
    Non mi pare che l’Italia abbia, nella sua storia più prossima, di che vantarsi, soprattutto sul tema dei rapimenti…