India del Nord: 15 giorni tra Rajasthan, Agra e Varanasi

L’India del Nord è stata per anni in cima alla lista delle mete dove sarei voluto andare in viaggio. Tuttavia l’impossibilità di viaggiare in un periodo diverso dall’estate, periodo in cui in India, a un viaggio di per sé non banale, si sarebbe sommato il problema del caldo molto intenso, mi aveva sempre fatto optare per destinazioni diverse. Quest’anno invece, con la possibilità di ritagliarmi 15 giorni in concomitanza con le festività natalizie, non mi sono fatto scappare la possibilità di intraprendere questo viaggio alla scoperta dei colori, dei profumi, della cultura e della gente dell’India, in quella che più che una vacanza si rivelerà, come da attese, una totale immersione in un mondo molto distante dal nostro, impegnativo e tremendamente affascinante. Ho intrapreso questa avventura con mia sorella, mia abituale compagna di viaggio, e la mia ragazza che, meno avvezza a viaggi di questo tipo, nonostante qualche esperienza che forse avrebbe evitato, è rimasta comunque ammaliata dal fascino dell’India.
Questo racconto sarà così organizzato: all’inizio raccoglierò una serie di consigli utili per coloro che vogliono organizzare un viaggio simile, cercando di rispondere a quelle che erano le mie perplessità prima del viaggio. Per i più pazienti, seguirà il diario del mio viaggio, che rappresenta anche per me un modo per poterlo rivivere anche in futuro: nel viaggio, per dare al lettore un’idea delle mete che ci sono piaciute di più e quelle che invece sono ‘sacrificabili’ utilizzerò la seguente scala:
***** = imperdibile, **** = molto interessante, *** = interessante, ** = medio, * = si può saltare
Indice dei contenuti
India del Nord: consigli utili e informazioni di viaggio
Non ci affidiamo quasi mai durante i nostri viaggi a delle agenzie, ma in India mi sento di dire che è assolutamente necessario avere un autista: guidare nel traffico indiano è per noi difficile e pericoloso e solo i locali sanno destreggiarsi in un simile caos. Abbiamo quindi deciso di fare un itinerario di 10 giorni in Rajasthan con Libera Tours India, una piccola agenzia a gestione familiare e focalizzata al 100% sulle richieste del cliente: i driver sono il padre, il figlio e il genero. Noi abbiamo viaggiato con il padre, Ashok, che si è rivelato disponibilissimo ed è stato veramente il nostro angelo custode. Ci ha portato spesso a pranzo in ristoranti tipici lungo la strada, dove eravamo gli unici stranieri e abbiamo assaporato la vera cucina indiana a standard di pulizia accettabile. Ha saputo inoltre indirizzarci per la visita delle diverse mete di interesse e ci ha dato una mano il giorno in cui non siamo stati bene. L’itinerario era stato concordato prima della partenza sulla base di una nostra proposta (modificata solo in minima parte) per un totale di 630€ per 10 giorni, comprendenti tutte le spese per l’auto e per il driver. Abbiamo preferito invece prenotare in autonomia gli hotel (abbiamo preferito scegliere guesthouse trovate attentamente su Booking.com piuttosto che i grandi hotel stellati che ci avrebbe proposto l’agenzia). L’itinerario, con inizio e fine a Nuova Delhi, prevedeva tappe a Mandawa, Bikaner, Deshnok, Jodhpur, Rankapur, Udaipur, Pushkar, Jaipur, Abhaneri, Fatehpur Sikri e Agra. Abbiamo infine trascorso in autonomia due giorni a Varanasi (raggiunta in aereo) e uno a Nuova Delhi prima di rientrare in Italia.
Voli e spostamenti
Prenotando a inizio Ottobre abbiamo trovato un’ottima offerta con LOT, la compagnia aerea polacca, pagando per un volo da Roma a Nuova Delhi con scalo a Varsavia nel pieno delle vacanze natalizie meno di 900€ a persona (contro ad esempio i circa 1500€ che chiedeva Ita Airways). L’inconveniente era lo scalo di circa 20 ore all’andata, motivo per cui abbiamo speso una giornata a Varsavia, che non avevamo mai visitato. Per Varanasi, sia per ragioni di tempistiche che di comfort, abbiamo deciso di fare un volo andata e ritorno da Nuova Delhi per circa 140€ a testa con la compagnia Indigo: ci sono moltissimi voli giornalieri sia di questa compagnia che di Air India. Se prenotate con maggiore anticipo riuscirete probabilmente a trovare anche prezzi migliori. Come già detto per il tour del Rajasthan ci siamo invece affidati a un driver privato, soluzione quasi obbligata.
Soldi e spese
In India il mezzo nettamente più comodo per pagare sono i contanti. E la maniera per ottenerne è di cambiare gli euro. L’agenzia che ci ha organizzato il giro si è resa disponibile a cambiarci 500€ a testa al cambio del giorno, 1€ = 88 INR (Indian Rupies). Preparatevi ad avere ingombranti mazzette di banconote, perché la banconota di taglio più grande è da 500 INR, circa 5.68€. Abbiamo poi cambiato qualcosa a fine viaggio, più o meno allo stesso tasso: la rupia tende a perdere contro l’euro, quindi per gli indiani avere euro in contanti è vantaggioso, motivo per cui cambiano volentieri. Preparatevi però a contrattare, anche negli uffici di cambio mi hanno proposto inizialmente un tasso di 1 a 85 per poi arrivare a quello di 1 a 88 richiesto. Normalmente avrete bisogno di un buon quantitativo di moneta, perché quasi tutti gli hotel si pagano sul posto e, appunto, in contanti.
Per la nostra vacanza di 15 giorni abbiamo speso complessivamente circa 2150€ a testa, senza farci mancare nulla ma anche evitando sprechi. Questa, per gli interessati, una divisione indicativa della spesa pro capite: 1050 € voli, 350 € hotel, 300 € driver e altri mezzi trasporto, 230 € ristoranti e cibo, 120 € ingressi, 100 € assicurazione e altro.
Clima
Il clima in inverno è abbastanza variabile, con temperature che possono arrivare a 23-24 °C di giorno e a 5-6 °C di notte. Il vantaggio è che è molto asciutto e non ha praticamente mai piovuto. Consigliato vestirsi a cipolla, con una giacca pesante o un piumino leggero soprattutto per la sera, dato che molti ristoranti hanno quasi esclusivamente tavoli all’aperto (dove vengono sistemati a volte dei “funghi” che producono un po’ di calore). Da tener presente che la mattina presto è quasi sempre presente una fitta nebbia, che ad esempio ci ha impedito di godere a pieno dei cortili dell’Amber Fort ad Agra. Ha poco senso venire al Taj Mahal per l’alba, perché la probabilità di non vedere quasi nulla è molto elevata.
Vaccinazioni e pulizia
Non ci sono vaccinazioni obbligatorie per chi entra in India dall’Italia. Quelle consigliate sono però molteplici: noi avevamo già i vaccini per tetano ed epatite B e abbiamo aggiunto quello per il tifo. Da valutare quelli per epatite A, malaria e rabbia, ma dipende molto dal vostro itinerario. Se pensate di visitare essenzialmente città non sono strettamente necessari. Capitolo a parte va dedicato a igiene e pulizia che, in generale, non è paragonabile agli standard occidentali. Necessario utilizzare acqua in bottiglia per lavarsi i denti (e ovviamente da bere) e evitare di consumare frutta e verdura con la buccia crudi. Siamo stati con il nostro driver più volte in ristoranti locali e, pur dovendo talvolta chiudere un occhio sul livello di igiene, non abbiamo avuto grossi problemi ma, come ci ha spiegato, è fondamentale essere sicuri che vengano utilizzati alimenti freschi e non congelati. Siamo stati male tutti e tre un giorno dopo essere stati in un ristorante turistico di buon livello, quindi non è facile a priori essere sicuri di dove andare. Consiglio di portare un disinfettante per le mani. Anche negli hotel una pulizia paragonabile a quella occidentale si raggiunge raramente e solo in quelli di più alta fascia. Infine, portate dei calzini da buttare per le visite ai templi, dato che è quasi sempre necessario togliersi le scarpe.
Il nostro diario di viaggio
Giorno 1: volo andata
Partenza verso l’ora di pranzo da Livorno per raggiungere in circa 3 ore l’aeroporto di Fiumicino. Lasciamo l’auto a un servizio di Car Velet per poco più di 50€ per 16 giorni, ottimo prezzo! Alle 19:30 siamo sul volo LOT per Varsavia che atterra nella capitale polacca alle 22 circa. Da qui taxi (150 zloti, circa 35€) per l’Oki Doki Hostel (111€ per due camere). Alle 22:45 Varsavia è deserta e tutti i locali in chiusura. L’unica opzione per mettere qualcosa sotto i denti è uno squallido panino da McDonald’s. Rientro in hotel e riposo.
Giorno 2: Varsavia + volo per Nuova Delhi
Abbiamo deciso di sfruttare la mattinata e la prima parte del pomeriggio per un giro a Varsavia: io e Alessandra non siamo mai stati mentre Eva aveva già visitato la città quando era venuta a trovare la sorella che ha fatto l’Erasmus qui. Chi non fosse interessato a questa deviazione può passare direttamente al diario del 24 Dicembre. Facciamo colazione a una pasticceria del centro, dopo di che iniziamo la nostra visita dalla Città Vecchia**** che, pur essendo abbondantemente ristrutturata, conserva un suo fascino. La giornata è fresca ma non freddissima, con temperatura mattutina di circa 3 °C. Attraversiamo la Porta del Barbacane** e arriviamo in breve alla Piazza del Mercato***, dominata dalle colorate case tradizionali ristrutturate. Visto il periodo, al centro della piazza sono presenti un gigantesco albero di Natale e una pista da pattinaggio. A distanza di qualche decina di metri arriviamo alla Piazza del Castello**, che collega la città vecchia con quella nuova: da qui parte la Strada Reale che prosegue per diversi chilometri. Ci fermiamo per dare un’occhiata al Ghetto Ebraico di Varsavia*, di cui rimane in piedi veramente pochissimo. A poca distanza si trova anche il gigantesco Palazzo della Cultura e della Scienza**, con fisionomia decisamente sovietica. Si può salire in cima ma decidiamo di desistere. Prendiamo quindi la metro per arrivare nelle vicinanze del Parco Lazienki**, celebre per il monumento a Chopin, il Palazzo sull’Acqua e altri palazzi minori. Facciamo un giro, ma sicuramente il parco è più piacevole l’estate. Proseguiamo a piedi fino al lungofiume, denominato pomposamente Boulevard sulla Vistola*. Questo tratto è decisamente mal tenuto ed è nient’altro che un lungofiume poco frequentato. Risaliamo verso nord, prendiamo il Ponte Swietokrzyski e arriviamo nel Quartiere Praga***, una delle zone più autentiche e originali della città, un tempo malfamato e ora ritrovo di artisti, con murales alle pareti e l’interessante Centrum Praskie Koneser***, all’interno di una fabbrica brillantemente ristrutturata. Se avete del tempo secondo noi vale una visita. Si è fatto tardi, per cui rientriamo a piedi verso l’hotel e pranziamo in un ristorante tipico polacco di una catena, Zapiecek, specializzato in dumplings (ravioli). Io mangio un piatto con gnocchi di patate fritti con formaggio e bacon, veramente pesanti! Comunque per un pranzo veloce il locale non è male. Verso le 15:10 recuperiamo gli zaini lasciati in hotel e prendiamo un Uber per l’aeroporto (pagando circa 17€, la metà dell’andata). Il volo della LOT parte alle 17:50 e atterra a Nuova Delhi alle 6:00 del mattino successivo (+4:30h di fuso). Nonostante il poco sonno in aereo siamo pronti per andare alla scoperta dell’India!
Giorno 3: Nawalgarh, Mandawa
Superiamo il controllo passaporti, acquistiamo una SIM in aeroporto come consigliatoci dal nostro driver e finalmente facciamo conoscenza con Veeru, figlio del titolare dell’agenzia. Ci è venuto a prendere lui in aeroporto perché la zona è interdetta alle auto non ecologiche e capiamo subito il perché: siamo circondati da una fittissima nebbia, in buona parte dovuta allo smog, che mal si concilia con l’idea dell’India che molti italiani hanno. Veeru ci omaggia con delle ghirlande di fiori e un braccialetto di benvenuto e subito ci porta sull’autostrada dove siamo trasferiti nell’auto di Ashok, una Toyota Innova Crysta decisamente confortevole per le numerose ore che vi trascorreremo dentro. Ashok si prende subito cura di noi, cambiamo 500€ a testa in rupie così da avere moneta locale e abbiamo a disposizione bottigliette d’acqua a volontà. Quindi si parte! Ashok è contento perché essendo le 8:00 circa il traffico è molto tranquillo: a noi sembra esserci già un gran caos! Ovviamente eravamo preparati alla babele di motorini, tuk-tuk, mucche, carretti e auto contromano provenienti da ogni direzione ma essere dentro questo caos è in ogni caso spiazzante. L’itinerario di oggi ci porterà verso lo Shakeweti, una regione famosa per le haveli, case dipinte, ora abbandonate e appartenute a commercianti che si sono trasferiti altrove. Il tragitto in auto dura circa 5 ore, ma siamo comunque rapiti dal primo impatto col caos del traffico indiano. A un certo punto mentre attraversiamo un villaggio vediamo che è in corso una cerimonia hindu con processione annessa e musica a tutto volume. Ashok si ferma di sua spontanea iniziativa così da permetterci di osservare. In realtà in breve diventiamo noi, in quanto stranieri, la principale attrazione della cerimonia e siamo più volte invitati a unirci ai balli. Bella e caotica esperienza, dopodiché continuiamo il viaggio. Ci fermiamo a pranzo in un locale lungo la strada consigliatoci da Ashok: siamo gli unici stranieri, il menu è solo in indiano ma Ashok ci assicura che tutto è freschissimo (in effetti la cucina è a vista!) e ordina per noi un mix di piatti, tra cui Dhal Makhani, una zuppa di lenticchie piccante e speziata che diventerà forse il nostro piatto preferito durante il soggiorno, e Jeera Aloo, delle patate con cumino e prezzemolo adatte a tutti. Ovviamente il riso e il pane locale (naan o roti) sono sempre presenti come accompagnamento. Mangiamo molto bene e per una cifra irrisoria, circa 3€ a persona. Ashok ci suggerisce di fare una deviazione prima di andare a Mandawa, dove dormiremo, perché abbiamo tempo a sufficienza per vedere un’altra cittadina, Nawalgarh. Qui c’è da visitare il bellissimo Podar Haveli Mueum****, una bellissima haveli del 1920 completamente ristrutturata con oltre 750 affreschi che ne ricoprono completamente le pareti. Paghiamo l’ingresso di 150 rupie, e subito il guardiano si autopromuove a nostra guida. Ci fornisce un sacco di informazioni in un inglese un po’ stentato in cambio di una piccola mancia. Facciamo in compagnia di Ashok anche una breve visita alla polverosa cittadina e al suo interessante mercato, dopodiché ci rimettiamo in auto alla volta di Mandawa, dove arriviamo dopo 40 minuti. Qui dormiremo all’Hotel Shekewati, una haveli trasformata in hotel ma decisamente decadente. Spendiamo 40€ per due camere ma è sporco e freddo e non ci sentiamo di consigliarlo. Visitare le haveli di Mandawa in autonomia è molto complesso, perché alcune sono chiuse, altre tutt’ora abitate e altre ancora in ristrutturazione. Motivo per cui alla fine ci affidiamo a una guida, che ci chiede 200 rupie (circa 2.20€) per circa un’ora e mezzo. Ci mostra numerose haveli interessanti, tra cui la Murmuria Haveli, con addirittura un affresco raffigurante Venezia, la Double Haveli, con le sue due ali, la Vishwanath Goenka Haveli e la Tarkeshwar Goenka Haveli , con alcune delle più belle immagini di animali sulla facciata, e due o tre altre, i cui nomi e affreschi si intrecciano e confondono già nella nostra memoria. Gli ingressi a quasi tutte le haveli sono a pagamento, in media 150 o 200 rupie a persona, quindi non pochissimo a confronto del prezzo pagato per la guida. Rientriamo in hotel e ci prepariamo per la cena, che avevamo ordinato prima di uscire in modo che potessero comprare i necessari ingredienti al mercato. Mangiamo nel cortile al freddo (sono sicuramente meno di 10°C) , accanto a un fuoco improvvisato, ma la cena, vegetariana, è davvero buona: mangiamo Kanju Veg, un piatto speziato con verdure e noccioline, Mangori Papad Veg e Ker Sangri, fagiolini del deserto in una salsa molto piccante e davvero buona! Perlomeno il piccante ci scalda un po’. Andiamo quindi finalmente a letto per il meritato riposo, molto soddisfatti della nostra prima giornata indiana.
Giorno 4: Bikaner
Oggi è Natale, ma qui in India non viene praticamente festeggiato in alcun modo. Facciamo colazione in hotel e poi ci mettiamo in auto per Bikaner in mezzo a una nebbia degna della Pianura Padana. Impieghiamo circa 4 ore e per le 12 siamo alla nostra guest-house, Udai Niwas, leggermente fuori dal centro ma decisamente pulita e curata. Due stanze per 5170 rupie, poco meno di 60€. Ci scambiamo i regali in hotel e quindi Ashok ci dà un passaggio fino al Forte Junagarh****, distante 5-10 minuti in auto. Partiamo proprio dalla visita al forte, principale attrazione della città (ingresso 600 rupie a persona). La visita, che facciamo muniti di audioguida, parte dal grande portale di ingresso e si snoda per i diversi chiostri e le aree di questo palazzo, con numerose sale decorate o affrescate assai diverse tra loro. La visita dura oltre due ore, al termine della quale siamo fermati da una scolaresca locale che desidera fare qualche foto con noi turisti stranieri. Sarà una costante di tutto il viaggio, non sempre piacevole, con il fatto che siamo decisamente alti (io sono 1.95m) che ci rende agli occhi dei locali particolarmente “desiderati” per le foto delle loro vacanze. Andiamo a pranzo nel vicinissimo Gallets, un locale segnalato dalla Lonely Planet a poca distanza dal forte, dove mangiamo un pollo condito con una salsa piccante a base di spinaci spendendo circa 7€ a testa. Ci dirigiamo quindi a piedi nel traffico infernale (non ci sono praticamente mai marciapiedi in India!) verso la città vecchia e alla bella Kota Gate**. Da qui percorriamo, seguendo il navigatore, un itinerario tra i vicoli di Bikaner, dove i bambini ci salutano entusiasti. La prima meta è la Rampura Haveli***, dimora riccamente decorata di cui è possibile ammirare solo gli esterni. Da qui proseguiamo fino al non lontano Bhandasar Jain Temple**** (ingresso libero), con un bellissimo interno affrescato e colonne di legno intagliate con giovani danzatrici. La visita è molto interessante e anche l’esterno, con oziose mucche poco lontano dall’ingresso, è quanto meno suggestivo. Diamo una veloce occhiata anche al vicino Sri Laxminath Ji Temple**, decisamente meno interessante. Nel nostro giro però vediamo numerose persone che incarnano perfettamente la nostra idea di India, con volti scavati e vestiti sgargianti, che spesso rispondono positivamente alla nostra richiesta di lasciarsi fotografare. Sta iniziando a farsi tardi motivo per cui prendiamo un tuk-tuk fino all’hotel. Dopo una meritata doccia andiamo a cena al vicino Shakti Dining, dove mangiamo un classico pollo al curry, Kaju curry (molto dolce) e Dal Punjabi, una zuppa densa di lenticchie che però non risulta piccante come avrebbe dovuto essere. Spesa di circa 5€ a persona. Rientriamo quindi in hotel per la notte.
Giorno 5: Tempio dei ratti di Deshnok, Jodhpur
Colazione semplice ma buona in albergo e quindi via verso una delle destinazioni più particolari del viaggio, il Tempio dei ratti **** di Deshnok, dove arriviamo in circa 30 minuti. Questo tempio è famoso in tutta l’India perché vi si adorano i topi, considerati discendenti di un’antica famiglia della zona e trasformati in divinità. Preparatevi, perché l’impatto è forte. Si entra scalzi, ma a noi turisti è concesso mantenere i calzini e indossare dei soprascarpe fornitici provvidenzialmente dal nostro driver. All’interno del tempio il 95% delle persone sono fedeli indiani e ovviamente c’è un quantitativo enorme di topi: all’altare dove si celebra il rito ci sono offerte per loro, con frutta, verdure e semi, mentre tutto intorno ci sono ciotole di latte da cui fuoriescono decine di code dei topi che vi si stanno abbeverando. Tutto è coperto da escrementi di ratto, ma alcuni fedeli se li fanno salire in testa e lungo il corpo, mentre è considerato parte del rito mangiare del cibo che è stato prima sgranocchiato dai topi. L’impatto è indubbiamente forte, ma con un po’ di attenzione la probabilità che un topo vi passi sui piedi non è altissima. La cosa che ci sorprende di più è che il tempio è quanto di più lontano si possa immaginare da un luogo per turisti, perché sono i locali a tenere in vita il culto e i fedeli sono profondamente coinvolti in questa ritualità che ai nostri occhi appare molto pagana. Osserviamo con discrezione i fedeli, e facciamo il giro del tempi seguendo la folla dei fedeli e cercando di evitare i topi che camminano ovunque. Nonostante non siamo riusciti a vedere il topo albino (considerato il punto più alto di misticità raggiungibile all’interno del tempio) dopo circa 30-40 minuti decidiamo che per noi è sufficiente e usciamo: un’esperienza unica, che comunque consiglio di fare a chi non pensa di essere eccessivamente disturbato da un simile contesto. Ci rimettiamo quindi in auto in direzione di Jodhpur. Sosta pranzo lungo la strada con Palak Paneer (formaggio insapore con salsa agli spinaci) e ancora Dhal. Ci fermiamo quindi, dietro consiglio dell’autista, ai Mandore Gardens***, a circa 8km da Jodhpur. Qui sono custodite le rovine dell’antica capitale del clan dei Rathor. Il complesso è molto grande, ma la parte principale è quella del Cenotafio del maharaja Ajit Singh, in arenaria rossa e con colonnati riccamente scolpiti. Vicino c’è anche una colonia di scimmie, molto caratteristica. Visitiamo anche alcuni templi minori e l’intero sito dall’alto, quindi, dopo un paio d’ore, riprendiamo l’auto in direzione Jodhpur. C’è un traffico infernale, tanto che il nostro autista ci sistema su un tuk-tuk che tra mille strombazzamenti ci porta alle 16:45 al nostro hotel, il Bishnoi Heritage House, pagato 14500 rupie per due stanze, due notti. Subito si denota un grosso problema: la strada di accesso alla guesthouse è in totale rifacimento (ecco perché la struttura era scomparsa da Booking, nonostante ci avessero assicurato che non c’era alcun problema!) e ci sono lavori assordanti e polvere dappertutto. Peccato perché la struttura è molto tradizionale e carina, ma il rumore insostenibile e dover addirittura passare sul cemento fresco per rientrare in hotel la sera innescherà una dura discussione col proprietario che ha la faccia tosta di non chiederci neanche scusa per l’evidente disagio. Per questa ragione e la scarsa professionalità dimostrata non possiamo che sconsigliarlo. Visto che ancora c’è un po’ di luce e siamo molto vicini alla città vecchia decidiamo di lasciare le nostre cose in camera e cominciare l’esplorazione della città, a partire dal Toorji Ka Jhalra****, un bellissimo pozzo a gradoni molto particolare. Dopo aver scattato un buon numero di foto continuiamo il nostro giro per la Città Vecchia, molto mal ridotta e estremamente caotica, benché caratteristica. Passiamo dal Gulab Sagar, un lago molto grande proprio al centro della città, per arrivare infine al Bazar principale, proprio vicino alla Torre dell’Orologio. Ci dirigiamo per un po’ di acquisiti al MV Spices (attenzione alle molte imitazioni!!), un negozio con più punti vendita gestiti da 7 sorelle che vendono spezie e miscele per il tè di ottima qualità. Vi faranno annusare moltissime spezie e assaggiare un tè aromatizzato e può essere un’ottima soluzione per un po’ di regali (noi abbiamo acquistato qui molti regali di Natale!). Facciamo un giro per il bazar, dove i volti e i colori ci spingerebbero a fare decine di foto, e infine andiamo a cena al ristorante Indique, considerato uno dei migliori della città. Mangiamo sulla bellissima terrazza (piuttosto fredda in inverno), che ha una splendida vista sul forte, che visiteremo domani. Prendiamo Ker Sangri (fagiolini del deserto in salsa piccante), Lal Maans (una zuppa di montone con ben poca carne), Jeera Aloo (le classiche patate al comino utili a smorzare), un piatto di melanzane con salsa al pomodoro e Paneer Butter Masala (il solito formaggio in salsa al burro): condividiamo i vari piatti per assaggiare un po’ tutto, in vero stile indiano, e rimaniamo sicuramente soddisfatti, anche se alcuni piatti ci sembrano un po’ “edulcorati” rispetto alle versioni più ruspanti assaggiate con il nostro autista per pranzo. Spesa totale 2700 rupie, circa 10€ a testa. Rientriamo quindi a piedi in hotel.
Giorno 6: Jodhpur
Oggi giornata intera dedicata all’esplorazione della città. Facciamo colazione sulla terrazza dell’albergo dopo di che ci dirigiamo a piedi, in 15 minuti circa, al Mausoleo Jaswant Thada**** (ingresso 50 rupie), su un’altura a destra del forte. Nel complesso ci sono molte tombe, ma quella del maharaja Jaswant Singh II è davvero molto bella, completamente in marmo e che si eleva da una piattaforma in arenaria rossa. Ci sono intricate decorazioni e il tutto è sormontato da una cupola, per una bellissima visione d’insieme. Una volta completata la visita ci dirigiamo in circa 10 minuti a piedi al vicino Mehrangarh Fort**** (ingresso 600 rupie, compresa audioguida). Il forte è davvero bellissimo, arroccato su un’altura e con numerosissime aree, corti, stanze incredibilmente affrescate. Meno interessanti, almeno per noi, i tanti oggetti esposti nelle varie sezioni del museo. La visita dura comunque circa 2 ore e mezzo ed è molto interessante. Ridiscendiamo verso il centro città con le scale che partono proprio a fianco del forte e che ci permettono di osservare la città blu dall’alto. Le zone blu non sono in realtà molte, ma la vista è comunque notevole. Alle 13 abbiamo appuntamento fuori dalla città vecchia con Ashok, che ci porterà a pranzo e poi a visitare un complesso un po’ fuori dal centro. Pranzo, manco a dirlo, in un piccolo ristorantino di quartiere tipico, dove siamo gli unici stranieri: mangiamo Masala Dal, Palak Paneer e Kadhi (una zuppetta liquida con curcuma), rimanendo decisamente soddisfatti e spendendo 9€ in quattro! Dopo pranzo Ashok ci lascia all’Umaid Bhauan Palace* (ingresso 200 rupie a persona), un edificio con alta cupola costruito nella prima parte del 1900 e che sintetizza tradizioni dell’oriente e dell’occidente. L’edificio è, ancora una volta, in arenaria rossa e ospita anche un hotel di lusso. La parte visitabile ospita un non imperdibile museo con oggetti appartenuti alla famiglia reale, tra cui le auto di rappresentanza: complessivamente ci è sembrata una sosta non imperdibile. Rientrati in città, Ashok ci lascia vicino al centro perché vogliamo fare un giro per la città blu. Facciamo un ampio giro, anche passando di nuovo per zone viste ieri, e arriviamo infine al Blue Corridor***, dove ci sono numerosi edifici dipinti in blu e murales particolari lungo una breve strada con i muri intonacati. La città vecchia è come sempre caotica e confusionaria, con tuk-tuk strombazzanti e una quantità assurda di gente, ma il tutto risulta sicuramente caratteristico. Facciamo un ultimo giro per il Dardar Bazar, dove si vende di tutto, dalle stoffe alle verdure, dagli argenti alle spezie e agli oggetti di antiquariato e arriviamo infine alla Torre dell’Orologio, dov’è possibile anche salire (cosa che decidiamo di non fare). Ceniamo alla Jhankar Choti Haveli, una bella residenza tipica con un patio che dà quasi sulla strada: decidiamo di provare dei Beson Gola, ovvero dei ravioli di farina bolliti con spezie e preparati con yogurt e curry, dei Malai Kofta, ravioli di patate con formaggio e una salsa di verdure e il classico dahl makhani, spendendo con due birre circa 10€ a testa. Valutazione media, da segnalare la presenza di musica dal vivo che tiene i decibel del locale un po’ alti. Rientriamo quindi in hotel dovendo attraversare una zona con cemento fresco e intavolando quindi la poco piacevole discussione con il proprietario della guesthouse di cui ho già detto in apertura. La notte comunque trascorre tranquilla.
Giorno 7: Villaggio Bishnoi, Ranakpur, Udaipur
Oggi decidiamo di partire per le 8 per evitare il traffico, motivo per cui non ci viene servita la colazione ma ci vengono consegnate solo delle banane per il viaggio. Il nostro driver però decide di fermarsi a una piccola bottega che fa il chai per i locali, servito caldo e molto speziato: buono! Dopo circa 40 minuti facciamo una prima sosta a un villaggio bishnoi***, di cui avevo letto sulla guida e che ci aveva consigliato anche il nostro driver. I bishnoi sono i seguaci di una dottrina religiosa ispirata al giainismo e basata sul rispetto della biodiversità e l’amore per Dio e per la natura, tanto che non uccidono alcun essere vivente (insetti compresi) e praticano un’equa distribuzione dei beni. Ci vengono fatti vedere una serie di strumenti tipici ancora utilizzati e in particolare uno per lavorare l’oppio, utilizzato a scopi curativi. L’esperienza non è troppo turistica (eravamo gli unici presenti e abbiamo visitato una casa ancora abitata) ma tutto sommato non ci ha completamente coinvolto perché piuttosto scarna e frettolosa. Abbiamo comunque lasciato una mancia che sicuramente potrà essere d’aiuto a queste famiglie che vivono in condizioni di dignitosa ma elevata povertà. Proseguiamo quindi il viaggio in auto facendo una sosta al Tempio dei Motociclisti**, dedicato a un ragazzo morto in un incidente e la cui moto si narra sia tornata più volte autonomamente nel luogo dove è avvenuto il sinistro. Vengono fatte offerte di whisky, semi e fiori sull’altare, in un’atmosfera che al solito è al confine tra misticismo e religiosità. Anche il nostro driver fa una piccola offerta. Tornati in auto arriviamo verso le 12 ai Templi di Ranakpur*****, famoso complesso giainista. Prima di fare la visita, il nostro driver ci consiglia di andare a pranzo alla mensa del tempio: questa sarà un’esperienza davvero suggestiva e autentica. Paghiamo circa 0.80€ a persona per un pranzo illimitato che va dal puri (pane fritto al momento) a dei ceci in salsa piccante, a un piatto fatto da cavolo verza in salsa, riso, dahl pakora (crocchette di farina di lenticchie) e altro ancora. Il posto è molto decoroso anche se non ci si possono aspettare le condizioni igieniche a cui siamo abituati e non abbiamo avuto nessun sintomo: unica cosa raccomandata è bere sempre acqua in bottiglia, cosa che avevamo prontamente fatto. Dopo questa esperienza siamo pronti all’esplorazione dei templi (ingresso 300 rupie a testa compresa macchina fotografica, circa 3.50€). I templi sono semplicemente magnifici e ricchissimi, con 29 sale sostenute da 1444 pilastri tutti diversi, con sovrapposizioni che creano splendidi giochi prospettici. Anche i soffitti sono riccamente decorati, così come i muri, con storie del tirthankara (il profeta) che purtroppo facciamo fatica a seguire visto l’elevatissimo numero di personaggi e divinità citate dall’audioguida e a noi completamente sconosciuti. Questa sosta è a nostro avviso decisamente imperdibile. Ci rimettiamo quindi in auto direzione Udaipur, tagliando per una strada tutta curve che attraversa un paesaggio bucolico. L’autista propone di fermarci al Saheliyon-ki-Bari, il giardino delle dame di compagnia, a pochi chilometri dal centro cittadino, ma la strada per arrivarci è talmente intasata di traffico che dobbiamo desistere. Arrivati vicino al centro siamo ancora una volta costretti a prendere un tuk-tuk che ci porti fino alla nostra guesthouse, l’Hari Niwas (due stanze per due notti per un totale di 18500 rupie, circa 210€): la sistemazione è davvero graziosa e ben tenuta, in una residenza tipica e le due sorelle che la gestiscono sono molto gentili. Lo consigliamo, con l’unica accortezza di portare dei tappi per le orecchie se pensate di andare a letto presto, dato che trovandosi davvero in centro può arrivare un po’ di confusione dalle strade adiacenti. Decidiamo di andare per il tramonto al Karni Mata Temple**, dove si può arrivare anche con una funivia dove solitamente si formano lunghe code. Noi saliamo a piedi in circa 20-25 minuti. Il tempio è ampiamente trascurabile mentre la vista sulla città e il suo lago sarebbe bella se non ci fosse una fastidiosa foschia. Decidiamo di rientrare in città scendendo lungo le mura cittadine, su cui risulta esserci un percorso. Questo in realtà è molto accidentato con enormi gradoni e scarse protezioni. Giunti alla fine scopriamo che l’uscita è chiusa! Ormai è buio pesto ma con l’aiuto delle veduta aerea di Google Maps individuiamo un sentiero che porta a un altro cancello: chiuso anche questo! Fortunatamente c’è una vicina rete di protezione in parte rotta che ci permette di arrampicarci e uscire concludendo questa avventura poco simpatica. Rientriamo in zona guesthouse e andiamo a cena a Charcoal, un ristorante che fa tutto alla brace, in stile piuttosto occidentale. Avevamo però voglia di cambiare ed è stata una buona opzione: la terrazza riserva una bellissima vista anche se d’inverno è piuttosto fredda. Mangiamo spiedini di maiale serviti con diverse verdure e pollo tandoori, spendendo un po’ più di 40€ in tre. Quindi rientriamo alla guesthouse per la notte.
Giorno 8: Udaipur
Giornata che si apre con l’ampia e buonissima colazione in guesthouse. Oggi il meteo è splendido. Io purtroppo inizio ad avvertire nausea già in mattinata, ma ciò non mi impedisce di essere al City Palace**** poco dopo l’orario di apertura per una delle visite più importanti in città. Pagato l’ingresso (500 rupie + 200 rupie a testa per l’audioguida) cominciamo la visita del palazzo, che regala bellissime viste sul lago Pichola. Arriviamo al cortile principale per poi entrare nel Rai Angan, un cortile più piccolo che costituisce la parte più antica del palazzo. La visita si snoda tra sale ricoperte di affreschi o decorate e numerosissimi cortili, sempre molto affollati di turisti. Sono esposti anche baldacchini, troni, armi e armature, talvolta interessanti a volte un po’ meno. Comunque la visita è sicuramente piacevole e ci prende circa due ore e mezza. Usciamo dal Tripolia Gate, per dirigerci al piccolo e poco visitato Sri Jagat Shiromani Ji Temple***, riccamente intagliato e a pochi metri dal complesso del City Palace. Procediamo quindi verso il Jagdish Mandir****, principale tempio della città, con un’alta shikara che lo domina. Tutti i muri sono coperti da notevoli bassorilievi con elefanti e elementi mitologici Una scalinata conduce alla cella principale dove è in corso una cerimonia con canti e musica. Complessivamente la visita è sicuramente coinvolgente. Proseguiamo quindi lungo un itinerario proposto dalla Lonely Planet fino al Lal Gath*, con le sue scalinate di accesso al lago. Poco oltre si arriva al Ganguar Ghat***, in bellissima posizione con lo sfondo del lago e della Bagore-Ki-Haveli**. Qui normalmente la sera si tengono rappresentazioni di danza tradizionale ma al momento gli spettacoli sono sospesi. Decidiamo di visitare l’interno (ingresso 150 rupie): la struttura dell’haveli è come sempre interessante, mentre le collezioni esposte (di tutto un po’) non ci appassionano particolarmente. Si è fatta ormai ora di pranzo e decidiamo di fare una sosta al Savage Garden Restaurant, dove Alessandra e Eva mangiano qualcosa in terrazza, mentre io sono con lo stomaco chiuso dalla nausea. Spesa di 700 rupie complessive. Dopo pranzo completiamo l’itinerario della Lonely Planet attraversando il ponte pedonale verso l’Hanuman Ghat ed arrivando infine all’Ambrai Ghat**, che offre splendidi scorci sul Lake Pichola. Decidiamo quindi di prendere un tuk-tuk (300 rupie) fino al Saheliyon-ki-Bari**, il giardino delle dame di compagnia dove ieri non eravamo riusciti ad arrivare con il driver a causa del traffico. L’ingresso costa 150 rupie a persona ed è piacevole fare una passeggiata tra fontane, vasche con fiori di loto e buganvillee già in fiore. Decidiamo di fare una pausa perché anche Ale è colpita da nausea, in forma ancora più forte di quanto lo fossi stato io. Prendiamo quindi un altro tuk-tuk fino al Doodh Talai, da dove partono i giri in barca sul lago al tramonto. Alessandra però è costretta al forfait perché con la nausea la barca non è proprio l’ideale e decide quindi di tornare alla guesthouse. Io e Eva acquistiamo i biglietti e ci mettiamo in coda (circa 45 minuti!) per salire su queste barche malconce. Salpiamo con il sole che è praticamente tramontato anche se la luce è ancora discreta. Il giro in barca (360 rupie a testa per la barca “standard”, circa 4€) è piacevole anche se piuttosto veloce (meno di 30 minuti): siamo gli unici non indiani e attiriamo gli sguardi incuriositi degli altri occupanti della barca (circa 30 in tutto). Completata la visita con Eva ci dirigiamo a piedi (circa 30 minuti) verso la Ganthagar**, la torre dell’Orologio, che non è niente di particolare. Proviamo a fare un giro anche per il vicino Bada Bazar ma a quest’ora, diversamente da quanto accadeva a Jodhpur, è tutto chiuso. Decidiamo di rientrare in hotel per una meritata doccia e quindi usciamo per la cena: Alessandra invece rimane in hotel. Anch’io non sto bene e non mangio praticamente nulla, nonostante i piatti del Rainbow Restaurant non sembrino male. Anche questo offre una bella vista. Prendiamo quelli che sono diventati due classici dei nostri pasti indiani, ovvero dhal makani (zuppa di lenticchie speziata) e aloo jeera (patate con cumino) per 700 rupie totali. Quindi rientro in guesthouse a piedi in un traffico terrificante.
Giorno 9: Pushkar, Jaipur
Oggi ci aspetta il tragitto in auto più lungo dell’intera vacanza e non si prospetta dei più facile visto che anche io e Eva nella notte siamo stati male. Sarà l’unico vero episodio dell’intero viaggio (e ci consideriamo fortunati) ma non siamo riusciti a capire da cosa sia stato causato. In ogni modo mangiamo qualcosa di semplice (e non speziato!) a colazione e ci rechiamo al nostro appuntamento con il driver per le 8 subito all’esterno del City Palace: a quest’ora la città è ancora deserta. Il viaggio scorre tranquillo e il nostro driver si prende cura di noi ordinandoci un pasto a base di chapati con banana, riso e yogurt. Nonostante qualche nostra perplessità ci rimetterà presto in sesto. Verso le 14:30 arriviamo a Pushkar***, cittadina di circa 25000 abitanti adagiata su un lago sacro. Il driver ci lascia poco lontano e ci avviciniamo al lago a piedi: nelle sue immediate vicinanze non sarebbe permesso fare fotografie e bisognerebbe togliersi le scarpe, ma questo viene in realtà richiesto solo ai ghat, e con una certa tolleranza. Interessante è la vista dei fedeli ai ghat, che fanno preghiere e abluzioni. Una folla di pellegrini si dirige verso il Tempio di Brahma, l’unico in tutta l’India dedicato a questa divinità, e anche noi li seguiamo lungo la via principale, dove sorge un vivacissimo mercato. Arrivati al tempio però c’è una vera ressa di persone in fila per entrare e visto che abbiamo tempo un po’ limitato decidiamo di non entrare. Proseguiamo passeggiando per la cittadina e osservando i fedeli ai vari ghat (Ghandi Ghat, Brahma Ghat, etc.) cercando di immergerci nella sacralità di questo luogo. Dopo un paio d’ore dobbiamo però tornare dal nostro driver che ci aspetta per proseguire il viaggio. Non saremmo particolarmente lontani dalla destinazione ma il traffico per entrare a Jaipur è veramente infernale tanto che arriviamo alla guest-house Pahik Niwas (8700 rupie per due giorni, due camere) solo alle 19:45 e a buio inoltrato. Il proprietario ci accoglie nell’abitazione dove tiene corsi di yoga e mette a disposizione alcune camere: siamo un po’ fuori dal centro ma la sistemazione è curata e il proprietario molto cortese, tanto da metter su tè e biscotti (con le immancabili banane!) per la nostra accorta cena. L’indomani ci aspetta la scoperta di Jaipur con i suoi forti e i suoi palazzi!
Giorno 10: Jaipur
Rapida colazione alla guesthouse (ancora non ci siamo perfettamente ripresi) e incontro con il driver alle 8 per andare all’Amber Fort****, alcuni chilometri fuori dalla città. Il driver ci ha consigliato caldamente di andare presto perché tra qualche ora la strada di accesso al forte sarà completamente bloccata. Alle 08:30 siamo all’ingresso e facciamo il biglietto cumulativo a 1100 rupie che ci permetterà di entrare in giornata a numerosi altri punti di interesse. Il forte è davvero bello, anche se purtroppo quest’oggi i suoi cortili risultino immersi in parte nella nebbia. Il cortile con il Ganesh Pol (il portale d’accesso), con affreschi e mosaici, è davvero notevole. Da qui si prosegue per appartamenti, giardini con fontane, palazzi particolari (degli Specchi, del Piacere, etc.) e la zenana, la parte più antica del forte, riservata alle donne. Sorprende che non sempre il forte sia ben conservato, con intere aree più periferiche lasciate in stato di semi-abbandono. Concludiamo la nostra visita in un paio d’ore, dopodiché il nostro driver, evitando il flusso caotico di macchine in arrivo, ci porta al vicino Nahargarh Fort***, il forte della Tigre. Questo avrebbe come una delle principali attrattive la vista sulla città, che purtroppo ci è ancora impedita dalla nebbia. Visitiamo il Madhavendra Bhavan, palazzo con nove appartamenti affacciati su una corte interna e altri edifici, ma complessivamente il forte è meno ricco dell’Amber. Completata la visita decidiamo di evitarci il terzo forte in rapida successione (il Jaigarh Fort) per dedicare il resto della giornata a una visita più accurata di Jaipur. Sulla via del ritorno il driver ci suggerisce una breve sosta al Jal Mahal**, il palazzo sull’Acqua, un lussuoso capanno di caccia fatto costruire in mezzo a un lago e non visitabile. Quindi il driver ci accompagna al limite della città vecchia, dove ci lascia. Molte delle attrazioni principali sono vicine tra loro, per cui decidiamo di cominciare dal Jantar Mantar***, l’osservatorio astronomico (biglietto compreso nel cumulativo). Qui si possono osservare enormi strutture in muratura che sono in realtà strumenti astronomici davvero all’avanguardia per l’epoca e che rivestono un certo fascino anche per chi, come me, non è un particolare appassionato di astronomia. Si è fatta l’ora di pranzo e quindi con un po’ di fatica decidiamo di andare al Nino’s Restaurant dove mangio un ottimo piatto di Dal Gosht (montone con lenticchie gialle), finalmente ristabilitomi del tutto. Viene considerato uno dei migliori ristoranti della città e possiamo confermare, per una spesa complessiva di 2900 rupie in tre. Dopo pranzo, quando sono le 15 passate, prendiamo un tuk tuk in direzione dello splendido Hawa Mahal*****, il palazzo dei Venti. L’esterno, con 5 piani con finestrelle di arenaria traforata, sembra quasi un alveare ed è certamente uno dei palazzi più iconici dell’intero Rajasthan. Con il biglietto cumulativo visitiamo anche l’interno, meno interessante, anche se permette di vedere meglio alcuni dei dettagli architettonici. La visita all’interno dura un’oretta, motivo per cui all’uscita possiamo visitare solo dall’esterno l’Ismai Minar Swarga Jal**, il vicino minareto. Sono le 17 passate e decidiamo di dedicare il tempo rimanente all’ultimo dei maggiori punti di interesse di Jaipur, il City Palace**** (ingresso 1000 rupie a persona, non incluso nel biglietto cumulativo). Purtroppo visto che è prevista una festa per l’ultimo dell’anno al suo interno, la chiusura è anticipata alle 18:30, motivo per cui decidiamo di trascurare le molte collezioni all’interno (tessuti, armature, etc.) che comunque ci interessavano meno per farci un’idea di tutte le varie aree del palazzo. Visitiamo la Sala delle Udienze Private e rimaniamo particolarmente colpiti dal Pitam Niwas Chowk, un cortile con quattro porte riccamente decorate, di cui la più famosa è quella dei pavoni. Una parte del palazzo è ancora abitata dall’attuale famiglia reale ed è visitabile, in piccola parte, solo con uno speciale tour che non riusciamo a fare. Rimaniamo fino alla chiusura, rimanendo comunque soddisfatti di quanto visto. Una volta usciti, quando sono quasi le 19, decidiamo che abbiamo ancora le forze per una breve visita al Govind Dev Ji**, un tempio nelle vicinanze dedicato a un avatar di Krishna che i reali potevano adorare senza uscire dal vicino palazzo. C’è un interessante celebrazione in corso, come al solito molto coinvolgente, mentre il tempio dal punto di vista architettonico non è granché. Visto che è l’ultimo dell’anno decidiamo di andare a cena un po’ più tardi e quindi prendiamo un chai con mathri (biscotti salati sfogliati con spezie) al Govind Sweets, dove assaggiamo anche qualche pasticcino dolce. A cena siamo al vicinissimo Govinda Retreat, dove non c’è alcun segnale del fatto che sia la sera dell’ultimo dell’anno. Il posto non è il massimo della pulizia. Mangiamo riso poulao (con cumino e piselli), satjh meloni (verdure con spinaci, fieno greco e spezie), dahl fry (piatto a base di lenticchie gialle) e plain kurd (yogurt), il tutto per 1000 rupie (circa 11 euro) in tre. Discreta la qualità del cibo. Il centro città per l’ultimo dell’anno è stata comunque chiuso, motivo per cui dobbiamo uscire a piedi per prendere un tuk-tuk. Il driver ci aveva suggerito di andare all’Albert Hall Museum per i festeggiamenti ma, arrivati là dopo una lunga passeggiata di circa 30 minuti, scopriamo che non c’è assolutamente nulla. I festeggiamenti sono pressoché inesistenti. Prendiamo un tuk-tuk elettrico per tornare in guesthouse, ma l’autista fa dei giri a vuoto senza sapere bene come uscire dalla zona chiusa né dove andare. Il culmine si raggiunge quando si scarica addirittura il tuk-tuk mentre ci troviamo in mezzo al nulla. Decidiamo che ne abbiamo avuto abbastanza e chiamiamo un Uber che arriva prontamente e per sole 120 rupie ci porta in guesthouse, poco prima dello scoccare della mezzanotte.
Giorno 11: Abhaneri, Fatehpur Sikhri, Agra
Anche oggi veloce colazione in guesthouse e partenza di buon’ora, per le 8, in direzione Agra. Lungo la strada abbiamo previsto due soste, la prima delle quali, dopo un paio d’ore, è ad Abaneri****, per la visita del suo famoso pozzo a gradoni (ingresso 300 rupie a persona). La visita è davvero interessante e il pozzo impressionante, con infinite file di scale che formano un pattern geometrico incredibile. La sosta è comunque breve e presto ci rimettiamo in auto per arrivare dopo due ore e mezzo circa a Fatehpur Sikhri. Mangiamo biscotti e banane per pranzo e quindi acquistiamo il biglietto (610 rupie a persona) che ci permetterà di visitare il Palazzo Reale e la Moschea, dopo aver preso un veicolo elettrico che conduce dal parcheggio al punto di inizio della visita. Il grandioso complesso, abbandonato per cause sconosciute è davvero interessante: il Palazzo Reale**** comprende numerosi edifici in arenaria rossa splendidamente decorati, con piscine e passerelle che attraversano tutto il complesso. Interessante anche la Moschea Jama Masjid***, dove però si assiste ad un vero assalto ai turisti occidentali, dalle guide ai locali che cercano di fare foto tenendo talvolta anche comportamenti poco educati. Insomma, la visita non è certo rilassante. Dopo due ore complessive ci consideriamo soddisfatti e rientriamo al parcheggio da cui proseguiamo per Agra, dove vogliamo arrivare prima del tramonto per poter dare una prima occhiata al Taj Mahal. Troviamo molto traffico lungo la via e per entrare ad Agra, ma il nostro driver ci conduce per il giusto orario al Mehtab Bagh, un giardino che offre una bellissima vista**** sul Taj Mahal dall’altro lato del fiume. Ci sono due ingressi, prendete quello di destra (50 rupie) perché anche se non dà accesso all’intero giardino permette di godere di una vista migliore senza altre persone tra voi e il palazzo. Il Taj Mahal con il suo candore ha qualcosa di magico e rimaniamo ammaliati nel vederlo nei diversi momenti di luce. Un ottimo modo per avere un primo assaggio di questo complesso spettacolare. Calato il buio il nostro driver ci porta alla nostra guesthouse, l’Alibaba Indiana Homestay (7000 rupie per una notte, due stanze) che si trova a 15 minuti a piedi dal Taj Mahal. La padrona di casa farà per cena il Chicken Biryani e decidiamo di approfittarne (500 rupie a persona). Quindi acquistiamo online i biglietti di ingresso per il Taj Mahal dell’indomani (circa 15€ a persona, compreso l’ingresso al mausoleo) e andiamo a letto, pronti per uno dei momenti più attesi dell’intera vacanza.
Giorno 12: Agra, arrivo Nuova Delhi
Partiamo dalla guesthouse alle 7:45, senza fare colazione, che ci verrà servita al nostro ritorno. Arriviamo all’ingresso in circa 20 minuti, con l’ultimo tratto lungo una stradina con numerose scimmie. Ci vengono forniti dei copriscarpe da indossare e una bottiglietta d’acqua a testa e alle 8:15 siamo dentro al complesso del Taj Mahal*****. L’ingresso principale è in arenaria rossa e subito offre una superba vista sul mausoleo preceduto dal giardino con fontane: al nostro arrivo c’è ancora abbastanza nebbia, che si diraderà progressivamente. La visita è estremamente coinvolgente, così come quella del mausoleo con tutti i suoi dettagli, dai minareti alle iscrizioni calligrafiche, dai cenotafi ai rilievi in marmo. Ci sono anche altri edifici minori, tra cui una moschea, ma l’attenzione è tutta concentrata sul mausoleo. Facciamo innumerevoli foto e quando inizia ad esserci una gran folla, verso le 10:45, rientriamo verso la guesthouse. Ci fermiamo da un cambiavalute che ci spara inizialmente un tasso di cambio assurdo ma da cui infine riusciremo a cambiare allo stesso tasso ottenuto tramite il nostro driver. Arrivati in guesthouse, facciamo un buon brunch con omelette e tè. Alle 11:30 ci incontriamo con Ashok, che ci lascia nei pressi dell’Agra Fort**** (ingresso 600 rupie a persona). L’ingresso con le sue torrette e la vista della cinta muraria, tutto in arenaria rossa, è molto interessante, così come l’infinita serie di palazzi, sale e cortili visitabili all’interno, dove l’uso dell’arenaria spesso si alterna con quella del marmo.Il nostro tempo per Agra è sfortunatamente giunto al termine perché in serata il nostro driver ci deve lasciare a Nuova Delhi e ad Agra spostarsi è complicato a causa del traffico pazzesco. Ci dispiace soprattutto non aver dato almeno un’occhiata alla città vecchia e all’Itimad-ud-Daulah, noto come il piccolo Taj. Alle 13:15 comunque ci mettiamo in marcia in direzione Nuova Delhi, collegata ad Agra da una Express Way, quella che può essere paragonata a una nostra autostrada a 4 corsie. Facciamo una breve sosta a un enorme autogrill autostradale dove prendiamo un chai e quindi verso le 17:15 arriviamo al Swaminarayam Akshardham Temple*, alla periferia di Nuova Delhi, dove il nostro driver ci ha consigliato di fare l’ultima sosta. Questo si rivela essere un modernissimo e enorme tempio, con parcheggi sconfinati e attrazioni di dubbio gusto a cui si accede dopo sfiancanti controlli. Ci sono spettacoli e addirittura un percorso da fare in barca ma il tempio in sé, molto nuovo, appare decisamente finto. Ritornati all’auto Ashok ci accompagna al nostro hotel, il Prime Balaji Deluxe (6300 rupie per 2 camere, 1 notte), al confine tra la città vecchia e quella nuova. Salutiamo con una buona mancia Ashok, che si è dimostrato una presenza importante ma mai ingombrante e che ci ha fatto fare esperienze che da soli non avremmo sicuramente fatto. L’hotel, che si camuffa da hotel di lusso con anche un addetto ad aprire la porta all’ingresso, si rivela in realtà sciatto e sporco e lo sconsigliamo caldamente. Decidiamo di andare a cena nella zona di Connaught Circus, e precisamente all’Hotel Saravana Bhavan, specializzato in cucina dell’India del Sud. Io mi lancio in un piatto Thali, ovvero formato da diverse coppette con diverse assaggi: molto buona ma davvero piccantissimo, tanto che faccio una sudata clamorosa. Ale e Eva scelgono invece Masala Dosa (crepes sottilissima di riso e lenticchie con patate all’interno e salse varie) e Tomato Uttaphar, una sorta di pizzetta al pomodoro. Finiamo con un dolce non memorabile. Rimaniamo comunque soddisfatti spendendo la miseria di 1000 rupie in 3 (circa 11€). Prendiamo quindi un tuk-tuk per l’hotel, domani ci aspetta il volo per Varanasi.
Giorno 13: Varanasi
Colazione in hotel: la scelta è abbondante (a buffet) ma la qualità non altissima e soprattutto la sala per la colazione è parzialmente aperta tanto che i divanetti sono in più punti ricoperti di guano! Alle 8 partiamo in direzione metropolitana, lasciando il grosso delle nostre valigie in hotel, dove torneremo la sera successiva, per prendere il Metro Express per l’aeroporto, che a quest’ora è molto più rapido di un taxi. Impieghiamo infatti circa 20 minuti (biglietto 60 rupie a persona), dopo di che abbiamo qualche difficoltà a capire come funziona l’ingresso al terminal per cui si deve avere già il biglietto aereo stampato. Alle 11 parte il nostro volo IndiaGo per Varanasi, comodo e puntuale, pagato circa 140€ a persona per andata e ritorno. Per le 13 circa siamo fuori dal terminal dove ci attende il taxi prenotato con Booking per la Mangalmay Kashi Guest House (7200 rupie per due camere, una notte). Il personale è molto gentile e ne approfittiamo per qualche domanda. Ci accordiamo per un giro in barca sul Gange al tramonto e la vista dalla barca della cerimonia serale dell’Aarti, per 800 rupie a persona, cifra molto inferiore alle altre proposte che ci aveva indicato anche Ashok. Sono però le 15 passate e decidiamo che dobbiamo mangiare qualcosa, decidendo di rimanere in zona per ottimizzare i tempi. Intanto iniziamo a prendere contatto con la città: c’è una gran folla e presto un gruppo di uomini che portano un cadavere avvolto in drappi colorati sulle spalle si fa largo. Il tutto nella massima serenità. Varanasi infatti è considerata la città “dove si muore” perché per la cultura indù solo chi muore qui può interrompere l’eterno ciclo di reincarnazione delle anime per ascendere al Nirvana. Mangiamo quindi Paneer Rice e l’immancabile Dhal Makani in un locale poco distante dalla guesthouse e per le 16 siamo puntuali di ritorno in hotel, dove un collaboratore del titolare ci scorta fino a un ghat dove troviamo una barchetta di legno in attesa. Siamo gli unici passeggeri di questa imbarcazione con cui percorreremo tutto il tratto di fiume cittadino. Questo è un punto di osservazione privilegiato per la vita che si svolge sui ghat stessi, tra riti, cerimonie, preghiere e atti di devozione, con la luce della sera che progressivamente cala su di noi. Verso sera i flussi di persone convogliano tutti verso la cerimonia, mentre vengono poste in acqua delle candele e petali di fiori. Circa 40 minuti prima dell’inizio della cerimonia il nostro barcaiolo si ferma al Dasawamedh Gath per la cerimonia serale dell’Aarti***. Non è facile avere una buona visuale, perché anche la riva è strapiena di decine e decine di imbarcazioni disposte su più file. Comunque la cerimonia a base di luci e musica è coinvolgente, anche se forse un pochino meno autentica di altre viste. Riportati sulla terraferma dal nostro barcaiolo decidiamo di fare una passeggiata lungo i ghat. Arrivati al Manikarnika Ghat****, veniamo investiti dal calore e dalla luce delle pire funerarie dove vengono fatti bruciare i corpi. Ci avviciniamo con cautela, cercando di non disturbare e senza fare fotografie. Un anziano ci spiega il rituale e vediamo vari corpi che vengano cremati. Queste pire sono accese ininterrottamente e bruciano circa 200 corpi al giorno. L’atmosfera di sacralità e serenità che si respira è difficilmente descrivibile. Camminiamo ancora un’oretta per i ghat e infine andiamo a cena al Cafe 1916, dove mangiamo Chicken Byriani, Tandoori Chicken e Chicken Curry per una cena che ha il pollo come gran protagonista. Spendiamo 1600 rupie in tre, giudizio buono ma non eccezionale. Quindi rientro in hotel a piedi: domani è in programma la sveglia all’alba per assistere alla cerimonia dell’Aarti mattutina, molto meno turistica di quella serale.
Giorno 14: Varanasi
Oggi compleanno di mia sorella Alessandra e festeggiamo con una comoda sveglia alle 4:45 del mattino per andare ad assistere alla cerimonia mattutina dell’Aarti****. Un taxi ci aspetta fuori dalla guesthouse e per le 05:00, a un prezzo di 350 rupie, ci lascia all’Assi Ghat. Necessario riservare il tuk-tuk la sera prima, la città è infatti in buona parte ancora addormentata. Delle sedie in plastica permettono agli spettatori di assistere alla cerimonia, con canti simili a litanie e giochi di fuoco e musica ritmata simili a quelli della sera precedente. È l’atmosfera che è diversa, molto più ristretta e intima. Le due cerimonie non sono così diverse tra loro per quanto riguarda i contenuti ma quella mattutina è decisamente meno turistica. Verso le 5:45, con i primi raggi di sole, la cerimonia termina. Decidiamo quindi di effettuare una lunga passeggiata per i ghat all’alba*****. Questa rimarrà a mio giudizio una delle esperienze più belle fatte a Varanasi: la città si risveglia, tra preghiere e riti, in un’atmosfera decisamente mistica. In molti si lavano nel Gange, o lavano i panni, o fanno preghiere. Alcuni giovani con tuniche colorate si raccolgono in preghiera con lo sguardo diretto verso il sacro fiume. L’atmosfera è mistica e coinvolgente, assolutamente autentica. Ogni ghat riserva qualche scena originalissima, che cerchiamo di osservare con rispetto. Lentamente arriviamo fino al Manikarnika Ghat, da dove ci dirigiamo verso il principale tempio della città il Kashi Vishwanath. Per entrare si deve lasciare tutto in alcuni locker esterni e i turisti devono acquistare un biglietto. Tutto è molto confuso, i biglietti sono diversi a seconda di cosa si vuole vedere e, qui sì, la sensazione è che si voglia spennare il più possibile il turista. Visto che eravamo riusciti a intravedere qualcosa dall’esterno e che comunque il tempio non sembra imperdibile, decidiamo, un po’ infastiditi, di rinunciare: sicuramente non si viene a Varanasi per visitare i suoi templi. Torniamo quindi in hotel per colazione, che facciamo in compagnia di una coppia italiana anche loro all’ultimo giorno di vacanza. Facciamo le cose con calma e, completata la colazione, prendiamo un tuk-tuk (250 rupie) per Sarnath**, città sacra per il buddhismo. Impieghiamo circa 40 minuti di tuk-tuk e veniamo lasciati lungo la strada principale. Qui visitiamo diversi siti, tra monasteri, stupe e statue: personalmente trovo la visita piuttosto deludente, i siti architettonici non valgono granché e non riesci a percepire l’atmosfera colta in altri luoghi sacri. Il nostro giro dura un’oretta, dopodiché torniamo in centro a Varanasi. Ci rimangono poche ore e facciamo inizialmente una passeggiata per il bazar fino a tornare, ancora una volta, sui ghat, vero centro di tutte le attività della città. Ci fermiamo a pranzo al Dolphin Restaurant, dove mangiamo al sole della terrazza, che ha una bella vista sui ghat. Proviamo il Vegetal Pakora (polpettine fritte di verdura varia) e Hara Bhara Kebab (polpettine fritte a base forse di spinaci): pranzo piuttosto pesante e di qualità abbastanza bassa, per una spessa di 1260 rupie in tre. Rientriamo a piedi in hotel attraversando una calca impressionante per recuperare i nostri bagagli e quindi prendiamo un Uber fino all’aeroporto (600 rupie). Da qui aspettiamo il nostro volo delle 19 per Delhi, che ritarda di circa 40 minuti. Arriviamo nella capitale alle 21 circa e, visto che arriveremmo tardi in albergo, decidiamo di mangiare qualcosa in aeroporto, rifugiandoci in un triste KFC (prezzo decisamente superiore alla media, circa 2000 rupie in tre). Dall’aeroporto prendiamo la metro (molto più veloce del taxi) per l’hotel Prime Balaji Deluxe (12600 rupie per due camere, 2 notti) che purtroppo già conosciamo ma ha quanto meno il merito di restituirci i nostri bagagli senza danni.
Giorno 15: Nuova Delhi
Ultimo giorno in India, completamente dedicato alla capitale Nuova Delhi. Un giorno non è sufficiente per una vista approfondita ma abbiamo deciso di fare comunque un itinerario che ci permettesse di scoprire le zone principali e le principali attrazioni, con in particolare i siti UNESCO. Dopo la colazione ci rechiamo alla metro dove facciamo il biglietto giornaliero per 200 rupie a testa. Ci dirigiamo innanzitutto verso la Humayun Tomb****, dove arriviamo con un tuk-tuk dato che il sito dista circa 25 minuti a piedi dalla stazione della metro. L’ingresso costa 600 rupie a persona. Notevole sia l’imponente mausoleo in arenaria rossa, che ricorda nelle forme, ma non nei colori, il Taj Mahal, che i numerosi edifici minori, peggio conservati, come la tomba di ‘Isa Khan. Da qui prendiamo un altro tuk-tuk per arrivare alla meno famosa Safdarjung’s Tomb**** (ingresso 300 rupie). Qui gli addetti al sito ci fanno entrare di soppiatto, perché sta per passare lungo la strada il presidente Modi e tutte le vie devono essere completamente sgombre. Ci fanno entrare frettolosamente dentro e addirittura chiudono il cancello, perché non dobbiamo essere neanche in vista! Anche questa struttura ricorda la precedente, con un mausoleo con cupola a bulbo e minareti in un ampio giardino con canali e vasche d’acqua. Una volta usciti ci rechiamo ai vicini Lodi Gardens*** (ingresso libero), uno dei principali polmoni verdi di New Delhi, dominati da una serie di tombe, tra cui la principale è la Bara Gumbad Masjid. Usciti dal lato opposto rispetto all’ingresso arriviamo rapidamente al Khan Market, il mercato delle grandi catene di lusso occidentale, dove per la prima volta non abbiamo neanche la sensazione di essere in India per pulizia e tipologia di negozi (e ovviamente anche per i prezzi). Visto che è l’ora di pranzo mangiamo al Saleem Javed, specializzato in kebab e spiedini. Non ci ha fatto impazzire. Ultimato il pranzo riprendiamo la metro e quindi un tuk-tuk per il Qutb Minar***** e la, Quwwat-Ul-Islam Masjid****, un complesso archeologico a circa 15km dal centro città dominato dall’altissimo minareto e dai resti della moschea, che risalgono al 1200 circa. Facciamo il biglietto a 600 rupie a persona, oltre 10 volte il prezzo per i locali, ma quanto meno questo ci permette di superare la (lunghissima) fila e accedere al complesso che, grazie anche al sole che è uscito, è molto interessante. Dedichiamo circa un’ora e mezzo al complesso che presenta numerose tombe minori ed è decisamente fotogenico, prima di fare il percorso inverso in tuk-tuk e metro e di dirigerci verso la Jama Masjid***, principale moschea della città vecchia. Qui appena usciti dalla metro ci ritroviamo in una folla infernale all’interno di un mercatino che porta fino all’ingresso della moschea. L’ingresso non è più libero per i non-indiani (300 rupie a persona) e, anzi, obbligano le ragazze a prendere un velo per coprirsi (a pagamento) quando la quasi totalità delle locali non ha assolutamente nulla. Insomma, se ne approfittano e non è mai una sensazione piacevole. Il complesso è comunque bello, ancora una volta in arenaria rossa e con un grandissimo cortile interno con una cisterna per le abluzioni al centro. È possibile affacciarsi con discrezione anche alla sala della preghiera dove alcuni fedeli sono intenti a pregare. È possibile anche salire sul minareto ma vista la gran calca decidiamo di rinunciare. Una volta usciti decidiamo di vedere almeno dall’esterno il Forte Rosso, che ormai è chiuso. Da qui proseguiamo per il Chadni Chowk**, il principale bazar della Old City, molto affollato e non particolarmente caratteristico. Ci facciamo comunque una passeggiata in questa zona e, fattasi l’ora di cena, prendiamo la metro per tornare nella zona di Connaught Place per andare a cena al Ristorante Veda, un lusso che ci concediamo per la nostra ultima cena indiana. I piatti e il servizio sono entrambi curatissimi e si vede che il ristorante si rivolge a una clientela di occidentali. I piatti sono molto ricercati anche se ci sembra di percepire uno stile di cucina che va incontro ai giusti di una clientela straniera: prendiamo Daal Veeda (una rivisitazione della minestra di lenticchie con aggiunta di burro e yogurt), Mutton Nihari (montone in un sugo speziato) e Dum Aloo (polpette di patate con formaggio e noccioline immerse in un sughetto), rimanendo comunque complessivamente soddisfatti. La spesa è di circa 5000 rupie in tre (circa 57€), che per l’India è una cifra molto alta ma che è ampiamente giustificata dalla qualità del locale. Prima di tornare in hotel ci accorgiamo di non avere contanti sufficienti per le ultime cose che abbiamo da pagare, motivo per cui entriamo in un’agenzia turistica dove i titolari sono ben lieti, dopo attenta contrattazione, di cambiarci un po’ di euro. State attenti perché in qualsiasi luogo non troverete mai un tasso di cambio ufficiale ma proveranno a cambiarvi soldi a un tasso decisamente poco favorevole. Cambiate le ultime rupie del nostro viaggio prendiamo l’ultimo tuk-tuk della vacanza, che in una decina di minuti ci porta in hotel: domani all’alba abbiamo prenotato un Uber per l’aeroporto.
Giorno 16: volo ritorno
Sveglia alle 4:20 e Uber XL per l’aeroporto (800 rupie) prenotato per le 4:40, dato che la metro apre più tardi e a quest’ora c’è poco traffico. Colazione in aeroporto con l’ultimo chai della vacanza e volo delle 7:40 per Varsavia che arriva alle 12 locali (-4 ore e mezzo di fuso). Qui abbiamo un lungo scalo dove ne approfittiamo per un pranzo europeo con un buon hamburger e una Guinness e quindi alle 16:00 volo per Roma che arriva due ore e mezzo più tardi. Recupero dell’auto e via verso la Toscana con sosta cena in un locale lungo la via Aurelia dalle parti di Grosseto. Arrivo per le 23 circa.
In definitiva riassumerei dicendo che è stato un bellissimo viaggio (e non una vacanza), sicuramente impegnativo, ma che ci ha lasciato davvero tanto: in queste due settimane ci siamo totalmente immersi nella “magia dell’India”, cercando di non cedere a facili preconcetti e cercando di farci una nostra idea. Probabilmente non è un paese dove vorremmo vivere ma l’India, con la sua cultura millenaria, la sua profonda spiritualità e la grande dignità dei suoi abitanti ci ha profondamente affascinato. Namastè, India!
La top 5 e la flop 5 del viaggio in India
Come sempre, mi sono infine divertito a fare una classifica dei Top e Flop di questa vacanza in India:
Flop 5
- Il livello di igiene medio, a cui noi occidentali fatichiamo comunque ad abituarci
- Il traffico selvaggio e senza regole delle città, che purtroppo non sempre ti permette di godere del viaggio in modo rilassato
- L’assalto ai turisti a Fatehpur Sikhri e in alcune altre località
- L’estrema povertà che in alcuni luoghi è ben visibile, seppur vissuta con estrema dignità
- Le distanze in Rajasthan: tra una città e l’altra ci sono spesso almeno 5 ore di auto, motivo per cui si deve mettere in conto il tempo da trascorrere in auto
Top 5
- L’atmosfera mista di spiritualità e credenze locali che permea la visita a gran parte dei templi e dei luoghi sacri
- Il sacro misticismo di Varanasi, città unica nel suo genere
- La cucina indiana, assolutamente ricca e varia, anche se le spezie alla lunga possono un po’ venire a noia
- La gentilezza delle persone che incontri per strada, generalmente molto aperte e disponibili verso il turista/gli stranieri
- I costi del viaggio che, voli a parte, sono incredibilmente bassi rispetto ai nostri prezzi
Per ogni informazione o consiglio potete contattarmi all’indirizzo e-mail ricky.pittis@hotmail.it