Nepal, India & Kashmir: tutto da solo, ma in mezzo alla gente

Nepal, India e Kashmir in completa solitaria, ma in mezzo alla gente!
 

Nepal, India & Kashmir: tutto da solo ma in mezzo alla gente…no driver!

26 settembre

Dopo qualche mese di preparazione, di ricerca, di rifinitura, di incastri e con qualche dubbio irrisolto, arriva il giorno di partenza. Questo giorno segna la fine del grande lavoro, delle ore piccole, di tutti gli incubi vissuti, di tutte le incertezze e timori che potranno essere dissolti definitivamente solo in loco.  Il mio non è solo un viaggio ma anche una sfida contro le paure di quello che mi aspetterà e un test di prova sul proprio coraggio e capacità. Non sono nuovo a questo tipo di esperienza avendo fatto tutta l’Indocina da solo, ma questo viaggio ha un altro sapore, diciamo che il livello è più alto.

Volo serale con Air India (compagnia di medio livello) ci porta puntualmente a Delhi. Seguendo il percorso transfer, e dopo un po’ di controlli, arrivo all’ingresso per i voli, ma prima ritiro la mia carta d’imbarco al banco appena prima dell’ingresso ai voli, grazie a Dio già pronto, e dopo altri controlli posso prendere il volo Air India per Kathmandu.

Dal 27 al 30 settembre – Patan/Kathmandu e dintorni

All’arrivo bisogna riempire due moduli, uno scaricabile e compilabile da casa (su cui va messa una fototessera e reperibile su vari siti), e il secondo, la disembarcation card, disponibile all’entrata dell’aeroporto. È conveniente pagare la visa on arrival con dollari (25$) per evitare cambi sfavorevoli usando altre monete. All’uscita dell’aeroporto, mi aspetta il primo impatto con i tassisti che subito si fiondano per accaparrarsi la corsa di 800 NPR che si può ridurre notevolmente se si contratta o ancor meglio se si prende il taxi fuori dall’aeroporto.

La mia scelta è quella di non andare nell’orribile Kathmandu, ma di scegliere una più tranquilla Patan che si tradurrà in una scelta azzeccata. Avevo prenotato una G.H. proprio vicino alla Durbar Square in cui proprio quel giorno vi era un concerto di musica nepalese che mi accoglie con ritmi e suoni della loro tradizione. Passo così il primo pomeriggio a contemplare la magnifica Durbar e per cena mi delizio con il primo assaggio dei magnifici momo.

Un problema generale del Nepal è la carenza di energia elettrica che si riversa nella mancanza di illuminazione delle strade, per cui dopo il tramonto si è immersi nel buio e fa comodo portare un torcia al seguito. Al mattino dopo comincio le mie visite seguendo un itinerario da me studiato che mi porta come primo step a Kirtipur. Per arrivarci prendo un taxi e sarà anche l’ultima volta che userò questo mezzo. Appena entro nel tempio di Kirtipur vengo avvicinato da un ragazzo (Be) che si presenta come una guida e che si offre di accompagnarmi lungo il mio itinerario.

Con un po’ di titubanza accetto, con la promessa che avrei pagato se mi avesse soddisfatto la sua prestazione. Be conosce bene Kirtipur perché vive lì e mi fa fare un giro per tutto il paese facendomi vedere le cose più interessanti come il tempio e anche come si svolge la vita quotidiana così lenta che ti fanno rivivere i tempi di una volta. Lasciati Kirtipur, facciamo un pezzo di strada a piedi fino ad arrivare alla fermata del bus che ci porterà alla cittadina Newari Pharping.

Usare i bus locali e viverli è una esperienza particolare perché ci si trova a diretto contatto con il popolo e si è immersi in un contesto molto particolare. I bus sono affollatissimi, si viaggia sempre con la porta aperta presidiata dal controllore che si sporge costantemente all’esterno cercando di fare il “buttadentro” per far salire più gente possibile richiamando l’attenzione delle persone in strada con grida disumane. Dopo la visita al tempio di Dakshinkali e fatto un giro generale ci avviamo per un trekking che ci porterà a Khokana attraverso campi e risaie. Khokana è molto interessante, perché presenta un’atmosfera di altri tempi dove tutto è come una volta ovvero si possono vedere tutte quelle attività quotidiane svolte in modo antico: donne che lavano le stoviglie,  fanno le trecce di aglio e peperoncino, attività artigianali. Facciamo anche visita ad una piccola fabbrica di olio di senape la cui presenza è annunciata dal gradevole odore così intenso che si sente per strada, e con molta curiosità seguo tutte le fasi della lavorazione. Si parte dalla cottura dei semi, che vengono versarti dentro una vasca e tramite una ganascia si pressano ad ottenere l’olio così profumato.

Prima di andar via chiedo a Be di fare un altro giro per rivedere il tutto. Al centro vediamo degli anziani con lunghe trombe che si si stanno preparando alla festa in maschera dell’indomani. Arriviamo a Bungamati, un piccolo paesino dove si possono ammirare delle eccellenze nell’artigianato locale. È molto interessante curiosare nelle botteghe dove vengono prodotti vere e proprie opere d’arte in legno e metallo, nonché artisti pittori. Credo che qui è possibile approfittare ad acquistare qualche ricordino veramente fatto a mano. Questo paese è attraversato dal fiume completamente inquinato dagli scarichi fognari di Kathmandu per cui è inutile come consiglia qualche t.o. di vedere il tramonto lungo le sponde del fiume, morirete dalla puzza. Lascio la guida Be con la promessa di rivederci l’indomani e corro a Kathmandu. Il livello di inquinamento atmosferico e acustico non ha eguali; certo ci sono delle cose belle da vedere, ma per me resta un postaccio. Arrivo, e dopo aver ricevuto indicazioni del tutto contrastanti, giungo a Tamel per prenotare una g.h. per l’ultimo giorno, faccio un giro tra le viuzze zeppe di gente e mercanti e riprendo da Ratna park il bus per Patan. Le strade non sono illuminate ed in generale vi è un problema di penuria di energia elettrica e considerato il caos che c’è per strada, non viene voglia di stare fuori dopo il tramonto per cui mangio e torno in albergo.

28 settembre

Mi alzo presto e incontro Be a Patan per iniziare il secondo giro che sarà molto interessante. La parte che esploreremo oggi, secondo il mio programma, è quella nord con la prima visita a Budhanilkantha dove vi è un tempio Indù molto interessante in cui vi è rappresentata una divinità sdraiata in mezzo all’acqua ricavata da un unico blocco di pietra. La figura giace sopra un serpente detto Shesha che rappresenta l’eterno. Proseguiamo a piedi, sotto qualche scroscio d’acqua, fino ad arrivare sulla collina Shivapuri Hill e proseguendo ancora a piedi, attraversando campi, bosco e risaie, arriviamo ad un gompa tibetano, luogo in cui incontro degli occidentali che prendono lezioni di buddismo e di meditazione, e devo dire che sono sempre di più quelli che si convertono a questa religione. Durante questo spostamento incontriamo piccoli centri agricoli collinari e sono molto curioso di scoprire il loro modo di vivere, per cui invito Be a chiedere alle ragazze che incontriamo alcune cose come la loro età e scopro che a 12 anni sono già sposate con figli e si dedicano al lavoro dei campi e ad accudire i piccoli.

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