L’altra Rimini

Una domenica tra tesori sepolti, templi misteriosi e il libro dei sogni di Fellini
 
Partenza il: 26/02/2017
Ritorno il: 26/02/2017
Viaggiatori: 1
Spesa: 500 €

primi 19 anni di vita nella cittadina romagnola e ne portò sempre un affettuoso ricordo. In mostra ci sono alcuni fogli originali del suo “Libro dei sogni”, in cui Fellini annotò ed illustrò per trent’anni le proprie fantasie notturne, dal 1960 al 1990; una carrellata surreale, a volte dissacrante, delle immagini che popolavano l’universo interiore del regista, in cui spiccano le procaci forme delle signore, in pieno stile felliniano…

Al primo e secondo piano del museo, cui si accede grazie ad uno scenografico scalone settecentesco, si trova la Pinacoteca; tra le opere risaltano La pietà di Giovanni Bellini (1470) e i dipinti della Scuola riminese del Trecento. Nel maestoso cortile del collegio, mi godo il mio pranzo al sacco sotto ad un sole tiepido, che sa già di primavera.In questo angolo del museo regnano la poesia ed il silenzio; tra le zolle d’erba, spuntano pallide le steli di marmo. Il lapidario romano, qui ospitato, conserva iscrizioni funerarie realizzate tra il I a.C. e il IV sec. d.C.; parlano degli uomini e delle donne che un tempo hanno camminato per le strade della città.

Una passeggiata in centro

Uscita dal museo, mi spingo verso il centro storico. In via Gambalunga si trova la biblioteca civica omonima, fondata nel Seicento; poco più in là si trova Piazza Cavour. E’ dominata da imponenti architetture di diversi periodi storici, come il Palazzo dell’Arengo o il Teatro Amintore Galli. L’edificio che più mi colpisce però è la Vecchia Pescheria, un’imponente loggia con banconi in pietra d’Istria, realizzata nel XVIII secolo per ospitare il mercato del pesce, che precedentemente si teneva a ridosso della Fontana della Pigna. Percorro Corso d’Augusto, in direzione sud est, e raggiungo Piazza Tre Martiri. E’ situata dove si trovava il foro romano, cuore di Ariminum e punto d’intersezione del decumano e del cardo massimi, oggi Corso d’Augusto e via Garibaldi. Il suo toponimo ricorda tre giovanissimi partigiani che qui furono uccisi nell’agosto del 1944. La loro colpa? Quella di aver tentato di sabotare una trebbiatrice, per evitare che il grano finisse nelle mani dei nazifascisti. Furono catturati e giustiziati su di una forca si legno, montata al centro della piazza. Oggi però l’aspetto di questo luogo appare molto diverso da quei tempi drammatici; è pieno di sole ed allegria, con la confusione del mercato domenicale di Rimini Antiqua.Continuo la mia passeggiata su Corso d’Augusto, seguendo l’antico tracciato del decumano ed oltrepassando la settecentesca Torre dell’orologio ed il Tempietto dedicato a S. Antonio da Padova, che qui operò il miracolo della mula, facendo inginocchiare l’animale davanti all’ostia consacrata.Proseguo diritto fino all’Arco di Augusto, un tempo uno degli ingressi trionfali della città romana. Alto ben 17 metri, è il più antico arco del nord Italia: risale al 27 a.C..

Il Tempio Malatestiano

Ritorno sui miei passi in Corso d’Augusto, poi svolto a destra in Via Alessandro Serpieri, sbucando in Via Leon Battista Alberti. Ecco lo splendido Tempio Malatestiano, gioiello del Rinascimento riminese: una chiesa sorprendente e misteriosa, voluta dal più grande signore di Rimini, Sigismondo Pandolfo Malatesta. La sua costruzione, a metà del 400’, suscitò polemiche e controversie, per il suo carattere giudicato eccessivamente profano; Pio II ne parlò addirittura come di un tempio di “infedeli adoratori di demoni”.

Sigismondo incaricò Leon Battista Alberti e Matteo de’ Pasti di ristrutturare la chiesa francescana che già da due secoli ospitava le tombe dei suoi avi. Alberti realizzò qualcosa di unico, rivestendo di un involucro di marmo l’edificio originario, ricco di rimandi dell’architettura classica romana. All’interno trionfa il raffinato neoplatonismo della corte di Sigismondo, tanto che ancora oggi si fatica a decifrare la foresta di simboli iconografici delle cappelle. Sulla facciata del suo tempio spiccano le lettere S e I, le prime due del nome del Malatesta o forse, più romanticamente, quelle di Sigismondo e di Isotta degli Atti, la sua terza e amatissima moglie, sposata nel 1456; entrambi riposano all’interno della chiesa.

Attraversando la storia: il Ponte di Tiberio

Per continuare il mio itinerario rinascimentale, seguo le indicazioni turistiche fino a Piazza Malatesta; qui trovo Castel Sismondo (1437), ciò che resta della grande residenza di Sigismondo Pandolfo, che lo fece edificare quando era appena ventunenne. L’aspetto originario della fortezza, un complesso vasto e turrito, l’ho ammirato stamattina, in una medaglia rinascimentale esposta al Museo della città; oggi Castel Sismondo è sede di mostre temporanee. Ritorno su Corso d’Augusto, in direzione nord, per la mia ultima tappa: il maestoso Ponte di Tiberio, che insieme all’Arco d’Augusto, ricorda la magnificenza di Ariminum. Realizzato in pietra di Aurisina e d’Istria, il ponte ha ben 2000 anni sulle spalle: la sua costruzione iniziò sotto il regno di Augusto nel 14 d.C. e terminò con il suo successore Tiberio, nel 21 d.C.. Di qui partivano la via Emilia verso Piacenza e la Popilia averso Aquileia. Ancora oggi, vetture e pedoni attraversano il ponte, che collega il centro di Rimini al bellissimo Borgo San Giuliano, un quartiere caratteristico e pieno d’atmosfera, punteggiato di piccole casette colorate e percorso da un intrico di strette viuzze. Ogni due anni in qui si tiene la tradizionale “Festa de’ Borg”.

Bye bye Rimini

La mia full immersion riminese sfuma verso il tramonto. Mentre il treno risale la costa, penso ancora una volta ai mille volti di Rimini, quasi uno specchio che riflette sogni e desideri di chi la guarda, o piuttosto, di chi la immagina. L’antica Ariminum, la capitale dei Malatesta, l’onirica Amarcord di Fellini, la mecca del turismo estivo di massa…. e non posso che concludere con Ligabue, che nella Rimini vacanziera e spensierata ci ha ambientato un film pieno di nostalgia, Da zero a Dieci. A Rimini, ogni giorno è il tuo compleanno. dal film”Da Zero a Dieci”, 2002, di Luciano Ligabue. Per altre avventure di viaggio seguitemi sul mio blog www.carnetdevoyage.it memorie di una viaggiatrice solitaria.

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Ricostruzione degli ambienti della Domus del Chirurgo, Museo della città di Rimini

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Domus del Chirurgo, Rimini

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Rimini e il Ponte di Tiberio



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