Yokoso Japan di Benvenuti in Giappone parte 1

Viaggio in Giappone alla scoperta della cultura, della tradizione e della cucinaposti visitati Tokyo, Nikko, Kamakura, monte Fuji, Takayama, Kyoto, Himeji, Miyajima, Hiroshima, Nara, Osaka
Scritto da: marzioinviaggio
Partenza il: 16/04/2009
Ritorno il: 03/05/2010
Viaggiatori: 6
Spesa: 3000 €

Yokoso Japan (Benvenuti in Giappone) Viaggio in Giappone alla scoperta della cultura, delle tradizione e della cucina.

Come ogni anno, più o meno in questa stagione, arriva il desiderio di allontanarmi dall’Italia per andare a vedere un posto nuovo. Quest’anno (2009), dopo alcune indecisioni, la scelta è caduta sul Giappone. E’ stato un viaggio molto interessante, in un paese che alterna la tradizione con la tecnologia avanzatissima. Quindi, come al solito, mettetevi comodi, prendete birra e pop-corn che si comincia.

16 aprile

Voliamo con Air France, il piano dei voli prevede un Roma-Parigi e un Parigi-Tokyo. Questa volta il gruppo è piuttosto ristretto, siamo solo 6 persone e come al solito non conosco nessuno. Partiamo quasi tutti da Roma, appuntamento alle ore 7:00 a Fiumicino. Ci sono Laura, la capogruppo, Graziella, Guido, Eugenio oltre, ovviamente, al sottoscritto. L’ultimo componente del gruppo, Filippo, parte da Milano e lo incontreremo a Parigi. Piccola modifica, in seguito agli accordi tra le compagnie aeree, l’aereo che ci porterà a Parigi sarà Alitalia. Voleremo quindi con la Nuova Alitalia. Nuova compagnia, ma vecchi problemi, visto che l’aereo parte con 40 minuti di ritardo. Arrivati a Parigi abbiamo pochissimo tempo per prendere l’altro aereo, arriviamo al gate che è già cominciato l’imbarco. Grosso problema, Filippo non c’è. L’aereo da Milano, anche questo Alitalia, porta un ora di ritardo e non è ancora arrivato. Ovviamente l’aereo si rifiuta di aspettare una persona, se non arriva dovrà prendere l’aereo successivo che sarà in serata o forse domani. Noi dobbiamo decidere velocemente cosa fare, se partire comunque senza di lui, o prendere il volo successivo. Rimandare il volo significa non solo perdere una mezza giornata, ma anche pagare un supplemento per il cambio. Al contrario, se non ci riuniamo subito con Filippo, sarà un problema ritrovarlo a Tokyo, per i problemi con la lingua e gli indirizzi. Inoltre sembra che in Giappone i nostri cellulari non funzionino (non utilizzano il GSM, ma un altro segnale). Alla fine decidiamo di partire comunque, in qualche modo lo troveremo a Tokyo. Poi, quando mancano 5 minuti alla chiusura dell’imbarco, vediamo una figura correre verso il gate. Indossa un giaccone rosso acceso, che durante il viaggio considereremo come un faro tra la folla: è Filippo ed è arrivato appena in tempo. Presentazioni, saluti, saliamo sull’aereo e si parte. Ci aspettano 11 ore di volo, il sedile è piuttosto scomodo ed in posizione centrale, ne corridoio ne finestrino. Nonostante la scomodità riesco a passare quasi tutto il viaggio dormendo, anche grazie alla distribuzione di tappi per le orecchie e mascherine per gli occhi.

17 aprile

Arriviamo all’aeroporto di Tokyo Narita verso le 8:00. Abbiamo un cambio di fuso di 7 ore, come mettere 7 ore legali tutte insieme, e siamo piuttosto stanchi. Mentre camminiamo nel corridoio verso la parte di immigrazione, vediamo che ci controllano con una telecamera. Si tratta di una scansione termica per controllare la nostra temperatura, nel caso sia troppo alta (febbre), scatta la quarantena. Non ci fermano, vuol dire che stiamo bene. Ai banchi dell’immigrazione controllano i passaporti e poi ci fanno una foto e ci prendono le impronte digitali. Alla faccia della privacy, voglio sperare che quando lasceremo il paese, queste informazioni saranno cancellate. Passati questi, siamo ufficialmente in Giappone, e ci troviamo di fronte ad un gigantesco cartello con la scritta “Yokoso Japan”, sotto la traduzione nelle varie lingue: Benvenuti in Giappone. Prima cosa ritiro bagagli, che fortunatamente sono arrivati tutti, poi, prima di lasciare l’aeroporto una serie di attività che nell’ordine sono: Cambio del denaro, andiamo ad uno sportello cambi per avere un po’ di yen in cambio di euro. Il tasso di cambio non è eccezionale, per un euro ci danno 125 yen, fino all’anno scorso ce ne avrebbero dati 160-165. Cambiamo tutti una cifra intorno ai 1200-1300 euro che ci serviranno per pagare gli alberghi, i pasti, i trasporti e gli ingressi ai templi e musei. Seconda tappa l’ufficio turistico, dove ci danno una serie di cartine, opuscoli e informazioni varie sui posti di maggiore interesse a Tokyo e dintorni. Il foglio più importante che ci danno è la mappa della città che contiene anche la mappa della metropolitana. La metro di Tokyo è una cosa complicatissima, ci sono 13 linee principali e un altra decina di linee secondarie private. Impareremo presto ad orientarci, ma il primo impatto è forte. Proviamo ad accendere i telefoni, il mio funziona, quelli degli altri, alcuni si e altri no. In pratica riescono a funzionare i terminali più nuovi che si agganciano alla rete UMTS, quelli che usano solo il GSM no. Meglio così, in caso di necessità potrò comunicare con Guido e con Filippo. Ultima cosa, un salto alla Japan Rail per farci attivare il JR pass, un pass che per una settimana ci consentirà di prendere liberamente tutti i treni. Il periodo scelto va dal 22 a 28 aprile (compresi). Finita quest’ultima cosa possiamo finalmente lasciare l’aeroporto e andare in città. Prendiamo la Keisei line, un trenino che per 1000 yen ci porta in 65 minuti a Ueno, il quartiere dove alloggeremo. La giornata è coperta ed a tratti c’è una leggera pioggerellina, insomma, l’ideale per muoversi con i bagagli. Arrivati a Ueno, dobbiamo trovare l’albergo, il New Izu Hotel, cosa tutt’altro che facile, visto che le indicazioni che abbiamo riportano approssimativamente la zona, ma non la via. Con un po’ di difficoltà, alla fine, riusciamo a trovarlo. Ci rendiamo conto che nei prossimi giorni avremo spesso problemi simili: a quanto pare le strade non hanno numeri civici e i giapponesi, contrariamente a quello che si crede, parlano pochissimo l’inglese. L’albergo, piccolo ma pulito e confortevole è quello che può essere chiamato un ryokan, cioè con le stanze in stile tradizionale giapponese col tatami e materasso basso (futon) per dormire. Divido una di queste stanze con Guido. Ci diamo appuntamento nella hall per le 14:00. Dopo una lunga doccia (ne avevo bisogno visto che sono più di 24 ore che son in giro), scendo e aspetto gli altri. Contrariamente ai viaggi precedenti, questa volta mi sono portato un quadernetto, per annotare impressioni e commenti. Incomincio subito. L’albergo è dotato di una poltrona che esegue i massaggi, e il cui utilizzo è gratuito. La provo subito e ho modo di annotare che è un “massaggio molto energico”. Raggiunto dagli altri, mi alzo, un po’ indolenzito per il massaggio un po’ troppo energico della poltrona, e ci muoviamo per cercare un posto dove mangiare. Ci inoltriamo nelle stradine interne, che sono piene di ristorantini e posti che preparano roba da mangiare. In una di queste stradine che costeggia la sopraelevata con la ferrovia, troviamo un posto che ci piace: è un ‘coso’ (non riesco a chiamarlo ristorante) minuscolo, con i tavoli in mezzo alla strada, che in pratica prepara un unico piatto, il ramen. L’odore è molto invitante e ci sediamo e ordiniamo. Ho così modo di assaggiare il famoso ramen di cui tanto avevo sentito parlare in film, telefilm e cartoni animati. Dopo pranzo, visto che il cielo è ancora coperto, ed in certi momenti piove, decidiamo di rimanere al chiuso. Ci rechiamo al museo nazionale, che si trova nel quartiere. Visita più o meno interessante e qualche foto. Al ritorno, breve sosta in albergo e poi ci si mette alla ricerca di un posto dove cenare. A breve distanza dall’albergo (3 isolati, molto corti) troviamo un ristorantino dove si ordina tramite una macchinetta. Poi a dormire.



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