La fine del mondo e il paese delle meraviglie

Diario di viaggio in Giappone
 
Partenza il: 09/04/2010
Ritorno il: 20/04/2010
Viaggiatori: 2
Spesa: 2000 €

Innanzi tutto mi scuserà il buon Murakami per avere preso indegnamente in prestito il titolo del suo bellissimo libro per questo mio racconto di viaggio ma appena messo piede in Giappone non mi e’ venuta in mente altra frase che potesse meglio descrivere la nostra bellissima esperienza nel Paese del sol levante. Fine del mondo perché’ guardando il planisfero a destra del Giappone c’e’ ben poca roba e paese delle meraviglie perché’…beh credo che per capire bisogna veramente andarci. E poi per me che sono cresciuto con i primi cartoni animati giapponesi che le prime TV private trasmettevano con quelle strane scritte che apparivano in fondo a destra alla fine di ogni puntata e’ stato come un ritorno all’infanzia, un po’ come andare a trovare un vecchio amico che non vedevo da trent’anni. Il nostro itinerario e’ stato quello classico del primo viaggio in Giappone fra Tokyo, Kyoto, Hiroshima con aggiunta di Takayama ai piedi delle alpi giapponesi. Naturalmente abbiamo acquistato il mitico Japan Rail Pass che se non avete necessita’ di usarlo immediatamente vi consiglio di non cambiare in aeroporto in quanto la fila era a dir poco chilometrica. Noi lo abbiamo cambiato con calma alla Ueno Station in un minuto netto. Altra cosa che abbiamo preferito non fare e’ stato prenotare gli spostamenti. Le carrozze da 1 a 5 dei velocissimi Shinkansen hanno infatti not reserved seats e non le abbiamo mai trovate piene nonostante il periodo di alta stagione. Anzi l’unica volta che abbiamo prenotato per il primo spostamento abbiamo dovuto ripiegare per due posti distanti l’uno dall’altro quando nelle carrozze not reserved c’erano posti vicini in abbondanza. Le prime tre notti le abbiamo passate a Tokyo, zona Ueno, hotel Villa Fontaine. Appena arrivati in hotel abbiamo posato le valigie e, nonostante le nostre facce dopo aver poco dormito in aereo fossero simili a quale di Al Pacino in Insomnia, ci siamo diretti alla volta dell’Ueno Park. E’ sabato, periodo della Sakura ed il parco e’ pienissimo. E qui mi accorgo che l’hanami per i giapponesi e’ veramente qualcosa di speciale. Un po’ come tutti noi ho nella testa l’immagine del giapponese in vacanza con la macchina fotografica in mano che immortala qualsiasi cosa. Beh anche a casa loro i giapponesi hanno la macchina fotografica in mano pronti ad immortalare ogni fiore di ogni albero. E così’ me li immagino la sera sfogliare il loro album delle fioriture e ricordare come quella del ’75 fosse stata veramente eccezionale. Dopo aver mangiato dei noodles in una delle tante bancarelle del parco decidiamo di dirigerci ad Asakusa per vedere il Sensoji temple. Ed ecco la nostra prima esperienza con la metropolitana giapponese. Direi che la paura iniziale si e’ rivelata del tutto ingiustificata. Il sistema tariffario e’ infatti decisamente incomprensibile anche per chi vive a Tokyo ed ecco quindi che per risolvere il tutto basta comprare il biglietto base e quando si deve uscire dalla metro inserirlo nella macchinetta per correggere la tariffa, aggiungere i soldi ed uscire tranquillamente. Siamo ormai due zombie che camminano, guardandomi attorni mi sembrava di essere in un film horror giapponese e così’ rientriamo in hotel stanchissimi con il nostro Bento e facciamo la prima esperienza con il sushi giapponese. Che dire, talmente buono da fare dimenticare in fretta quel surrogato cinese che sono soliti rifilarci in italia. Il secondo giorno a Tokyo lo passiamo fra Shibuya, Shiniuku dove saliamo naturalmente sulla terrazza panoramica del Tokyo metropolitan government office, il meji-jingu, lo yoyogi koen dove incontriamo le cosplay, l’electric town di akihabara, l’eleganza di Ginza. Il tutto comprando il pass della yamanote line, la sopraelevata che attraversa tutti i quartieri (o città’?) di Tokyo. Il terzo giorno facciomo l’alzataccia di rito per per dirigerci al mercato del pesce di tokyo dove il classico “odorino” di pesce fresco ci impedisce di desiderare una colazione a base di sushi. Dopo il mercato ci dirigiamo alla Asakusa station dove compriamo il Nikko Pass ovvero biglietto del treno andata e ritorno per Nikko ed ingresso ai siti patrimonio dell’umanità’. In questo modo evitiamo di dover convalidare il nostro rail pass che ci servirà’ per i giorni successivi. A Nikko facciamo la prima esperienza con la pioggia giapponese e con la precisione delle previsioni meteo nipponiche. Avevano detto che dalle 9 alle 18 avrebbe piovuto e dalle 9 alle 18 piove! Il tutto non ci impedisce di godere appieno della bellezza dei santuari del luogo immersi nella foresta e dall’atmosfera veramente suggestiva. Rientriamo la sera bagnati come due pulcini, stanchi, ma con la voglia di sughi ritornata dopo che la pioggia ci ha purificato dai forti odori del mercato del pesce. Una parentesi sul mangiare in Giappone. Economico e vario. Non abbiamo mai speso in 2 più’ di 20-25 euro a pasto. Alla faccia del mito del viaggio in Giappone carissimo. Il quarto giorno e’ il primo di utilizza del nostro pass. Ci dirigiamo a Takayama, cittadina ai piedi delle alpi giapponesi dove ci aspetta la nostra esperienza col giappone tradizionale. Alloggiamo infatti in un Minshuku, locanda tradizionale, dove dormiamo in una stanza in stile giapponese con talami, tavolo e sedie basse per gustarsi il te’ verde, Yakuta tradizionale da indossare e ciabatte per girare nella locanda, Onsen privato dove godere di un rilassante bagno caldo, cena e colazione tradizionali mangiate naturalmente seduti in terra (che crampi alle gambe!) e water tecnologico. Ebbene si, anche nel Giappone tradizionale non può’ mancare la comodità’ della tazza del water riscaldata e con funzione spruzzo d’acqua per lavaggio parti intime (più’ in alcuni casi anche musichetta rilassante). Comunque Takayama e’ veramente una cittadina graziosa con una zona storica con vecchie case tradizionali in legno. E poi sono i giorni del Takayama spring festival. Riusciamo quindi a vedere la sfilata dei bellissimi carri in legno e lo spettacolo delle marionette su di essi poste. Il giorno seguente ci spostiamo a Kyoto dove rimarremo per 4 notti nella nostra minuscola ma comodissima e tecnologica stanza del Capsule Ryokan. No, non abbiamo dormito nelle capsule ma nelle “suite” di 10 metri quadri con bagno e doccia in camera. E quando dico doccia in camera vuol dire proprio in camera ovvero ai piedi del letto in un angolino della stanza. Su kyoto nulla da dire, con i suoi 18 siti patrimonio dell’umanità’ c’e’ veramente l’imbarazzo della scelta su cosa vedere. Noi abbiamo visitato il Ninnaji con il suo bellissimo giardino di ciliegi fioriti, il bellissimo padiglione d’oro, il ryoanji con il suo famoso giardino con le 12 pietre, il tenryuji con il suo bosco di bambù’, il toji, il kiyomizu dera, il ginnaku ji. Naturalmente non potevamo mancare di passeggiare per il quartiere di Gion alla ricerca di una geisha da poter immortalare. Un giorno lo dedichiamo a Nara ed al suo bellissimo parco con cervi ed ai suoi bellissimi templi e santuari fra i quali l’immensoTodaiji con al suo interno l’altrettanto grande statua bronzea di buddha. Al ritorno da Nara ci fermiamo poi a vedere il santuario Fushimi Inari con il suo lunghissimo sentiero di tori dove anche la bambina di Memorie di una geisha correva. Anche i gironi a kyoto passano veloci ed e’ quindi ora di prendere lo Shinkansen per Hiroshima dove passeremo la nostra penultima notte in Giappone. Appena arrivati ci dirigiamo verso il peace memorial park dove visitiamo il museo e rimaniamo sconvolti per l’orrore creato dall’uomo solo poco più’ di 60 anni fa. La stessa sensazione di orrore e dolore vissuta visitando un campo di concentramento nazista. Raggiungiamo poi con treno e traghetto l’isola di Miyajima che ci accoglie con il suo famoso Torii galleggiante che grazie alla marea per il momento ancora favorevole vediamo effettivamente galleggiare sull’acqua. Anche qui come a Nara i Cervi la fanno da padrona anche se vige il divieto di dar loro da mangiare. La bassa marea sta ormai arrivando ed il santuario Itsukushima Jinja comincia ormai galleggia sul fango. L’acqua arretra velocemente e nel giro di qualche minuto anche il Torii galleggiante può’ essere raggiunto a piedi. L’isola e’ veramente molto carina con i suoi boschi in cui passeggiare ed i suoi templi e santuari. Passata la notte ad Hiroshima e’ ora di tornare verso Tokyo. Durante il tragitto di ritorno ci fermiamo al castello di Himeji, l’airone bianco. Ed in effetti dopo la visita di tanti templi e santuari la vista di un bel castello in stile giapponese ci voleva proprio. Il castello si trova poi circondato da ciliegi in fiore e vederlo in primavera e’ veramente sublime. Recuperati i bagagli e’ ora di rientrare a Tokyo con un occhio sempre al finestrino per non perdere la maestosità’ del monte Fuji che ci appare all’improvviso in tutta la sua maestosità’. La giornata e’ anche abbastanza limpida e si vede anche la cima innevata, o meglio e’ quasi tutto innevato! la nostra ultima mezza giornata a Tokyo scorre tranquilla alla ricerca degli ultimi souvenir e con la preoccupazione, o desiderio?, di non poter partire causa nube vulcanica sui cieli europei. In realtà’ dopo quattro giorni di cancellazioni il nostro aereo parte anche se invece di arrivare a Copenaghen come da programma atterra a Stoccolma. Ma l’odissea del viaggio di ritorno non può’ certo cancellare dalla nostra memoria il ricordo di un viaggio bellissimo. Appena decollati il Giappone ci manca già’. Ci manca la gentilezza della sua gente con tutti ai loro inchini, ci mancano tutte le scolaresche in divisa, ci manca il sushi, ci manca la pulizia e la sensazione di sicurezza delle città’, ci manca il chiedere informazioni in inglese e sentirsi rispondere in giapponese come se potessimo capire qualcosa, ci manca la puntualità’ dei treni, ci manca un Paese così’ diverso dal nostro ma che ci ha fatto sentire come se fossimo a casa. Arrivederci Giappone!



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