Togo e Benin: due paesi da scoprire, in un viaggio fra tradizioni, magia e radici del mondo moderno. Il festival del Voodoo

Comprendere gli antichi rituali dell'Africa sopravvissuti fino ad oggi, durante un viaggio in due stati del continente lontani dalle rotte tradizionali del turismo. Un itinerario pieno di incontri e scoperte indelebili
Scritto da: catherina-unger
togo e benin: due paesi da scoprire, in un viaggio fra tradizioni, magia e radici del mondo moderno. il festival del voodoo
Partenza il: 12/01/2017
Ritorno il: 22/01/2017
Viaggiatori: 2
Spesa: 4000 €

Da anni sono affascinata dalle antichissime culture e dalle religioni dell’Africa, sempre più convinta che in Europa abbiamo un’immagine distorta e molto negativa di parte di queste, specialmente dei riti del Voodoo.

Così, per capire meglio, sono partita per un viaggio per conoscere due paesi dell’Africa Occidentale che non sono abitualmente battuti dalle rotte del turismo: il Benin e il Togo. Due stati confinanti e speculari, che riserveranno grandi sorprese a chi vuole avvicinarsi alla loro cultura e al loro modo di vivere: fra le altre, osservare la vita nel villaggio di palafitte più grande del continente, scoprire il culto dei fetish e le cerimonie del voodoo, con il grande festival dedicato a quest’ultimo e i riti per ingraziarsi gli spiriti, gli incredibili villaggi dei Tata Somba, patrimonio dell’Umanità Unesco, l’emozionante Porta del non ritorno a Ouidah.

Dieci giorni di itinerario che devono essere preparati con largo anticipo: è necessario effettuare i vaccini del caso e la profilassi anti-malarica, mentre per quanto riguarda il visto, si consiglia di rivolgersi ad agenzie specializzate, perché la procedura è molto macchinosa.

Il Togo e il Benin sono due paesi ospitali e aperti al viaggiatore curioso, ma ho sempre trovato opportuno essere accompagnata da persone del posto, sia per essere introdotti senza problemi nei diversi ambienti e alle persone, sia per capire il francese e i dialetti parlati dagli autoctoni, non sempre di facile comprensione. Il clima è caldo e l’infrastruttura turistica è molto essenziale: gli alberghi spesso non risultano all’altezza degli standard europei, ma sono comunque dotati di aria condizionata o di ventilatore; spesso manca l’acqua calda, ma date le temperature, se ne può fare a meno senza grossi problemi. Per arrivare, si possono utilizzare voli dell’Air France e della Brussels Airlines via Parigi per Cotonou, sede del governo del Benin, e per la capitale del Togo Lomé, quindi è necessario utilizzare un’auto privata, concordandone i termini in anticipo dall’Italia tramite un tour operator, poiché i mezzi pubblici sono quasi inesistenti: anche se siete provetti viaggiatori fai da te, per il Benin e il Togo vi consiglio caldamente di avvalervi dell’aiuto di esperti. Ma non fatevi scoraggiare dalle difficoltà iniziali: questo itinerario è destinato a coinvolgervi e a regalarvi esperienze ed emozioni assolutamente fuori dall’ordinario!

Per i lettori e viaggiatori di TPC, propongo il meglio di quello che ho visto durante la mia esperienza.

Ganvié, il villaggio sul lago

Pensate a una città di oltre 20mila abitanti… sull’acqua! Ecco lo spettacolo a cui vi troverete davanti visitando Ganvié, villaggio galleggiante costruito sulle palafitte: al posto delle strade ci sono i canali, anziché le macchine, le barche. Si arriva con un’imbarcazione a motore dalle rive del lago Nokwe e ci si perde nel dedalo di queste costruzioni in teak con tetti ricoperti da foglie. Qui, l’attività principale è legata al settore ittico, con pesca e allevamenti di pesce, che prospera nelle acque semisalate; proprio come in una moderna città, a Ganvié si trova tutto: ospedali, negozi, chiese, mercati galleggianti e stazioni per la distribuzione di acqua potabile. La maggioranza delle persone si sposta grazie a canoe guidate da semplici pali colorati. È interessante anche sapere che la città è stata costruita in questo posto difficilmente accessibile e infestato dalle zanzare non a caso: nelle acque lacustri, hanno cercato riparo gli uomini che scappavano dai mercanti di schiavi.

Oiudah, il punto di non ritorno

Dall’Africa Occidentale vennero deportate milioni di persone e proprio da questa città, che fu uno dei centri principali della triste tratta degli schiavi, si trova la Porta del non ritorno: si tratta di un monumento collocato nel punto da cui prendevano la via del mare le navi cariche di africani destinati ad essere venduti, anche con la complicità dei loro concittadini. Per ironia della sorte, questo luogo è caratterizzato anche da una bellissima spiaggia. Storie di vittime, in un posto che commuove e fa riflettere su questa pagina buia, ma che oltre ad aver sofferto la perdita della libertà e delle proprie origini, hanno lasciato una profonda eredità ai paesi in cui sono approdati: basta, infatti, ascoltare la musica locale, per ritrovare le radici di quella moderna. È necessario avere occhi e orecchie aperte per questo viaggio. Inoltre, Ouidah, è la capitale del voodoo africano, che rivive in quello del Brasile o nella Santeria di Cuba. È qui che si tiene ogni anno all’inizio di gennaio, il famoso e coloratissimo festival del Voodoo, pieno di musica, ritmi, danze e cerimonie. La festa richiama migliaia di adepti, capi tribù e preti fetish; è molto emozionante trovarmi nel bel mezzo di questo spettacolo: ci sono persone che mi invitano a ballare con loro (e loro hanno davvero il ritmo dei tamburi nel sangue), altre che mi danno tradizionali costumi per vestirmi e ancora chi mi spiega i singoli riti. Lungo la costa del Togo e del Benin, ho avuto modo di prender parte ad alcune di queste cerimonie, caratterizzate da un ritmo frenetico dei tamburi e dai canti degli adepti, sottofondo delle danze scalmanate di alcuni, che cadono letteralmente in trance. Da ricordare anche l’incontro con un guaritore, sintesi di vita spirituale e materiale.

Il voodoo: la religione della magia e del mistero

In ogni angolo di strada ci sono riferimenti riconducibili alla religione voodoo, che in Togo e in Benin s’intreccia spesso e convive con quelli cristiani. Sui riti ad essa legati sono improntati tutti gli aspetti e i luoghi della vita quotidiana: spesso, spostandosi, si scorgono un palo, una statua, un piccolo tempio e non è difficile avvertire in questo senso lo spirito del luogo e il forte legame con gli spiriti da onorare. A differenza di quanto crediamo in Italia, il voodoo non è negativo e maligno, ma anzi viene utilizzato per guarire, ingraziarsi le divinità al fine di avere una vita bella e superare un momento impegnativo. Il voodoo si vede anche sulle persone: capita di scorgere cicatrici rituali sul viso e sul tronco della gente, che ricorre alla scarificazione per definire la propria appartenenza ad una tribù o ad uno spirito. Ho fotografato questo giovane a Ketou, che rappresenta un perfetto equilibrio fra modernità e tradizione: in faccia aveva i tagli del voodoo, si spostava a bordo di una moto potente, ed era vestito con abiti locali.

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Gran Popo, la spiaggia

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Giovane con cicatrici rituali

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Re del villaggio

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Il villaggio lacustre di Ganvié

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Sampetou: magia e colore

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I partecipanti a una festa voodoo

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Il villaggio di Tata Somba

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Idolo fetish

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Sacerdote a Taneka Koko

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La Porta del non ritorno a Ouidah



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