Togo e Benin: due paesi da scoprire, in un viaggio fra tradizioni, magia e radici del mondo moderno. Il festival del Voodoo

Comprendere gli antichi rituali dell'Africa sopravvissuti fino ad oggi, durante un viaggio in due stati del continente lontani dalle rotte tradizionali del turismo. Un itinerario pieno di incontri e scoperte indelebili
 
Partenza il: 12/01/2017
Ritorno il: 22/01/2017
Viaggiatori: 2
Spesa: 4000 €

uno spirito. Ho fotografato questo giovane a Ketou, che rappresenta un perfetto equilibrio fra modernità e tradizione: in faccia aveva i tagli del voodoo, si spostava a bordo di una moto potente, ed era vestito con abiti locali.

Le celebrazioni di Sampetou: la fusione di magia e colore

Parlando di voodoo, uno degli spettacoli più suggestivi a cui ho potuto assistere sono le celebrazioni di Sampetou: ci sono figure che girano – ovviamente, animate da uomini al loro interno, ma gli abitanti sostengono che si muovano da sole – che durante la notte (di cui gli autoctoni hanno paura, essendo terrorizzati dal buio) hanno la funzione di proteggere i villaggi. Possono avere anche ornamenti spaventosi, quali le teste di scimmia, utilizzate a volte in quantità difficili da immaginare. A Gran Popo, in questa occasione, ci sono anche musiche moderne, con ballerini e colori ovunque… è davvero bello immortalarli. Qui non ci sono problemi con le fotografie, ma a volte questo non viene apprezzato, ed è sempre meglio capire con l’aiuto degli intermediari locali quando è il caso di mettersi all’opera. Vero è che in alcune parti gli abitanti hanno gli smartphone e sono loro stessi a fotografare quello che li circonda!

Il fetish: come ingraziarsi gli dei

Una buona gravidanza, un figlio sano, una buona salute, il successo negli affari… sono tante le richieste che gli abitanti del Benin e del Togo – come del resto quelli di tutto il mondo – fanno alle loro divinità. Per assicurarsi la protezione di queste ultime, ci sono i rituali fetish da seguire: in particolare, sono rimasta impressionata dall’esperienza a Dankoli, un luogo molto potente in cui vivono gli spiriti e si può chiedere una grazia. Dopo che il desiderio si è avverato, la persona è tenuta a mantenere la propria promessa, e questo si traduce in genere nel sacrificio di un animale… anche se poi ne trae diretto vantaggio il sacerdote, che di fatto se ne ciba! Per i rituali fetish esistono veri e propri mercati: quello più famoso si trova a Lomé, capitale del Togo, dove mi sono imbattuta in teste di scimmie, coccodrilli e serpenti essiccati, migliaia di uccelli e camaleonti, tutti mummificati per essere utilizzati in queste cerimonie. Armata di macchina fotografica, ho immortalato un tipico fetish che protegge un paese: è pieno di persone che arrivano apposta per porgergli le loro richieste, e il fazzoletto che aveva appeso al collo è sporco perché ‘nutrito’ dai frutti della terra, come l’olio, dedicato alla scultura.

Incontri e scorci

Il mondo del Benin e del Togo riserva continuamente sorprese: un incontro e un paesaggio possono rivelarsi esperienze uniche. Nelle zone rurali, dove le persone vivono in tradizionali villaggi, non esistono supermercati o negozi come li conosciamo: il mercato viene allestito sempre lungo le strade e così, spostandomi nel paese, mi è capitato di vedere esposizioni di… bare a cielo aperto e venditori di benzina, che viene offerta in damigiane di vetro. Emozionanti i tanti incontri in due paesi legatissimi alla tradizione, dove purtroppo sopravvivono ancora pratiche barbariche quali l’infibulazione, seppur contrastata sul territorio da diverse ONG. Parlando di faccia a faccia positivi, ricordo in particolare quello con il re di un villaggio, vestito con abiti sgargianti, che ha accettato di farsi fotografare…solo a patto di avere una fotografia su carta, che ho potuto realizzare grazie ad una ministampante portata in viaggio, insieme a me e alla mia compagna di avventure. E alla fine, tutto contento, ha mostrato alle sue mogli questo “trofeo”! Un altro che val la pena di menzionare è un sacerdote a Taneka Koko, con una decorazione al collo fatta di osso, una lunghissima pipa e una veste rituale ridottissima che gli copriva i genitali, ricavata dalla pelle di una scimmia che egli stesso aveva cacciato e ucciso.

Tata Somba: i villaggi Patrimonio dell’Umanità

Una tappa importante del mio itinerario è stato il villaggio di Tata Somba, uno di quelli compresi fra Naititingou e Wukumbe proclamati patrimonio dell’Umanità dell’Unesco: simbolo della vita tradizionale, si trovano nella parte settentrionale del Benin e del Togo e sono formati da almeno sette tipi di case a più piani. È possibile visitarli, passando dalle strette e scomode porte che a volte si riducono a passaggi grandi quanto un oblò, essendo queste costruzioni nate come fortificazioni. Spiriti, animali appesi al piano terra, utilizzato come cucina, un’aria pesante hanno reso questa esperienza, per me, non particolarmente felice. Nonostante si tratti di un bene inserito fra i Patrimoni dell’Umanità Unesco, sono davvero pochi i turisti che arrivano fino a qui, spaventati anche dalla passata epidemia di ebola, che nei fatti, però, non ha minimamente toccato i due paesi.

Le spiagge: natura selvaggia da ammirare

Le spiagge di questi paesi, come quella di Gran Popo, sono posti suggestivi, caratterizzati da sabbia gialla e dalle palme, ma il Benin e il Togo non sono certamente la prima meta a cui pensare se si vuol trascorrere una vacanza al mare. Questi litorali sono comunque un buon posto in cui trascorrere qualche ora, ma attenzione a fare il bagno, perché ci sono delle correnti fortissime; è probabilmente più sicuro farsi una nuotata nelle piscine degli alberghi circostanti.

Guarda la gallery
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Gran Popo, la spiaggia

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Giovane con cicatrici rituali

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Re del villaggio

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Il villaggio lacustre di Ganvié

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Sampetou: magia e colore

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I partecipanti a una festa voodoo

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Il villaggio di Tata Somba

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Idolo fetish

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Sacerdote a Taneka Koko

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La Porta del non ritorno a Ouidah



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