Namibia: dune, deserti e parchi

Quattromila chilometri alla ricerca di animali, natura e popoli tra panorami mozzafiato che la mente e lo spirito fotografano come una sorta di purificazione
 
Partenza il: 09/08/2013
Ritorno il: 23/08/2013
Viaggiatori: 2
Spesa: 3000 €

Quattromila chilometri alla ricerca di animali, natura e popoli. Brevi tappe nel cuore della Namibia concentrate all’Etosha e nei deserti del Namib e Kalahari. Caledoscopici scenari che la natura non smette mai di cambiare, in panorami mozzafiato che la mente e lo spirito fotografano come una sorta di purificazione. L’Africa fa riscoprire le proprie radici e la natura stessa dell’uomo ancora non del tutto condizionata dagli stereotipi del Vecchio Continente.

VENERDÌ 9 AGOSTO 2013

Partiamo da Roma Fiumicino alle 14 con scalo a Il Cairo (€ 1400 andata e ritorno). Il breve volo verso la capitale egiziana ci da il primo assaggio delle fatiche che andremo ad affrontare. Lo scalo è lungo di sei ore. Il piccolo aeroporto internazionale viene sviscerato in ogni suo angolo alla ricerca di qualche souvenir. Le confortevoli sale imbarco aprono solo poco prima della partenza del volo, ci resta il bar-ristorante per sederci e riposare. Scopriamo che è un punto di ritrovo di “Avventure nel Mondo”, incrociamo le comitive di turisti che s’incontrano per intraprendere l’ultima tappa in destinazioni africane o asiatiche. Ci fermiamo a parlare con loro, c’è chi parte per il Madagascar e chi per la Tailandia. Siamo gli ultimi ad imbarcarci, il nostro volo è alle 23.05 in direzione Jo’sburg.

SABATO 10 AGOSTO

Arriviamo a Jo’sburg alle 7.15. Un aeroporto che conosciamo, il Sudafrica è stata tappa di altri viaggi. Ci sembra quasi uno spreco fare scalo qui e non poterla visitare. Tentiamo un disperato imbarco al volo delle 9.30, ma è pieno e restiamo a terra. Altre 6 ore fermi in attesa del volo. Una visita all’enorme negozio che vende souvenir dell’Africa, qui ci ricolleghiamo con il mondo acquistando una connessione internet, l’adattatore della corrente è quello che avevamo acquistato in precedenza e che ci servirà anche in Namibia, ma ci accorgiamo che ci sono anche delle prese come le nostre.

Partenza per Windhoek alle 13.15 (€ 650 andata e ritorno ma si può trovare anche a meno) e arrivo alle 14.20 (per la prima volta cambiamo fuso orario, -1 rispetto all’Italia). Ritiriamo l’auto a noleggio, non prima di sbrigare le mille pratiche che richiedono qui. Attenzione, l’auto è coperta da una assicurazione con franchigia, è sempre meglio farne un’altra che copre da ogni rischio. Ci consegnano una VW Polo con 10.800, bianca, poi ci accorgeremo che è il colore di quasi tutte le auto che circolano, poco accessoriata ma con l’aria condizionata (inevitabile nella loro estate quando le temperature salgono).

Raggiungiamo Kalahari Sands Casino (€ 94), un lussuoso Hotel al centro della capitale. È al secondo piano di un edificio che ospita un centro commerciale nel cuore di Windhoek, lo abbiamo scelto proprio perché ci poteva permettere di comprare il necessario per affrontare il viaggio. Invece, con sommo dispiacere, ci accorgiamo che è già passata l’ora di chiusura e troviamo una città morta. Anche nell’area dei ristoranti e bar troviamo chiuso. Il sole tramonta in fretta in Namibia ad agosto, sono le 18 ed è buio. Dopo una rinfrescata scendiamo per strada, sulla Independence Avenue che taglia la capitale, ci sono delle luci su un terrazzino, sono del Ristorante Grand Canyon Spur, decidiamo di fermarci per cenare (€ 16). Sono gentili e carine le ragazze che ci servono, pronte alla conversazione e allo scherzo.

DOMENICA 11 AGOSTO

Dopo aver riposato, all’alba ci incamminiamo verso il Parco Nazionale dell’Etosha. Approfittando di una delle poche strade asfaltate del Paese abbiamo “macinato” gli oltre 400 km tutti di un fiato. Solo i tentativi di scattare foto agli animali che vedevamo sul ciglio: prima le scimmie, poi i facoceri, quindi orici e springbok. I termitai incontrati all’uscita di Windhoek, come torri nella savana, ci costringevano a rallentare per essere ammirati, così come le formazioni montuose fatte di blocchi granitici. Ma il traffico è inesistente, chilometri e chilometri senza incrociare nessuno, poi ti accorgi di un’auto parcheggiata… sono dei turisti che hanno intravisto qualche animale e ti fermi dietro a loro per scattare delle foto. La strada è un nastro di asfalto che taglia in due la natura.

A Outjo, ultimo paesino prima del nostro alloggio, ci fermiamo per fare rifornimento e fare uno spuntino a The Farm House. Ci crediamo che fosse un baretto ed invece all’interno c’è un ristorante con i tavoli in giardino, sopra le camere per dormire, accanto alle piante tropicali decidiamo di pranzare (€ 14). Ripartiamo sazi alla volta dell’Etosha Lodge Safari (€ 153 a notte + € 37 cena e extra), dopo il cocktail di benvenuto e preso possesso del bungalow decidiamo di fare il nostro primo safari nel Parco. Raggiungiamo l’Anderson Gate e quindi Okaukuejo dove acquistiamo il biglietto d’entrata (€ 13), abbiamo solo due ore per poter vedere qualche cosa. Orici, Springbok, Kudu e Impala, già intravisti per strada, nel parco si sono fatti sempre più numerosi, quindi zebre, giraffe e struzzi, poi l’incontro con una coppia di Honey Badger e al calar del sole, nell’ultima pozza visitata quella di Gemsbokvlakte la sorpresa più grande… quella che da sola vale il viaggio: il re della foresta che si rifocilla. Tutti i suoi movimenti sono immortalati negli scatti dei turisti, noi ci mettiamo in prima fila per ammiralo. Imponente, maestoso beve alla pozza artificiale e poi ci degna del suo sguardo. Annusa l’aria e decide che lo spettacolo possa terminare, quindi si riavvia nella savana.

Ci accorgiamo che è quasi l’ora di chiusura, e non potremmo mai farcela ripassando per Okaukuejo. Quindi tentiamo di tagliare per dirigerci all’Anderson Gate nel più breve tempo possibile, le strade sono sterrate e il brecciolino rende la guida instabile. Il sole al tramonto ci acceca gli occhi e rende la guida ancora più complicata. È ormai calato quando arriviamo alla Porta. Una fila all’uscita ci rasserena. Ritorniamo al nostro alloggio e solo allora ci accorgiamo del lusso. Non abbiamo il tempo di girarlo tutto. Il complesso centrale ha un terrazzo sulla sterminata radura, con una sorta di belvedere dove i visitatori si fermano per l’aperitivo. Ci danno un tavolo all’aperto, ma noi decidiamo di cenare all’interno, la temperatura è scesa e anche con il maglione e una giacca a vento per noi fa troppo freddo fuori. La cena è a buffet, i piatti caldi sono serviti direttamente dal cuoco. La scelta è molta, decidiamo di assaggiare un po’ tutto, è tutto ottimo specialmente il carpaccio di Orice e lo Springbok arrosto. Ci accorgiamo che le stelle qui in Africa sembrano più numerose e luminose, le vedi anche all’orizzonte. Non ci sono altre luci ad illuminare la notte se non quella della mezza luna a capo all’ingiù.

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Namibia: dune, deserti e parchi alla ricerca dei Popoli

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