Iran, appuntamento con la storia

Culla di uno dei più grandi e duraturi imperi della storia, l’Antica Persia conserva gelosamente le vestigia degli imperi di Ciro il Grande, Dario I e Alessandro Magno
 
Partenza il: 12/04/2017
Ritorno il: 25/04/2017
Viaggiatori: 2
Spesa: 2000 €

Ero perso con lo sguardo verso il mare. Ero perso con lo sguardo nell’orizzonte, tutto e tutto appariva come uguale; poi ho scoperto una rosa in un angolo di mondo, ho scoperto i suoi colori e la sua disperazione di essere imprigionata fra le spine, non l’ho colta ma l’ho protetta con le mie mani, non l’ho colta ma con lei ho condiviso il profumo e le spine tutte quante. (Hafiz, poeta iraniano)

Culla di uno dei più grandi e duraturi imperi della storia, l’Antica Persia conserva gelosamente le vestigia degli imperi di Ciro il Grande, Dario I e Alessandro Magno. Sono ancora ben evidenti le tracce della feconda rivalità con l’impero Romano e con quello Ottomano, come anche le conseguenze della recente rivoluzione e della fondazione della Repubblica Islamica. Obbligatorio il velo anche per le turiste e il chador per entrare nei luoghi religiosi. Il governo detta regole ferree limitando la libertà dei suoi cittadini, ma è difficile gestire i rapporti umani mentre la modernità bussa alla porta. Ragazze curiose e disinvolte si divertono fermando i turisti per strada e chiacchierando con loro. Portano un lungo abito nero o coprono solo il capo con l’hijab indossando jeans e camicie lunghe, in base al grado di religiosità della famiglia, ma il loro atteggiamento aperto tradisce le restrizioni e gli obblighi imposti. Qualcuno si schiera contro quella rivoluzione non troppo lontana nel tempo che ha avvolto il Paese in un velo; altri, invece, giudicano il nuovo governo in maniera positiva perché si sentono al sicuro, rispetto ad altri Paesi di confine tormentati dalle guerre civili. Nonostante sia ancora impreparato al turismo, il popolo iraniano è molto accogliente e disponibile. Viaggiare per noi Occidentali è scontato, per loro, invece, è molto complicato perché si può ottenere il visto ed andare all’estero solo per motivi religiosi e per lavoro. Per uscire è necessario essere in possesso di una lettera d’invito e di una grossa somma di denaro. E’ chiaro, quindi, che la maggior parte degli Iraniani non viaggiando all’estero difficilmente riesce a confrontarsi con altre realtà. Nei cinema vengono proiettati solo film locali, nei teatri non arrivano mai le compagnie estere o di balletto, su internet molti siti sono bloccati e, anche a causa della dichiarata inimicizia con gli Stati Uniti, i prodotti di marca importati sono ridotti al minimo. Questo da una parte favorisce l’economia locale, ma dall’altra non facilita i contatti e l’apertura con il mondo. Eppure qualcosa sta cambiando…

Il viaggio inizia da teheran

Il nostro viaggio parte da Teheran, la capitale, con oltre 12 milioni di abitanti, porta d’ingresso del Paese. E’ una città frenetica e convulsa con un traffico anarchico e il sovraffollamento delle strade, ma che resta, comunque, un ottimo punto di partenza per osservare le diverse etnie e farsi sorprendere dall’incredibile accoglienza degli abitanti. Le attrattive sono i numerosi musei, i parchi, l’animato bazar. Alle spalle l’imponente catena montuosa dell’Elburz, la stella polare di Teheran, cinge a nord la città e contribuisce ad un clima prettamente continentale, con inverni rigidi ed estati molto calde. Il periodo migliore per visitare il Paese è sicuramente la primavera o tutt’al più l’autunno. Un paio di giorni sono sufficienti per iniziare ad apprezzare l’arte, l’equilibrio geometrico e la sapienza architettonica che ci accompagneranno per tutto il viaggio insieme a specchi, tesori e gioielli. E’ subito chiaro che sarà un viaggio a naso in su. I soffitti e le cupole con tutte le gradazioni di turchese si dispiegano davanti ai nostri occhi; gli affreschi, le maioliche e i mosaici non smetteranno più di stupirci per l’eleganza delle loro trame e lo splendore dei colori. Prima di lasciare la città visitiamo il Mausoleo dell’Imam Khomeini, fondatore della Repubblica Islamica, uomo chiave del cambiamento. E’ un vasto tempio simile ad una moschea che accoglie migliaia di devoti soprattutto il 3 giugno, giorno della commemorazione della sua morte. Partiamo con destinazione Kashan, ma passiamo prima per Qom, cuore della rivoluzione del ‘79, dove il sontuoso santuario accoglie folle di fedeli che venerano la tomba di Fatima, sorella dell’Imam Reza. Alle porte della città c’è il giardino di Fin, patrimonio Unesco, considerato uno dei più belli di tutto l’Iran, dove ci si può rinfrescare i piedi nelle mille vasche di ogni dimensione. Si possono, inoltre, visitare le case tradizionali, un tempo residenze signorili, e la grande moschea con l’annessa scuola coranica. Il bazar ha al suo interno un antico caravanserraglio e un grande pozzo di luce. Cominciamo a familiarizzare con l’architettura persiana, un’arte eccelsa, che ha mostrato la sua indiscutibile supremazia sia nel periodo pre che post-islamico. La marcata attitudine per le forme e le proporzioni, l’inventiva strutturale e il gusto geniale nelle decorazioni ritrovano un elemento guida nel simbolismo cosmico, con il quale l’uomo è messo in comunicazione con i poteri assoluti del paradiso. I materiali da costruzione disponibili hanno, da sempre, guidato in maniera determinante la realizzazione delle opere. Abianeh, sulla strada per Isfahan, è un affascinante esempio di villaggio costruito in mattoni crudi, ottenuti da un impasto di acqua, paglia e terreno argilloso. Rimasto isolato per la sua posizione geografica è uno dei più antichi centri abitati del Paese, il cui principale mezzo di trasporto resta, ancora oggi, l’asino. Per svilupparne il turismo è stato avviato un imponente programma di restauro grazie all’Organizzazione del patrimonio culturale dell’Iran.

Proseguiamo verso Sud ed arriviamo a Isfahan, città gemellata con Firenze. La sua posizione tra il deserto Dasht-e Kavir e il Golfo Persico l’ha deputata centro del commercio e degli itinerari carovanieri del mondo antico. E’ ancora denominata metà del mondo, da quando durante la dinastia Safavide fu eletta capitale del regno e adornata di moschee e giardini, diventando una delle città più belle d’Oriente. La piazza centrale, la seconda più grande del mondo (dopo quella di Pechino), riunisce i quattro elementi del potere. Vi si affacciano due moschee, che rappresentano potere religioso e culturale, il Palazzo reale Ali Qapu, da cui si assisteva alle partite di polo, che indica il potere politico e il bazar, simbolo di quello commerciale, capace di inghiottire i visitatori in un labirinto di vicoli, cortili e gallerie, in una fitta rete di profumi, colori e suoni. Oltre ai ricchi palazzi, come quello delle 40 colonne, e alla bella cattedrale di Vank nel quartiere armeno, il fascino di Isfahan è evidente nei suoi famosi ponti ad arcate, luogo di ritrovo per turisti e iraniani, per fare passeggiate, per gli immancabili pic nic o per semplici chiacchierate in compagnia. Immancabile una visita all’hammam, che ha la stessa struttura degli altri, con le statue di cera per ricreare l’atmosfera, ma ci sembra unico e molto peculiare. Attraverso un paesaggio quasi desertico ci spostiamo a Nain per visitare la moschea e poi a Meybod per dare una rapida occhiata al caravanserraglio, alla ghiacciaia, e alla caratteristica piccionaia. A qualche chilometro dal centro ci sono caratteristiche botteghe scavate nella roccia gestite da vecchi tessitori di pelli di cammello.

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