Insolita Trieste

A spasso tra musei, memorie e botteghe artigiane
Scritto da: Cris Tiana
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Io e il mio compagno siamo stati a Trieste per il ponte dell’8 dicembre (8 – 12 dicembre 2021): 5 giorni che per noi, provenienti da Roma in treno, sono diventati tre effettivi ma che, ben spesi, ci hanno dato la possibilità di conoscere alcuni angoli davvero particolari di questa città! Dal  momento che non era  la nostra prima visita e che è piovuto quasi sempre, abbiamo deciso di concentrarci sui musei e sulle passeggiate che “ci mancavano”.

Giorno 1 – Mercoledì

Arriviamo giovedì sera con Italo Treno (117 euro a testa A/R, tariffa Italo Friend), dopo ben 6 ore di viaggio, e abbiamo occupato la nostra stanza all’NH – Trieste,  stanza  prenotata un mese prima usufruendo di un’offerta: la sistemazione è davvero molto accogliente (c’è anche la palestra), la struttura è vicinissima alla stazione e al centro. Il letto è così comodo che il mio compagno – stranamente – non russa!

Giorno 2 – Giovedì

Giovedì mattina piove a dirotto, decidiamo quindi di andare a visitare il Museo Civico di Storia Naturale: si raggiunge facilmente dalla stazione ferroviaria con il bus n° 22 (biglietti in vendita dentro il bar della stazione e attenzione: comprate anche i biglietti del ritorno perché vicino al Museo non ci sono rivendite). Il tragitto in autobus è l’occasione per osservare strade e quartieri che non avremmo visitato: belle strade e palazzi eleganti scorrono veloci oltre il vetro. Scendiamo alla fermata “Scala Bonghi” in via Revoltella e dopo un breve tratto a piedi arriviamo al Museo, che apre alle 10 e costa 3 euro.

Oltre alle consuete collezioni mineralogiche, quello che più ci stupisce sono i due dinosauri (chiamati affettuosamente Antonio e Bruno) trovati presso l’area archeologica del Villaggio del Pescatore, dinosauri che rappresentano la più importante scoperta paleontologica europea (Antonio è praticamente intero). Davvero interessante poi la sezione dedicata alla paleoantropologia e ai ritrovamenti in grotta (impressionante la ricostruzione dell’Orso delle Caverne a grandezza naturale!). Non sono mancati diorami di ambienti naturali, enormi riproduzioni di insetti, animali impagliati tra cui Carlotta,  un gigantesco squalo di 5,4 metri! Prima di uscire l’occhio ci cade su un magnifico quanto misterioso tronco fossile posto vicino alle casse: non se ne conosce il luogo di provenienza né la data della scoperta. Se volete farvi un’idea più dettagliata visitate il sito del museo.

Soddisfatti della visita (il mio compagno ancora di più, perché non è un appassionato del genere e temeva di annoiarsi a morte!), sempre sotto l’acqua aspettiamo l’autobus n. 18 che ci riporta in centro. Scendiamo su Corso Italia e decidiamo di mangiare in uno dei buffet più famosi della città, Da Pepi, dove però non prendono prenotazioni. Per fortuna troviamo un tavolo libero e il pranzo è all’altezza delle aspettative: tipico piatto di lessi misti, vino rosso e crauti per contorno! Il posto è frequentato anche da triestini e questo dona all’ambiente un’atmosfera genuina.

Visto che fuori continua a piovere, ormai sazi, decidiamo di visitare il Museo Civico di Arte orientale. Questo piccolo museo, poco distante da Piazza Unità d’Italia, a ingresso libero, è una vera chicca per gli amanti del genere: le sale dedicate al Giappone sono ricchissime di pezzi e la collezione delle stampe ukyio-e è davvero notevole, si può ammirare anche la celebre Grande Onda di Hokusai.

Usciamo un po’ frastornati per i  tanti pezzi ammirati e ci fermiamo in un caffè in zona Cavana per una sosta rigeneratrice.

Continuiamo il nostro pomeriggio passeggiando senza meta per le strade del centro: ci fermiamo al negozio Illy vicino piazza Unità d’Italia (impreziosita dai grandi alberi di Natale riccamente decorati), per acquistare qualche regalino di Natale, poi visitiamo il Borgo Teresiano dalla pianta ordinata e pieno di locali dove si prende l’aperitivo; entriamo anche nel Tempio serbo-ortodosso della Santissima Trinità e di San Spiridione: c’è una celebrazione in corso, le icone dorate mandano bagliori alla luce delle candele e la melodia delle preghiere cantate dal pope ci proietta in un’atmosfera senza tempo.

Fuori è ormai buio e fa freddino, le luci dei lampioni si riflettono sul lastricato bagnato che costeggia il Canal Grande con un effetto molto suggestivo e sul ponte di via Roma facciamo un saluto alla statua di James Joyce.

Torniamo in albergo per cambiarci  prima di cena: stasera abbiamo scelto di mangiare alla Hostaria Strehler, nell’omonima via, proprio davanti al Politeama Rossetti. Si tratta di un locale tranquillo, dove gustiamo piatti della cucina triestina, che non è proprio leggerissima. Per fortuna, in albergo si torna a piedi.

Terzo giorno – Venerdì

Stamattina non piove! Ben coperti (si è alzato un bel venticello freddo) ci incamminiamo verso il centro, in particolare la nostra meta è la collina di San Giusto. Dal momento che  non abbiamo voglia di salire rampe e rampe di scale, ci dirigiamo all’ascensore posto all’interno del Parking Colle san Giusto, in via del Teatro Romano (al quale ovviamente dedichiamo uno sguardo ammirato). Dopo aver percorso il tunnel sotterraneo dalle pareti colorate da murales davvero belli, prendiamo l’ascensore (gratuito) che ci porta in un baleno in cima al colle, di fronte al Monumento dei Caduti. Da quassù la vista su Trieste è superba: alle spalle abbiamo la cattedrale con la sua torre imponente, sotto di noi tetti rossi fino al mare blu scuro, mentre all’orizzonte, sembra strano  ma si vedono chiaramente delle montagne innevate. Ci godiamo questa bella vista per qualche minuto, anche se ci preoccupano un pochino i gridi striduli  di un gabbiano, appollaiato sul muretto e che ci guarda di traverso: forse si aspettava  qualche bocconcino?

Iniziamo a scendere verso il mare percorrendo lo scalone di Via della Cattedrale, alla cui sommità si affaccia l’entrata del Museo d’Antichità J. Winckelmann: ad ingresso libero, questo museo, da me visitato in una precedente occasione, possiede ricche collezioni ed è davvero interessante, sebbene poco conosciuto e poco frequentato.

Via della Cattedrale è bella e impervia, regala degli angoli molto suggestivi, piazzette ed edifici dalle finestrelle adorne di tendine di pizzo che riportano ad un tempo lontano, sveviano direi. Uno sguardo all’Arco di Riccardo e scendiamo per via dei Capitelli: per caso l’occhio mi cade su una bottega aperta in Androna della Pergola. Fuori c’è un mostro enorme di pezza verde e il negozio si chiama proprio Mostri 113: la mia curiosità mi spinge ad avvicinarmi! Si tratta di un laboratorio, in cui una signora (più una ragazza, in verità), circondata da ogni sorta di mostri benevoli, ne sta cucendo un altro. Non resisto e le chiedo che storia abbia questo posto! Roberta Cibeu, così si chiama questa  toy designer, mi racconta come, in un momento particolare della sua vita (un lutto familiare), abbia inventato il primo  “mostro mangia paura” per suo figlio Sebastiano e come poi da cosa sia nata cosa (anzi, da mostro sia nato mostro…), fino a dare vita alla bottega che possiamo visitare oggi. Il “primo mostro” è in vetrina, protetto da una campana di vetro proprio come una reliquia! Questo laboratorio è bellissimo, pieno di colori, bottoni, stoffe, cerniere lampo…si respira un’aria di magia e tanta, tanta passione per il proprio lavoro. Se volete saperne di più: www.mostri113.com.

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