America Centrale in Motocicletta

Avventura in sella a una vecchia Kawasaki in Messico e oltre
Scritto da: farfesio
america centrale in motocicletta
Partenza il: 29/09/2009
Ritorno il: 10/02/2010
Viaggiatori: 1-2
Spesa: 4000 €

Parte 1, Citta’ del Messico e Citta’ Coloniali

Dopo l´esperienza Asiatica dello scorso anno, eccomi di nuovo in America Latina, stavolta Messico e Centro America. Il viaggio e’ iniziato gia’ 2 settimane prima della partenza, con una bella influenza Messicana che mi sono preso e che per fortuna e’ passata in 2-3 giorni: che coincidenza, sembra quasi che la febbre lo sapesse che dovevo andare in Messico e quindi si e’ fatta viva fin da subito. Naturalmente nessun allarme e zaino pronto per la partenza. Io ed Alba atterriamo quindi il 30 Settembre a Citta’ del Messico (che si trova a 2200 metri di altezza), il mio volo di ritorno e’ fissato per l’8 Febbraio 2010. Con 3 cambi di metropolitana ci rechiamo fino in centro per la modica cifra di 2 pesos a testa (circa 10 centesimi di Euro) e andiamo alla ricerca di un posto per dormire. Stranamente lo zaino e’ piu’ carico rispetto agli altri anni e per la prima volta da quando viaggio ho deciso di comprare una guida (forse sara’ la vecchiaia); ma giusto per evitare di finire a dormire negli stessi posti con le masse dei turisti in giro per l’America Latina, evito la famosa bibbia Lonely Planet e, sotto consiglio di Michele, ho comprato una Footprint. La guida si rivela subito utile, l’hotel Juarez suggerito e’ pulito ed economico (camera doppia per 200 pesos, circa 10 Euro per tutti e due), a 2 isolati dalla piazza Centrale, meglio conosciuta in Centro America come Zocalo). Da subito giriamo il centro, molto bello, con la Cattedrale, il Palazzo Nazionale, il Tempio Mayor etc. In molti stati dell’America Latina si fa il conto alla rovescia per festeggiare i 200 anni dell’Indipendenza dagli Spagnoli (in Messico sara’ nel 2010) e la piazza Centrale e’ tutta addobbata. Ma appena dopo mangiato ci buttiamo dritti al nostro obiettivo principale: trovare una moto abbastanza buona da portarmi fino a Panama: e’ un po’ di mesi che macinavo l’idea di fare un viaggio diverso dagli altri fatti in passato e l’idea di percorrere la Panamericana in moto fino al canale che unisce i 2 oceani mi stuzzicava non poco. Certo che cercare una moto usata appena arrivati nella seconda citta’ piu’ grande del mondo, credetemi non e’ facile: chiediamo informazioni un po’ in giro e finiamo nella giungla dei furbi, meccanici e pseudo-concessionari, che vogliono venderti un po’ di tutto, e’ difficile fidarsi di qualcuno, specie quando sei uno straniero; non sai se la moto e’ rubata o mezza scassata. E poi io di motociclette ne capisco ben poco. A quanto pare ci vogliono almeno 2500 Euro per trovare una moto decente, ma e’ un po’ una lotteria, non sai quello che ti capita e poi non vogliamo spendere troppo con il rischio di prendere un bidone. Inoltre piu’ di qualcuno ci allerta di stare attenti nei Paesi del Centro America in quanto non sono molto sicuro, specie El Salvador. Quasi quasi ci convinciamo che sarebbe meglio una macchina, piu’ economica, sicura e ci ripara in caso di pioggia. Senza portarla troppo alla lunga, dopo vari giri, telefonate, internet e giornale con gli annunci dell’usato, con Alba gia’ stanca e stressata che mi fa pesare ogni mia parola o movimento, il giorno dopo, durante una passeggiata nel quartiere sud di Xochimilco, ecco un tizio che ci carica su una camionetta e ci da un passaggio verso la zona giusta. Chiedendo ad un po’ di officine meccaniche entriamo in contatto con Roberto Leon, un signore che vuole vendere la sua moto per 25000 pesos. La andiamo a vedere, e’ vecchia e abbastanza scassata, ma ci convinciamo che questa sara’ la scelta giusta. Preleviamo il contante in banca, ceniamo nella turistica e ben pulita Zona Rosa ed il giorno dopo compriamo i caschi, torniamo da Roberto, trattiamo il prezzo fino a portarlo a 21000 pesos (circa 1100 Euro) e prima di chiudere l’affare (che e’ un affare solo per lui) io gli chiedo di andare in commissariato per controllare che la moto sia a posto. Lui accetta ed un ufficiale controlla il tutto, documenti, numeri di telaio e targa al computer, sotto pagamento di mazzetta da 200 pesos (qui funziona ancora cosi’) : la moto ha una denuncia per furto, ma poi e’ stata regolarizzata con un nuovo numero di telaio e nuovi documenti (da noi si dice che e’ stata battuta), tutto cio’ per la polizia e’ regolare. In Messico l’assicurazione non e’ obbligatoria, quindi non la facciamo, e la compravendita si fa su un semplice foglio di carta firmato dalle 2 parti ed un testimone (che io nomino in Alba). Dopo una controllatina al meccanico, eccoci in sella ad una Kawasaki Vulcan del 1987, motore 454 di cilindrata, ovviamente in condizioni pessime, sconsigliatissima per un viaggio cosi’ lungo; ma il tempo e i soldi sono pochi, quindi bisogna rischiare un po’. La moto ha 2 marmitte che fanno un casino incredibile, ci sentono anche ad 1 km di distanza, siamo i piu’ tamarri di tutto il Messico, in Italia ci avrebbero gia’ arrestato con un mezzo cosi’. Era un po’ un sogno quello di trovare una moto per affrontare il mio viaggio, ma mai avrei immaginato che al terzo giorno di viaggio ne avrei gia’ comprata una. Torniamo quindi in hotel in sella e abbastanza carichi di energia e ci rendiamo conto di quanto sia grande ed inquinata questa citta’; forse ci avremmo impiegato 2 ore per attraversarne un quarto ed abbiamo respirato l’impossibile su quelle strade. All’indomani iniziamo l’avventura ripartendo dalla capitale verso nord ed ovviamente gli acciacchi della nostra vecchia Kawasaki non si fanno attendere: una volta si ferma, l’altra perde acqua, facciamo controllare le candele etc. Intanto visitiamo il sito archeologico di Teotihuacan con le sue imponenti piramidi, molto bello, e prima di partire, ancora sosta da un meccanico. Facciamo qualche decina di chilometri e ancora problemi. Insomma sta moto e’ proprio un bidone: una volta cambiamo il tubo che porta il decongelante, una volta una saldatura da uno pseudo-maestro che trovo in mezzo alle campagne di un villaggio… Tutte le riparazioni qui vengono fatte con mezzi di fortuna, si riciclano tubi da vecchie macchine scassate, si creano pezzi dal niente etc. Etc. In giro si vedono moto con le gomme consumate fino all’osso, e tutti sembrano sapere trovarti la soluzione al tuo problema. Gireremo 7 meccanici in 6 giorni (potete immaginare lo stress raddoppiato dai commenti di Alba), credo che sia un vero record il mio, appena torno mando un’e-mail a quelli del Guinness. Il problema e’ che se supero i 100 km all’ora (piu’ o meno 100 perche’ il contachilometri naturalmente non funziona) il motore si scalda e il decongelante cade per terra; ma nessun meccanico riesce a capire il perche’: un paio di tecnici apparentemente esperti me l’hanno aperta tutta e a quanto pare l’unico problema che puo’ esserci e’ la punta della testa del motore (oh mio Dio). E va bene, vorra’ dire che continueremo senza superare i 90-100 km/h, tanto su queste strade e’ anche difficile andare piu’ veloci, di sicuro non mi metto a cambiare il motore, al massimo la butto sta moto e continuo in bus come ho fatto negli anni passati. Intanto in questi giorni di pit-stop ci siamo fermati a dormire nei paesini piu’ sconosciuti del Messico, dove non abbiamo incontrato neanche un turista, quindi abbiamo vissuto un po’ la vita locale e mangiato tanti tacos piccanti e tortillas. Passiamo velocemente dentro San Miguel de Allende, molto bella e coloniale, ma abbastanza americanizzata e 30 km prima di arrivare a Guanajuato la moto si ferma di nuovo: questa volta la benzina (eh si, la moto non ha neanche il contatore della benzina ed io ancora non avevo capito quanto era capiente il serbatoio). Si fa buio e comincio a preoccuparmi, ma per fortuna ad un certo punto un tizio si ferma ai nostri segnali di luce, poi arriva anche una pattuglia della stradale e quindi ci caricano sia a noi che la moto dietro un pick-up fino al prossimo distributore. Devo dire che in Messico e’ pieno di problemi e cose scassate, ma c’e’ sempre una soluzione a tutto (a modo loro, pero’ c’e’), se rimani a terra difficilmente ci rimani, qualcuno ti tira su. Regaliamo 100 pesos di mancia al tipo che non ha avuto paura a fermarsi da solo sulla stradina buia per raccoglierci, ma non regaliamo niente ai poliziotti, che una battutina sui soldi ce l’hanno buttata (aouuuuu… E che m’avete preso per zio Tom). Con questo pieno finalmente so quanto e’ capiente il serbatoio della moto (sono solo 11,5 litri e con un pieno faccio 200 km circa, non male direi). Arrivati a Guanajuato (il settimo meccanico sara’ qui all’indomani per un problema di batteria) scopriamo che e’ una bellissima citta’ coloniale: le stradine, i monumenti, le piazzette, i localini, tanti universitari, la vista panoramica dal Cerro; e poi e’ particolarissima perche’ ci sono un paio di strade sottoterra costruite tipo metropolitana che la tagliano a meta’ per evitare il traffico; poi da giu’ si sale attraverso le scale verso il centro storico. Veramente particolare. Peccato che siamo al settimo giorno del nostro viaggio e questa e’ ancora la seconda tappa (un po’ in ritardo sulla tabella di marcia direi). Si riparte alla volta di Real de Catorce: il viaggio e’ lungo (piu’ di 400 km, che in Messico significano 8 ore), quindi ci fermiamo a dormire a meta’ strada. Passiamo quindi la linea del Tropico del Cancro con tanto di cartello, ed ai lati della strada si cominciano a vedere i cactus ed un paesaggio piu’ brullo. Real de Catorce e’ un posto molto particolare, raccontato anche nel film Puerto Escondido, con Abatantuono e Bisio: una citta’ mineraria come tante nel nord del Messico, ma questa e’ stata abbandonata dai minatori anni fa ed e’ rinata grazie al turismo. Per accederci bisogna deviare su una strada di 25 km fatta di sanpietrini (o almeno io li chiamo cosi’): sembrava di stare su un campo minato, ci e’ voluto almeno un’ora per percorrerla ed io gia’ pensavo alle conseguenze che sarebbero successe alla moto, li’ in mezzo al niente. Per fortuna me la cavo stringendo solo il cavo della frizione che sembrava partita ormai, anche perche’ a Real de Catorce non credo avrei mai potuto trovare un meccanico. Nel paese si entra attraverso un tunnel a senso alterno lungo 3 chilometri circa ed i visitatori pagano 20 pesos per attraversarlo con un mezzo: alla fine del tunnel eccoci arrivati in questo posto sperduto in mezzo alle montagne. Non so quanti abitanti facesse, ma e’ davvero piccolo, le case tutte in pietra, sembra di tornare indietro di 100 anni. Fin da subito mi piace, il tunnel chiude di notte e quindi si resta isolati qui, l’atmosfera e’ particolare, Alba invece inizia gia’ con le prime lamentele e le sue voglie di andare al mare (purtroppo per la maggior parte di noi Italiani le vacanze e il Messico significano solo relax in spiaggia, amaca e cocco, che peccato, e’ un po’ riduttivo direi). Faro’ una passeggiata alla citta’ fantasma (una piccola Real a qualche chilometro di distanza, ma completamente abbandonata) e tornero’ per il tramonto. In serata vado vicino ad una pseudo Arena dei Tori, dove i ragazzi del posto giocavano a pallone. La scena e’ stata bellissima: dopo l’ultimo goal sono andati tutti via, un paio di macchine ed il resto di loro ha preso il cavallo parcheggiato fuori dal campo e tornato a casa galoppando. Mi sembrava “Ritorno al Futuro”. All’indomani passeggiata a cavallo alla montagna sacra, dove alcuni indigeni fanno a piedi fino a 400 km per compiere il proprio cammino alla montagna tutti gli anni (ci mettono alcune settimane). Intanto in mattinata abbiamo conosciuto Gianni e Carla che ci invitano a pranzo e noi accettiamo: sono 2 commercialisti torinesi che sono scappati 3 anni fa dallo stress delle nostre citta’ e si sono fermati qui comprando una bella casetta costruita da uno svizzero. Che storia, pare ci siano un’altra decina di Italiani che vivono a Real (oltre naturalmente ad altri stranieri), tra i quali una ragazza che lavorava per la NASA negli Stati Uniti (o qualcosa del genere), una giornalista (non ricordo se del Corriere della Sera o Repubblica) ed un tizio al quale hanno dato 8 anni in Italia per un po’ di mariuana e quindi e’ scappato via e non e’ piu’ tornato (anche se ora sembra siano caduti i termini). Veramente interessante e strano sto posto, pare che qui si viva veramente in pace e tranquilli, anche se gia’ da qualche anno e’ abbastanza turistico. Cucineranno un’ottima polenta e carne con una bella vista dal salotto sulle montagne vicine e i 2 amici piemontesi ci racconteranno un sacco di storie curiose; dal signor Pedro che pensava di avere 83 anni e al momento di dovere farsi il documento d’identita’ ha scoperto di averne 85, alle feste di compleanno dove inviti 3 persone e se ne presentano 25, alle escursioni notturne con saccappelo nel deserto, all’uscita settimanale a Matehuala (la citta’ piu’ vicina a 2 ore di distanza) per fare le compre e cambiare un po’ d’aria, fino ai gruppi che vengono a suonare e che se non piacciono la gente spara ai piedi dei musicisti, i quali scappano via (tipo far west praticamente)… E’ venerdi’, il tempo e’ brutto, io sarei anche rimasto un giorno in piu’, il posto mi piace, ma Alba vuole arrivare al mare, quindi partiamo nel tardo pomeriggio, anche per paura che in coincidenza della festa di San Francesco chiudano il tunnel per il fine settimana per evitare che non ci sia abbastanza spazio per le macchine in entrata. Ripercorriamo la strada di sanpietrini (i nostri glutei la ricorderanno a lungo) e all’incrocio ci prendiamo un bel aquazzone: troveremo una bettola per dormire non prima di tarda sera ed in un paesino sperduto dove cerco il proprietario della pseudo stanza per piu’ di un’ora chiedendo alla gente del posto, quindi viaggeremo al buio e bagnati: mai piu’!!! Qui e’ pericoloso guidare di notte, specialmente in moto, ci sono gli assalti armati e le rapine, ma intanto non avevamo calcolato bene i tempi. Siamo a Zacatecas, un’altra bella citta’ coloniale, con la solita piazza con Cattedrale, musicisti in strada ed una manifestazione religiosa. Nell’America Latina sono malati per la religione e piu’ o meno dappertutto si vedono scritte del tipo “Dio Ti Ama”, “La Risposta E’ Gesu'” e robe del genere. A Zacatecas visiteremo anche una vecchia miniera e proveremo per la prima volta lo zip line (o qualcosa del genere) che collega 2 colline della citta’: in poche parole si viaggia attaccati ad una cerniera a qualche centinaio di metri d’altezza per quasi 1 km da una collina all’altra e poi si ritorna alla stessa maniera (giusto perche’ questa non l’avevo ancora provata, erano gia’ un paio d’anni che volevo farlo in Basilicata). Si parte per Guadalajara, la seconda citta’ piu’ grande del Messico dopo l’immensa capitale, la moto ormai pare vada bene, ma occhio a non superare i 100 (80 in salita) altrimenti tira acqua (come dicono i messicani). Anche qui mega messa religiosa in piazza e festa patronale con bancarelle dappertutto (in Messico pare ci sia sempre una festa) ed un bel Luna Park nel nord della citta’ che noi non ci facciamo sfuggire facendo un po’ di giri sulle giostre piu’ grandi. E capitiamo pure il 12 Ottobre, giusti per la festa della Madonna di Zapopan, con file chilometriche per entrare in chiesa nel piccolo sobborgo vicino Guadalajara (che noi naturalmente non abbiamo fatto, di chiese ne avevamo viste gia’ troppe). Ci fermeremo una notte a Chapala sulle rive di un lago, un bel posticino tranquillo, ma anche qui becchiamo la pioggia e l’indomani partenza verso il Pacifico: per la gioia di Alba saranno piu’ di 400 km e ci fermeremo pure 2 volte dal meccanico, una volta il cambio, l’altra la catena (fesserie per fortuna).



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