Africa del Sud-Dalla Namibia al Mozambico in moto

Nel 2007 mio marito ed io abbiamo deciso di vivere un’esperienza diversa, dopo anni di viaggi in moto in giro per l’Europa da soli: affrontare l’Africa, un continente a noi sconosciuto salvo due paesi del nord, Egitto e Marocco. Stavolta non eravamo soli, ma con un piccolo gruppo, otto persone su quattro moto più un accompagnatore con...
 
Partenza il: 28/07/2007
Ritorno il: 20/08/2007
Viaggiatori: in gruppo

Nel 2007 mio marito ed io abbiamo deciso di vivere un’esperienza diversa, dopo anni di viaggi in moto in giro per l’Europa da soli: affrontare l’Africa, un continente a noi sconosciuto salvo due paesi del nord, Egitto e Marocco.

Stavolta non eravamo soli, ma con un piccolo gruppo, otto persone su quattro moto più un accompagnatore con pulmino e carrello (che ci è stato molto utile in qualche occasione – leggi forature).

Il viaggio è durato 24 giorni, dal 28/7 al 20/8 ed ha attraversato cinque stati: Namibia, Zambia, Zimbabwe, Mozambico e un breve tratto di Sudafrica. Il viaggio aereo è stato lungo ma, non essendoci differenza di fuso orario all’arrivo, non abbiamo avuto grossi problemi di adattamento. L’itinerario è stato Bologna – Londra – Johannesburg – Windhoek, dove finalmente la sera del 29/7 abbiamo potuto stenderci su un letto e riposare un po’ (Hotel Kalahari Sands). La mattina dopo, con tutto il gruppo abbiamo preso possesso delle moto e finalmente ha avuto inizio il tour africano, per la verità iniziato un po’ in ritardo sulla tabella di marcia perché una delle moto ha iniziato a fare le bizze, ed è stato necessario passare in officina per rimediare all’inconveniente. 30 luglio – Windhoek/Sesriem. Dopo un centinaio di km su ottimo asfalto, ci siamo fermati e, dopo avere un po’ sgonfiato le gomme, abbiamo iniziato un percorso su sterrato (l’asfalto l’avremmo rincontrato 2/3 giorni dopo). Abbiamo cominciato ad attraversare una zona semidesertica e disabitata, con fattorie poste a parecchi chilometri di distanza l’una dall’altra. Ogni tanto attraversavamo il letto asciutto di piccoli corsi d’acqua (eravamo nella stagione secca, il loro “inverno”, ed infatti di giorno la temperatura si aggirava sui 25°, la notte, come avremmo visto poi, si arrivava attorno allo 0°). A pranzo, come abbiamo fatto quasi sempre nel corso del viaggio, ci siamo fermati in uno spiazzo più o meno ombreggiato e, utilizzando il carrello quale “tavola” abbiamo pranzato con il cibo acquistato localmente. Nel mezzo del nulla, ci siamo poi fermati ad un bar-albergo chiamato Solitaire (specialità torta di mele) dove abbiamo incrociato il gruppo che seguiva l’attore Ewan Mc Gregor nel viaggio che stava compiendo in moto dalla Scozia a Capo Agulhas, il punto più meridionale dell’Africa.

La notte ci siamo fermati al Sossusvlei Desert Camp, dove abbiamo provato l’emozione di cenare all’aperto, con il tavolo separato dalla savana da un semplice muretto di mezzo metro. Il nostro alloggio era una via di mezzo fra tenda e casina in muratura.

31 luglio – Sossusvlei. Ovvero le grandi dune rosse della Namibia. Abbiamo lasciato a riposo le moto (anche perché si sarebbero insabbiate inesorabilmente) e ci siamo inoltrati fra questi giganti di sabbia, che cambiavano colore al mutare della luce. Mio marito ha voluto arrampicarsi su una di queste dune, ha detto poi al ritorno che da lassù c’era una vista spettacolare, ma che era stata una fatica tremenda. Abbiamo fatto picnic sotto alcune acacie, molto vicini ad alcuni animaletti decisamente molto simili ad un incrocio fra scoiattoli e piccoli topi…

1 agosto – Sesriem/Swakopmund. Ovvero dal deserto alla costa nebbiosa dell’Atlantico. Questo fenomeno della foschia è normale nella stagione invernale; mentre ancora si sta viaggiando nel deserto, si comincia a vedere in lontananza una “striscia” scura , e mano a mano che ci si avvicina la temperatura scende decisamente. Si arriva poi a Swakopmund, una città tedesca piantata lì in Africa, con le vie che si chiamano strasse, ma ovviamente abitata quasi per intero da africani. Per restare in tema, l’albergo si chiama Hansa Hotel, e davvero sembra di essere a Lubecca!! Anche la cena (ottima) è molto “europea”.

2 agosto – Swakopmund/Cape Cross/Damaraland. Prima di tornare nel deserto, facciamo una puntata a Cape Cross, dove vive una numerosa colonia di foche. Da qui verso l’interno, attraversando paesaggi molto belli, ma stando sempre attenti alla strada (e alla sabbia traditrice!!), fino al Damaraland ed alla cittadina di Twifelfontein (se non ho capito male in olandese vuol dire dodici fonti o qualcosa del genere), abitata da moltissime persone di origine europea. Il lodge, che si chiama coma la città, è costituito da casette che si confondono con la montagna che sorge alle spalle, essendo costruite con la stessa roccia rosata, e l’accesso all’edifico centrale (col ristorante, ecc..) è nascosto da due enormi massi disposti ad arco. Qui, cominciano a vedersi alcuni graffiti, che rappresentano cacciatori ed animali, anche se il sito più famoso (che fra l’altro fa parte del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco) è qualche km più distante.

3 agosto – Dopo una doverosa visita ai graffiti rupestri dei Boscimani, si parte per una lunga tappa di trasferimento verso l’Etosha N.P (e dove ad un certo punto rincontriamo l’asfalto!!). All’arrivo, prendiamo possesso della stanza al Mokuti Lodge, dove cominciamo a vedere la prime zanzare. Per non sbagliare, quindi, iniziamo a usare i repellenti per questi insetti, anche se il rischio di malaria in quella stagione non è alto, ma non si sa mai!! 4 agosto – Etosha N.P. Anche oggi moto a riposo, e giornata di safari all’interno del Parco Nazionale. Beh devo dire è emozionante vedere tutti questi animali, di solito visti solo nei documentari (e ahimè negli zoo) muoversi invece liberamente e non dietro le sbarre di una gabbia. Ci si piazza nei pressi delle pozze d’acqua, e arrivano tutti, dagli gnu alle zebre, impala e spingbock ecc… , e poi giraffe (tantissime), elefanti… però il nostro sogno sarebbe quello di vedere i predatori, ed in particolare i leoni, ma purtroppo dopo tanto girare, di carnivori, nemmeno l’ombra!! Stavamo andando via, quando la guida riceve via radio una notizia: avvistato un leopardo!! Arriviamo sul posto, e si presenta questa scena: ingorgo di mezzi, e a 50 metri circa un albero su cui sta mollemente disteso un leopardo che ovviamente non ci degna di uno sguardo, e dopo qualche minuto scende dalla pianta e si allontana.

5 agosto – Etosha N.P./Caprivi Strip. Lunga tappa di trasferimento. Una volta all’interno della Caprivi Strip, si comincia a vedere un’Africa che fino al quel momento mancava: quella dei villaggi di capanne, ma purtroppo anche di grande povertà. Lungo le strade la gente cammina a piedi per chilometri, portando sulla testa (specie le donne) fardelli impressionanti. La sera, abbastanza stanchi, ci fermiamo al Kavango River Lodge, lungo l’omonimo fiume che per un lungo tratto segna il confine fra Namibia e Angola.



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