Partenza il 22/6/2019 · Ritorno il 29/6/2019
Viaggiatori: 2 · Spesa: Da 500 a 1000 euro

Minorca e Cami de Cavalls

di MICAROX - pubblicato il

Quest’anno, io e mio marito, siamo partiti la seconda settimana di giugno per l’isola di Minorca. E’ stata la nostra prima volta nell’arcipelago delle Baleari e devo dire che quest’isola ci ha letteralmente conquistato con i suoi aspetti selvaggi e con le sue acque limpide.

Siamo atterrati con volo Volotea a Mahon o Maò come viene chiamata una delle due principali cittadine dell’isola, perché qui siamo sotto la giuriscrizione della Catalogna e dunque si parla il catalano e non il castigliano. Avevamo prenotato l’auto tramite Amigo Car da casa e una volta scesi dall’aeroporto ci siamo trovati in difficoltà, perché il ritiro dell’auto non è all’uscita dell’aeroporto, ma nel mezzo del parcheggio antistante. Non serve avvisarli, vengono loro a prenderti con dei van, bisogna confermare l’orario del volo quando si effettuata la prenotazione e riconfermarlo nel caso cambiasse, qualche giorno prima. Comunque, i taxisti gentilmente ce lo hanno indicato. Noi abbiamo fatto l’assicurazione in Italia per quanto riguarda l’auto e quando siamo arrivati, hanno insistito non poco perché ne stipulassimo una con loro al prezzo di 150,00 euro, ma non abbiamo ceduto e alla fine ci hanno consegnato l’auto, una nuova Fiat 500, con qualche graffio che puntualmente abbiamo segnalato. L’assicurazione che abbiamo acquistato in Italia, è valida a tutti gli effetti, solamente che se succede qualcosa, Amigo car si trattiene dalla franchigia del deposito della carta di credito il danno e successivamente ci si deve fare rimborsare dall’assicurazione stipulata in Italia.

Ottenuta l’auto, siamo partiti alla volta del villaggio che non dista molto dall’aeroporto, circa 15 minuti. Il Grupotel di Mar De Menorca si trova a Cala des Canutells ed è composto da più blocchi a due piani, attorno alle piscine. La strada gira tutt’attorno il complesso che è tenuto molto bene. Alla reception la ragazza, molto carinamente si è sforzata di parlare italiano, ma subito siamo passati allo spanish (spagnolo e inglese). Abbiamo messo i braccialetti all-inclusive e ritirato subito i due asciugamani per la piscina (se si cambiano viene richiesto il pagamento di € 1,00 ad asciugamano); se vi interessa l’utilizzo della cassetta di sicurezza dovete chiedere la chiave e lasciare una cauzione (la casetta ha un costo di 3,00 euro al giorno). La nostra camera, situata a piano terra, era composta da due letti a una piazza e mezza, divano, cucinino (che non abbiamo mai usato con bollitore e bustine varie di te e caffè) e un bagno con una doccia molto grande. Davanti alla camera avevamo un pezzetto di giardino dove abbiamo messo un lettino e il parcheggio dell’auto. Chi invece alloggiava al piano superiore aveva comunque un bel terrazzino.

Per prima cosa, siamo andati al bar sotto la reception, dove abbiamo preso qualcosa da mangiare; infatti dalle 10,00 fino alle 17,00 c’è questo piccolo baretto stile supermercato, dove trovi nei frighi l’insalata, la frutta, lo yogurt e i sandwiches da portarsi via quando non si mangia in hotel o si a fame fuori orario. Ci sono pure le bibite e se si vuole un toast o qualcos’altro te lo preparano al momento. Anche nel bar dietro la reception ci sono sempre le bevande a disposizione, calde o fredde. I cocktail sia alcolici che analcolici sono compresi nell’all-inclusive. La colazione, il pranzo e la cena sono a buffet e l’orario cambia in base al periodo, comunque all’arrivo Vi consegnano un talloncino con tutti gli orari. L’unico difetto di questo posto è l’abbondanza e la bontà del cibo offerto che spazia dai primi piatti alla pizza, dalla carne al pesce cotti al momento, dalle verdure cotte o crude, alla frutta, ai dolci, gelato compreso, ai formaggi e chi più ne ha più ne metta. Insomma, si rischia di mettere su dei chili come niente.

La nostra passione è la montagna e le passeggiate, così anche qui a Minorca abbiamo unito la voglia di muoverci a piedi a quella di scoprire le varie spiaggette nella parte sud dell’isola, attraverso il Cami de Cavalls. Dopo aver messo abbondante crema solare, preso due bottiglie d’acqua, cappello, scarpe da trekking, costume di ricambio, asciugamano e qualcosa da mangiare, siamo partiti per la nostra prima camminata che parte da dietro la spiaggetta (non molto carina) di Cala des Canutells fino a Cala En Porter (che fa parte della tappa n.17). Il percorso è per tre quarti al sole e su un sentiero ben battuto, che passa in mezzo alla macchia mediterranea. Il mare non lo si costeggia ma lo si vede. Abbiamo incontrato anche dei ciclisti, ma bisogna essere ben allenati e alcuni passaggi sono davvero arditi da fare in bici, inoltre, ci sono molti cancelli da aprire/chiudere. Il percorso è ben ventilato, ci sono un po’ di sali e scendi sia alla partenza sia all’arrivo. Noi abbiamo fatto una deviazione all’altezza di Cales Coves, attirati da delle grotte sulla roccia scavate da nostri antenati preistorici (risalenti all’età del bronzo). Questa minuscola caletta ha comunque un suo fascino e, attirati da un sentiero sugli scogli abbiamo proseguito il cammino lungo questo promontorio che ci ha di fatto accompagnati a quella che è una spiaggia bianca, utilizzata da chi soggiorna a Cala En Porter e vuole stare tranquillo. A questo punto il sentiero si ricongiunge con il Cami de Cavalls e con un ultimo sforzo in salita siamo arrivati alla fine della tappa n.17. Il paese è bello grande e tutto nuovo, abitato quasi prevalentemente da inglesi, ma da dove siamo arrivati noi a scendere sulla spiaggetta di Cala En Porter, c’è ancora un bel po’ di strada e di discesa/salita, così abbiamo optato per ritornare al nostro villaggio, questa volta senza deviazioni. Il percorso che abbiamo fatto è stato di circa 13 km., e ci è piaciuto, perché non ci ha stancati e ha unito a un paesaggio mutevole, al mare e alla “storia”. Arriviamo in hotel in tempo per mangiare qualcosa e tuffarci in piscina, dopo aver fatto una bella doccia per lavar via il rosso della terra che avvolgeva le nostre gambe. La sera prima di cena, riprendiamo l’auto è andiamo in avanscoperta del percorso che faremmo domani, la tappa 18 del Cami de Cavalls, ossia da Cala de Binissafuller a Punta Prima o fin dove riusciamo ad arrivare. Lungo la strada ci fermiamo al Mirador di Binidalì da dove si ha una vista panoramica sulla caletta di sabbia bianca e sul mare che ci circonda. Il paesino è davvero piccolino e si gira in una manciata di minuti, così proseguiamo fino a Binibeca Vell. Questo è un “finto” paesino di pescatori, nel senso che è stato tutto ristrutturato per affittare le stanze ai turisti, mantenendone le caratteristiche del piccolo borgo sul porticciolo con viuzze strette e tortuose. Qui ci sono dei negozietti, qualche piccolo bar e ristoranti e camminandoci in mezzo abbiamo capito dove prendere il sentiero che faremmo l’indomani mattina.

Entusiasmati dalla precedente passeggiata partiamo dal nostro hotel con l’auto e non terminiamo la tappa di ieri, perché questo tratto del Cami de Cavalls è per buona parte lungo la strada principale, così decidiamo di prendere l’auto e andare fino a Binisafuller, dove lungo la strada c’è un parcheggio gratuito, in modo tale che al ritorno siamo comodi per fare un bagno nella sottostante caletta. Il cami attraversa la spiaggetta e prosegue per poche centinaia di metri su un sentiero, prima di proseguire lungo la strada costiera. Che delusione, stiamo camminando in mezzo alle auto, ma oramai si prosegue, nella speranza che passato il paese di Binibeca Vell si inoltri nuovamente in un sentiero. Invece, prosegue sulla strada, sotto il sole e non ci sono calette dove potersi fermare e fare il bagno. E’ una zona residenziale e per turisti, soprattutto verso marina de Son Ganxo, il punto dove siamo arrivati vedendo davanti a noi l’isola con il faro. Abbiamo cercato di camminare lungo la costa ma è tutto roccioso e ci si fa male ai piedi. Il sole, il caldo e la pochissima ventilazione ci consigliano di rientrare per la stessa strada, meno male che possiamo riposarci nella spiaggetta di Binissafuller. La spiaggia è davvero piccolina e piena di famigliole con bambini piccoli e urlanti, con un forte odore di nafta, visto che c’è pure un porticciolo, così decidiamo di rientrare in hotel, dove ci tuffiamo in piscina. Anche oggi sono stati 13 km., ma a differenza di ieri, davvero stancanti e noiosi. La sera dopo cena decidiamo di andare a fare due passi sul promontorio di Cala des Canutells e ci godiamo uno splendido tramonto tra ville e piscine.

Nuovo giorno e nuova passeggiata, questa volta decidiamo di fare la tappa n.15 del Cami de Cavalls, il pezzo che va da Son Bou a Platja de Sant Tomàs. L’arrivo a Sou Bon avviene dall’alto e ci permette di godere di un bel panorama. Parcheggiamo all’ingresso di Sou Bou vicino ai due enormi grattacieli-hotel che non passano inosservati, dove c’è un ampio parcheggio gratuito e un centro commerciale. Praticamente, senza saperlo abbiamo parcheggiato nel posto migliore. La passeggiata inizia tra le case del paese, e a dire il vero è un po’ difficile seguire le indicazioni per il Cami de Cavalls, perché son davvero poche e seminascoste, comunque dal parcheggio si prosegue per il Passeig Maritim verso ovest al bivio si sale per Carrer de Santa Maria che si percorre fino in fondo. L’imbocco del sentiero è sulla destra, prima della curva a 90° che scende. Ci si inoltra in mezzo alla campagna per aggira l’oasi naturale. Fatto questo pezzo a contatto con la natura e con i maiali selvatici ci si trova di nuovo davanti al mare su punta d’Atàlitx, dove si può scegliere se ritornare per la bianca spiaggia di Sou Bou o proseguire per quella di Sant Tomàs come abbiamo fatto noi e che vi consigliamo. Su questa punta ci sono dei resti di fortificazioni delle precedenti guerre. La spiaggia di Sant Tomàs, con un fondale d’acqua cristallino, la sabbia bianca e la passeggiata alberata che divide l’arenile dagli hotel è davvero molto carina. Qui abbiamo preso un aperitivo, fatto un tuffo, una doccia presso uno degli hotel, prima di rientrare a Son Bou, questa volta passando per la spiaggia. Sinceramente, a fine viaggio abbiamo eletto questo posto il più bello per fare il bagno, sia per l’acqua calma e calda, sia per le spiagge che essendo grandi per lo standard dell’isola, non sono affollate. Anche a Son Bou ci siamo tuffati in mare e preso un’oretta di sole. La doccia l’abbiamo fatta uscendo dalla spiaggia di Son Bou, vicino ai due grattacieli e con una salita di 100 metri lungo il viale dei negozietti siamo arrivati al parcheggio dove avevamo lasciato l’auto. Anche oggi abbiamo fatto circa 10 chilometri e due bei bagni in acqua cristallina. Sia il paesino di Sant Thomas sia Son Bou, sono puramente turistici e non c’è nulla da visitare. Come sempre la nostra giornata si conclude con un bel bagno nella piscina del nostro hotel. La sera dopo cena, abbiamo fatto una passeggiata nei dintorni alla scoperta del villaggio. In hotel facevano animazione, ma era principalmente per i bambini e in lingua inglese. Noi stavamo di solito fuori a goderci il fresco sulla terrazza del bar, ascoltando la musica o giocando a ping-pong.

Ed eccoci, belli freschi e pimpanti dopo una buona notte di sonno per affrontare quella che a detta dei nostri amici sono tra le spiagge più belle di Minorca. La tappa n. 13 da Cala Galdana a Cala En Turqueta. Arriviamo nel paese di Cala Galdana e lasciamo l’auto nel parcheggio che si trova a destra dopo aver superato il ponte. E’ un bel parcheggio grande vicino alla spiaggia. Il sentiero parte sulla curva di passatge Riu ed è ben indicato. Questa tappa del Cami de Cavalls è stata a nostro parere la più bella e meno faticosa. Bella perché in mezzo al verde, con panorami meravigliosi sulle due spiagge più famose dell’isola Cala Macarella e Cala Macarelleta. L’unico neo sono i tanti turisti che fanno questo percorso, perché il flusso di entrata con le auto in queste due calette è regolamentato, in quanto non c’è molto parcheggio e quando lo chiudono, le persone si riversano a Cala Galdana e si spostano a piedi. Il percorso prevede anche dei gradini per superare i punti più difficoltosi. Arrivati a Cala Macarella veniamo accolti da un azzurro e da un blu meravigliosi. La spiaggia è già affollata alle 10 di mattina, per cui decidiamo di proseguire. Proseguiamo per Cala Macarelleta, dove un tratto del sentiero è davvero spettacolare e nonostante sia così vicina, il Cami de Cavalls, fa un giro abbastanza largo, ma ne vale la pena. Non ci fermiamo neppure su questa caletta, perché vogliamo arrivare fino a Cala en Turqueta. La distanza supera di poco i 6 km., e quando arriviamo buttiamo letteralmente tutto a terra ed entriamo in acqua. Impossibile resistervi, è davvero turchese come dice il nome, ed è davvero impossibile distendersi a prendere il sole. Ci asciughiamo alla meglio su dei sassi, mentre dietro passano delle caprette, tranquille e incuranti della folla. Riprendiamo i nostri stracci nella speranza di trovare meno gente a Cala Macarelleta. In effetti, c’è meno gente, ma ci sconsigliano di fare il bagno perché ci sono tantissime meduse. Peccato! Allora riprendiamo la nostra passeggiata e anziché fare il percorso dell’andata, prendiamo il sentiero che segue la costa. Ve lo consigliamo, perché ci sono degli scorci stupendi. Finalmente a Cala Macarella facciamo il bagno e si dissetiamo al bar che si trova nella pineta. Qui a pagamento c’è una doccia. Non proviamo neppure a stendere l’asciugamano. Troppa confusione. Riprendiamo il percorso fatto all’andata, ma ogni tanto ci infiliamo nei sentieri laterali che ci portano lungo la costa da dove riusciamo a fotografare le due spiagge appena lasciate assieme. Vi consiglio di fare questi 200 metri in più, perché ne resterete soddisfatti. Finalmente riusciamo a stendere il nostro asciugamano a Cala Galdana. Non ci prendiamo l’ombrellone, tanti ci sono gli alberi che ci proteggono dal forte sole del primo pomeriggio. Qui rimaniamo un paio d’ore, quasi sempre in acqua. Prima di rientrare, ci facciamo la doccia nei bagni pubblici in fondo alla passeggiata che costeggia la spiaggia vicino al ristorante Aquario. Anche oggi abbiamo fatto circa 12 km. Prima di salire in auto, diamo un’occhiata ai negozietti puramente turistici lungo la strada. Anche questo paese è solamente di villeggiatura. Non rientriamo subito, perché abbiamo appuntamento con la collega di mio marito a Cala En Porter. L’acqua è invitante, la spiaggia pure, ma il cielo si è rannuvolato e fa freschino. Prendiamo un aperitivo e guardiamo il Cami de Cavalls che si inerpica su per la collina. Questa è una bella spiaggia, soprattutto per chi ha bambini, perché ci sono i bagnini, un posto di primo soccorso, il parco giochi, le docce, insomma tutto. Rientriamo in hotel, ceniamo e ci mettiamo a prendere il fresco sulla terrazza del bar, ascoltando musica e facendo due tiri a ping-pong.

Penultimo giorno sull’isola e concludiamo la parte sud del Cami de Cavalls con la tappa n. 12. Il nostro proposito e di partire da Son Saura fino a Cala en Bosch, ma dopo aver superato il bivio per Cala en Turqueta che era già chiuso al traffico siamo stati anche noi bloccati, potevamo scegliere se parcheggiare lì e prendere un bus che ci avrebbe portato fino a Cala Macarella o a Son Saura, oppure ritornare indietro e andare direttamente a Cala En Bosch. Così abbiamo fatto e trovato parcheggio vicino alla spiaggia, abbiamo iniziato il nostro percorso. Questo tratto di Cami è stato lungo, perché tutto sotto il sole e su di un sentiero roccioso, tanto che le mie scarpe ne hanno risentito. Lungo tutto il sentiero, a parte la parte iniziale dove poco dopo la partenza si incontra la spiaggia di Son Xoriguer, è tutto lungo la costa, senza alcuna possibilità di scendere in acqua. Abbiamo dovuto arrivare a Son Saura per poter tuffarci. Anche questa spiaggia di sabbia bianca, seconda per lunghezza dopo Son Bou è tutta libera. E’ una spiaggia non attrezzata, non abbiamo visto neppure le docce, e dunque bisogna portarsi l’ombrellone, perché nonostante vi sia una pineta, c’è il divieto di entrarvi. Addirittura, hanno fatto tutto un sistema di passerelle sospese per arrivare in spiaggia dal parcheggio, questo però va a vantaggio che c’è pochissima gente. Fatti i nostri bagni di acqua e sole, siamo ritornati al Cala en Bosch, dove finalmente abbiamo potuto dissetarci, perché avevamo terminato le nostre due bottiglie di acqua. E’ stata la giornata più faticosa, sia per il caldo, sia per gli oltre 14 km. Non abbiamo fatto il bagno su questa spiaggia che non è tanto larga, ma è profonda un’ottantina di metri, perché presa d’assalto dagli ospiti dei vicini hotel, ma finalmente abbiamo fatto la doccia per togliere il sale e la sabbia dalla pelle. Il paese è come tutti gli altri, molto turistico, con bar, pizzerie, negozietti e tantissime case di villeggiatura come tutta la costa che risale fino a Ciutadella. Decidiamo di proseguire fino a Ciutadella. Eh sì, perché arrivati fin qui, tanto vale visitare questa cittadina a 10 km di distanza. La prima cosa che ci colpisce è la lunga insenatura portuale che arriva fino al cuore della cittadina. Come sempre, io entro nell’ufficio del turismo, che si trova in piazza d’es Born e mi faccio consegnare una piantina della città e consigliare su cosa vedere. Il ragazzo gentilissimo, mi spiega in inglese, che a quest’ora è tutto chiuso, le chiese, come pure i musei aprono alle 16.00. Intanto noi ci mettiamo in cammino per vedere le vie che fiancheggiano il centro. Devo dire che la troviamo molti simile ad alcuni paesetti del nostro centro sud Italia. La stanchezza e la fame si fanno sentire, così prendiamo qualcosa in uno dei pochi bar che troviamo aperti, eppure sono le 15,30. Ci guardiamo attorno, i nostri amici ci avevano consigliato di andarci di sera, ma di ritornare non ne abbiamo voglia. Dal nostro hotel è più di un’ora di macchina, per cui rientriamo e facciamo una bella nuotata in piscina. Questa sera fa caldo e dopo cena facciamo il giro del promontorio per vedere se c’è un po’ di arietta, ma alla fine la cosa migliore è sempre la terrazza del bar. Ne approfitto per decidere che tappa fare il giorno dopo. Mio marito vorrebbe fare una mattinata in spiaggia e così opto per Cala Presili nel cuore del parco naturale di Minorca.

La mattina ci svegliamo con delle nuvole che man mano ci avviciniamo alla nostra metà si fanno sempre più scure e inizia pure a piovere, ma non fa niente, veniamo fermati da una guardia che ci dice che non possiamo proseguire, perché è un parco naturale e si entra solo con il bus. Chiediamo dove dobbiamo prendere il bus e ci dice a Mahon. Non abbiamo voglia di ritornare indietro e così andiamo al paesino di Fornells. Il paese è il più bello che abbiamo visto fino ad ora. E’ un vero paese che affitta case ai turisti, ma non ha grandi hotel come abbiamo visto nei precedenti giorni. Ci sono i resti di un forte, una lunga insenatura e finalmente trovo le famose minorchine. Ne acquisto un paio per mia figlia. La nostra passeggiata ci porta fino al cimitero dove troviamo un segnale di una passeggiata che va oltre un cancello e nonostante l’indicazione di proprietà privata, vediamo che tutti entrano tranquillamente e così facciamo anche noi. In effetti è un bel promontorio che ci permette di vedere dall’alto la scogliera che si butta in mare. Il tempo si è schiarito e così decidiamo di andare alla spiaggia di Cavalleria che si trova lungo la tappa n. 6. Il mio desiderio sarebbe di fare almeno il tratto che collega questa spiaggia a quella più famosa di Cala Pregonda, ma mio marito stende il telo mare sulla sabbia rossa e non da lì non si muoverà per 4 ore, salvo due bagni nell’acqua verde. Il parcheggio è gratuito con un baretto e i bagni. Per arrivare alla spiaggia c’è una breve salita che porta sul promontorio da cui si può scegliere se scendere alla spiaggia omonima o andare a destra a Cala Roja. A Cavalleria, ci sono anche dei bagnini e da lì si vede benissimo il Cami de Cavalls che sale sul promontorio successivo e siccome era così invitante l’ho fatto. La vista è bellissima anche se non si vede Cala Pregonda, ma s’intravede Cala Mica. Finalmente una giornata in spiaggia o quasi. Il rientro nel tardo pomeriggio mi permette di fare il solito bagno e le valige, prima di cenare. L’indomani abbiamo l’aereo alle 19,00 e la consegna dell’auto entro le ore 17.00. Così dopo aver fatto colazione, ritirato delle insalate da viaggio al snack-bar e ritornata la chiave della cassaforte alla reception, siamo partiti alla scoperta della parte sud est dell’isola. Lungo la costa abbiamo visitato Punta Prima, dove c’è una spiaggia di sabbia bianca e un mare azzurro, anche il paese in sé è carino. Abbiamo ripreso l’auto per Sant Lluis, il paese di case bianche, e proseguito lungo la ME6 che ci ha portato a costeggiare l’insenatura di Mahòn. Lasciamo l’auto al parcheggio dietro la stazione degli autobus, dopo aver visitato la zona bassa della città che è puramente turistica e ci incamminiamo tra le viuzze. La cartina che ho in mano mi indica la strada per arrivare nel centro storico e così facendo attraversiamo anche il mercato che si tiene in piazza di Spagna, dove troviamo alcuni oggettini di artigianato locale. La nostra passeggiata prosegue fino al belvedere della chiesa di Santa Maria de Maò da cui si ha la vista sulla profondità di questa insenatura e una vista sulla strada che sale a tornati dal porto alla città. Da qui al mercato del pesce e alla chiesa del Carme la strada è breve. Vi consigliamo un salto dentro al mercato del pesce, dove lo si può acquistare, ma anche mangiare e visto che sono le 13.00, ne approfittiamo per prenderci delle tapas e un boccale di birra. La chiesa è chiusa, così ci perdiamo tra le viuzze passiamo per il grazioso giardino De Vida. Arriviamo all’auto che sono le 15,00 e ci restano ancora un paio d’ore da impiegare, così decidiamo di andare dall’altra parte dell’insenatura a visitare la fortezza De La Mola. Ci vogliono circa venti minuti per arrivare e visti i tempi ristretti, la visita del museo contenuto all’interno non la facciamo, ma camminiamo tra i ruderi della fortezza e ritorniamo a Mahon lentamente, fermandoci a fotografare l’insenatura, la fortezza, Mahòn. Riconsegnammo l’auto alle 16,30 e con il van veniamo trasportati all’aeroporto. Ci ricordiamo che non abbiamo preso alcuni regali e così acquistiamo i tipici dolcetti Minorchini, la briosche con crema all’interno chiamata “Ensaimada”. L’aero puntualmente parte e ci riporta a Venezia con 10 minuti di anticipo e con un po’ di tristezza, perché in effetti Minorca ci è piaciuta e non poco.

Devo dire che quest’isola è un giusto connubio tra natura, mare, sole e lunghe passeggiate, dove si può scegliere se stare in posti affollati o semi-solitari, dove ogni tappa del Cami ci ha riservato un paesaggio diverso dalla precedente, con le tonalità dell’acqua e della sabbia ogni volta diverse. Ebbene sì, Minorca ci ha proprio conquistati.

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