Uzbekistan: il paese delle cupole turchesi

Percorrendo l'antica Via della Seta tra atmosfere da fiaba e nuove realtà
 
Partenza il: 08/08/2017
Ritorno il: 15/08/2017
Viaggiatori: 2
Spesa: 2000 €

UZBEKISTAN 8-15 AGOSTO 2017

L’Uzbekistan è un paese che consiglio di visitare: un viaggio tranquillo, non eccessivamente faticoso (tranne qualche lungo trasferimento) e ancora ricco di atmosfere che richiamano l’antica via della seta. Sono sempre stata affascinata dai luminosi colori turchesi delle cupole e delle maioliche azzurre e blu che rivestono i monumenti. Anni fa ho avuto la fortuna di visitare l’Iran, che ha notevoli affinità architettoniche con questo paese: non amo i paragoni, ma devo ammettere che l’antica Persia è nel complesso più varia e intrigante dell’Uzbekistan, ma anche quest’ultimo merita sicuramente di essere visto, soprattutto per la cordialità e il calore della popolazione, nonché per la sua antica storia.

INFORMAZIONI GENERALI:

Prese elettriche: come l’Italia

Clima: ad agosto caldo intenso ma secco, qualche sera anche più fresco

Valuta: sum (1 euro 4500 sum)

Documenti: passaporto + visto. Importante compilare bene i moduli d’ingresso, che vengono distribuiti in aereo, indicando esattamente le valute e i beni preziosi introdotti nel paese (anche il proprio cell, pc ecc., specificando di seconda mano). All’uscita idem: chiaramente la somma di denaro sarà di meno per le spese fatte.

Volo: Uzbekistan Airways da Roma Fiumicino a Tashkent, circa 5 ore e mezzo. Il mio volo era in ritardo, ma la coincidenza per Urgench (circa 2 ore di viaggio) ha aspettato.

Strade: in alcune zone è possibile imbattersi in tombini aperti e scanalature vuote dei marciapiedi, abbastanza larghe, davvero pericolose.

ITINERARIO DI VIAGGIO: Khiva-Bukhara-Shakhrisabz-Samarcanda-Tashkent

HOTEL: Sono andata in Uzbekistan con un Tour Operator che ha prenotato gli alberghi.

A Khiva ho soggiornato nell’hotel Euro Asia (3 stelle), situato in pieno centro storico. E’ abbastanza strano, con un grande atrio nelle cui pareti, oltre al banco della reception, spiccano le porte di alcune camere. Le altre sono al secondo piano, affacciate su uno stretto corridoio, aperto verso la sala sottostante. Anche l’arredamento interno delle stanze ha un che di tipico, assolutamente diverso dagli standard internazionali: lenzuola a righe colorate imitazione Chanel.

A Bukhara: hotel Heritage Devon Begi (4 stelle), in centro, con tende e copriletti che spiccano per lucidi tessuti dorati, di gusto orientale.

A Samarcanda: hotel Emir Han (4 stelle), in periferia, nelle cui stanze le testate dei letti sono di stoffe bluette, decisamente vistose,m e i bagni hanno mattonelle dorate che fanno pendant con i rubinetti di ottone. Purtroppo le docce sono quasi sempre nelle vasche, con odiose tendine di plastica. Anche l’arredamento della hall è esagerato e pacchiano, con abbondanti dorature e sedie fucsia e oro, in stile barocco, nei corridoi.

A Tashkent: hotel City Palce (4 stelle), molto moderno in stile internazionale.

RISTORANTI – Una raccomandazione: consiglio le solite precauzioni del viaggiatore nel bere acqua e bibite in bottiglia, niente ghiaccio e cibi cotti.

A Khiva ho pranzato in un ristorante vicino all’albergo (in pieno centro storico), l’Orient Star, un bel locale che probabilmente viene utilizzato anche per spettacoli poiché ha un grande spazio al centro e i tavoli disposti da un lato. Un menù tipico è costituito da un antipasto di assaggini offerti in piccole ciotole (legumi, barbabietole, rotolini di melanzane), accompagnati da spicchi di focaccia bianca. Segue poi una gradevole zuppa di verdure, con carne e pasta di piccolo formato e per finire patatine fritte, un rotolino di crêpe ripiena di carne e tè verde.

Per la cena invece è stato scelto un ristorante situato su una terrazza, con pietanze servite con le stesse modalità.

Durante il trasferimento da Khiva a Bukhara, dopo parecchie ore di attraversamento di un’arida zona desertica, ho consumato un “sacco al pranzo” (come scherzosamente ha detto la guida) in una specie di costruzione dotata di bagni (si fa per dire) e di una parte esterna coperta, dove era apparecchiato un lungo tavolo. Accolta da una ventata di aria bollente e secca, ho gustato un cestino contenente un panino di carne e formaggio, due rustici, un dolce e una banana, completati da un pomodoro e un cetriolo.

A Bukhara il ristorante scelto per la cena era l’Old Bukhara, situato su una terrazza: misto di carne arrosto con verdure, servito dopo la solita zuppetta preceduta da antipastini. Per finire un ottimo strudel con gelato.

A pranzo del secondo giorno mi sono fermata nel ristorante Bella Italia, che del nostro paese ha solo il nome perché il cibo è sempre uzbeko, con antipasti, zuppa di zucca e carne con patate fritte. Per finire un buon dolcetto a forma di cigno ripieno di panna. Per cena invece sono andata in una casa privata adibita a ristorante. Questo fenomeno è molto diffuso perché non credo ci sia una grande quantità e offerta di ristoranti. In un ampio cortile erano apparecchiati degli allegri tavoli sui quali erano sistemate piccole ciotole con i soliti antipasti di verdure cotte e crude (che è meglio evitare perché alcuni del gruppo sono stati male), frutta, pomodori, cetrioli e pane-pizza. I padroni di casa hanno servito a tavola insieme ai figli e la cena è stata molto gradevole. Il piatto forte era una piccola tajine molto gustosa, con patate, pomodori e carne, preparata spesso in occasione del “navruz”, il capodanno zoroastriano.

Il pranzo lungo il trasferimento da Bukhara a Samarcanda è stato nuovamente consumato in una specie di agriturismo famigliare, dove mi hanno offerto per antipasto delle buone pizzette fritte e una zuppa.

A Samarcanda sono andata a cena in un enorme ristorante che si chiama Sherazade: l’ingresso è molto pomposo, pieno di dorature. A pian terreno c’era una grande festa con musica ad alto volume e tanta gente che ballava. Io invece sono stata sistemata al primo piano, pronta per assaggiare il famoso riso plov, con cipolle, carne e spezie, abbastanza buono.

A Tashkent il pranzo era prenotato al ristorante Piligrim, dove ho mangiato un piatto strano e tipico che sembra una zuppa di semolino. A cena infine al ristorante Al Aziz per gustare dei pezzetti di carne infilzati su uno spiedo di metallo e accompagnati da patatine fritte.



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