Uzbekistan, un viaggio fuori dal comune!

Un compleanno che segna una tappa importante nella vita è l’occasione di un viaggio fuori dal comune. Ed una tappa della leggendaria Via della Seta sembrava l’ideale.
 
Partenza il: 13/07/2019
Ritorno il: 20/07/2019
Viaggiatori: 2
Spesa: 2000 €

Testo di Marco Ronzoni – foto di Paola Bettineschi e Marco Ronzoni

Tutto inizia, come sempre, procurandoci le informazioni necessarie alla programmazione del viaggio, quindi dove fermarci e come muoverci, fissando le prenotazioni degli alloggi e degli spostamenti interni in treno, auto ed aereo. Sebbene avessimo già viaggiato in diversi Paesi musulmani in Nord Africa, Africa Occidentale e Medio Oriente, questa meta in Asia Centrale era un mondo nuovo per noi, forse ancora più affascinante di quelli già visitati. Si, lo ammettiamo. Chi avrà la voglia e la pazienza di leggere questo racconto si chiederà se la quantità di siti visitati, che si possono fare rientrare in tre categorie principali (moschee, madrase e mausolei), alla fine non possa far sembrare tutto un po’ uguale e ripetitivo. Credetemi, non è così. Certo se siete appassionati di shopping a New York o aperitivi a Dubai, forse non resterete così coinvolti…

Lasciando la storia a testi più autorevoli, qui possiamo dire che l’attuale Uzbekistan si trovava lungo la Via della Seta, uno degli antichi itinerari di collegamento terrestre tra Oriente ed Occidente. E questo ne fece la fortuna. A causa dell’enorme traffico commerciale in transito e della vitale necessità di punti di sosta e scambio, lungo la Via della seta sono nate e si sono sviluppate città e civiltà ricche e potenti. Mercati e caravanserragli, che fornivano il luogo ideale per il riposo dei carovanieri, per il deposito delle merci e per le trattative, gradatamente si trasformavano in insediamenti urbani sempre più vasti ed organizzati dove sorgevano luoghi di preghiera, di istruzione, di sepoltura, di potere: moschee, madrase, mausolei, palazzi. La promiscuità di genti e di culture sia di passaggio che stanziali nella regione ha fatto sì che non esista un vero e proprio ceppo etnico uzbeko; nei tratti somatici delle persone si riconoscono lineamenti europei, russi, asiatici, arabi, mongoli, cinesi, ecc. E questo rende tutto ancora più intrigante.

Si parte. L’Aeroflot ci porta in Uzbekistan via Mosca in circa 8 ore. Un volo piuttosto lungo, a dire il vero, ma le alternative più dirette e rapide erano anche decisamente più costose. TASHKENT, la capitale, è una città accogliente che, seppur priva delle magnifiche attrattive storiche ed architettoniche di altre località, segna un punto nevralgico per la visita del Paese. Oltre ad avere un aeroporto internazionale direttamente a contatto col centro urbano, offre buone sistemazioni alberghiere e la possibilità di acclimatarsi sia per le temperature che per la vita uzbeka. Veniamo accolti da 40° ed il caldo segnerà tutta la nostra permanenza in Uzbekistan. Subito capiamo che la gente è ospitale e gentile ed impariamo al volo una parola fondamentale: “rakhmat” cioè grazie. Il proprietario dell’Hotel Nice, base scelta nella capitale, viene a prenderci in aeroporto e ci conduce in breve tempo presso la sua abitazione trasformata in albergo. Il primo impatto con la città ci rivela la sua ariosità, con viali multicorsia e gli ampi spazi, ma anche la rigida architettura russa della periferia con squadrati ed identici caseggiati, retaggio dell’appartenenza all’U.R.S.S. fino al 1991, alcuni resi meno lugubri dalle colorite facciate. La viabilità è relativamente ordinata, con una media piuttosto attuale dei veicoli, anche se curiose auto e muscolosi autocarri dell’epoca sovietica girano indifferenti ai moderni motori Hibrid o a gas. Notiamo immediatamente però che non esistono cartelli di indicazioni stradali agli incroci e nemmeno i nomi delle vie… Per ambientarci scegliamo come di consueto di girare a piedi. Raggiungiamo dapprima il Bazar Charsu, sotto la cui enorme cupola si svolge un grande mercato di generi alimentari tra i quali spiccano spezie, frutta, verdura, formaggi ed il caratteristico pane a ciambella. Nell’antichità i bazar, distribuiti strategicamente alla confluenza delle strade cittadine, oltre a fornire fresca ombra ed essere luoghi di vendite e scambi, ospitavano i laboratori artigianali che producevano carta, ceramiche, tappeti e tessuti. Poco distante si trova il primo edificio storico del nostro viaggio: la Madrasa di Kuleldash risalente al XVI secolo. Le madrase erano scuole, elevatasi successivamente ad istituti di cultura superiore islamica, spesso dotate di una propria piccola moschea e strutturate su piani intorno ad un ampio cortile-giardino interno dove gli studenti vi alloggiavano in piccole celle. Arriviamo poi alla Moschea Jameh (o Moschea del Venerdi). Le moschee, come noto, sono i luoghi di preghiera dell’Islam; la loro architettura presenta una struttura simile ad una madrasa ma spesso molto più sfarzosa, il cui centro è la “sala della preghiera” affiancata ad uno o più minareti, le inconfondibili torri dalle quali il muezzin cinque volte al giorno chiama alla preghiera i fedeli. Di norma moschee e madrase sono posizionate su un piano più elevato rispetto a ciò che le circonda, per avere una presenza più significativa ed un impatto visivo più imponente. Qui quasi sempre saranno decorate con iscrizioni arabe e persiane, stucchi, maioliche, piastrelle e mosaici, ad impreziosire colorate e spettacolari facciate ed “iwan” (una sorta di androni a copertura degli enormi portali), ma a volte i chiaroscuri creati dall’abile posizionamento di semplici mattoni monocromatici suppliscono alla mancanza di colori. Il giro odierno finisce al Parco Navoi, una vasta area verde con laghetti e ruscelli, dove spicca la grande statua bronzea del poeta e filosofo da cui prende il nome. Ceniamo in un semplice locale dove servono un ottimo chawarma (un tipo di kebab) bevendo acqua con menta ed arancia. Sentiamo di essere solo all’inizio. Ci aspettano ancora tante meraviglie che ancora non sappiamo quanto ci lasceranno esterrefatti.

Il giorno successivo è il mio compleanno. Andremo in treno a SAMARCANDA, distante circa 300 km. L’impatto con le linee ferroviarie uzbeke è ottimo. La stazione è nuovissima, organizzata ed efficiente, i treni moderni e puntuali ed il personale di servizio cortese e disponibile a tradurre le incomprensibili indicazioni delle destinazioni e delle rotaie scritti in cirillico; gli unici evidenti sono i numeri, ma cosa te ne fai se non capisci il resto? Senza di loro saremmo ancora là a guardare i tabelloni con un enorme punto di domanda sopra la testa… Le carrozze sono silenziose e pulite e viaggiano a velocità da TGV. Fuori dalla capitale scorre una campagna piatta interrotta da sparuti gruppi di abitazioni con i tetti in lamiera; a circa metà percorso diventa brevemente collinare per poi tornare pianeggiante fino a Samarcanda. In un paio d’ore totali siamo a destinazione ed essendo metà mattina abbiamo quasi l’intera giornata a disposizione. Fuori dalla stazione, anch’essa moderna, troviamo 42° e Umi’d, un simpatico taxista che parla inglese e che si offre di farci da cicerone nei due giorni in cui resteremo qui. Samarcanda ha molti luoghi da visitare, ma sono sparsi su un territorio piuttosto grande e quindi molto meglio girare in taxi per ottimizzare gli spostamenti. Girare a piedi sarebbe impensabile ed il prezzo richiestoci è onesto. Lasciati i bagagli all’Hotel Orient Star iniziamo la perlustrazione della città lungo ampi e luminosi viali. Prima tappa la Fabbrica della Carta dove assistiamo alla linea produttiva artigianale, a partire dalla pianta fino al prodotto finale; tutti i macchinari sono mossi dall’acqua con ingegnosi meccanismi in legno e le lavorazioni avvengono ancora a mano per tramandarne la tradizione. Passiamo poi a ciò che resta dell’Osservatorio Astronomico di Ulugh Beg. Questo illuminato studioso ed astronomo del XIV-XV secolo realizzò un edificio grandioso con un enorme sestante che permetteva di identificare posizione ed altezza delle stelle; a causa della sua scienza ritenuta antireligiosa fu ucciso ed il suo osservatorio distrutto. Proseguiamo verso l’area archeologica della collina Afrosiab. Dalla Moschea Khazret-Khizr, eretta nel XIX secolo sulle fondamenta di un antico tempio pagano, si gode un ottimo panorama sulla città; qui troviamo una delle più ricorrenti e caratteristiche sagome architettoniche del paese: le colonne lignee. Queste strutture portanti a sezione cilindrica affusolata e riccamente intarsiata ricavate da un unico tronco, sono poste a sostegno di soffitti e porticati detti “talar”. All’interno del piccolo Mausoleo di Khodja Danyar, realizzato in mattoni a vista, si trova un curioso lunghissimo sarcofago ricoperto da un drappo verde ricamato in oro che conterrebbe le spoglie del Santo, uno dei primi a divulgare l’Islam a Samarcanda e che la leggenda vuole non smetta mai di crescere. Arriviamo poi alla Moschea di Bibi Khanum del XV secolo, superbo esempio della grandiosità delle opere dell’epoca e da lì, attraverso il Bazar delle Spezie, alla Necropoli di Shakhi-Zinda, all’interno della quale si trovano oltre trenta tra moschee, madrase e mausolei con cupole, facciate e iwan splendidamente decorati ma anche semplici ed essenziali tombe. Va detto che i musulmani accettano la morte quale volere di Allah e credono in un aldilà di pace e serenità; vengono accompagnati nell’ultimo viaggio avvolti nel lenzuolo bianco indossato, per chi ha potuto, durante il pellegrinaggio alla Mecca. Le normali tombe sono spesso a forma di culla, il luogo in cui inizia la vita, ed il corpo del defunto è deposto nella terra, generatrice di nuova vita. Il successivo Complesso Gur-I Amir o Mausoleo di Tamerlano fu fatto erigere dal famoso condottiero turco-mongolo morto nel 1405 durante una campagna militare. A differenza del presunto predecessore Gengis Khan, oltre che spietato conquistatore e signore di una immensa area geografica che abbracciava l’Asia Centrale, la Persia e l’India, fu anche il protettore di uomini colti ed artisti e a lui si devono la maggior parte degli spettacolari edifici dell’Uzbekistan. Il complesso comprende il mausoleo, una madrasa ed una khanaka (luogo di ritiro spirituale) e la sua imponenza fu di ispirazione per altre meraviglie architettoniche sia in Uzbekistan che in India. Un’ultima breve visita alla Moschea di Oq Saroy, un ex mausoleo del XV secolo il cui esterno in mattoni nasconde mirabili decorazioni interne ci riporta verso l’albergo. Il buon Umi’d ci ha lasciato per ultimo il Registan, la fantastica piazza contornata su tre lati da enormi madrase con le loro torri, gli alti portali ed i rivestimenti in maioliche. Ulugh Beg (l’astronomo) fece costruire qui la prima madrasa, rimasta tra le più importanti ed imponenti di Samarcanda, dove vennero ospitati i migliori astronomi del tempo, cui fecero seguito a distanza di due secoli le altre due a formare un luogo unico al mondo. Nel momento più fulgido della storia uzbeka legata alla Via della Seta, la piazza era posta al centro del crocevia di sei importanti strade e quindi teatro di un grande mercato, di manifestazioni, rappresentazioni, parate militari ed esecuzioni. E’ a dir poco emozionante ma ci soffermiamo poco, lasciandoci il lusso di ritornare più tardi e contemplarla con le luci della sera. Così, dopo un meritato relax in albergo, ritorniamo al Registan. La piazza è piena di gente, chi in attesa dello spettacolo “Suoni e luci”, chi semplicemente a passeggiare o giocare con i figli. La rappresentazione è impressionante, per le musiche e per i giochi di colore. Al termine resta il sereno piacere di camminare intorno agli edifici con il naso all’insù, osservando l’opera costruttiva, mettendo a fuoco i dettagli, cercandone le peculiarità. Dopo un’intera giornata a più di 40°, ceniamo appagati nel cortile interno di un locale che sembra un’officina, rinfrescati da un ingegnoso sistema di “condizionamento” realizzato con bottiglie di plastica artigianalmente microforate collegate ad una canna dell’acqua. Io e Paola brindiamo al mio super compleanno con ottima birra fresca uzbeka.

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