La mia Tunisia: da Djerba a Tozeur attraverso il deserto e i set di Guerre Stellari

Alla scoperta del deserto e dei set di Star Wars e del Paziente Inglese
 
Partenza il: 28/04/2014
Ritorno il: 05/05/2014
Viaggiatori: 2

Da Djerba a Tozeur attraverso il deserto e i set di Guerre Stellari

turistipercaso

La Tunisia è vicina

La Tunisia è vicina e costa poco. Questi sarebbero già buoni motivi per mettere in programma un viaggio nel paese: con soli 500 € in bassa stagione ci si fa una bella settimana di vacanze in uno dei tanti villaggi all-inclusive lungo la costa. Da fine giugno in poi il prezzo aumenta, ma rimane contenuto.

In alternativa, è molto facile organizzarsi una vacanza fai-da-te con i mezzi locali (autobus e treni), oppure noleggiare una macchina, oppure portarsi la moto, con i traghetti da Genova, Civitavecchia, Salerno o Palermo.

Molti vengono qui per farsi una settimana nel villaggio e passano il tempo sdraiati sui lettini a bordo piscina, oppure fra tornei di freccette, aquagym, karaoke e massaggi. Alla sera doverose partite a calcetto o a giorni alterni la pétanque, la versione francese delle bocce. Francamente questi non li capisco: d’accordo che il mare non è granché, ma di cose da vedere in questo paese ce ne sono davvero tante. Le escursioni nel deserto, le oasi, i souk delle città di provincia, gli ultimi contrafforti dell’Atlante, i palmeti, i treni che corrono nel deserto, i set cinematografici. Limitarsi a fare una settimana in villaggio senza dedicare almeno un paio di giorni alle escursioni è davvero un peccato.

Le due aree dove c’è la maggiore concentrazione di villaggi all-inclusive sono Hammamet (circa 150 complessi) e l’isola di Djerba (circa 120). Nel mio caso, la permanenza è stata all’ottimo Djerba Sun Club, un villaggio attiguo al Casinò che può ospitare fino a 1300 persone nei periodi di punta. A maggio eravamo circa la metà. Tre piscine di cui una coperta, accesso alla spiaggia sul mare a uso riservato, un numero imprecisato di bar (alcuni free compresi nell’offerta all-inclusive, altri a pagamento), persino un ristorante siciliano (in verità solo di nome), servizio impeccabile. Non molto variati i menu, ma nel complesso accettabili. Al bar, tè alla menta e una grappa di fichi di produzione locale disponibili a tutte le ore.

Djerba جربة

Djerba è un’isola situata nel golfo di Gabès nel sud-est della Tunisia. Non è grandissima (poco più di 500 kmq, circa il doppio dell’isola d’Elba), ma è la più grande isola dell’Africa mediterranea.

Sull’isola ci sono più di un centinaio di villaggi turistici o veri e propri resort, quasi tutti fruibili con offerte all-inclusive. Il Djerba Sun Club, dove sono stato io, si trova lungo la spiaggia di Sidi Mahres, che è la migliore dell’isola e anche una delle più belle della Tunisia in generale, a circa 10 km da Houmt Souk, il centro principale dell’isola.

L’isola di Djerba offre moltissime attrattive, che i tour operator locali propongono con una visita guidata di un giorno al prezzo di 50 dinari tunisini (circa 25 Euro), oppure la offrono gratis ai turisti che scelgono un’escursione di 2 giorni in altre località del paese.

La terra dei Lotofagi

Nel IX libro dell’Odissea si narra che Ulisse durante le sue peripezie attraverso il Mediterraneo fece tappa nella terra dei Lotofagi, un popolo mitico che si alimentava di fiori di loto, pianta dalle proprietà psicotrope che faceva perdere la memoria (“oblio”) e il contatto con la realtà. I messi inviati da Ulisse a familiarizzare con la popolazione, dopo avere assaggiato i fiori offerti dai nativi, non volevano più ripartire, avendo perso il senso di appartenenza alla madrepatria Itaca, alle mogli e alla famiglia. Di conseguenza, Ulisse dovette imbarcarli a forza e prendere subito i largo prima che gli effetti del loto diventassero troppo intensi e che altri marinai li volessero sperimentare.

L’identificazione del loto, peraltro simbolica, viene oggi attribuita a una pianta selvatica nota come giuggiolo, che in effetti consente di ottenere una bevanda alcolica dagli effetti narcotici.

La terra dei Lotofagi viene assegnata da molti storici proprio all’isola di Djerba. Gli abitanti dell’isola giocano spesso su questa collocazione mitologica e ne approfittano per definire la loro isola come “la terra dei sogni”.

Houmt Souk حومة السوق

Houmt Souk (cioè “luogo di mercato”) è il delizioso e accattivante capoluogo dell’isola di Djerba. La città è una via di mezzo tra un villaggio di pescatori, un labirinto mediorientale, una cittadina sicula. E’ abbastanza grande (70.000 abitanti), ma per noi turisti la visita si restringe all’interessantissimo centro storico, nelle cui viuzze e anfratti è facilissimo perdersi e altrettanto facile ritrovarsi visto che il centro è piccolo e i punti di riferimento sono tantissimi. Il centro è a tutti gli effetti un suq arabo, quindi a ogni angolo sono esposte merci in vendita: tappeti, gioielli, ceramiche, stoffe, cappelli e ceste di paglia, narghilè, boccette per profumi, borse di pelle, assieme alle Lacoste e ai Rolex rigorosamente falsi e alle imitazioni di abiti e articoli di moda di tutte le marche più famose. Non mancano i negozi di spezie, aromi e tè di varie qualità. I negozianti non sono neanche particolarmente insistenti, rispetto per esempio a quelli dei bazar egiziani e marocchini. Ovviamente ogni acquisto è soggetto a contrattazione: fa parte del gioco, anzi se accettate subito il prezzo proposto ci rimangono male perché pensano che non state apprezzando la loro merce.

Quello che non è visibile a prima vista lo si può trovare nei numerosi vicoli che si aprono a sorpresa, al punto che non si capisce più se ci si trova nel vicolo principale o in uno degli innumerevoli vicoli secondari. In fondo ai vicoli, o appena svoltato un angolo, ci si imbatte in piazzette con i tavolini all’aperto dove la gente si gode l’ombra sorseggiando un caffè, e dove è quasi impossibile non fermarsi per una sosta ristoratrice.

Passeggiando per le viuzze di Houmt Souk è facile imbattersi in una curiosa caratteristica tunisina Tunisia: la porta a tre battenti. Uno è riservato agli uomini, uno alle donne, e uno ai bambini. I tre battenti sono uguali, ma chi è all’interno della casa riesce a distinguere dal rumore della battuta chi c’è dall’altra parte (la cosa per i tunisini è importante, perché un uomo non andrà mai ad aprire a una donna, e viceversa).

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