Sacra di San Michele, un cammino verticale

L’abbraccio fra l’abbazia e la montagna
 

Questo viaggio inizia a Bologna e finisce a Firenze. Passando per il Piemonte.

Questa in geografia non ce la fa, penserà più di uno. O ha la sindrome di Ryoga*, arriverà a ipotizzare qualche figlio degli anni ’80. Ed entrambe le considerazioni sono molto veritiere, ma in questo caso c’è dell’altro.

Quello che c’è da sapere è che io e la Miki (essendo di Milano, metto rigorosamente gli articoli davanti ai nomi propri) percorreremo la Via degli Dei la prossima primavera, quel cammino che collega appunto il capoluogo dell’Emilia-Romagna con quello toscano. Poiché siamo noi camminatrici volenterose, ma poco allenate, decidiamo di imbarcarci in un programma di allenamento alquanto casuale ma non per questo meno entusiasta, e ogni weekend che ci concede un tempo decente cerchiamo di organizzare una gita fuoriporta per far andare le gambe e lavorare gli scarponi.

Sacra di San Michele in Piemonte

Quella domenica avevamo impostato come destinazione la Sacra di San Michele, abbazia medievale sul cocuzzolo del monte Pirchiriano, all’imbocco della Val di Susa. È un bel mattino di fine gennaio, l’aria è frizzantina, ma c’è il sole. Nel giro di circa un’ora e mezza di macchina arriviamo ad Avigliana, località Mortera, dove parcheggiamo e dove parte il Sentiero dei Principi, un percorso di 90 minuti con un dislivello di 300 metri. Ottimo inizio per la nostra stagione di allenamento. Il sentiero, che coincide in parte con il sentiero escursionistico 501, prende il nome dal fatto che nel 1836 vi transitò un corteo funebre che traslava le salme di 27 membri della famiglia Savoia, che sarebbero poi state seppellite appunto all’abbazia. Chissà perché pensavamo che tutto sommato 300 metri fossero – è proprio il caso di dirlo – una passeggiata. Che hybris! Qualche decina di minuti, e già arranchiamo sul sentiero ghiaioso. Ma la gioia di essere all’aperto, sotto un cielo sereno, e di salire sempre più in alto ci distrae dalla fatica.

E, a essere onesti, è una fatica altresì breve: svoltiamo la famigerata ultima curva, quella che ogni camminatore alle prime armi detesta, perché sa bene quanto sia truffaldina… e infatti no, non siamo arrivate, ma davanti a noi c’è una vista spettacolare: la Sacra di San Michele, incastonata in quello sperone di serpentinite che si erge in mezzo alla valle!

Galvanizzate da tanta maestosità, e scattate le foto di rito, allunghiamo il passo. Sembra che tutto il dislivello sia stato consumato nella prima ora di cammino, perché adesso il sentiero va perlopiù in piano attraverso un bel bosco, finché non atterriamo dolcemente in quello che è il parcheggio della Sacra. Infatti l’abbazia è raggiungibile anche in auto… ma vogliamo mettere la soddisfazione, e soprattutto la spettacolarità di arrivarci a piedi? E infatti siamo molto soddisfatte di noi stesse: siamo ampiamente in anticipo sulla tabella di marcia, abbiamo tenuto un’ottima media, il sito si preannuncia spettacolare, insomma tutti i pezzi del piano sembrano cadere al loro posto alla perfezione. Nel parcheggio ci sono diverse bancarelle che vendono prodotti tipici, il che ci ricorda che è quasi ora di pranzo, e dopotutto uno dei motivi per cui amo camminare è che per quel giorno puoi anche dimenticarti della dieta. Forse possiamo permetterci di presentarci al ristorante un po’ prima rispetto alla prenotazione. Eccolo lì, il Ristorante della Sacra, situato in un angolo del parcheggio: piccolo e sobrio, un po’ lontano dall’idea di baita di montagna che hanno due donne di pianura come noi – c’è poco legno nell’arredamento e al posto del camino una stufa a pellet – ma il menù non ci delude per niente. Un tagliere di antipasti, polenta e gnocchi ai formaggi, calice di rosso della casa, dolce e caffè, per circa 26 € a testa.

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