Reportage dal Mali

Un viaggio nel mondo dell'Africa nera, dell'Africa vera. Un viaggio con Ali 2000, una onlus laica che porta acqua dove non c'è...
 
Partenza il: 14/08/2009
Ritorno il: 09/09/2009
Viaggiatori: 4
Spesa: 3000 €

Prima parte

L’Africa, là dove c’è una mano…

Conosco quest’associazione da un’amica, un pomeriggio, due chiacchiere mentre beviamo una birra in un bar. Il giorno dopo ero già al telefono con Fulvio, un piacentino che conduce un’attività in proprio a Podenzano. Lui è impegnato, da una decina d’anni, in un’attività di volontariato a favore del Mali, con l’Associazione Ali 2000, che ha sede a Piacenza. E da allora, sono là, nel Mali, regolarmente ogni anno, per seguire quei progetti che sostengono e finanziano, grazie alle iniziative e alle donazioni dei soci. Si tratta prevalentemente di progetti per la realizzazione di pozzi, opere che interessano il nord est del paese, in quella zona dove si ergono le vaste Falesie di Bandiagara, che corrono attraverso il Sahel, pezzo di terra oltre il quale si distendono le infinite dune del Sahara. E terra dei Dogon, uno dei popoli più affascinanti, per storia e cultura, di tutta l’Africa e, quindi, del mondo intero. Vivono su questa striscia di terra lunga 150 km. Circa, che corre sopra e sotto le falesie, un costone di terra che raggiunge i 250 metri di altezza, un territorio noto, per l’appunto, come Pays Dogon, terra dei Dogon. L’idea mi ha subito affascinato, tanto che ho colto al volo l’invito di Fulvio e mi sono organizzato, con alcuni compagni di viaggio, per trascorrere un mese là, nell’Africa, la mia Africa. E conosceremo il Mali, lo vedremo svelarsi in tutto il suo fascino, impareremo a conoscerlo e a conoscere la sua gente, divideremo con loro le giornate e le notti, ci parleranno della loro storia, delle loro tradizioni, si apriranno a noi e ci apriranno confini sconosciuti. E ci trasporteranno nei loro racconti, che parlano di secoli di storia, lasciandoci estasiati, rapiti dall’immaginario delle loro storie, delle loro leggende. Rimarremo incantati da quella terra, da quella gente, ancora una volta, ancora là, dove c’è una mano, dov’è il tutto e il nulla, dove gli estremi si toccano, si fondono, per non distinguersi più. Ancora là, ancora una volta, ancora Africa.

Africa: dove tutto comincia, dove tutto finisce

Il tam tam è arrivato, ci siamo, l’Africa chiama. È regolare come una formula matematica, scientifica. Quale parte d’Africa poco importa, l’importante è che sia quella vera, quella nera. Quella dove vive il popolo che custodisce la storia del mondo. E con sé, la propria cultura, le proprie tradizioni, il proprio stile. Quella dove, ancora oggi, le bizze e le follie del “mondo civile” non hanno procurato gli effetti devastanti a noi ben noti. Quegli effetti che hanno snaturato gran parte dei popoli del mondo, che hanno appiattito le diversità. E che hanno cancellato, per logiche di ricchezza e di potere, millenni di storia umana. La mia Africa quest’anno si chiama Mali, uno tra i paesi più poveri al mondo, il quarto per mortalità infantile, con oltre il 25% di bambini che non raggiunge il quinto anno di età. Percentuale che cresce al 43, quasi un bambino su 2, triste primato di alcune zone di questo paese. Di contro è tra i primi per crescita demografica, con il 2,9 per cento all’anno, che vuol dire che ogni vent’anni il numero di maliani raddoppia. Rimane, tuttavia, molto bassa la popolazione, con i suoi 11 milioni circa di abitanti, per una superficie di oltre 1.240.000 kmq., la più vasta dell’Africa occidentale, una buona metà occupata dal deserto del Sahara. Il Mali, forse come pochi altri, è un paese per viaggiatori. Qui, un tempo, sorgeva uno tra i più grandi imperi dell’Africa, qui si racconta una delle più gloriose storie del continente. Ed è ancora qui che sorge una delle città più misteriose, il cui nome risuona come un luogo “fuori dal mondo”, come un punto della Terra dove tutto inizia e tutto finisce: Timbuctu. “Questa è la porta del deserto” ci dirà Kalil Baber, la nostra guida tuareg che ci accompagnerà nel mito della città di Bouctou, la donna che diede origine a questo luogo attorno al 1000 d.C.. Nel nostro itinerario toccheremo quei centri che hanno fatto e che fanno la storia del Mali. Lo attraverseremo scorrendo anche le acque del fiume Niger, navigandolo per 3 giorni a bordo di una “pinasse”, la tipica imbarcazione locale, dormendo qualche ora la notte, in una tenda a bordo del fiume. Partiremo dalla capitale Bamako, faremo tappa a Djennè con la sua grande moschea in fango, e a Mopti (tutte le città, o quasi, vanno lette con l’accento sulla lettera finale, alla francese). Faremo visita ad alcuni villaggi che incontreremo lungo il percorso, per arrivare a Timbuctu, dove entreremo nel mito (decaduto) della città, per proseguire alla volta di Bandiagara e dei Pays Dogon, la nostra meta, dove Ali 2000, l’associazione piacentina, opera da circa dieci anni per la costruzione di pozzi d’acqua potabile.

Incontreremo un’altra Africa, o sempre la stessa, capace di reinventarsi, per stupire, ogni volta, un po’ di più. Incontreremo un’umanità straordinaria, fatta di bambini, di donne e di uomini ricchi di una dignità sconfinata, così come sconfinate sono queste terre rosse, dannatamente ostili, ma con una terribile capacità di farsi amare. Luoghi dove ognuno di noi ha qualcosa di sé, dove il cielo incontra la terra, dove c’è la Vita, la Speranza. L’Africa, dove si respira il tempo, laddove tutto comincia, dove tutto finisce.

Fulvio Biondi: con Ali 2000 ho scoperto il vero Mali

Lo raggiungo nella sua bella casa a Podenzano, mi fa accomodare nell’ampia veranda e stappa una buona bottiglia di vino. “La mia prima volta in Mali – attacca Fulvio – è nel 2002 per un viaggio essenzialmente di piacere e curiosità”. Non è difficile farlo parlare, gli dai il là e lui parte “mi ero aggregato al gruppo fondatore di Alì 2000, del quale facevano parte alcuni amici che mi avevano incuriosito con i racconti delle loro esperienze”. Così ha conosciuto questo paese, questo popolo. “Mi hanno affascinato soprattutto i dogon – continua – un’etnia che vive soprattutto a ridosso della Falesia di Bandiagara, e penso proprio sia stato l’incontro con questa gente che ha cambiato il mio modo di viaggiare e di vivere quella terra, trasformando le motivazioni principali del primo viaggio, in quelle che mi hanno spinto a continuare a tornare laggiù, da allora, ancora oggi”. Parla della solidarietà, della volontà di portare il proprio contributo a quella gente, dato dal profondo senso di rispetto che nutre per quel popolo. “Il Sahel è un’Africa senz’altro dura e difficile – riprende a ruota libera – ma assolutamente strabiliante, bellissima, capace di sensazioni così forti che ti portano a voler tornare e che ti impediscono di dimenticare… il mal d’Africa non è un modo di dire, ma è una grande realtà, e tutti quelli che vanno là, lo imparano molto presto!”.



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