La nostra prima India

Occorre abbandonare gli schemi occidentali, o meglio ogni schema, e lasciarsi trasportare senza fare troppa resistenza
 
Partenza il: 21/02/2020
Ritorno il: 03/03/2020
Viaggiatori: 2
Spesa: 2000 €

L’India è un Paese difficile. Occorre abbandonare gli schemi occidentali, o meglio ogni schema, e lasciarsi trasportare senza fare troppa resistenza e, soprattutto, senza la supponenza tutta occidentale di voler capire.

L’India è un Paese smisurato. E questo lo sanno tutti. Basta aprire una mappa e poi una Guida per rendersi conto di quanto se ne vorrebbe vedere, e di quanto sia impossibile; specie per noi, con solo 12 giorni a disposizione (che, tolti i voli, si riducono a 10 giorni netti). Non è affatto facile stilare un itinerario, e questo rompicapo mi prende per diversi mesi. Alla fine devo arrendermi al fatto che un itinerario troppo ambizioso ridurrebbe il viaggio a una folle corsa tra aerei ed ore ed ore di trasferimenti in auto. Mi spiace certo rinunciare a città come Jaisalmer o Udaipur, o ai templi di Ranakpur, ma, dopo innumerevoli bozze, ridimensiono il viaggio chiedendomi quali siano le tappe per me veramente imperdibili, con massimo due voli interni, e trasferimenti in auto di non più di 3-4 ore. Il Taj Mahal e Varanasi sono ciò che assolutamente non voglio perdere. Itinerario definitivo: Delhi – Vrindavan – Mathura – Agra – Jaipur – Bundi – Pushkar – Jaipur (volo per Varanasi) – Delhi.

VOLI: Volo Emirates con scalo a Dubai acquistato 4 mesi prima a 515 Euro a testa. Volo interno IndiGo Jaipur-Varanasi 50 euro a testa e volo Vistara Varanasi – Delhi a 30 euro. Voli interni acquistati 2 mesi prima, ma poi ho notato che i prezzi non erano variati.

VISTO: fatto online al costo di 25 dollari per 30 giorni (in bassa stagione ne costa solo 10). Occorre servirsi del sito governativo, per non pagare commissioni aggiuntive o incorrere in truffe: https://indianvisaonline.gov.in/ La procedura sembra assai indaginosa, ma ho usato un favoloso tutorial che mi ha moltissimo semplificato le cose: https://rusalia.it/evisa-india-online/

SPOSTAMENTI: Sarebbe stato bello usare treni e bus, ma con così poco tempo, sebbene all’inizio eravamo recalcitranti, ci siamo dovuti servire di un driver. Dopo varie ricerche e mail, la scelta è caduta su Mahendra Travel. Il prezzo era il migliore, abbiamo potuto comunicare in italiano (anche per telefono) e non abbiamo dovuto versare caparre. Purtroppo pero’ Mahendra di solito accompagna i gruppi, mentre le coppie vengono portate dai suoi autisti.

HOTEL prenotati in maniera autonoma su Booking. Col senno di poi, sarebbe stato più conveniente prenotare al momento, tappa per tappa. Alcuni hotel che non erano disponibili mesi prima, lo erano al momento, e anche con prezzi più bassi.

TELEFONO – Non è stato necessario acquistare una scheda indiana, in quanto, oltre al wifi sempre presente negli hotel, abbiamo avuto il wifi in auto, e l’apparecchietto portatile in dotazione dal driver, per essere sempre connessi, anche fuori dall’auto.

VACCINAZIONI– Non ne abbiamo fatta nessuna, a parte l’antitetanica che avevamo già. Nemmeno la profilassi antimalarica, viaggiando in periodo non monsonico e senza zanzare.

CIBO – Difficile scampare alla diarrea del viaggiatore, che qui potrebbe essere anche qualcosa di più grave. Per questa ragione meglio mangiare negli alberghi, dove di solito c’è più attenzione all’ igiene; non comprare cibo per strada, se non frutta tipo arance o banane. Noi ci siamo anche portati da casa una riserva di barrette proteiche, cubetti di parmigiano e cose simili. Naturalmente acqua in bottiglia anche per lavare i denti. Nonostante ciò, io ho avuto qualche piccola “disavventura” per una mezza giornata.

21 febbraio

Arriviamo alle 19 all’aeroporto di Delhi. Mi aspettavo caos e code, invece molto rapidamente superiamo i controlli riservati ai possessori dell’E-Visa. Occorre fare molta attenzione a non dimenticare nulla in aeroporto (mio marito aveva lasciato il passaporto al banco del cambio ed è stata una tragicomica odissea), perchè una volta usciti non si può assolutamente rientrare. Si entra in tutti gli aeroporti indiani solo esibendo il biglietto del proprio volo in partenza. Quindi scordatevi di entrare e poi uscire a fumarvi la sigaretta. O dentro o fuori.

Il nostro driver sarebbe dovuto venire in aeroporto, ma con la mia mania di provare un po’ di vita locale, ho convinto mio marito ad usare invece la Metro per arrivare in Hotel. La stazione Metro è esattamente di fronte alle uscite centrali dell’aeroporto, attraversando la strada (ci si arriva anche da corridoi interni all’aeroporto, ma il percorso è più lungo). C’è un controllo di sicurezza per entrare ai treni, e il biglietto (consistente in un gettone da conservare fino all’uscita) si fa al botteghino. Se non ricordo male 60 rupie (meno di un euro) la corsa per il centro. La Metro è, come avevo letto, davvero efficiente, pulita e frequente: in meno di 15 minuti siamo alla stazione centrale di Delhi, da cui, con un moto- risciò imbroglione (ma ci sta…) facciamo un super giro in tondo per giustificare il costo di 300 rupie. E così, tra i clacson, le luci, il fragore, la tremenda confusione, finalmente ci rendiamo conto con un brivido, di essere in India. Il nostro hotel, direi piuttosto buono, è lo Stay Well Dx, a circa 500 m dalla stazione sulla strada principale. La nostra stanza è interna, poco luminosa (ha una sorta di finestra cieca), ma silenziosa. Ci sono dei lavori di ristrutturazione in corso, ma non subiamo particolari disagi.

22 febbraio Delhi

L’autista puntuale ci viene a prendere in hotel per la nostra giornata in giro per la capitale. In molti saltano Delhi per partire subito per il loro tour indiano, ma, nonostante abbiamo visto davvero molto poco, posso dire che sarebbe stata un’eresia. La prima tappa è la Moschea Mashid, imponente , monumentale e, soprattutto, colma di varia umanità. E’ necessario un abbigliamento consono (gonna fino ai piedi e maniche lunghe), altrimenti viene data una palandrana all’ingresso. Qui conosceremo anche il simpatico Mahendra, a cui vorremmo pagare la quota del nostro tour, ma lui ci darà appuntamento a casa sua a Jaipur a metà viaggio. Trascorso il tempo necessario alla visita, facciamo un giro a piedi nei dintorni, immergendoci nelle strade e nella calca della vita indiana, attenti a non perderci. Tra suoni, odori di cibo e di animali, negozi coloratissimi di meravigliosi abiti e pacchiane cianfrusaglie, ciclo risciò da scansare,ancora una volta mi ripeto che, finalmente, mi trovo in India. Non si possono non notare i parìa che lavorano raccogliendo a mani nude la melma nauseabonda dalle fognature: gli ultimi tra gli ultimi. Sono i pugni nello stomaco che l’India non risparmia.

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Varanasi



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