Islanda, il paese degli elementi

Lungo la RingRoad e oltre
 

Acqua, presente in abbondanza (non proprio come da noi in questi giorni) sotto forma di fiumi impetuosi, cascate fragorose, laghi, mare selvaggio, pioggia e ghiaccio. Aria, frizzante e salutare, ma che spesso si presenta come venti gelidi, anche in estate. Fuoco, nascosto appena sotto la superficie, ma che ci dà segni della propria ineluttabile presenza attraverso geyser e aree geotermiche, nonché con ampie distese di lava solidificata. Terra, alimentata dai precedenti, aspra e apparentemente inospitale, ma che offre panorami di incomparabile bellezza. L’Islanda, terra dei cavalli e delle pecore, dei troll e delle divinità di Asgard, dei prezzi improponibili e di luoghi magici, che spesso hanno fatto da cornice a scene di film e serie TV di grande successo come Vikings e Game of Thrones.

Ma l’Islanda a me è apparsa soprattutto come la terra dei colori: il verde dei prati e delle colline, onnipresente in questa stagione, come e anche di più del quasi omonimo paese un po’ più a sud nell’ Atlantico; il lilla delle sterminate distese di lupini; il bianco dei ghiacciai e della neve che ammanta la sommità delle montagne; il nero della sabbia vulcanica delle spiagge; l’azzurro o il blu intenso dell’Oceano; il grigio dei cieli carichi di nuvole minacciose; il giallo ocra e l’arancio mattone delle aree geotermiche; le varie tonalità di bruno delle pendici dei monti.

Partiamo da Milano in una torrida domenica di fine giugno, qui si parla di temperature record e preoccupante siccità, quel che ci aspetterà all’ arrivo sarà tutta un’altra storia. Dopo un breve scalo a Copenaghen atterriamo in piena notte a Keflavik, il principale aeroporto del paese a circa un’ora dalla capitale Reykjavik. Notte? Vabbè, si fa per dire, qui in estate la notte letteralmente non esiste, sembrano le dieci del mattino, ci abitueremo.

Ritiriamo l’auto che avevamo prenotato dall’Italia poco distante, una piccola ma funzionale Hyundai i10, anche se già un po’ ammaccata, meglio farlo presente all’agenzia di autonoleggio, che qui non ti perdonano nulla!. C’è da dire però che avere un proprio mezzo per spostarsi e raggiungere pressoché tutte le attrazioni che l’isola offre è imprescindibile, poiché il paese sembra non eccellere per quanto riguarda il trasporto pubblico. In realtà un 4×4 sarebbe l’ideale, ma, per lo meno nella bella stagione, un’utilitaria è più che sufficiente.

Raggiungiamo la Guesthouse prenotata e, dopo aver sbrigato le pratiche di check-in automatico (in orario notturno i proprietari sono assenti), riposiamo qualche ora.

Giorno 1

La giornata è dedicata alla visita alla capitale islandese. Reykjavik, pur essendo, per dimensioni, il principale centro abitato dell’ isola, con poco più di duecentomila abitanti, può essere considerata una cittadina se comparata ad i nostri standard. Si può girare tranquillamente a piedi e notiamo subito una tranquillità non comune nelle altre affollate e caotiche capitali europee, pochissimo traffico e case basse e colorate, dal design particolare. Partiamo dal lago Tjornin, girovaghiamo per il centro storico e la zona del vecchio porto, dove sorgono numerosi caffè, ristoranti e musei, sino a giungere a Hallgrimskirkja, la grande e moderna chiesa luterana, simbolo della città, con la statua dedicata a Leif Eriksson, il vichingo a cui si deve il merito di essere giunto in Groenlandia, prima, e in America (Vinland), poi, ben prima di Cristoforo Colombo.

Ci concediamo un “fish and chips” nelle vicinanze, sarà il primo degli unici due che avremo in tutta la vacanza; non siamo mai andati in un ristorante vero e proprio, nemmeno per una pizza, i prezzi sono veramente eccessivi. Non vi è molto altro da vedere, per cui facciamo scorta di viveri per i giorni successivi in un supermercato. A letto presto perché il giorno dopo ci aspettano tanti km e svariati siti da esplorare.

Città piccola e piacevole, ma non particolarmente ricca di attrattive (Voto 6,5). Pernottamento: Grettir Guesthouse.

Giorno 2

Il nostro tour, pur con numerose deviazioni, segue abbastanza fedelmente la classica Hringvegur, la strada n.1 che gira praticamente tutto intorno all’isola, mai troppo distante dai siti di interesse. Notiamo subito pochissimo traffico, la strada è in eccellenti condizioni e la guida risulta estremamente piacevole, anche grazie ai fantastici panorami che si aprono. Decidiamo di saltare la Blue Lagoon, il sito termale più famoso, sin troppo, dell’Islanda, non lontano dall’aeroporto, non risulta nei nostri interessi. Prima tappa è invece il Thingvellir National Park, importante sito storico in cui i vichinghi, primi colonizzatori dell’ isola, fondarono il primo parlamento della storia, l’Althingi. La piana del parco comprende poi la spaccatura di Almannagja, un sentiero che corre lungo la faglia che separa le placche tettoniche europea a americana, sino a giungere alla cascata di Oxarafoss.

A pochi chilometri visitiamo uno degli highlights del viaggio, l’area geotermica comprendente Geysir e Strokkur, con i loro possenti getti di acqua calda verso il cielo e quindi la maestosa Gullfoss, una delle cascate dalla portata maggiore.

Il tempo inizia a diventare piuttosto brutto, piove costantemente e fa decisamente freddo, sembra di essere a novembre in Italia, ma non desistiamo. Dopo una breve sosta al cratere di Kerid, di vivido colore rosso, con un lago azzurro intenso, molto fotogenico, ci dirigiamo verso la costa meridionale. Immancabile una visita alle bellissime cascate di Seljalandfoss e, ancor più, Skogafoss, che si può ammirare dall’alto anche grazie ad una ripida scalinata.

Il meteo infausto non dà tregua, ci sarebbero ancora due siti in programma, ma non vediamo l’ora di giungere in ostello per una rigenerante doccia calda.

Giornata intensa, nonostante il tempo inclemente, si è respirata aria di vera Islanda (Voto 8). Pernottamento: Puffin Hostel a Vik.

Giorno 3

Il cielo è migliore, non sembrano esserci nuvole minacciose, sarà il preludio alla giornata migliore dell’ intero viaggio. Al mattino presto decidiamo di visitare la famosissima (a ragione!) spiaggia di sabbia nera di Reynisfjara, delimitata da un gruppo di colonne basaltiche ricordanti le canne di un organo, con i maestosi faraglioni e, in lontananza, il promontorio roccioso di Dyrholaey, una riserva naturale la cui strada di accesso è, ahimè, ancora chiusa a quell’ora. Scenografia meravigliosa, foto a decine.

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