India on my mind

INDIA ON MY MIND http://travel.webshots.com/album/562614866JUfvKi è il link per vedere alcune foto. Non sono molte, perché non sono state scattate con una digitale, scannerizzare è un lavoro lungo… “Esistono cento porte per entrare in India, ma nemmeno una per uscirne” Queste sono le riflessioni a seguito del primo dei miei due viaggi...
Scritto da: kipling
india on my mind
Partenza il: 28/07/2007
Ritorno il: 24/08/2007
Viaggiatori: da solo
Spesa: 1000 €

INDIA ON MY MIND http://travel.Webshots.Com/album/562614866JUfvKi è il link per vedere alcune foto. Non sono molte, perché non sono state scattate con una digitale, scannerizzare è un lavoro lungo… “Esistono cento porte per entrare in India, ma nemmeno una per uscirne” Queste sono le riflessioni a seguito del primo dei miei due viaggi in India, ad agosto e dicembre 2007.

AGOSTO 2007 Jammu e Kashmir, Himachal Pradesh, Punjab, Agra CONSIDERAZIONI GENERALI Tirando le somme, lo definirei un’avventura epica. E’ vero che si vedono cose tremende, estrema povertà, malattie, sporcizia, soprattutto chi, come me, non ha l’abitudine di filtrare la realtà attraverso i vetri azzurrati di un pulmann di lusso. Però è come se tutto questo, dopo un po’, ti scivolasse addosso, lasciando solo gli aspetti positivi.

Erano anni ed anni che mi preparavo psicologicamente a questo evento, pensando di non essere ancora pronta. La ex fidanzata di mio fratello, che nel subcontinente aveva vagato per 6 mesi agli inizi del terzo millennio, mi affascinava coi suoi racconti. A settembre 2006, dopo essere stata in Cambogia a visitare i campi di sterminio, dopo aver incontrato creature con mutilazioni spaventose, e sentito pesare sulle mie spalle tutta la pazzia e la cattiveria del genere umano, ho ritenuto che potevo fare il grande passo.

Come primo impatto, visto il caldo ed il monsone di agosto, ho optato per la zona “soft”, ossia l’estremo nord. “soft” fino ad un certo punto, poiché è vero che il clima è amico, ma vagabondare alle estreme altitudini non è mica uno scherzo. La cosa buffa è che io, con il Monviso a due palmi dal naso sulla terrazza, non vado mai in montagna. Tutto il mio allenamento in genere consiste nello sgambettare nei parchi cittadini, e scivolare su e giù all’infinito nella vasca turchese di una piscina, come un criceto nella sua ruota. Non è che sia del tutto una persona sconsiderata e priva di senso del pericolo, come sostiene mio padre. Per intanto, il mal di montagna non fa distinzione fra super e scarsamente allenati. Inoltre, poiché non fumo ed ho la pressione bassa, più che altro spero nella buona sorte.

Mi sento profondamente convinta nell’affermare che la cosa migliore che ho visto in India siano gli Indiani, con la loro bellezza esteriore, quella interiore, i loro occhi, i loro sorrisi, la loro eleganza. Qui ho realizzato che una donna può essere sexy anche se completamente coperta. Non avevo mai visto signore così femminili e seducenti sino al momento in cui non me ne è apparsa davanti una fasciata in un sari svolazzante. Ovviamente avrei subito voluto comprarne uno, ma effettivamente sono molto complicati da indossare, e soprattutto è problematico andarci in bagno, considerando le toilettes alla turca con dei pavimenti che, se si è molto fortunati, sono soltanto bagnati.. Eccomi quindi decidere per uno shalwar cameez, il più comune indumento femminile nel nord dell’India, mentre nel resto del paese, a quanto mi hanno detto, esso è indossato comunemente dalle ragazze, mentre le donne sposate si avvolgono nei loro coloratissimi sari.

Un aspetto che mi ha sempre deluso, viaggiando, è la mancanza di diversità, l’osservare che ovunque ormai la gente si veste allo stesso modo, beve e mangia le stesse cose. Questo ovviamente non in India. Qui la mia fame di diverso è stata totalmente appagata.

Stavo parlando prima di quanto attraenti appaiano gli indiani, ma questo è nulla in confronto alla loro attitudine verso la vita e gli altri esseri umani. Intendo empatia, compassione, curiosità, humour, spiritualità. Ciò che mi ha sorpreso molto è che la maggior parte di essi non è per niente timida. Piace mostrarsi in foto, e piace fotografare gli stranieri. Questo ovviamente è fantastico, perché il problema di come avvicinare una fotogenicissima persona nel suo fotogenicissimo vestito non esiste, diventa semplicemente uno scambio.

La seconda buonissima ragione per apprezzare l’India è il cibo, gustoso, sano, economico.

Se soltanto si hanno poche rupie in tasca si può star certi che non si soffrirà la fame. Gli autobus lungo i loro tragitti effettuano frequenti pause per permettere ai passeggeri di mangiare nei mercati o nei dhaba, le trattorie “da camionista”, sui treni i venditori sfilano in continuazione lungo i corridoi proponendo qualunque sostanza commestibile uno stomaco possa desiderare. La cosa che più trattiene i turisti è la paura di beccarsi qualche intossicazione dovuta alla scarsità di igiene. Non so se sono stata fortunata, ma posso vantarmi di essere una delle poche persone che è rientrata dall’India più pesante di quando ci fosse arrivata, e forse l’unica che ha dovuto servirsi di un lassativo! Inoltre, è il paradiso per i viaggiatori single come me, perché i prezzi sono davvero irrisori, ma anche perché non ci si sente mai soli. Una specie di enorme ospedale psichiatrico, che ammette chiunque, senza nemmeno un colloquio preliminare, e chiunque cerca amorevolmente di curare. Come nella Divina Commedia, ecco che ci si presentano davanti i differenti gironi, gli irresponsabili, i tossici, i fuggitivi, i disperati, i dispersi, i depressi, i delusi, i disincantati, e via discorrendo… E’ come se Dante avesse ambientato il Purgatorio in India, in una versione più freak e fumata.

L’aspetto positivo: sembra che il tema costante del viaggio sia “che tipo di vita sto cercando?” “è questa la vita che davvero voglio?”. Si incontrano così tanti stranieri alla ricerca di se stessi che, anche se ci si reputa individui in pace col mondo, viene naturale farsi queste domande, ed ovviamente cercare delle risposte.

Viaggiare in India obbliga a pensare.

Ed ora la parte negativa, quello che ho davvero odiato. Le paurose o non esistenti condizioni igieniche in cui molta gente è obbligata a vivere, l’aspetto terribile di alcuni ospedali, la mancanza di acqua potabile. E’ triste vedere in giro così tanti mendicanti affetti da poliomielite, e pensare che sarebbe bastata una puntura per dar loro l’immunità. Non è degno del genere umano, in un paese che spende milioni di dollari in guerre coi paesi confinanti.

Il mio viaggio è durato 4 settimane.



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