Birmania allo zenzero

Sottrarci al boom turistico della Birmania? Giammai!
Partenza il: 17/11/2017
Ritorno il: 02/12/2017
Viaggiatori: 4
Spesa: 3000 €

Chi: Karine (31, Parigi), Ale (34, Parigi), Simo (33, Maastrischt), Mau (io, 34, Torino). Karine e Ale sono una coppia; Ale, Simo ed io compagni di liceo. Per tutti è il primo viaggio in Asia.

Quando: 17 novembre – 2 dicembre; escludendo i voli: 18 novembre – 1 dicembre, cioè 14 giorni.

Dove: abbiamo dormito a Mandalay (2 notti), Bagan (3), Kalaw (1), villaggi tra Kalaw e lago Inle (2), lago Inle (2), Moulmein/Mawlamyine (2), Yangon (2).

Organizzazione: fai da te. Guide Lonely Planet (LP) e Routard. Prenotati solo voli e alberghi.

17 NOVEMBRE: TORINO – MILANO – DOHA – YANGON – MANDALAY

Si parte! Da Malpensa il sottoscritto, da Parigi gli altri; ci incontriamo a Doha e da qui raggiungiamo Yangon. La coincidenza stretta (2 ore) con il volo interno per Mandalay funziona, ieppa.

18 NOVEMBRE: MANDALAY

Alle 9.00 atterriamo a Mandalay, scambiamo/preleviamo kyat (1€ = 1.600k circa; 1$ = 1.350k circa), compriamo una sim birmana (15.500k), in 1h di taxi (20.500k) raggiungiamo l’albergo, in tarda mattinata siamo pronti. Impatto: più caos, sporcizia e distanza dai canoni occidentali del previsto. Marciapiedi impraticabili, traffico anarchico, edifici malridotti, bancarelle, cani randagi, odori forti. L’adattamento agli usi e costumi locali sarà graduale e laborioso. Per familiarizzare: mercato su strada, tempio (tra i molti luoghi in cui si entra senza scarpe, per ora teniamo le calze), pranzo in un locale spartano con tavoli e cucina in strada (caratteristiche che tenderemmo e tenderemo a evitare), ma pieno e frequentato anche da occidentali (nostra discriminante); non c’è posto fuori quindi finiamo in una piccola stanza con grosso tavolo, schermo della videosorveglianza (spiamo i proprietari al lavoro), divano con bambini che guardano cartoni; mangiamo il primo curry uscendone gastrointestinalmente indenni.

Passeggiamo in zona e poi puntiamo all’ingresso dell’area del Mandalay Palace, costeggiando l’interminabile canale d’acqua che la circonda. Rimbalziamo vari tassisti che ci approcciano ma dopo un’ora desistiamo: ci convince Mr. Toe e resteremo nelle sue mani per un paio di giorni. Mandalay Palace (10.000k a testa il pass turistico), poi Kuthodaw Paya (“il libro più grande del mondo”) e Sandamuni Paya. Tramonto a Mandalay Hill dove sdoganiamo definitivamente i piedi nudi sulla particolarmente sporca scala mobile e dove parliamo in inglese con 20 ragazzini birmani su richiesta del loro insegnante (ne avevamo letto sulla LP senza prenderla sul serio); spiacente per chi si è sorbito il mio inglese scolastico annuendo educatamente ma con espressione da “che stai dicendo?”. Diamo all’autista appuntamento per domani mattina e 20.000k per oggi. Cena in un locale all’aperto, due parole con tre nordeuropei che vivono in Cina e stanno visitando la Birmania in moto (stima), quindi a dormire.

19 NOVEMBRE: DINTORNI DI MANDALAY (AMARAPURA, MINGUN, SAGAING, INWA)

Sveglia presto, Mr. Toe e alba all’U Bein’s Bridge di Amarapura. Ne percorriamo buona parte fra birmani che fanno sport e stretching; altri turisti raggiungono con piccole barche aree circostanti adatte a fotografarlo a quest’ora. Per le mete di oggi ci affidiamo in toto al nostro tassista. Rifiutata con cortese fermezza la colazione che ci propone (bancarella in un vicolo con polvere e cani randagi del genere quel che non ti uccide ti fortifica) partiamo per Mingun, raggiungendola alle 8.30; la maggior parte dei turisti arriverà più tardi con il traghetto da Mandalay, più rapido della macchina, il che spiega le bancarelle chiuse e l‘aria ancora sonnacchiosa dell’insieme a quest’ora. Vediamo la Hsinbyume Paya (bianca), la campana gigante (è una campana gigante), la Mingun Paya (mi piace), tenendoci a distanza da un cane randagio ringhiante e forse rabbioso. Una venditrice ci approccia in italiano con frasi su Totti. Alle 9.30 Mingun comincia ad animarsi e noi partiamo per Sagaing, dove facciamo due di tappe: Soon U Ponya Shin Paya (sulla collina, ha una terrazza con ampio panorama), e l’Umin Thounzeh (fotogenico). Sul tragitto per Inwa incrociamo una moltitudine di studenti e monache con le rispettive divise (immagine suggestiva) e facciamo tappa in un edificio monastico dove un cane randagio mi frega un calzino lasciato nelle scarpe tolte per entrare. Alle 12.00 l’autista parcheggia e con una barca attraversiamo il fiume per raggiungere Inwa. Ci adeguiamo al clima straturistico su due calessini trainati da poveri cavalli (10.000k a calessino all’ora). Il traffico è da tangenziale, però con strada stretta e sterrata e ingorghi di calessini. La tappa più piacevole per me è il Maha Augmye Bonzan, dove mi diverte la vista (poi ricorrente) dei monaci che si fotografano con smartphone grossi così. Torniamo da Mr. Toe, tappa in un laboratorio/negozio tessile ed a metà pomeriggio siamo in albergo; 60.000k di taxi per la giornata. Un paio d’ore di riposo, cena in un ristorante cinese, a dormire.



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