Myanmar: un viaggio per gli occhi, la mente e il cuore

L'imponenza delle pagode, i monaci buddisti, lo scorrere lento dei fiumi, i sorrisi della gente e il festival delle piroghe con 100 rematori
 
Partenza il: 07/10/2018
Ritorno il: 21/10/2018
Viaggiatori: 12
Spesa: 3000 €

di X-cards adeguata: almeno 2 schede da 32 G se scattate in jpg, almeno 2-3 schede da 64 G se scattate in raw.

Ð tutte le strade sono percorribili solo dietro pagamento di un pedaggio, sia quelle più grandi che le strette strade di campagna.

Ð lungo le strade delle città più grandi stanno installando i maxi-pannelli pubblicitari multi-messaggio tipo rotor. Per adesso la maggioranza fanno pubblicità a cosmetici e medicinali.

Ð gli aeroporti hanno fregi e tettoie dorate spioventi come se fossero pagode

Ð formalmente, per visitare luoghi sacri e monumenti è richiesto il pagamento di un biglietto, più un supplemento per la macchina fotografica. In realtà, se uno non si accorge che c’è il botteghino, entra liberamente e nessuno lo ferma. Unica eccezione le due più grandi pagode del paese, la Shwedagon Paya di Yangon e la Shwemawdaw Paya di Bago, dove il biglietto è obbligatorio e l’accesso è controllato col metal detector. Ma anche quando non si paga il biglietto, viene spontaneo fare un’offerta per i monaci o mettere una banconota da 1000 kyat (meno di 1 euro) nelle teche per le donazioni.

Ð ogni birmano devolve mediamente 500-1000 kyat al giorno in offerte e elemosine. Tenuto conto che lo stipendio di un operaio si aggira sui 300.000 kyat al mese, significa che destinano alle offerte circa il 10% dello stipendio.

Cesubéh Myanmar!

Ci sono ancora paesi al mondo dove tradizione, cultura popolare, fede e costumi rappresentano una forza che dà impulso alla vita di tutti i giorni. Il Myanmar è uno di questi. Qui la globalizzazione stenta a farsi strada, internet è un concetto sconosciuto ai più e i cellulari sono un oggetto misterioso per molti. I treni “superfast” vanno a 60 all’ora, il mezzo più diffuso per il trasporto delle merci è il carretto trainato da zebù, la raccolta del riso viene fatta da contadine immerse nell’acqua come le nostre mondine negli anni ‘50. Il responsabile di questo stato di paralisi apparente è il governo militare che ancora preclude ai birmani la maggior parte dei contatti col mondo esterno. In questo modo viene impedito uno sviluppo commerciale ed economico che di per sé sarebbe possibile, viste le notevoli risorse di gas, petrolio e minerali che il paese possiede. Nel 2015 ci sono state le ultime elezioni, formalmente vinte dal partito NLD (National League for Democracy) del premio Nobel Aung San Suu Kyi, il cui ruolo nella governance nazionale però pare marginale.

Dopo una visita in Myanmar è lecito chiedersi se i concetti di globalizzazione e progresso sono davvero associabili tra loro. Se da un lato consideriamo con commiserazione lo stato di arretratezza tecnologica in cui vive la popolazione, dall’altro lato restiamo colti da stupore e ammirazione davanti all’abilità dei decoratori di lacche e tessuti, di fronte allo splendore delle pagode ricoperte di lamine d’oro, negli incontri con i monaci buddisti e con la loro forte spiritualità. Queste cose e mille altre offrono innumerevoli occasioni di interesse e curiosità che rendono il viaggio in questo paese un percorso pieno di fascino, sorprese e stupore.

Comunque sia, se si ha in mente di visitare il Myanmar, la sensazione netta è che sia meglio farlo in fretta prima che luoghi, gente e cultura vengano deformati o inquinati irrimediabilmente dall’avanzata della tecnologia e dell’occidentalismo. E prima che i prezzi salgano alle stelle: già adesso potete tranquillamente aumentare i prezzi riportati dalle guide turistiche di un buon 30-40%.

Cesubéh Myanmar! Cioè “grazie!”. Grazie a questa gente che ha il coraggio di anteporre la propria cultura e la propria tradizione alle spinte dell’integrazione e della globalizzazione. Grazie per tutti i tesori che hanno conservato per secoli e secoli e che valorizzano mostrandoci con giusto orgoglio, come dovremmo fare anche noi. Grazie a tutti i ragazzi e ragazze birmani che mi hanno chiesto di fare la foto con loro.

Grazie alla guida Lorenzo e ai compagni di viaggio Luca e Celestina, Laura, Pina, Maria, Salvatore 1 e 2, Elia e Cristina, Sara e Antonella.

E grazie a tutti quelli che hanno letto il racconto e sono riusciti a arrivare fino in fondo.

Luigi

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