Birmania e un gruppetto di Buddha che si tirano la veste

Viaggio da sud a nord, tra le vecchie capitali e le etnie
 
Partenza il: 26/10/2018
Ritorno il: 11/11/2019
Viaggiatori: 6
Spesa: 3000 €

Orwell nel suo Burmese Days diceva che “Beauty is meaningless until it is shared”, in altre parole che la bellezza è senza significato, finché non è condivisa ed è proprio quello che ho fatto, condividendo il viaggio organizzato con alcuni amici, con un gruppetto di perfetti sconosciuti.

26.10

Finalmente arriva il giorno della partenza, ma ancora non sappiamo se il nostro volo sarà confermato, dato che è previsto uno sciopero generale per gli aeroporti milanesi e bolognesi. Sembra però che il nostro volo sia tra quelli della fascia “protetta” e quindi quando vediamo confermato il volo 124 della Qatar Airways delle 09.05 per Doha, l’ansia cresciuta i giorni precedenti, lascia il posto alla spensieratezza… forse per la tensione accumulata, o forse solo per sbadataggine, dimentico lo zaino al banco accettazione, ma per fortuna, dei ragazzi che erano in coda con noi, mi rincorrono e me lo riportano. Partiamo con mezz’ora di ritardo, ma atterriamo perfettamente in orario alle 16.10; il volo è stato piacevole, con ogni posto con il proprio video, dove poter scegliere come passare le ore che ci separano dall’atterraggio (costo andata e ritorno 761 euro preso circa 2 mesi prima). Il visto per il Myanmar l’abbiamo chiesto su myanmarevisaonline.com e ottenuto in pochi giorni (50 USD). Volendo però si può andare direttamente all’ambasciata a Roma (25 euro). Prima di partire avevo anche chiesto consigli al centro medicina del viaggio di Milano, perché in alcuni racconti di viaggio avevo letto che consigliavano zanzariere portatili e antizanzare a profusione; il medico del centro però non consiglia neanche la profilassi antimalarica, dato che novembre non è periodo di piogge, almeno che non si visitino le zone rurali. Per quanto riguarda vaccini & co. non c’è nulla di obbligatorio, ma consigliano antitetanica, antitifica, anti epatite A e B e di evitare di bere acqua non imbottigliata. Ultima informazione utile prima della partenza è che le prese elettriche, sono sia tipo schuko, che come le nostre italiane, ma senza messa a terra.

27.10

Il secondo volo da Doha per Yangon, sempre con Qatar, è su un aereo piccolo e senza video… siamo quindi costretti a dormire. Il volo parte da Doha alle 19.55 e arriva a destino alle 6.00. Arrivati all’aeroporto di Yangon, poiché avevo letto su varie fonti, che il cambio migliore era in aeroporto, cambiamo tutti i dollari, trattenendo solo quelli che ci serviranno per pagare gli hotel e l’agenzia, che vogliono i pagamenti in contanti e in dollari perfetti, come se fossero stati appena sfornati dal conio di stato (1 USD=1562 Kyat, si legge ciat, abbreviato MMK). Inoltre prendiamo una tesserina birmana per la telefonia cellulare che paghiamo 3.500 MMK, con la quale non si possono fare chiamate internazionali, ma possiamo telefonare localmente e usare internet; per comodità creiamo un gruppo whatsapp “birmano”, con tutti quelli che hanno preso una tessera. Ci spiegano, ma non credo corrisponda a verità, ma piuttosto alla difficoltà di esprimersi in inglese, che non esistono tessere internazionali, dato che loro per chiamare all’estero usano Viber, che vi consiglio di scaricare, per poter comunicare con gli autisti, via messaggio, perché spesso capiscono meglio l’inglese scritto che l’orale. Andiamo quindi in un ristorante appena fuori dall’aeroporto, dove avevamo concordato di incontrarci con un’incaricata dell’agenzia per saldare il conto (7654 USD = circa 480 USD a testa). L’agenzia prescelta sulla base di esperienze lette in internet è la Adventure Myanmar (adventuremyanmar.com). Ci facciamo poi portare dall’autista in hotel per darci una rinfrescata e mettere abiti più leggeri, infatti, ci sono almeno 30 °C. Notiamo subito che la guida è a destra, ma che molte auto hanno anche il volante a destra, rendendo la visuale non perfetta. Forse anche per questo motivo ci sono ovunque cartelli con immagini cruente di incidenti, che invitano alla prudenza, mentre si guida. Tutti gli hotel sono stati prenotati con Booking.com (anche su Agoda avevo trovato buone proposte), con cancellazione gratuita, alcuni senza neanche bisogno di inserire la carta di credito. Il prezzo che indicherò è per una doppia con colazione, sempre pagata in USD. A Yangon abbiamo scelto, il Crystal Palace Hotel, 219, Shwegon Daing Road, Bahan, Bahan (31,50 USD), camera carina, bagno piccolo, bollitore con occorrente per caffè e the e la migliore colazione di tutta la vacanza.

Ripartiamo quindi alla scoperta della città, che molti considerano ancora la capitale, anche se nel 2005 è stata spostata da Yangon a Naypyidaw. Il primo impatto con il Myanmar è di sorpresa per la pulizia, l’ordine e l’assenza di claxon, forse perché me lo aspettavo più simile all’India; in realtà andando verso il nord, più povero, le cose peggioreranno, ma sempre decorosamente. L’unica nota dolente sono le macchie di saliva rossa a terra, in quanto tutti masticano la noce della palma di betel, una noce ricca di tannini, di cui uno è di colore rosso. Le proprietà sono diverse, come favorire la digestione, come cardiotonico e vermifugo e sono riconosciute fin dall’antichità, tanto che Marco Polo ne parlava già nel 1298. La prima tappa del nostro viaggio è a Chaukhtatgyi Paya (entrata gratis, 20 minuti di visita), un Buddha sdraiato di 65 m, più grande di quello di Bago, purtroppo in restauro, di cui riusciamo solo a intravedere la corona tempestata di pietre preziose e diamanti. Le fattezze sono femminili o è forse lo smalto a mani e piedi che lo fa pensare? Primo incontro con i numerosissimi monaci della Birmania, o meglio con delle giovanissime monache, che portano delle vesti color rosa pallido.

La seconda tappa è completamente diversa: il lago cittadino Kandawgyi, o Royal Lake, con il Karaweik Palace, la riproduzione di una chiatta reale tutta dorata. Passeggiamo per soli 40 minuti, perché siamo provati dalla notte in aereo, ma forse avremmo dovuto passarci più tempo e fare un bel giro sulle passerelle, da cui in lontananza si può vedere anche la Shwedagon Paya, il simbolo della città (shwe significa dorato). Ci attardiamo a guardare dei ragazzi che si allenano in una strana coreografia a suon di musica rap.

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Birmania-U-bein Bridge

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Birmania-Bago, Kyaik Pun Paya

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Birmania-Bago, Shwemawdaw paya

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Birmania-Mingun, Hsinbyume Paya

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Birmania-pescatore lago Inle

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Birmania-tessitrice lago Inle



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