Myanmar in sette giorni

Alla scoperta del Myanmar e dei luoghi tradizionali e meno conosciuti della Birmania
 
Partenza il: 01/01/2019
Ritorno il: 09/01/2019
Viaggiatori: tre
Spesa: 3000 €

Viaggio in Myanmar (Birmania) 01-09 gennaio 2019

Quest’anno decidiamo di concederci un viaggio alla scoperta della Birmania alias Myanmar come è stata ridenominata dalla giunta militare nel 1989. Siamo in tre; con me e mia moglie nostro figlio ultratrentacinquenne. Quando facciamo questi viaggi a molti chilometri da casa, che non si limitano allo stanziamento presso un villaggio turistico in riva al mare, ma ci impegnano in un giro il più possibile completo del paese (o di una parte), preferiamo affidarci ad un Tour operator affidabile, anche perché abbiamo scoperto che, facendo da soli, spendiamo quasi lo stesso e costelliamo il viaggio talvolta di delusioni e di problematiche che preferiamo evitare. Così abbiamo acquistato un pacchetto chiuso (volo, hotel, spostamenti interni, ristoranti, tickets, ed ovviante guida) da un primario Tour operator. Va detto tuttavia che, ancora più importante del Tour operator è la guida, cioè la persona di lingua italiana che ci starà accanto per una settimana e ci accompagnerà in ogni momento della giornata. In tal senso come diremo qui di seguito, siamo stati molto fortunati. Per chi non voglia sostenere i costi del Tour operator, ed il relativo necessario ricarico, potrà più semplicemente accordarsi con una verificata guida sul posto che potrà lei stessa predisporre un adeguato programma, secondo i desideri ed il budget dell’interessato.

1 gennaio 2019: ROMA – YANGON

Il volo intercontinentale della Neos parte il primo dell’anno da Milano. Così, risiedendo a Roma, prendiamo uno dei numerosissimi voli da Roma per Milano trovandoci in aeroporto con notevole anticipo, che viene però riempito da un caffè il quale, a propria volta, si trasforma rapidamente, per la necessità di occupare il tavolo fino al check-in, in cibo non stop. Fortunatamente la ragazza della Compagnia arriva al banco con notevole anticipo sul volo. Problema non previsto è che per la Neos, contrariamente alle altre Compagnie aeree, il peso del bagaglio a mano non può superare i 5 chili (le valigie da cabina da sole ne pesano 2 !). Abbiamo già i fogli con i visti di ingresso per il Myanmar, che debbono essere richiesti preventivamente. Il volo lo facciamo con un nuovissimo e modernissimo Boeing 787/900 (basti dire, a parte i monitor personali con numerosi film e giochi, che i finestrini avevano vetri fotoelettrici che si oscuravano con comandi elettronici). Purtroppo il volo non è diretto ed atterriamo dopo circa 11 ore all’aeroporto di Phu Quoc, un’isola vietnamita nel Golfo di Thailandia per recuperare i turisti italiani che tornavano a Milano. Un’ulteriore ora di attesa allo scalo per permettere la pulizia dell’aereo (inevitabile l’acquisto dei gadget vietnamiti in aeroporto) e poi dopo un’altra ora e mezza atterriamo finalmente il 2 mattina a Yangon (o Rangoon). Qui sono quasi le 10 del mattino, ma per noi, dato lo scarto in più, di 5 ore e mezza, sarebbero le 4,30 di notte.

2 gennaio 2019: YANGON

Ci attende l’incaricato con il pulmino che ci porta in hotel. Si tratta del Jasmin Palace Hotel davvero moderno e curato. Con noi altre due coppie, (stagionate come noi), che però hanno prescelto di rimanere al mare riducendo le escursioni. Ci ritroveremo sul volo del ritorno. Nel pomeriggio iniziamo il giro di Yangon. Abbiamo in programma la visita al Tempio del Buddha sdraiato di circa 70 metri e poi al complesso religioso della Pagoda di Shwedagon con l’enorme tetto coperto di lamine di oro. Purtroppo il Buddha sdraiato della Pagoda di Chauk Htat Gyi in realtà è coperto dai ponteggi del restauro, tutti fatti da intricate canne di bambù legate tra loro. Forse la complessità del ponteggio da sola merita lo spettacolo. Abbiamo comprato alle bancarelle un mango salato tagliato a spicchi. Ma è sconsigliatissimo! La nostra guida cartacea, in merito al cibo venduto in strada mette in guardia sulla poca igiene; nel 2014 un terzo del cibo delle bancarelle, secondo il libro, conteneva batteri sthaphilococcus aureus. Tuttavia il mango salato era veramente buono così come tutti i cibi da strada comprati in seguito. Speriamo che dal 2014 al 2019 ci siano stati dei miglioramenti, pur se in effetti girando per la città, non si può dire che questa ci abbia colpito per la pulizia. Ad onor del vero, in una settimana di cibo da strada comprato continuativamente, non ci è successo nulla, (semmai bisogna prestare attenzione alle salse, alcune veramente troppo piccanti… e lo dico per esperienza personale).

Eccezionale il complesso della Grande Pagoda. Anche il tetto della Grande Pagoda invero è coperto da stuoie per il restauro, ma il posto è uno spettacolo. Si tratta in effetti di un complesso religioso formato dalla Grande Pagoda d’oro e da innumerevoli altre pagode, templi, strutture religiose, costruzioni dedicate al culto, e numerosi stupa, (piccole torri su un basamento più massiccio a forma di campana con una guglia affusolata spesso con fiori o altre delicate strutture metalliche sulla sommità), quasi tutto rigorosamente color oro, (le statue del Buddha sono di ottone lucidato). Il posto trasuda una religiosità profonda. Era sera, e stava quasi scomparendo la luce, eppure c’erano migliaia di fedeli in preghiera, per lo più giovani. Tutte le candele e le fiammelle ad olio riflesse sull’oro delle strutture e delle statue, creavano un effetto molto coinvolgente. Il luogo sia per la magnificenza delle strutture, ma soprattutto per lo spettacolo dei fedeli in preghiera, merita sicuramente una lunga visita. Camminando non si sa dove volgere lo sguardo stante il gran numero di strutture di particolare pregio, e soprattutto il gran numero dei fedeli, con una religiosità commovente e che fa spettacolo. Molti inginocchiati con i mazzi di fiori di loto ed altri intenti a schiacciare le finissime lamine di oro (che vendono le bancarelle a pochi euro) sulle statue di Buddha, comportamento che testimonia la devozione. Per la cronaca è il complesso religioso più importante del Myanmar. Venne saccheggiata dagli inglesi nel 1824 per utilizzarla quale roccaforte, vista la posizione sopraelevata in città. Una gigantesca campana in bronzo del ‘700 è visibile in una apposita struttura. La campana venne trafugata nell’800 sempre dagli inglesi, (non hanno lasciato un buon ricordo), per fonderla in modo da ricavarne cannoni. Tuttavia nel trasporto lungo il fiume cadde in acqua e venne recuperata dai fedeli solo molti anni dopo. La stessa sorte capitò ad un’altra campana sottratta dai portoghesi ai primi del ‘600.



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