Quipu, il mistero della scrittura inca

Tra i tanti luoghi comuni che circondano le civiltà andine, v’è quello secondo il quale gli Inca –e di conseguenza tutte le culture a loro antecedenti- non possedessero una qualsivoglia forma di scrittura. In effetti, per lunghi secoli, e purtroppo ...

  • di gabrielepoli
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    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Tra i tanti luoghi comuni che circondano le civiltà andine, v’è quello secondo il quale gli Inca –e di conseguenza tutte le culture a loro antecedenti- non possedessero una qualsivoglia forma di scrittura. In effetti, per lunghi secoli, e purtroppo qualche volta ancora oggi, molti studiosi del Tahuantinsuyu hanno avallato tale mito, perché di mito si tratta.

L’impero inca era basato su una struttura organizzativa complessa ed egualitaria che garantiva i medesimi privilegi e gli stessi doveri a tutta la popolazione, esclusa la classe elitaria. Il popolo viveva suddiviso in nuclei familiari allargati, gli ayllu, che formavano comunità lavorative dove ogni persona aveva accesso ai beni dello stato. Non esisteva la proprietà privata e nemmeno la fame o l’indigenza. La gente comune parlava una lingua molto simile all’odierno quechua o runa simi, lavorava assieme per il bene di tutti e, di tanto in tanto, partecipava alle feste organizzate dal capo villaggio, il curaca.

Gli abitanti, tuttavia, non potevano allontanarsi senza permesso dai confini del proprio ayllu. Queste umili persone fornivano la manodopera necessaria alla costruzione di strade, ponti, teleferiche, al rifornimento e manutenzione dei magazzini, i tambo, alla lavorazione della terra e prestavano regolare servizio nell’esercito. Non frequentavano scuole e non conoscevano la scrittura, ma utilizzavano un semplice strumento di calcolo per la registrazione degli animali allevati o del raccolto, la yupana.

Ancor oggi usata in alcune località andine, la yupana è una sorta di abaco, composto di una tavola di legno o argilla divisa in riquadri, per mezzo della quale è possibile effettuare le semplici operazioni di addizione, sottrazione e moltiplicazione, con l’aiuto di piccole pietre o semi.

Per la nobiltà e la casta sacerdotale, la situazione era diversa.

Esisteva un altro idioma, sconosciuto al popolo, per mezzo del quale i dignitari conversavano, legiferavano e scrivevano, permettendo loro di mantenere un forte distacco con la popolazione comune, di fatto emarginandola e dominandola.Tale lingua, ignota pure al cronista meticcio Garcilaso de la Vega, non è giunta sino a noi o, almeno, non è stata ancora decifrata.

Quando gli Spagnoli completarono l’invasione del Perù, iniziò un’acerrima campagna di estirpazione dell’idolatria e a farne le spese furono anche i quipu che vennero sistematicamente distrutti. Le popolazioni indigene spiegarono agli invasori che quelle strane cordicelle annodate rappresentavano la scrittura regale, ma sebbene alcuni cronisti dell’epoca riportassero la notizia, gli spagnoli, molti dei quali analfabeti, compreso il comandante Francisco Pizarro, non prestarono attenzione all’interessante rivelazione, forse perché associavano il linguaggio scritto con le lettere del nostro alfabeto e non riuscivano a comprendere un sistema del tutto diverso.

Questo tipo di scrittura era il Capacquipu o “nodo reale”, come affermò con forza nei suoi scritti il gesuita meticcio Blas Valera. Documenti importanti redatti dal religioso sono stati scoperti in questi ultimi anni, grazie agli studiosi e scrittori Clara Miccinelli e Carlo Animato, autori di diversi scritti, fra i quali ricordo “Quipus” e il giallo storico “Nerofumo. La doppia ombra del gesuita maledetto”.

I Capacquipu si basano sulla divisione sillabica di varie parole chiave che, combinate, formano frasi articolate. Gli indigeni peruviani confidarono agli spagnoli che i quipu regali narravano, tra le altre cose, la storia del popolo inca e le gesta dei suoi condottieri. Ma, ripeto, quasi tutti questi “libri” furono distrutti e solo pochi esemplari si salvarono; tuttavia, non tutto è perduto, perché negli ultimi anni si sono susseguite scoperte di notevole importanza (antiche città, necropoli, santuari) ed esistono possibilità di rinvenire qualche altro quipu fonetico che possa svelare il segreto della lingua reale inca

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