Il canyon rosso della Toscana, una meraviglia da scoprire a inizio estate

Giuseppe Coppola, 08 Giu 2026
il canyon rosso della toscana, una meraviglia da scoprire a inizio estate

Un viaggio in quella che si può definire come l’Arizona della Toscana, su un poggio tra Siena e Grosseto. Le Colline Metallifere come scenario meraviglioso, in un angolo di questa regione tutto da scoprire dove il verde aspro di giugno è punteggiato dal giallo acceso delle ginestre. Il tutto incastonato in una Toscana quasi invisibile alle rotte turistiche.

Alla scoperta di Montieri

Montieri è un paesino della Toscana arrampicato su un poggio tra Siena e Grosseto. Un luogo che, nella sua storia, ha attraversato e vissuto l’attività delle miniere. D’inverno, la neve poteva rendere difficile raggiungere il paese e d’estate i turisti erano di là da venire. La natura geotermica del terreno delle Colline Metallifere è ben conosciuta fin dal tempo degli Etruschi che avevano costruito un centro termale a Sasso Pisano, così come i Medici al Bagno a Morbo. La famiglia fiorentina sfruttò l’estrazione dell’allume utilizzato per secoli nell’industria laniera, anche se questo costò loro lotte e intrighi di palazzo con i vescovi di Volterra e financo con il Papa. 

La Chiesa di San Giacomo dall’ampia navata tardo romanica dall’alto domina e rassicura il popolo di Montieri. Questo luogo è legato alla figura di Giacomo Papocchi, il Beato Giacomo. Siamo nel XIII secolo. Papocchi era un giovane che, come tanti in quei tempi, lavorava nelle miniere d’argento. Fu accusato con i suoi amici del furto del prezioso minerale e per questo gli furono amputati la mano destra e il piede sinistro. Si ritirò nella cripta che sorge accanto alla chiesa e qui visse per quarantasei anni in rigorosa penitenza fino alla morte nel 1289. La rilettura storica ha reso giustizia a quei lontani eventi che si collocano in un tempo di soprusi e sfruttamento che le autorità senesi esercitavano sulla popolazione locale.

In una radura del bosco sopra il paese, la Canonica di San Niccolò è un sito archeologico assolutamente da visitare. Ancora in gran parte da scavare, approfondire, decifrare. Con un’area cimiteriale e una chiesa a pianta circolare caratterizzata da 6 absidi unica in Italia. Sono stati rilevati i resti di un uomo vissuto tra il X e l’XI secolo di origine medioevale, forse un cavaliere, sicuramente un personaggio di rilievo per Montieri e l’epoca. Dentro una fossa votiva è stata rinvenuta una fibula in oro decorato a filigrana. Un gioiello di grande pregio proveniente da una bottega orafa del Nord Italia o forse della Germania o di origine bizantina.

Tra i dintorni del borgo

A Boccheggiano, piccola frazione di Montieri da appena 300 abitanti, c’è la miniera di pirite di Campiano, una delle più grandi in Europa, in attività fino al 1994. Boccheggiano, Gerfalco e Travale sono le frazioni del Comune di Montieri, ognuna con identità e storia forti e radicate. Più di quanto si possa immaginare, come spesso accade girando il nostro Paese.

Gerfalco deriva dal tedesco medioevale ger – Falke, portatore di falco, e rimanda a genti germaniche arrivate a seguito delle invasioni barbariche. Il documento più antico dove si menziona Gerfalco è del 1156, in un accordo tra il Vescovo di Volterra Galgano e i Conti Pannocchieschi. Di recente nei dintorni di Montieri sono stati ritrovati gli originali degli Statuti di Gerfalco, che fin dai primi del ‘400 regolavano la vita della comunità tra volontà di autonomia e autodeterminazione e le costanti pressioni di Siena. Oggi Gerfalco è il luogo d’incontro di appassionati di viola da gamba. Da non perdere anche la chiesa di San Biagio, arroccata in cima al paese. Di origine tardomedievale, è stata realizzata a navata unica e ristrutturata più volte perdendo le sue linee originali. 

Travale custodisce invece la scoperta che più sorprende. Superata la porta del XIII secolo, un cartello in plexiglass recita: “L’antico documento della Guaita (XII sec.)”. Di seguito una targa: “Guaita, guaita male, non mangiai ma’ mezo pane”. Si tratta di parole riportate in una pergamena del 1158. La “carta di Travale” conosciuta come “Guaita di Travale”, in assoluto una delle prime testimonianze della lingua volgare. Una pergamena che segna come pochi altri documenti la nascita della lingua italiana in una località, Montieri, che rappresenta la realtà ideale in cui camminare e visitare posti con una lentezza sconosciuta in città. 


Giuseppe Coppola
Giuseppe Coppola

Giornalista pubblicista, laureato in Comunicazione. Un viaggio zaino in spalla è sempre una buona idea.



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