Turchia - Tra moschee, rovine e mare

“O voce di colui che primamente conosce il tremolar della marina!” Gabriele d’Annunzio, Pastori d’Abruzzo. L’emozione provata dai pastori d’Abruzzo quando, durante la transumanza, conducevano le mandrie alla pianura ed ai loro occhi appariva il mare, può paragonarsi a quella ...

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  • di Bruno Visca
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in gruppo
    Spesa: Da 500 a 1000 euro

Il secondo ed ultimo giorno di permanenza nella città comincia con la visita al palazzo di Topkapi. Labirinto di costruzioni e centro del potere dell’impero Ottomano, tra il XV ed il XIX secolo, in questo ricco palazzo i sultani e la loro corte vivevano e governavano. Nel 1924 fu trasformato in museo e aperto al pubblico, ora rappresenta la principale attrattiva turistica di Istanbul. Fu fatto costruire dal sultano Mehmet il Conquistatore nel 1453 in una posizione da cui sono visibili il mare di Marmara, il Bosforo ed il Corno d'Oro. Dopo di lui fu abitato da una lunga serie di sultani fino al XIX secolo, quando Mahmut II lo abitò per l'ultima volta prima che i suoi successori scegliessero di vivere in sontuosi palazzi fatti costruire sulle rive del Bosforo.

Il nostro soggiorno ad Istanbul non può concludersi senza la tradizionale ed indimenticabile escursione sul Bosforo, questo stretto sinuoso che separa l’Europa dall’Asia. Le sue rive offrono una mescolanza di passato e presente, di splendore grandioso e bellezze naturali.

Con un viaggio notturno di 10 ore in treno, trascorso comodamente in carrozza-letto, arriviamo alle 8.10 dell’11 agosto ad Ankara, capitale della Turchia. Una veloce visita al Museo delle civiltà Anatoliche, situato presso la porta della cittadella, che accoglie inestimabili collezioni di opere paleolitiche, neolitiche, ittite, frigie, romane e subito si riparte per il sito archeologico di Hattusa, antica capitale dell’impero ittita e per la vicina Yazilikaya, un santuario ittita con belle incisioni nella roccia. Hattusa costituisce una delle più importanti aree archeologiche della Turchia; sopravvivono i resti di una grande città, solo in parte oggetto di scavi. Una delle opere meglio conservate del sito è certamente la Porta dei Leoni, che risale probabilmente al XIV-XIII secolo a.C. Dalla parte anteriore della porta appaiono due giganteschi leoni che avevano la funzione di tenere lontano dalla città gli spiriti maligni. Un’altra porta, che si apre nel lato orientale, è quella dei Re, costruita con grossi blocchi di pietra ed ornata dal rilievo di una figura dall’aspetto regale, che rappresenta il dio ittita della guerra che protegge la città con la sua ascia. Purtroppo quella sul posto è soltanto una copia, mentre l’originale è custodito nel museo di Ankara.

Il nome del sito di Yazilikaya, che è posto a circa 3 Km da Hattusa, significa “Roccia con iscrizioni” ed è esattamente quello che vi si trova. Questo è il principale luogo di culto Ittita e la sua visita riveste un particolare interesse per i numerosi rilievi scolpiti nella roccia da un popolo vissuto 3000 anni fa.

Lasciato il sito di Hattusa, il viaggio prosegue per la Cappadocia e raggiungiamo la cittadina di Avanos, dove sostiamo per tre notti. Avanos è famosa per le sue ceramiche, modellate con l’argilla rossa del fiume che l’attraversa.

Tra i luoghi della Cappadocia pochi sono affascinanti e misteriosi come le “Città sotterranee”. Le più antiche risalgono all’era ittita, ossia tra i 3000 e i 4000 anni fa. Mentre in tempo di pace gli abitanti della regione vivevano in superficie, quando erano minacciati dagli invasori si rifugiavano nelle loro abitazioni sotterranee, una serie di cunicoli e stanze comunicanti su diversi livelli, dove potevano rimanere in sicurezza anche per sei mesi. Queste città sotterranee scavate nel tufo, su diversi piani, con strette gallerie, abitazioni e pozzi d’aerazione sembrano dei veri labirinti. Ed è proprio alla visita della città sotterranea di “Kaymakli” che, dopo il nostro arrivo, dedichiamo la prima parte della mattinata. Kaymakli è un dedalo di gallerie e ambienti scavati nella roccia su otto diversi livelli, di cui soltanto cinque sono aperti al pubblico

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