I segreti del Cairo

Una settimana nella seconda città più popolosa d’Africa, tra piramidi e scorci medievali, parchi e antichi mercati, lungo le rive del Nilo, il fiume che ha fatto la storia dell’antico Egitto

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  • di Andrea Bonfitto
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Da 500 a 1000 euro

Quindi, attraverso la bella piazza di Midan Talaat Harb, oltrepassiamo il famoso Café Riche, fondato nel 1908, e per molto tempo luogo di ritrovo di intellettuali e scrittori egiziani. Altri duecento metri circa ed ecco aprirsi di fronte a noi l’immensa Piazza Tahrir. Essa è stata il fulcro della rivoluzione egiziana del 2011, quando una folla di oltre un milione di manifestanti ha chiesto ed ottenuto le dimissioni di Hosni Mubarak. Maidan Tahrir significa “Piazza della Liberazione”, nome davvero profetico, dato che è stata teatro anche di altre manifestazioni storiche, ad esempio nel 1919 contro il dominio inglese, e nel 1952 contro la monarchia. Purtroppo al momento le entrate della metropolitana di Piazza Tahrir sono chiuse per motivi di sicurezza… un tentativo di evitare che la rivoluzione si ripeti ancora?

Tra i vari edifici che contornano questa immensa piazza, ci sono il Palazzo della Lega Araba, il Mogamma (bruttissimo palazzone in cemento, che dà lavoro a 18.000 impiegati statali) e il bell’edificio rosa che ospita il Museo Egizio. Quest’ultimo venne istituito nel 1835 dal Servizio Egiziano delle Antichità, nel tentativo di fermare l’emorragia di reperti archeologici puntualmente ritrovati dagli archeologi europei ed inviati in patria. Attualmente conta 136.000 reperti, anche se si è in procinto di trasferire buona parte della collezione nel nuovo Grande Museo Egiziano, che a breve aprirà a Giza, non lontano dalle Piramidi.

Il Museo Egizio raccoglie dei veri tesori dell’antica civiltà a cui è dedicata. Occorre mettere in conto almeno tre ore per una visita completa, seppur veloce. Il biglietto di entrata, che include la Sala delle Mummie Reali, costa 240 EGP, a cui occorre sommare un biglietto supplementare di 50 EGP per poter scattare fotografie al suo interno (escluse però la Galleria della Maschera di Tutankhamen e la Sala delle Mummie, dove devoti custodi sequestrano e cancellano personalmente gli scatti proibiti da macchine fotografiche e cellulari). Non ci sono parole per descrivere l’atmosfera che regna all’interno di questo museo. Tantissimi reperti, molti impolverati e persino senza custodie, sovraffollano questi spazi, con la stessa modalità con cui venivano riempite le tombe degli antichi faraoni. È proprio questa la sensazione più forte che provoca: sembra di venir catapultati all’interno di un grosso mausoleo, dove ogni metro dà gloria alla grandezza ed ai fasti dell’antico impero sulle rive del Nilo. Indescrivibile è il fascino della maschera funebre di Tutankhamen, lucidissima, dallo sguardo penetrante. Emozionante è pure ritrovarsi di fronte ai corpi mummificati di vari grandi personaggi del passato: Ramesse II, Amenhotep I, Tuthmosi II, Tuthmosi IV, Sethi I, Merenptah… Tutto ciò fa riflettere molto: grandi personaggi del passato ora ammutoliti, ridotti al silenzio e all’impotenza davanti ad un grande nemico, la morte, che tratta tutti allo stesso modo, a prescindere dall’importanza, dalla fama o dalla ricchezza…

Ammaliati da questo meraviglioso gioiello, ci rechiamo, subito dopo la visita, alla Libreria dell’Università Americana, dove acquisterò un altro gioiello: la Guida Illustrata al Museo Egizio del Cairo, disponibile anche in lingua italiana, di Alessandro Bongioanni (coordinatore), Maria Sole Croce (coordinatrice), Araldo De Luca (fotografo) e Zahi Hawass (prefazione): 632 pagine stracolme di fotografie di ognuno dei più bei reperti conservati nel Museo, con esaustive spiegazioni loro dedicate, davvero da non perdere!

Concludo la piacevole giornata con Bahaa presso un chiosco di cibo di strada. Mi introduce finalmente alle specialità gastronomiche della città: bastano da 2,5 a 6 EGP per poter assaggiare a scelta tra basterma (panino con uova e carne affumicata), ta’amiyya (panino con crocchette di fave speziate), babaganoush (crema di melanzane e tahina, ovvero salsa di sesamo), foul (crema di fave), e non mancano i giganteschi succhi di frutta freschissima, tra cui canna da zucchero e guava, e il caffè egiziano dal sapore deciso, che ricorda molto quello turco

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