Yokoso Japan di Benvenuti in Giappone parte 2

Viaggio in Giappone alla scoperta della cultura, della tradizione e della cucinaposti visitati Tokyo, Nikko, Kamakura, Fuji, Takayama, Kyoto, Himeji, Hiroshima, Nara, Osaka
Scritto da: marzioinviaggio
yokoso japan di benvenuti in giappone parte 2
Partenza il: 16/04/2009
Ritorno il: 03/05/2009
Viaggiatori: 6
Spesa: 3000 €

21 aprile

Oggi giornata libera. Nel senso che il programma non prevede niente, ognuno può girare liberamente per conto suo. Io devo assolutamente andare ad Akihabara, il quartiere dell’elettronica. Quello che in un altro momento sarebbe stato solamente un giro di piacere, è diventato una necessità: devo assolutamente prendere un caricabatterie per le stilo della macchina fotografica. Anche altri del gruppo vogliono andare li, ma preferisco farlo da solo sganciandomi. Voglio muovermi liberamente e velocemente, senza dover aspettare gli altri o mettergli fretta. Mi sveglio con calma, senza sveglia (ho comunque bisogno di riposo), doccia e parto subito. La colazione la faccio in un baretto di Akihabara, molto più piccolo del solito Andersen di Ueno, ma comunque con roba molto buona. A parte il caffè, solita schifezza tipo bibitone americano. Entro in un megastore che occupa l’intero palazzo, ogni piano è specializzato in una cosa, computer, macchine fotografiche, televisori, ecc. Girando, al secondo o terzo piano trovo le batterie ricaricabili e i relativi caricabatterie. Peccato che i prezzi siano carissimi, alla fine prendo il più economico per circa 1600 yen (in Italia lo avrei pagato la metà), ma mi serve e non ne posso fare a meno. Visto che ci sono prendo anche un adattatore per la presa, in modo da poter ricaricare il telefono, non una necessità ma sicuramente può fare comodo. Continuo il giro per il palazzone, indugiando sopratutto nella parte computer, alla fine esco quasi con le lacrime agli occhi, c’è così tanta di quella roba, ma non si può comprare niente. I prezzi sono 1.5/2 volte quelli dell’Italia. Continuo il giro fuori dal palazzo per gli altri negozi e negozietti, c’è di tutto dagli spinotti, cavi, semplici componenti elettronici, ai prodotti finiti. Qualsiasi oggetto elettronico si possa desiderare è presente, in ogni forma e dimensione. Peccato che, dati i prezzi, non si possa comprare niente. Mi stanco presto di girare in questo modo e procedo con un piano alternativo. Col resto del gruppo abbiamo due appuntamenti, entrambi in albergo. Il primo, facoltativo, alle 13:00 per il pranzo, il secondo alle 20:00 per la cena. Visto che il mio programma comprendeva solo la mattina, cercherò di riunirmi con gli altri per il pranzo. Visto che è ancora presto, faccio così: prima cosa un salto in albergo per mettere un primo gruppo di batterie sotto carica. Seconda cosa, voglio dare un occhiata alla Tokyo Tower, la famosa antenna televisiva che è una riproduzione della torre Eiffel (leggermente più alta e colorata in bianco e rosso). Secondo le informazioni ricevute, la torre è più facilmente raggiungibile dalla fermata Hamamatsucho della yamanote line (JR). Visto che i biglietti si pagano in base al percorso fatto, e che ho il biglietto giornaliero per la Tokyo Metro, utilizzo la metropolitana (Ginza line) fino a Shimbashi e da lì cambio prendendo la yamanote per una fermata (130 yen). Purtroppo i tempi di percorrenza con la metro sono più lunghi del previsto e la torre non è così vicina alla fermata. Non ho molto tempo a disposizione se voglio raggiungere gli altri per il primo appuntamento. Mi avvicino per quanto possibile, dato il tempo a disposizione, e scatto qualche foto, poi devo scappare. Raggiungo gli altri giusto in tempo e andiamo a pranzo nel solito ristorante con la macchinetta. Nel pomeriggio il tempo è decisamente peggiorato, è completamente coperto e a tratti piove. Decidiamo di fare un giro nel parco di Ueno, che dovrebbe contenere un po’ di cose interessanti. A parte il museo, visitato il primo giorno, c’è qualche tempio buddista, qualche santuario shintoista, lo zoo (che non ci interessa vedere) e qualche costruzione interessante. Alla fine prendendo qualche stradina che ci porta in direzione opposta a quella del nostro albergo, facciamo un salto al cimitero. L’unico problema è che il k-way che indosso, alla lunga, non si dimostra sufficientemente impermeabile e fa passare l’acqua. Così, stanco e di cattivo umore, sollecito gli altri per un veloce ritorno in albergo. In albergo, dopo una lunga doccia calda, ne approfitto per un bucato. L’unico problema è che non c’è un vero posto per stendere, lascio quindi la roba sparsa in giro per la stanza. (per la grande gioia di Guido). In serata piove ancora, ceniamo al solito ristorante con la macchinetta e poi subito a dormire. Le previsioni per domani danno tempo buono.

22 aprile

Oggi è il primo giorno di validità del nostro Japan Rail Pass. Il programma prevede una gita a Kamakura, una cittadina a 50 km da Tokyo piena di templi. Dopo la solita colazione da Andersen, alla stazione, prendiamo il treno. Una volta arrivati incominciamo con l’ Engaku-ji temple, che si trova a soli 50 metri dalla stazione di Kamakura. Si tratta di un tempio zen risalente al 1200 che è stato in gran parte ricostruito. Completamente immerso nel verde, data la calda giornata di sole, è un vero piacere da visitare. Successivamente passiamo al Meigetsu-ji temple, anche questo tempio zen, ma molto più piccolo. Qui abbiamo modo di vedere il nostro primo giardino zen, il classico giardino di sabbia arata, con delle pietre la cui contemplazione dovrebbe essere di ispirazione. Peccato che, un gatto, comodamente sdraiato sulla sabbia a prendere il sole, tolga molto all’atmosfera di meditazione che ci dovrebbe essere. Passiamo infine al Kencho-ji temple, anche questo zen, che risulta essere in assoluto il più bello tra quelli visitati. Come il primo, sorge su una vasta area, immersa nel verde, che comprende più edifici. Tutti fotografatissimi. Più volte. Alla fine, essendo passata da molto l’ora di pranzo ci fermiamo per il pranzo. La zona è piuttosto turistica e non è facile trovare un posto economico per mangiare. Alcuni decidono di prendere qualcosa in un supermercato, altri (tra cui il sottoscritto) si fermano in un localino-ino. Il posto è gestito da una coppia di anziani che sono gentilissimi. Troppo. Mi mettono a disagio con tutta quella gentilezza. Prendo del semplice riso saltato con dei gamberetti, che risulta essere veramente buono. Alla fine anche del caffè che viene preparato attraverso dei travasi di acqua bollente tra diverse ampolle. Sicuramente migliore del solito bibitone, ma comunque lontano dall’espresso a cui siamo abituati. Riprendiamo il giro visitando velocemente un altro tempio di cui non ricordo il nome. Dopo quelli visti durante la mattinata non ha niente di speciale. Dopo di questo decidiamo di concludere la visita dei templi e di incamminarci verso il Kotoku-in dove c’è il Daibutsu, il Grande Buddha. La tradizione vuole che si arrivi al Grande Buddha, attraverso un cammino nel bosco, quasi come un cammino verso l’illuminazione. unico problema è che non sappiamo dove sia, e quasi nessuna, tra le persone incontrate, parla abbastanza bene l’inglese per darci delle informazioni precise. Entriamo nel bosco, sperando di non perderci, seguiamo il sentiero, ma questa volta le scritte, quando ci sono, sono solo in giapponese. Veniamo raggiunti da una ragazza che parla molto bene l’inglese. Troppo bene. Alla fine si chiarisce il mistero, è una ragazza canadese di padre giapponese (da cui i tratti orientali) che si trova qui in vacanza. Lei sa leggere i caratteri giapponesi e ci indica la direzione, ci mostra anche un paio di ideogrammi, questi corrispondono a Buddha, seguendo le indicazioni che li contengono arriveremo. Lei fa il nostro stesso percorso, ma si muove molto più agilmente, ci distanzia velocemente e scompare nel bosco. Dopo aver percorso circa 3 Km usciamo dal bosco e ci ritroviamo su una strada asfaltata. Dopo qualche centinaio di metri arriviamo al Kotoku-in, dove, come ho detto, c’è il Daibutsu, il Grande Buddha. Si tratta di una gigantesca statua di bronzo alta oltre 13 metri, e pesante più di 90 tonnellate. La statua risale al 1200 e, come dice la guida, è rimasta intatta sopravvivendo al terremoto che ha distrutto il tempio che la conteneva. Ci fermiamo per un po, scattando decine di fotografie e riposandoci. Alla fine, quasi al tramonto riprendiamo la via del ritorno che ci porta alla stazione e poi a casa. E’ stata una giornata di sole, molto calda. L’ascensore diceva 26 gradi e come al solito ha avuto ragione. Commentiamo che è questo il clima che ci aspettavamo di trovare in Giappone e che vorremmo trovare sempre. Per cena ci fermiamo al “nostro” ristorante con la macchinetta e poi dopo una passeggiata, a dormire.



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