Viaggio in Etiopia

La rotta storica ed il Timkat
 
Partenza il: 14/01/2015
Ritorno il: 25/01/2015
Viaggiatori: 4
Spesa: 3000 €

Pungolato dall’articolo di una rivista, che illustra i festeggiamenti che si svolgono a Gondar in occasione della ricorrenza del Timkat, inizio, alla fine di ottobre, ad organizzare un tour in Etiopia. Ritenendo, erroneamente, il viaggio molto disagevole, limito la partecipazione ai soli compagni di comprovata esperienza, capaci di adattarsi e di dare una mano in caso di difficoltà. Pertanto ci ritroviamo, appena in quattro, il 14.1.2015, a partire da Siracusa per Addis Abeba, via Roma, con la Ethiopian Airlines. Una compagnia aerea, quest’ultima, che utilizza aerei un po’ vecchiotti e per niente puliti. In compenso il personale di bordo è gentile, gli orari dei voli internazionali sono rispettati ed è confortevole lo spazio fra i sedili.

Prima di addentrarmi nel resoconto del viaggio, fornisco le notizie utili che sono, forse, quelle che più interessano i lettori di questi diari.

· Moneta: sono accettati, ovunque, gli euro. Il cambio (1 € = 24 birr) può essere effettuato all’aeroporto o anche negli alberghi. La moneta locale è molto sporca e maltrattata perché non usano portamonete. Non esistono grossi tagli: con l’equivalente di € 100 si riempie il portafoglio. Utilizzabili solo in banca le carte di credito.

· Visto: è possibile ottenerlo all’aeroporto dopo una fila interminabile (nel nostro caso, circa 2 ore): va consegnato il passaporto (non servono foto né moduli compilati) presso un primo sportello; poi bisogna passare ad uno sportello limitrofo, dove viene riconsegnato il passaporto previo pagamento di € 43 (e non 17 come riportato nelle guide); per avere il resto (se si danno € 50) bisogna prima insistere perché il secondo sportellista fa lo gnorri e, poi, passare ad un terzo limitrofo sportello dove, a questo punto, conviene anche effettuare il cambio.

· Corrente elettrica: negli alberghi abbiamo trovato prese con due fori come in Italia e prese con tre fori a lamelle. Comunque, inserendo i due spinotti del carica-batterie o del rasoio elettrico nei due fori superiori delle prese a tre lamelle, abbiamo constatato che si può fare a meno dell’ adattatore poiché la corrente affluisce lo stesso agli apparecchi.

· Malaria: inesistente -limitatamente ai luoghi da noi visitati- in quanto la zanzara anopheles non sopravvive oltre i 2.000 mt. .

· Sicurezza: totale nelle città. Borseggiatori in occasione del Timkat. Controlli, con il metal-detector, all’ingresso di quasi tutti gli alberghi. Per le strade molti uomini, dall’aspetto mite, girano armati di fucile o di kalashnikov al solo fine della difesa personale. Al confine con l’Eritrea e la Dancalia si consiglia di chiedere il permesso prima di fare le foto.

· Alberghi: contrariamente alle aspettative, tutti buoni e puliti. Di solito nelle stanze si trovano gli asciugamani per una sola persona (consuetudine locale). Per averne due basta chiedere ed avere un po’ di pazienza perché il servizio non è sollecito.

· WI-FI: gratis e presente in tutti gli alberghi ed anche in molti ristoranti.

· Telefoni: è possibile acquistare una scheda per telefonare in Italia al costo di 1 € al minuto..

· Ristoranti: anche fuori dagli alberghi si può mangiare all’occidentale. La pasta e la pizza, retaggio dell’occupazione italiana, fanno parte della dieta etiope.

· Strade: quelle percorse da noi, eccetto 100 Km di sterrate, tutte asfaltate e quasi in buone condizioni. Inesistente la segnaletica stradale ed il rispetto del codice stradale. Tanta gente ed animali lungo la strada rallentano e rendono poco sicura la marcia. Pochi distributori e, spesso, privi di carburante. Indispensabile portare delle taniche di riserva piene di gasolio.

· Clima: soleggiato e primaverile. Di sera basta una felpa od un K-way.

Ed ora, per chi ha interesse, passo alla descrizione del viaggio.

Giorno 15.1

Arriviamo ad Addis Abeba alle 7,55. Fuori dall’aeroporto troviamo ad attenderci Belayneh Kassie che sarà il nostro “Virgilio” svelandoci, nel corso del viaggio, i tesori, le bellezze, la storia e la magia della terra etiope. Una corsa in pulmino di appena 5 minuti e siamo al Bole Ambassador, un buon albergo equiparabile ad un nostro 4*. Alle ore 12 siamo già in giro per la città, diretti al circolo Juventus, ubicato nell’ambito dell’ambasciata italiana, ritenuto il migliore ristorante di Addis Abeba. Qui conosciamo ed abbiamo uno scambio di opinioni con il prof. Luca Lupi, vulcanologo, geologo, esploratore ed esperto della Dancalia. Il pomeriggio lo dedichiamo al Museo etnografico ed al Museo Nazionale dove vediamo, fra le altre cose, lo scheletro dell’ominide Lucy vissuta 3,2 milioni di anni fa.

Giorno 16.1

Partenza alle 6,30 perché ci attende un viaggio di 560 Km che effettueremo in 12 ore per raggiungere Bahir Dar. La strada, costruita dagli italiani durante il periodo coloniale, è asfaltata ed in buone condizioni ma è invasa da una folla multicolore che si muove incessantemente verso mete a noi ignote spingendo carretti, greggi, mandrie, asini, cavalli. Le donne, in particolare, portano fascine enormi sulle spalle o bidoni d’acqua. Bambini, anche di 4/5 anni, camminano da soli, sovente spingendo asini o pecore. Alcuni piccoli, per gioco, si divertono a mettere in difficoltà gli autisti, facendo attraversare gli asini, da una parte all’altra della strada. Scolari in marcia per raggiungere, anche dopo molti chilometri, scuola o casa. Uomini, avvolti in lenzuoli bianchi, che camminano, senza meta apparente, armati di bastone e, qualcuno, di fucile o kalashnikov. Ad ogni fermata del pulmino si materializzano decine di bambini; se si indugia diventa una moltitudine di grandi e piccoli che chiedono qualcosa e che si accontentano anche di una bottiglia di plastica vuota o di un sorriso. Ai bambini più piccoli badano i fratelli di poco più grandi: non è raro vedere bambine di 7/8 anni portare sulle spalle fratelli più piccoli. A questo popolo in cammino vanno aggiunti camion a centinaia che portano materiali per la costruzione di una nuova diga sul Nilo Azzurro (fonte di lite con i sudanesi e gli egiziani per via dell’acqua che sarà loro sottratta). Carcasse di camion e di auto incidentate di recente ai lati della strada. Guidare è una gimkana: si supera anche in curva. Gli asinelli, con una striatura nera sul dorso, a migliaia lungo le strade, hanno qualcosa di familiare. Apprendiamo da Belayneh che i loro progenitori furono portati, dai nostri militari, alla fine dell’800, dalla Sardegna, in quanto si adattavano, meglio dei muli, all’altopiano etiope. A seguito dell’annientamento delle nostre truppe ad Adua, gli asinelli si rifugiarono nei boschi e si riprodussero a dismisura. Ora fanno parte integrante del paesaggio etiope.



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