Etiopia: la rotta storica e la festa del Timkat

Addis Abeba, le chiese e i monasteri del lago Tana, i castelli medievali di Gondar, le chiese monolitiche di Lalibela, le tombe e le stele di Axum. La festa del Timkat
 
Partenza il: 16/01/2016
Ritorno il: 25/01/2016
Viaggiatori: 9
Spesa: 3000 €

Storia, antiche leggende e tradizioni secolari, l’atmosfera religiosa della festa del Timkat, paesaggi suggestivi e sconfinati, un popolo in cammino perenne, il sorriso regalato dai bambini, sono le immagini che scorrono nella memoria ripercorrendo il viaggio nel buio dell’aereo di ritorno dall’Etiopia.

Un tour breve, ma intenso, per visitare i siti più significativi della storia e della civiltà etiope, a partire dal periodo pre-axumita del I° secolo a.C., iniziando dal museo etnografico di Addis Abeba, proseguendo per le chiese e i monasteri del lago Tana, i castelli medioevali di Gondar, le chiese monolitiche di Lalibela, le tombe e le stele di Axum.

Partiamo in 9 con volo da Venezia, via Roma, con ritardo di un paio d’ore in piena notte, per Addis Abeba, al centro di un altopiano a circa 2355 m., dove atterriamo al mattino. Buono il volo, sufficientemente spazioso il posto a sedere, pasti decorosi e personale molto disponibile. Ad attenderci la guida Nur, che si rivelerà molto competente e disponibile a soddisfare le nostre esigenze.

Dopo il passaggio in hotel (Siyonat, buono con wifi), andiamo a pranzo al Club Juventus con i sapori di casa nostra, prima di iniziare la visita di Addis Abeba (Nuovo Fiore), partendo dal Museo nazionale archeologico con i resti della famosa Lucy e un’interessante ricostruzione dell’evoluzione umana; quindi la cattedrale della Trinità copta, in amarico Kidist Selassie, costruita per commemorare la liberazione dell’Etiopia dall’occupazione italiana. A proposito, Nur chiarisce subito che gli etiopi sanno ben distinguere il regime fascista, che tanti lutti e rovine ha seminato nel loro Paese (ma ha anche lasciato tante strade, edifici pubblici, piazze e città e ovviamente spaghetti e pizza), dal popolo italiano che è molto apprezzato, come abbiamo constatato ad ogni incontro con la gente etiope, sempre cordiale e sorridente. Saliamo quindi al monte Entoto (3.200 m) per ammirare il panorama della città e, strada facendo, sostiamo al mercato per un primo assaggio di vita quotidiana.

BAHAR DAR – LAGO TANA – CASCATE DEL NILO AZZURRO

Al mattino sveglia all’alba per prendere l’aereo ad elica dell’Ethiopian Airlines, puntuale e con snack, dopo pressanti controlli di sicurezza e breve volo per Bahar Dar, con alloggio al Summer Land Hotel, decoroso e gustoso pranzo con pesce di lago.

Scaricati i bagagli in hotel, partiamo in direzione delle cascate del Nilo Azzurro (Tiss Issat, acqua che fuma), che nasce dal lago Tana, lungo una strada sterrata molto sconnessa e polverosa, con un viavai ininterrotto di persone in cammino, asini carichi di mercanzie, mucche scheletriche, pecore, capre, cani, carretti pieni di mercanzie, bambini che vanno a scuola, donne che trasportano sulla testa taniche d’acqua, fascine di legna, otri, pesanti sacchi di farina, spostandosi da un villaggio all’altro, o dirette o di ritorno dal mercato o dai campi. Attraversiamo il Nilo in barca e poi proseguiamo con una breve passeggiata, circondati da bambini che ci rincorrono proponendoci ogni cosa, ma senza invadenza, raggiungendo le cascate in una bella posizione scenografica, ma un po’ deludenti per la scarsa quantità d’acqua a causa della stagione secca e per la costruzione di una contestata diga, che ha notevolmente ridotto la portata del fiume. Dopo pranzo, dal vicino porticciolo, in barca partiamo per l’escursione sul lago Tana, il più grande d’Etiopia, a 1860 m/slm, con tante isole sulla quali si trovano numerosi monasteri risalenti al XV-XVI° secolo e, dopo circa un’ora e mezza, raggiungiamo la penisola di Zeghie dove, percorrendo un breve sentiero nel bosco tra capanne di sterco e paglia, visitiamo la chiesa di Ura Kidane Meheret, monastero copto di forma circolare risalente al 1600, con numerosi affreschi dai colori vivaci che ripropongono, con stile un po’ naif, scene tratte dai vangeli. Al ritorno sosta alle bancarelle lungo il sentiero e rientro a Bahar Dar in barca, con suggestivo tramonto sul lago.

GONDAR – FESTA DEL TIMKAT

Al mattino seguente, unico giorno di trasferimento via terra, che ci consente lungo i 170 km che uniscono Bahar Dar a Gondar di fermarci in alcuni villaggi immergendoci nella vita quotidiana etiope ed assaporare l’atmosfera che solo i mercato locali riescono a trasmettere, offrendoci l’opportunità di entrare in contatto diretto con la gente e i loro ritmi di vita, specialmente in quelle località fuori mano e poco frequentate dai turisti. Ci fermiamo così in un villaggio per assistere alla preparazione dell’injera, una focaccia piatta e spugnosa, fatta di miglio, sorgo e teff, base di ogni piatto etiope, un po’ acidula, sopra la quale vengono messi mucchietti di carne, verdure, salse di solito molto piccanti. Usando l’injera (rigorosamente con le mani) si appallottola un po’ di carne o di verdura come un involtino da infilare in bocca. L’insieme non è male, mentre da sola l’injera non fa una bella impressione. Dentro i mercati, come quello di Amussi, si vede di tutto, uno spettacolo di suoni e colori, fantasia e ingegno pratico applicato alle scarse risorse disponibili e riciclabili. Noi a guardare stupiti e ammirati, sotto il sole che scotta, tutto ciò che ci circonda e gli etiopi divertiti di questa inaspettata e di certo insolita incursione di curiosi farangi (stranieri). Assistiamo anche alla cerimonia del caffè, un rito con la tostatura dei chicchi, il passaggio sul mortaio, le cuccume dai lunghi becchi sulle braci con l’acqua bollente pronta per ricevere il prezioso caffè tostato ed il riempimento dall’alto delle tazzine disposte in un letto di aghi verdi a fare da contorno scenografico e segno di buon augurio. Con tante soste, inevitabile il ritardo con cui arriviamo a Gondar.

Pranzo veloce e raggiungiamo, non senza difficoltà per la chiusura delle strade, il centro della città dove passano in processione le copie dell’Arca dell’Alleanza (contenente nella leggenda le tavole dei dieci comandamenti). Siamo alla vigilia del Timkat, la festa religiosa forse più importante in Etiopia, nella quale si ricorda il battesimo di Gesù nel Giordano. Una marea di gente scorta i tabot, le Arche dell’Alleanza custodite in quattro chiese, verso il centro della città, con un suono assordante di ogni strumento musicale, canti e preghiere. I tabot sono avvolti in preziosi panni colorati portati in pellegrinaggio sulle teste dai sacerdoti con paramenti da cerimonia, e un corollario di monaci, ombrelli giganti e variopinti, fedeli e gruppi in costume, oltre a carri allegorici riproducenti scene dei Vangeli. Un tripudio di gente in festa in mezzo alla quale si viene coinvolti e travolti, cercando con difficoltà di non perdersi e di scattare qualche foto intrufolandosi fra le braccia protese dei “guardiani” che contengono la folla al passaggio delle Arche. Al termine saliamo su una gradinata da stadio a goderci lo spettacolo della gente in festa che ritorna a casa, con gruppi di fedeli colorati che si affrontano festosi sciamando da ogni parte. Rientriamo al Landmark Hotel, in bella posizione panoramica sulla collina, per la cena gustosa. La sorpresa ci aspetta in camera, non tanto per il cigno fatto con l’asciugamano sul letto, quanto per la doccia che, causa la scarsa propensione alla manutenzione evidenziata i tutti gli hotel etiopi, allaga tutta la camera ed anche il corridoio.



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