Etiopia, crocevia dei popoli

Viaggio nel nord archeologico e nel sud delle etnie
 
Partenza il: 25/10/2019
Ritorno il: 10/11/2019
Viaggiatori: 7
Spesa: 2000 €

Per gli Egizi, l’Etiopia era la “terra degli dei”, perché qui trovavano profumi come l’incenso, la mirra e tesori preziosi come l’ebano, l’avorio e purtroppo anche gli schiavi. Il commercio di questi beni, insieme a quello del sale della Dancalia, ne avevano fatto per secoli un crocevia di scambi, lasciando tracce storiche nel nord, ma risparmiando il sud, dove le etnie locali, lontane dalle piste carovaniere, si sono conservate fino ad oggi, con le proprie peculiarità.

L’idea era di star via due settimane in sette persone, dedicando la prima parte del viaggio alla zona storica dell’Etiopia e la seconda alle etnie sull’Omo River. Pianifico quindi il viaggio, ma quando arriva il momento di prenotare i voli interni, non mi è stato possibile trovare il volo a metà viaggio, cioè il 02.11, ma solo per il 03.11, ho quindi dovuto ripianificare il tutto aggiungendo un giorno in più a Lalibela, anche se l’agenzia locale (www.greenlandtoursandhotels.com), a cui ci siamo appoggiati per la logistica e la prenotazione degli alberghi di Arba Minch e Turmi, mi aveva consigliato di aggiungerlo alla visita delle chiese del Tigrai; la mia impressione è stata però che volesse addebitarci un giorno in più di pulmino, piuttosto che darci un buon consiglio; alla fine ho deciso di aggiungerlo a Lalibela, dove ci siamo mossi con un contatto locale, che avevo trovato tramite l’Emanuel Guest House. Con il senno di poi avrei dedicato un giorno in più alla zona del lago Tana, dato che i tempi erano troppo stretti, anche se tutto ci fosse andato bene.

Il problema è stato però decidere a che cosa rinunciare nella seconda parte del viaggio tra le tribù dell’Omo River, perché ognuna aveva la sua peculiarità. Leggendo qua e là, ho deciso di escludere Gesergio e un mercato locale. Il mio gruppo di amici ha di buon grado accettato la nuova riorganizzazione, che comunque abbiamo poi ulteriormente stravolto per poter vedere il Bull Jumping, escludendo anche El Sod con la discesa al cratere e al pozzo cantante di Dubluk, che poi abbiamo scoperto non essere percorribile a causa delle forti piogge di quei giorni.

Una volta prenotati i voli, abbiamo richiesto online il visto turistico da 30 giorni sul sito www.evisa.gov.et. Viene emesso in due giorni, con 52 USD, con estrema facilità di compilazione e mandato via e-mail, va quindi stampato e portato con sé per tutto il viaggio (attenzione che a Omorate, essendo al confine con il Kenya, viene richiesto). Non vengono richieste informazioni particolari, se non i dati del passaporto, del volo e dell’albergo (noi abbiamo messo il primo in cui abbiamo soggiornato). Se volete qualche spiegazione in più, su questo sito ho trovato notizie utili: www.ethiopianembassy.it/servizioConsolare.html#richiestaVisto

Volendo dare qualche informazione generale e premettendo che queste indicazioni non vogliono sostituire i consigli che fornisce la ASL (ufficio vaccinazioni internazionali), nessun vaccino è obbligatorio, ma sono consigliate le vaccinazioni contro l’epatite A, l’epatite B, il tetano, la difterite, il tifo e l’anticolerica, utile per la diarrea del viaggiatore. Anche la profilassi antimalarica è consigliata, io personalmente non l’ho fatta, perché la stagione delle piogge era ormai passata e perché ero munita di repellenti: per la pelle consigliato il Jungle o l’Autan tropicale e per gli abiti e le lenzuola, il Biokill, perché contiene permetrina, molto efficace anche contro le pulci, che sono un problema endemico, anche negli hotel di livello: noi, per fortuna, non ci siamo imbattuti in questi fastidiosi animaletti, ma ci eravamo portati dietro anche il sacco lenzuolo per ogni evenienza.



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