Emozioni in Togo

Otto giorni tra cultura, natura e gente stupenda
 
Partenza il: 25/05/2015
Ritorno il: 04/06/2015
Viaggiatori: 2
Spesa: 1000 €

Solo ora, dopo quasi tre mesi dal mio rientro, decido di scrivere qualche riga del viaggio che più mi ha entusiasmato, emozionato e allo stesso tempo messo alla prova tra quelli che ho fatto nella mia vita. Non si è trattato di una vacanza ma di un viaggio in Togo, a contatto con le persone del posto e con la loro cultura.

Quando a gennaio ho detto a mio marito di voler andare in Togo a trovare uno zio missionario (che non vedevamo da circa due anni), la sua reazione non è stata delle migliori: vaccinazioni, profilassi per la malaria, non dormiremo di sicuro in un hotel ¾ stelle, non parliamo nessuna lingua oltre l’italiano, sono tantissime ore di aereo, il rischio di prendere qualche malattia, la mia fobia per i ragni, il mio non adattarmi al cibo ed altro ancora… ma la mia testardaggine ha fatto si che cercando informazioni ovunque, parlando con medici, e con lo zio in Togo, io sia riuscita a convincere mio marito ad andare in Africa.

In poco meno di una settimana dal suo “si” abbiamo prenotato i biglietti aerei con Ethiopian Airlines, abbiamo richiesto il visto al consolato e abbiamo stipulato un’assicurazione sanitaria (consigliatissima, in quanto qualsiasi cura in Togo si paga, e nel caso di problemi un po’ seri l’assicurazione consiglia l’ospedale più vicino e organizza il ricovero) visto che in un posto come il Togo non è così semplice trovare un ospedale o anche solo una farmacia dal momento che nemmeno esiste un ministero della sanità.

Evito di raccontarvi i commenti di amici e parenti nel momento in cui hanno saputo della nostra idea… addirittura qualcuno pensava fosse uno scherzo.

Finalmente la data della partenza si avvicina e noi decidiamo di chiedere aiuto a conoscenti per raccogliere abiti usati, giochi e tanto altro da portare alla missione, in modo tale che poi i missionari decidano di destinarli a chi ne ha più bisogno (successivamente mi renderò conto che chiunque ha bisogno di qualcosa); grazie alla generosità della gente riusciamo a preparare due valigie da circa 20kg ciascuna, prepariamo anche i nostri bagagli in cui infiliamo anche salami e formaggi sottovuoto e siamo pronti per partire.

25 maggio 2015: per paura di perdere l’aereo che deve decollare alle 21,45 da Malpensa, noi ci presentiamo in aeroporto alle 15,30 con le nostre 4 valigione e i nostri due zainetti in cui abbiamo un cambio di vestiti a testa, fazzoletti di carta, fotocamera e le scatole di farmaci che abbiamo iniziato ad assumere il giorno precedente come profilassi per la malaria.

Finalmente saliamo in aereo e con mia grande sorpresa siamo solo una ventina di passeggeri… facciamo scalo a Roma e a questo punto l’aereo si riempie..tra turbolenze, bambini urlanti, odore di cibo che viene servito dalle hostess, riusciamo ad appisolarci un paio d’ore e alle 7,00 (6,00 in Italia) siamo ad Addis Abeba.

Il nostro scalo dovrebbe durare 3 ore e noi ne approfittiamo per fare colazione: due spremute e due brioches dure da spaccare i denti per la modica cifra di 17 euro… aiutooooo! Nel frattempo si avvicina l’ora di ripartire, siamo seduti stanchissimi in sala d’attesa quando un ragazzo ci viene a chiedere se siamo diretti a Lomè (capitale del Togo), io rispondo di sì e lì iniziano i problemi… per farla mooooolto breve, sciopero dei controllori di terra a Lomè..dopo circa 5 ore finalmente ripartiamo per il Togo (scongiurato il pericolo di dover atterrare ad Accra in Ghana e doverci fare i restanti 200km fino a Lomè in autobus o taxi al buio e senza un visto per il Ghana).

Dopo altre 6 ore di volo arriviamo in Togo alle 18,30 (20,30 italiane): il caldo che ci travolge è indescrivibile, l’umidità credo sia intorno al 95%, ma siamo felici di essere finalmente arrivati. Siamo pronti a ritirare i nostri bagagli ma aimè sono andati persi, così come la nostra ora successiva a fare la denuncia di smarrimento e a sentirci dire di tornare due giorni dopo per ritirarli. Dopo un attimo di sconforto ci rechiamo fuori dall’aeroporto dove incontriamo lo zio Eugenio e il nostro autista/meccanico che subito diventa un amico: Romain, che guiderà per i prossimi 70km che ci separano da Tabligbo, la nostra meta.

Nel momento stesso in cui ci immergiamo nel traffico capisco che per guidare in Togo serve una patente speciale, oppure non bisogna averla… nel frattempo il buio scende e noi percorriamo questa strada-pista piena di buche, motorini carichi di taniche di benzina e con due o più passeggeri che ci tagliano la strada, camion da superare e suoni di clacson per segnalare la propria presenza, odore di gomma bruciata e persone che dai campi sbucano sulla strada. Romain è già diventato il mio mito: non ha investito nessuno!

Dopo 2 ore di purgatorio (come definiscono la strada i missionari, in Togo per fare 30 km ci si può impiegare anche 1ora e oltre) arriviamo finalmente a Tabligbo, il villaggio illuminato da lampade a olio, vicino a bombole del gas, accanto magari a una pompa di benzina sono abbastanza inquietanti per una come me che solitamente evita i mercati anche in Italia per paura delle bombole di gas.

Svoltiamo l’angolo e la missione è finalmente lì davanti a noi, che stanchi e senza valigie siamo felici di fare la conoscenza degli altri due padri che ci hanno aspettato per la cena.

Ci fanno vedere la nostra stanza e con mia grande sorpresa abbiamo anche un piccolo bagno privato, il letto non è comodissimo ma siamo talmente stanchi che come appoggiamo la testa sul cuscino crolliamo addormentati… alle 4,30 sentiamo i canti che provengono dalla moschea vicina e successivamente alle 5,30 ci alziamo svegliati dalle campane della chiesa e dalle persone che vengono a messa nella missione.

Facciamo doccia e colazione e con la luce del giorno ci rendiamo conto di quanto sia bello, spettacolare e inaspettato ciò che ci circonda: palme da cocco altissime, campi di mais, enormi alberi di mango e papaia, lucertoloni colorati.



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