Da nord a sud per 6.000 km lungo le strade dell’Ethiopia

Tour dell'Etiopia, da nord a sud
 
Partenza il: 30/01/2019
Ritorno il: 20/02/2019
Viaggiatori: 4
Spesa: 3000 €

La scelta della meta di quest’anno è stata abbastanza elaborata, abbiamo già viaggiato per molti paesi, tanti sono anche quelli che vorremmo visitare ma vanno tenute in considerazione alcuni elementi, come il costo, la stagionalità, la stabilità politica ecc. Prima scelta è stata la Bolivia, febbraio è la stagione giusta ma un viaggio di 20 giorni supera i 3000 e soprattutto il volo per La Paz si aggira sui 1000 €, troppo per le nostre attuali finanze. Seconda opzione è stata il Nicaragua, abbiamo contattato Yves il titolare del tour operator che ci ha accompagnato in Guatemala, ma ci ha risposto che attualmente la situazione politica è abbastanza instabile e attualmente i viaggi in quel paese sono interrotti. Bali, un’isola fantastica con prezzi competitivi ma febbraio è periodo di pioggia, quindi rischieremo di trascorrere metà della vacanza chiusi in camera… L’Uganda, luogo da sogno con i suoi gorilla di montagna, il volo costa veramente poco, sotto i 400 € ma il tour supera i 3000 € per una decina di giorni.

L’Ethiopia, perché no? Abbiamo cominciato a richiedere un po’ di preventivi per capire se era alla nostra portata, tra gli altri, abbiamo scritto ad un’agenzia locale chiamata “ASHU TOUR” che subito ci ha risposto con solerzia e si è presentato in modo molto cortese: è un etiope, adottato a distanza da una famiglia italiana, si è laureato all’università di Pisa, è tornato nel suo paese, si è laureato alla facoltà di turismo, ha quindi cominciato a lavorare per i tour operator più blasonati, ha girato alcuni documentari per Marcopolo e poi, nel 2013 ha aperto la sua agenzia.

Egli ci ha sconsigliato di andare in Dancalia perché ultimamente ci sono stati disordini tra lo stato e il fiero popolo degli afar, l’etnia che si guadagna da vivere estraendo sale e, poi i 20 giorni a nostra disposizione, senza effettuare voli interni che farebbero lievitare di molto il nostro preventivo, sono appena sufficienti per visitare il nord, cioè la “rotta storica” e il Sud con la valle dell’Omo. È luglio ed abbiamo acquistato con l’Ethiopian Airlines i voli, pagandoli attorno ai 500 € e per tutta l ‘estate abbiamo avuto uno stretto scambio di idee e di consigli con Ashu che ci ha proposto di gran lunga il preventivo più conveniente, con quasi 1000 € di differenza rispetto agli altri preventivi inviatoci. È passata l’estate, poi l’autunno, le feste natalizie e finalmente è arrivata la fine di gennaio ora di partire…

Mercoledì 30/01/2019: SAVONA – MILANO

Malgrado questo, per ora sia stato un inverno decisamente mite, oggi giorno di partenza per l’Ethiopia, è prevista neve sul tratto autostradale che va dal passo del Turchino a Milano, così siamo partiti con largo anticipo; siamo andati a Noli a prendere Simo e Roby e poi abbiamo imboccato l’autostrada, fortunatamente sgombra da neve, in direzione Novara. Laura e Pier ci aspettavano a casa loro con una bottiglia di Boudeaux d’ annata e un tagliere di salumi e formaggi, perché, come ho letto su più libri, la cucina etiope non è particolarmente appetitosa. Abbiamo lasciato nel loro garage la nostra auto, quindi ci hanno accompagnati alla Malpensa verso le 18, tra check in, imbarco bagagli, controlli vari in un battibaleno è venuta l’ora di imbarcarci. Alle 20.25 siamo decollati puntualissimi e, lo scalo tecnico previsto a Vienna è stato spostato a Roma. Siamo rimasti fermi a Fiumicino per più di 3 ore e poi finalmente ci siamo issati in volo verso l’Ethiopia!

Giovedì 31/01/2019: ADDIS ABEBA – GOHATSION (180 KM)

Il resto del viaggio è proseguito abbastanza regolarmente, ma abbiamo riposato veramente poco, l’aereo era pieno zeppo e di fianco a noi c’era una cicciona che occupava una poltrona e mezza. Siamo atterrati ad Addis Abeba con più di un’ora di ritardo e i nostri bagagli sono arrivati puntuali. Come Ashu ci ha suggerito, abbiamo fatto il visto on line e questo ci ha consentito di evitare una coda di almeno un’ora. Fuori dall’aeroporto, nel parcheggio delle auto (all’interno dell’aeroporto può accedere solo il personale degli hotels) c’era Ashu ad aspettarci con Brooke, il nostro autista. L’aeroporto è praticamente all’interno della città, quindi in un battibaleno abbiamo raggiunto un bar che aveva cappuccino e brioches per la colazione; quindi ci siamo tuffati nel traffico mattutino. Addis Abeba significa in amarico “Nuovo Fiore”, conta 6 milioni di abitanti e si trova a 2440 m d’altezza; qui convivono 83 etnie diverse con altrettante lingue ed un numero impressionante di dialetti, con comunità cristiane, mussulmane ed ebraiche. Come tutte le capitali africane è caotica piena di vita, con un traffico indisciplinato, in cui auto si sorpassano a destra e a sinistra strombazzando, ma oltre il lato economico e politico non ha grandi attrazioni turistiche. È una capitale in grande espansione, caduto il regime socialista repressivo di Menghistu, ora il governo è democratico e, questo, si spera, porterà nei prossimi anni ad un grande sviluppo economico e commerciale. Ovunque tu ti volti ci sono palazzi in costruzione ricoperti da impalcature fatti con pali di legno storti e pare, in equilibrio precario. Prima di partire per la nostra avventura ci siamo fermati a casa di Ashu, dove egli ha lasciato buona parte dei soldi pagati per il viaggio, ci ha presentato la sua giovane moglie e la sua bimba nata 20 giorni fa e che non ha ancora un nome, infatti, in Ethiopia, il nome ai neonati viene dato dopo un paio di mesi di vita, di solito in concomitanza con il loro battesimo, fino ad allora vengono nominati come “figlio di…, e segue il nome della mamma”. Abbiamo lasciato alla piccola un po’ di abbigliamento che qui è praticamente introvabile, perché i neonati vengono avvolti in un panno di fortuna. Con noi abbiamo portato 2 valigie piene di abbigliamento da bambini da lasciare nei villaggi che visiteremo o ai bambini bisognosi che incontreremo lungo la nostra strada. Prima tappa è stata al museo Nazionale, che custodisce i resti di Lucy, l’Australopitecus Afarensis che visse 3,5 milioni di anni fa, ritrovato nel 1973 in Dancalia. Nelle altre sale ci sono manufatti risalenti al I se. a C / II sec, d. C, altri scheletri di animali ed ominidi, una galleria di quadri contemporanei e una sezione dedicata agli utensili d’ uso comune nei villaggi delle diverse etnie. Usciti di lì abbiamo chiarito con Ashu che noi non intendiamo fermarci per il pranzo in un ristorante perché non vogliamo sprecare nemmeno un minuto che potremmo dedicare alla scoperta di questo fantastico paese, quindi acquisteremo solo un po’ di frutta ed un pezzo di pane. In una mezz’ora lasciamo Addis Abeba con la strada che porta sul Monte Entoto, dove sorgeva la vecchia capitale di re Menelik I. Una fila di mezzi di trasporto procede in queste strade in salita a passo d’uomo; sono tuk- tuk che qui chiamano “bajaj”, autobus sgangherati affollatissimi, mini van come il nostro e camion caricati in modo esagerato, auto private, lasciata Addis Abeba, non se ne vedono quasi. Ci siamo imbattuti in diversi incidenti, con camion o autobus rovesciati su un fianco e ruote all’ aria, che vengono poi abbandonati lì dove hanno avuto l’ incidente, molti perché troppo carichi, perché non viene fatta la dovuta manutenzione, i freni sono consumati e i pneumatici sono completamente lisci e, poi, molti dei conducenti, non sanno guidare in quanto, se hai possibilità economiche, la patente la compri e ti viene recapitata direttamente a casa! Arriviamo sull’altopiano a oltre 2600 m d’altitudine, all’apparenza brullo, con erba gialla bruciata dal calore del sole, sparse qua e là, come in un presepe, casupole fatte di fango con il tetto in lamiera e circondate da una recinzione fatta da rami secchi. Molti si occupano di pastorizia, soprattutto bambini badano a greggi di pecore e capre e talvolta a mucche. Ci siamo fermati per osservare il loro metodo di trebbiatura: mettono le spighe di cereali a terra poi fanno camminare in cerchio una coppia di buoi, con la bocca legata, in modo che le spighe di frumento vengano sgranate, poi, con un setaccio si fa saltare il tutto, in modo che paglia e pula, più leggere, vengano portati via dal vento, mentre le granaglie più pesanti restino nel setaccio. Dopo un paio d’ ore ci siamo fermati a Debre Libanos, dove nei pressi di un canyon spettacolare, un po’ di tempo fa, una tedesca, sposata ad un etiope, aveva aperto un lodge che oggi è tornato in mani etiopi, infatti, appena rimasta vedova, la signora, è stata “gentilmente invitata” a lasciare il paese. Il panorama da qui è spettacolare : si apre sulla valle del Nilo Azzurro contornata di montagne rossastre dalle pareti quasi verticali in cui nidificano i più grandi rapaci del paese; l’Ethiopia conta 273 specie diverse di uccelli. Abbiamo camminato per un’oretta lungo un sentiero pietroso sul crinale della montagna, ammirando uccelli e piante autoctone: bellissime le aloe vere dai fiori vermigli! Abbiamo attraversato una piccola cascata, oggi quasi asciutta perché è il periodo di maggiore siccità, tramite un ponte di pietra costruito nel 1600 da gesuiti portoghesi. Rientrando all’auto ci siamo imbattuti in un branco di gelada, grossi babbuini con una rossa macchia sul petto. Altre 2 ore di viaggio e arriviamo finalmente a Gohatsion, l’hotel “Goha Land” è buono per gli standard etiopi, ha mattonelle sbeccate, carta da parati scollata ma è pulito, l’acqua della doccia viene un filo ma è bella calda. Abbiamo risistemato le valigie, in modo da avere il cambio per 2 o 3 giorni in quella piccola così da non doverne scaricare 3 tutte le sere. Alle 19.30 siamo andati a cena nel ristorante dell’hotel, probabilmente l’unico della cittadina, assolutamente anonima, che noi abbiamo usato solo per spezzare il viaggio verso il lago Tana. Abbiamo mangiato molto bene: una zuppa di verdura, uno spezzatino di vitello con verdure ed abbiamo assaggiato la Dash una birra locale leggerina ma buona. Ashu, malgrado avesse già cenato, ci ha tenuto compagnia ed insieme abbiamo bevuto un numero di birre veramente esagerato! Prima delle 10 eravamo a letto, esausti, è stata una giornata veramente faticosa, siamo rimasti pressoché svegli per 72 ore di seguito!



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