Tunisia – Tra storia, natura e costume

Strana vacanza questa in Tunisia. Nata per caso, come incrocio di eventi e motivazioni particolari. Una meta di ripiego, avendo solo una settimana di tempo e pochi soldi come budget. Vedo un’offerta speciale dei Viaggi del Turchese, mi prendo la doverosa Lonely Planet (guida insostituibile) e pianifico la vacanza. Mi affido a un minitour...
 
Partenza il: 18/11/2002
Ritorno il: 25/11/2002
Viaggiatori: in gruppo
Spesa: 500 €

Strana vacanza questa in Tunisia. Nata per caso, come incrocio di eventi e motivazioni particolari. Una meta di ripiego, avendo solo una settimana di tempo e pochi soldi come budget. Vedo un’offerta speciale dei Viaggi del Turchese, mi prendo la doverosa Lonely Planet (guida insostituibile) e pianifico la vacanza. Mi affido a un minitour organizzato per i primi tre giorni nonostante la mia avversione per queste cose, ma per una questione di tempi ristretti questa opportunità faceva al mio caso. E poi il programma praticamente coincideva con il mio e i costi sarebbero stati simili. Partenza da Bergamo con volo charter della Nouvelair (compagnia mai sentita). Volo breve contornato dai commenti dei turistoidi che si aspettano una settimana di mare e sole. Non sanno che in questo periodo la temperatura media si aggira sui 20° e solo un masochista potrebbe fare un bagno? E’ il tipico italiano medio che va solo nei luoghi fatti su misura per lui: ci deve essere naturalmente il mare, meglio su un’isola, hotel 4 stelle con animazione e non deve mancare la pasta. Niente cucine strane per carità, si rischia di non riuscire ad abbuffarsi! E poi tanto tempo disteso al sole a non fare niente, così al ritorno i commenti dei colleghi sull’abbronzatura saranno pieni di invidia! Informazioni sul paese che si sta visitando, sulla sua storia, su cosa poter visitare? Nulla, in vacanza si va per riposare! Lo dimostra il fatto che oltre alla mia ho visto solo un’altra guida circolare, quella di una ragazza di Verona che si stupiva quanto me del comportamento e delle idee di questi turisti! Ma torniamo al reportage di viaggio. Arrivo a Monastir e trasbordo della mandria a Port El Kantaoui in Hotel lussuosissimo. Questo paese è una sorta di Porto Cervo tunisina con belle villette, un porticciolo pieno di yacht, alberghi di lusso (che poi costano una sciocchezza). In mezzo tanto splendore pacchianate gigantesche come le rovine di plastica in una sorta di bizzarra fusione tra nuovo e nuovo anticato. Comunque nel complesso come primo impatto con l’architettura araba non è stato affatto male. La mattina dopo partenza alle 7 con un pullman pieno di spagnoli, visto che il gruppo di italiani che si avventurava all’interno della Tunisia era solo di 7 persone. Prima tappa El-Jem dove c’è un anfiteatro romano che non ha nulla da invidiare al Colosseo. Lo stato di conservazione è simile, ovvero è stato depredato di molti pezzi dai costruttori locali, ma offre ancora un bello spettacolo. Proseguiamo per Gabes, città marittima ricchissima di palme (e di inquinamento) e dopo un pranzo penoso arriviamo all’inizio della zona desertica. Panorami rocciosi, molto belli, mi ricordano le scorrazzate on the road tra Arizona e Utah. Arriviamo a Mattata e visitiamo a una casa troglodita, con un architettura molto particolare. Sono scavate nel terreno argilloso e si sviluppano attorno a un cortile centrale e si sono sviluppate in funzione di difesa degli attacchi dei berberi. Sono tuttora abitate e visitabili (basta lasciare una mancia). Interessante.

A Douz, alle porte del Sahara immancabile giro in cammello, anzi in dromedario. Ero su un esemplare particolarmente alto e bavoso (ne scoprirò la causa: la stagione degli amori) che con la sua andatura ondeggiante mi ha portato a vedere il tramonto tra le dune. Da fare almeno una volta nella vita.

L’Hotel è un complesso molto bello esternamente ma con le camere che cadono a pezzi. Non va nemmeno il riscaldamento e sono costretto a dotarmi di doppie coperte. L’indomani attraversiamo il lago salato (in generale secco) di Chott El-Jerid, molto bello con la strada che lo attraversa costruito su un terrapieno. Qua l’acqua che scorre nei canali assume i più svariati colori ed evaporando provoca la formazione delle rose del deserto che troviamo infatti anche in tonalità strane come il blu e il verde. Arriviamo a Tozeur, dove giriamo tutta la mattina per il mercato cominciando la consueta trafila di contrattazioni. Si parte da un prezzo altissimo, in media 4 o 5 volte il valore reale e si comincia a scendere. Spesso riesce a spuntarla il venditore che riesce a essere abbastanza convincente da fregare la maggior parte dei turisti. Io acquisto solo mezzo chilo di datteri freschi (è il periodo della raccolta) e qualche rosa del deserto. Ci trasferiamo all’hotel dove ci aspetta il solito cibo internazionale e nel pomeriggio partiamo per quella che sarà la parte più bella del tour. Cominciamo con la gita alle oasi di montagna di Chebika e Tamerza. Attraverso una bella camminata su questi monti possiamo ammirare panorami incantevoli con le palme che svettano tra le rocce. Il confine con l’Algeria è vicino e il deserto occupa tutto l’orizzonte. Tra le varie curiosità da segnalare la visita a un canyon che confrontato con quelli americani risulta veramente mini. L’escursione tra le dune con il 4×4 è emozionante. Saliamo e scendiamo a tutta velocità, è come essere su una giostra. Rischio più volte di sbattere la testa contro il tettuccio tanto i sobbalzi sono forti. Veramente bello muoversi in questi panorami in questo modo. Dopo un’ora di strada tra le dune arriviamo sul set di Guerre Stellari che è ancora integro dopo 25 anni. Si fa buio e sulla via del ritorno incontriamo uno strano tipo in braghette corte che sta correndo nella notte con la pila in mano. Un iron man? A cena assaggio l’unica versione originale della Chorba, una tipica zuppa speziata tunisina che successivamente ho trovato cucinata in modi decisamente più edulcorati per riuscire ad affrontare le delicate bocche dei turisti. Fino a diventare una passata di pomodoro.

Ultimo giorno in tour con sveglia traumatica alle 5. Nel freddo mattutino ammiriamo le rovine dell’antica città romana di Sufetula, nei pressi di Sbeitla con un bel tempio praticamente intatto. Andiamo poi in una delle quattro città sante dell’Islam, Kairouam (le altre: Gerusalemme, Medina, Mecca). Una visita alle gigantesche vasche dell’antico acquedotto introduce la Grande Moschea. Una specie di fortino, su cui spicca il minareto da cui vengono effettuate le 5 chiamate alla preghiera quotidiane (ora l’altoparlante visto che il muezzin si è stancato di fare le scale 5 volte al giorno). Bellissimo il locale dove si svolgono e le preghiere e la scuola di corano: una bellissima porta intarsiata, 400 colonne rubate ai vari monumenti romani. Sono divise le zone di preghiera maschili e femminili perché ci dicono che queste ultime nei vari piegamenti potrebbero distrarre gli uomini. J Quella di depredare le altre costruzioni è proprio una regola. Oltre alla pavimentazione in marmo certamente non importato direttamente da Carrara, nella moschea si può notare addirittura un’iscrizione latina con i nomi dei figli dell’imperatore romano presa di sana pianta dal tempio di Sufetula. Una specie di Lego. Finiamo il giro con il mausoleo del barbiere (che sarebbe un compagno di Maometto che si teneva dei peli della barba del profeta legati al braccio) in cui le mattonelle di ceramica decorativa e i bellissimi intarsi arabescati la fanno da padrone. Dopo il solito pranzo stile mandria con menu tunisino turistico (ma questa volta un po’ meglio del solito) andiamo alla mostra di tappeti. O meglio alla vendita di tappeti. Con la scusa di farci vedere la fabbricazione dei tappeti (2 minuti di artigiano al lavoro) ci dobbiamo sorbire quasi un’ora di passaggi di tappeti di ogni foggia e misura. Bellissimi, per carità, ma non abbiamo nessuna intenzione di comprarli! Ma questo fa parte dei vari accordi commerciali che la guida tunisina aveva nel suo personale programma.



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