Tunisia: un viaggio alla scoperta del Mal d’Africa

Dagli affollati souq alla quiete del Sahara, dalla capitale tunisina ai villaggi berberi... un viaggio tutto da scoprire, con intervalli di mare cristallino
 
Partenza il: 31/07/2013
Ritorno il: 14/08/2013
Viaggiatori: 2
Spesa: 1000 €

D’accordo sulla destinazione, il mio ragazzo ed io abbiamo iniziato una ricca raccolta di informazioni che, secondo il nostro stile, ci hanno portato ad una vacanza completamente auto-organizzata, complice anche un’ottima guida turistica a portata di mano; così abbiamo prenotato volo, su Tunisi-Cartagine, e residence, con un paio di mesi di anticipo sulla partenza, usufruendo di buone offerte low cost. Tramite internet abbiamo anche prenotato un servizio navetta (Holiday Taxis.com) che per 9€ a testa ci ha efficientemente portati dall’aeroporto al nostro Residence ad Hammamet. La struttura che ci ha accolto ed ospitato per tutta la nostra permanenza tunisina si chiama Residence Romane. E’ molto vicina al mare, comoda per il centro di Hammamet (circa 5 minuti in taxi al costo di 4 dinari = 2€) e dotata di giardino e piscina interni, ristorante ed un davvero ottimo rapporto qualità/prezzo.

Al momento del nostro arrivo siamo stati accolti molto gentilmente, con un fresco cocktail di benvenuto, ed accompagnati in camera. La stanza matrimoniale era spaziosa, l’arredamento basic e non troppo curato (ma non era una delle nostre necessità primarie), la vista molto carina con un balcone affacciato sul giardino interno ed annessa piscina; il tutto era dotato di alcuni importanti confort, quali aria condizionata, frigo in camera e cassetta di sicurezza. L’unica cosa un po’ fastidiosa è stata il letto…che in realtà erano due! Messi uno accanto all’altro, restava comunque dello spazio che nelle primissime notti ha causato un po’ di torcicolli, ma poi ci si è fatta l’abitudine.

Al Residence Romane avevamo scelto il servizio mezza pensione che ci ha permesso di usufruire ogni sera di una selezione di piatti del ristorante La Fontana, annesso alla struttura del Residence stesso ed affacciato sulla strada principale. Il cibo era discreto e si poteva scegliere fra piatti tipici (quali Brik, Ojja e Couscous), piatti più internazionali, tra cui una versione tunisina di pizza (il consiglio è di non provare la Margherita, un po’ troppo lontana dal concetto italiano di pizza, ma buttarsi su quelle condite!) e piatti derivanti dall’influsso francese (da non perdere le crepes!). La prima sera abbiamo deciso di iniziare subito a sperimentare il patrimonio culinario locale partendo dal couscous, che, anche se un po’ insipido, ci è piaciuto molto. Ce ne erano due versioni: con pesce o carne; entrambi prevedevano un pesce (orata) o un pezzo di carne (coscia di pollo) interi, che ci sono sembrati freschi e sicuramente molto buoni, anche se un po’ impegnativi da affrontare (soprattutto l’orata, che era da pulire e sfilettare!).

I primi giorni di vacanza sono trascorsi tranquilli, tra mare e piscina, tanto per iniziare ad ambientarci al nuovo clima, molto caldo, ma ventilato, e all’atmosfera coinvolgente e un po’ caotica tipica della cultura araba. Il nostro hotel era un’isola di pace e relax, tanto che a volte dava quasi l’impressione di essere surreale (il mio ragazzo lo definirà qualche giorno dopo uno di quegli hotel “perfetti” da giallo di Agatha Christie!). Per quasi un’intera settimana non è stato al completo ed eravamo letteralmente coccolati dal personale: receptionist che si informava quotidianamente se tutto era di nostro gradimento e ci illustrava gentilmente le varie escursioni disponibili, camerieri sorridenti e cordiali che per rimediare ad un ritardo nel servizio del dessert ce l’hanno portato in camera, signora delle pulizie che decorava il letto (i letti, in realtà) ogni giorno con fiori profumati.

L’hotel era dotato anche di una spiaggetta privata raggiungibile in 5 minuti a piedi, della quale però non abbiamo mai usufruito. Il costo di ombrellone e lettini era di 10 dinari al giorno, ma, subito accanto alla spiaggia privata, il litorale continuava con spiagge libere e tranquille, per cui abbiamo sempre optato per quella soluzione. Il mare era bellissimo, soprattutto di mattina, calmo, trasparente e limpido, con colori meravigliosi. Il fondale era sabbioso con qualche zona rocciosa in cui si poteva scorgere, muniti di maschera od occhialini, qualche pesciolino, specialmente piccole orate e branzini. Infatti, già dalle prime ore in spiaggia, abbiamo notato la presenza tra gli scogli di alcuni pescatori rocamboleschi, intenti a catturare questi pescetti da consegnare poi ai ristoranti della zona (che ce li avrebbero serviti sul couscous per cena!).

Durante questi primissimi giorni di relax il contatto con la “vera vita” l’abbiamo avuto soltanto nel pezzetto di strada che ci portava al mare oppure al cash-point (non presente in hotel), e le sole persone locali con cui ci siamo rapportati sono state quelle presenti in spiaggia. Ci sono voluti un paio di giorni almeno per abituarsi alla loro diversità e loro alla nostra. Soprattutto in spiaggia è facile iniziare a guardarsi attorno un po’ come alieni in un nuovo pianeta e spesso anche i tunisini reagiscono allo stesso modo alla nostra presenza. Ovviamente ciò che più li sconcerta è vedermi in bikini, mentre le loro donne e ragazzine si immergono in mare avvolte nell’ abito tradizionale lungo fino alla caviglia e completo di velo a coprire i capelli. Questa nostra “spudoratezza” nel mostrarci in pubblico ai loro occhi appare provocante, e non è raro che gli uomini cerchino di contrattare con i turisti per acquistare le loro donne. Ovviamente è capitato anche a noi, ma non in spiaggia, dove abbiamo però assistito a numerose proposte a favore di turiste, soprattutto se bionde.

Altra cosa che ci è apparsa subito bizzarra è notare qualche cammello a passeggio sulla spiaggia; il nostro primo pensiero è stato che i loro padroni volessero venderci passeggiate turistiche sul lungomare, mentre invece abbiamo constatato che quelle bestiole giravano cariche di merce non meglio identificata che conducevano da un lato all’altro del litorale.

Durante la prima settimana, abbiamo fatto qualche escursione in giornata, per iniziare ad assaporare appieno il nostro viaggio. Le tappe sono state in ordine Nabeul, Hammamet Yasmine e la Medina di Hammamet.

Nabeul dista pochi kilometri da Hammamet e, su suggerimento del nostro receptionist, abbiamo percorso la distanza a bordo di un taxi, per una spesa di circa 10 dinari (=4,5 €) a viaggio. Il giorno giusto per visitare questo paese è il venerdì, poiché ogni settimana si tiene un tradizionale mercato, all’interno delle mura dell’antico Mercato dei Cammelli. Ciò che viene venduto oggigiorno varia dai souvenir tipici tunisini (oggetti in ceramica, specchi “a porta”, oggetti in legno e pelle,…), agli indumenti tradizionali, piuttosto che, per gli amanti del genere, a serpenti e scorpioni imbalsamati o tartarughe vive. La zona del mercato è molto vasta, e dalla parte opposta rispetto alla porta d’entrata, dovrebbe esserci una zona in cui ancora si commerciano e scambiano cammelli, ma purtroppo noi non siamo riusciti a raggiungerla, anche a causa del caldo africano. Infatti questo mercato ha un difetto per noi turisti non abituati al clima: è completamente scoperto e la visita si svolge totalmente sotto al sole, tra spinte e spintoni di una folla frettolosa e recalcitrante. Per questo motivo la visita a Nabeul è stata l’occasione per fare il nostro primo acquisto: due bei cappelli di paglia, un po’ cowboy style, che ci saranno poi molto utili per proteggerci dal caldo, anche nei giorni seguenti. Inoltre il mercato di Nabeul è molto fornito di un altro souvenir tipico: quadretti dipinti su pelle di cammello ed incorniciati con legno e corde. Per chi intende acquistarne uno (noi l’abbiamo fatto!), il consiglio è di cogliere l’occasione, approfittando qui della varia scelta, che non incontreremo più in nessun altro Souq.

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Cammelli

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El Jem

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I Berberi di Matmata

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Deserto

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Oasi di Chebika

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Cartagine, Cittàdi Byrsa

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Sahara

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Chott El-Jerid

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Safari

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Golfo di Hammamet



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