Seduzioni e misteri del Basso Egitto

Alla scoperta della mediterranea Alessandria, dei mille minareti del Cairo e del deserto nell'oasi di al-Fayyum
 
Partenza il: 14/04/2018
Ritorno il: 25/04/2018
Viaggiatori: 2
Spesa: 2000 €

Il Cairo, con i suoi 10 milioni di abitanti, è l’agglomerato urbano più popoloso dell’Africa. Le sue periferie si sono allargate a dismisura e senza controllo, continuando ad attrarre la popolazione rurale alla continua ricerca di condizioni di vita migliori.

Inquinata e trafficatissima nelle ore di punta, la città è una vera sorpresa per chi intendesse inoltrarsi nei vicoli medioevali e scoprire il cuore dei suoi antichi quartieri, quasi rimasti inalterati nel corso del tempo.

Nella seconda metà dell’800 il khedivé Ismail (il governatore ottomano nominalmente dipendente dal sultano di Costantinopoli) avviò un grande processo di modernizzazione del Paese e delle sue città principali. Il Cairo, rimasta fino ad allora intatta nel suo impianto urbanistico dall’epoca Fatimide e Mamelucca, si ampliò notevolmente sulla riva occidentale del Nilo e si arricchì di sontuosi edifici cercando di assomigliare alla capitale francese Parigi. Le casse dello stato risentirono pesantemente dei dispendiosi progetti e delle guerre espansionistiche di Ismail che portarono il Paese alla bancarotta e all’occupazione inglese. La Gran Bretagna dominò di fatto fino al 1956, anno in cui le ultime truppe lasciarono il controllo del canale di Suez e delle basi militari nelle mani del governo nazionale.

Il processo di decolonizzazione fu particolarmente traumatico per il Cairo ed il punto di svolta fu il “black Saturday” del 26 gennaio del 1952, quando cominciò la rivoluzione egiziana contro la monarchia, accusata di connivenza con gli inglesi. Durante le sommosse, i rivoltosi attaccarono i siti d’interesse per gli stranieri e le imprese, soprattutto se gestite da britannici.

Il Cairo avrebbe mutato improvvisamente il suo volto ed i tumulti determinarono purtroppo la distruzione di edifici famosi, tra i quali il mitico Hotel Shepheard’s, annoverato per la sua opulenza tra gli alberghi più prestigiosi del mondo. Tramontava così l’epoca glamour del turismo dorato e benestante assieme a tutti i luoghi simbolo che ne erano stati il centro di aggregazione e da cui trassero ispirazione scrittori e registi.

Atterriamo nel tardo pomeriggio e con il nostro autista arriviamo all’Hotel Windsor, nascosto tra i vicoli affollati del centro in un palazzo risalente alla seconda metà dell’800.

L’Hotel Windsor è una vera e propria reliquia sopravvissuta ai moti del ’52 che ricorda l’epoca prerivoluzionaria. La famiglia copta che lo gestisce lo rilevò dal proprietario di nazionalità svizzera e da allora nulla è stato modificato: si è così conservata l’atmosfera dei tempi andati nelle polverose e decadenti parti comuni, nelle stanze e nel Barrel Bar, con il suo mobilio da club inglese anni ’40.

Nella reception è ancora utilizzata la vecchia pulsantiera per trasferire manualmente le telefonate all’interno e all’esterno dell’albergo oltre all’ascensore a manovella, attivata dal personale, che si dice sia la più antica del Cairo.

Inizia così la scoperta della capitale e delle meraviglie del Basso Egitto, nell’ideale cornice nostalgica di una struttura che certamente si rimpiangerebbe negli alberghi delle grandi catene internazionali senz’anima che incombono sulle rive del Nilo.

La visita inizia dal quartiere copto, sorto all’interno della fortezza romana Babilonia e della quale rimangono ancora visibili le fondamenta delle due grandi torri circolari d’accesso. L’esercito presidia in forze la zona, per garantire la sicurezza degli abitanti cristiani oltre che l’incolumità dei turisti.

Numerose le chiese da visitare, tra cui quella di San Giorgio amministrata dagli ortodossi greci e la cosiddetta chiesa “sospesa” (AI-Muallaqa in arabo), caratterizzata da elaborate decorazioni geometriche, piastrelle e legni intarsiati. Nel quartiere c’è anche la sinagoga Ben Ezra, i cui interni ricordano i sontuosi luoghi di culto dei Sefarditi e l’imperdibile museo copto, che raccoglie resti architettonici e pregevoli opere d’arte d’ispirazione cristiana all’interno di un palazzo tradizionale, con grandi finestre decorate con le mashrabyya, elaborate grate lignee che garantivano nelle antiche case la naturale ventilazione degli ambienti ed alle donne di osservare con discrezione ciò che avveniva all’esterno.

Nelle immediate vicinanze del quartiere copto sorse il nucleo originario della città di Fustat fondata dagli arabi, dove si trova la grande moschea di Amr Ibn al Aas, la prima mai costruita nel continente africano e poi rimaneggiata ed ingrandita nelle epoche successive. La struttura, dalle massicce mura esterne dal colore ocra, presenta all’interno un arioso cortile quadrato circondato da porticati colonnati con al centro la fontana per le abluzioni. L’accesso nelle moschee del Cairo è garantita a tutti, in taluni casi non viene nemmeno richiesto alle donne straniere di velarsi. Nel visitare questi luoghi tranquilli, ci si ritrova a vagare tra prospettive ed arcate moresche, spesso in totale e solitudine. La vita quotidiana delle strade e dei bazar è ancora ambientata in scenari che ricordano le favolose immagini delle vecchie stampe ingiallite, senza che si avverta la sensazione di pericolo o insicurezza.

La moschea di Ibn Tulum è la più antica. Realizzata in mattoni d’argilla, la doppia recinzione muraria intendeva garantire il raccoglimento dei fedeli ed un maggiore isolamento dal trambusto esterno di negozi e scuderie che in epoca medioevale si trovavano nei suoi pressi. Il sole filtra tra le arcate laterali creando giochi di luci e di ombre nel grande cortile, dominato dall’imponente cupola della fontana delle abluzioni. Il minareto, unico nel suo genere in Egitto, ha una caratteristica forma a spirale probabilmente ispirata a quello della moschea di Samarra, in Iraq. E’ possibile accedervi dando una mancia al custode per osservare dall’alto il panorama del Cairo islamico con l’imponente Cittadella sullo sfondo. Mentre le rondini volteggiano nel cielo azzurro, l’orizzonte si perde sul profilo della città che sembra abbracciarti con il suo calore ed il suo fascino orientalista.

Nei pressi della moschea, la casa-museo di Gayer Anderson è una tappa obbligata che consente di visitare una dimora tradizionale completa del suo eclettico arredamento, curato dall’ufficiale britannico che l’abitò con la sua famiglia fino agli anni ’40. Nelle diverse stanze a tema è stato raccolto del mobilio proveniente da diversi Paesi (Cina, Siria, India, Persia), oltre a tappeti ed antichità. Nella terrazza e nel salone dei ricevimenti sono state girate alcune scene di un film di James Bond negli anni ’80.

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Medinet Madi, oasi di al-Fayyum

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Museo di Arte Islamica, Cairo



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