Trekking in Val Borbera: l’anello al mignolo

Alla scoperta di una valle tanto facile da raggiungere quanto poco conosciuta, dove i sentieri portano alla scoperta di panorami emozionanti, memorie partigiane, villaggi fantasma, eccellenze enogastronomiche
 
Partenza il: 03/06/2015
Ritorno il: 05/06/2015
Viaggiatori: 1

La Val Borbera, una scheggia impazzita di Piemonte conficcata nel dorso del Genovesato, o forse un morso bulimico del mastodonte subalpino al ventre di quella striscia di terra, simile ad un’acciuga, di nome Liguria. Di certo un posto di confine, dove i dialetti, le usanze, le ricette, perfino l’architettura di queste ed altre regioni si fondono, sebbene l’elemento ligure, a cominciare dal suffisso del nome di molte località, tenda a prevalere su quella che attualmente è la collocazione geografica. Una vallata che seppure oggi sia facile da raggiungere, ed in passato fosse attraversata dalle rotte commerciali tra Genova e la Pianura Padana, ha saputo mantenere aspetti aspri e selvaggi, ma anche per questo genuini ed originali, come il carattere dei suoi abitanti, nascondendo quasi gelosamente agli occhi distratti del visitatore gran parte delle sue bellezze paesaggistiche, storico-culturali, architettoniche e gastronomiche.

ABS: “Anello Borbera Spinti” indicato con il segnavia CAI numero 200… quante volte mi è capitato di incontrarlo nelle passeggiate nei boschi e sui monti nei dintorni, però mai mi aveva seriamente sfiorato l’idea di percorrerlo tutto. Non tanto perché si snodi per circa 100km con dislivelli a volte impegnativi, quanto per il fatto che spesso tendiamo ingiustamente a snobbare i luoghi vicino a casa.

Teoricamente il sentiero in questione partirebbe da Stazzano e terminerebbe ad Arquata Scrivia, non risultando quindi un vero e proprio percorso ad anello. Tuttavia alcune semplici varianti consentono di partire ed arrivare a Vignole Borbera, porta dell’omonima vallata, che è facilmente raggiungibile sia con il treno (la stazione di Arquata Scrivia è a meno di 3km) che con l’auto (uscita Vignole dell’autostrada A7). Giocando in casa, io non consumerò altro che le suole degli scarponi indossati dal momento dell’uscita di casa a quello del rientro tra le mura domestiche. Si, ma che c’entra il mignolo con questo anello? Il fatto è che due giorni prima di partire mi sono fratturato il ditino del piede destro, ma per fortuna questo piccolo incidente non ha pregiudicato il mio cammino, sebbene i primi passi siano stati un po’ dolorosi.

Vignole Borbera è una tranquilla località che, anche in virtù della sua strategica posizione, ha visto crescere di molto la popolazione negli ultimi anni. Di contro sta purtroppo svanendo quell’atmosfera tipica da paesino dove tutti si conoscono. Il nucleo originario del paese era legato all’esistenza dell’abbazia di Precipiano, ora residenza privata, sulla direttrice che portava all’insediamento romano di Libarna (visitabile, a pochi km, nel comune di Serravalle Scrivia oggi più noto per l’esistenza di un grande centro commerciale). Il nome del paese parrebbe derivare da “ad vinoleas” con chiaro riferimento alle vigne che dovevano coprire un tempo campi e pendii. La sponda orografica sinistra del torrente oggi è riservata al centro abitato dove alcuni interessanti pannelli, tradotti anche in lingua inglese, espongono foto d’epoca e raccontano come era strutturato il paese e come vi si viveva. Tracce di quelle mitologiche e toponomastiche vigne sopravvivono invece sulla sponda destra.

Dopo eventuali rifornimenti nei bar e alimentari del paese, si parte dalla piazza principale sulla quale si affacciano il Palazzo Comunale e la Chiesa di S.Lorenzo dal campanile con originale ed insolito bulbo a cipolla. Si segue il segnavia 203 che passa accanto ai giardinetti ed al Castello (oggi residenza privata) scendendo ripidamente dapprima su asfalto e poi su ampia carrabile sterrata fino alle sponde del torrente Borbera che si attraversa su una larga passerella. Alzando lo sguardo non può sfuggire l’imponente mole del Santuario di Monte Spineto che volendo si può raggiungere con una breve deviazione nel momento in cui si lascerà il sentiero 203 per immettersi nel numero 200. Il Santuario, che fino a pochi anni fa ospitava una suora eremita, offre una splendida vista che, se il cielo è terso, abbraccia la pianura padana e l’arco alpino, per cui la deviazione, che richiede circa 15 minuti, è consigliabile. Io invece compio una deviazione imprevista e meno piacevole perché mi rendo conto di aver scordato a casa le borracce, devo quindi tornare indietro e ricominciare il cammino dopo questa falsa partenza.

Oltrepassato il torrente, il tratto iniziale del sentiero 203 presenta alcune difficoltà, non solo perché si sale abbastanza ripidamente, ma soprattutto perché l’alluvione di ottobre 2014 ha provocato alcune frane che non impediscono il passaggio ma certamente lo rallentano e richiedono un minimo di prudenza. Per i motivi suddetti attualmente il percorso non è molto battuto ed in alcuni brevi tratti è invaso dalla vegetazione, ma normalmente si snoda tra vigne, cespugli di ginestra, boschi di roveri, robinie e castagni. In poco più di 30 minuti, si raggiunge la località Bocca del Lupo, dove si incontra il segnavia 200 che di qui in avanti diverrà un fedele compagno di viaggio per quasi tutta la durata del percorso. Andando a sinistra, come ho detto prima, si raggiunge Monte Spineto, io proseguo invece a destra in direzione Madonna di Ca del Bello.

Si alternano tratti ombreggiati nel bosco ad altri più soleggiati, ma tranne qualche breve saliscendi non si affrontano dislivelli impegnativi e si procede spediti incontrando anche qualche isolato casolare. Se si è fortunati tra le fronde potrebbero spuntare anche daini e caprioli. Prima di raggiungere il Santuario di Ca del Bello si transita nei pressi della Cascina Rughè dove un cartello ricorda trovarono riparo e ristoro i partigiani. I monti della Val Borbera furono teatro di numerosi scontri ed un interesse legato a questo itinerario può essere sicuramente quello di approfondire la conoscenza della storia partigiana locale ricca di episodi e curiosità come testimoniato da questi pannelli e da numerosi libri scritti sull’argomento.

Mi trovo ora nel territorio di Borghetto di Borbera, comune molto esteso che può vantare un bel Castello in località Torre Ratti e la piccola chiesa di S. Antonio di origine medievale, ma anche una famosa discoteca con tanto di parco acquatico per la gioia dei più giovani. Il Santuario di Ca del Bello, sorto nel 1672 ed ampliato a più riprese, offre una bella vista sul sottostante paese e mi offre la possibilità di un gradito ristoro dopo circa due ore di cammino: silenzio, ombra, panchine ed una fontanella. Mi concederei volentieri una dormita sull’erba, ma mi aspettano ancora tante ore di cammino e dopo una bevuta ed alcuni esercizi di stretching devo ricaricarmi lo zaino sulle spalle.



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