Safari in Tanzania e ritorno a Zanzibar

La Tanzania è sicuramente una nazione da visitare sia per i vastissimi parchi naturali, che offrono interessanti incontri di animali di tutte le specie, sia per le bellissime spiagge dei suoi arcipelaghi.
 
Partenza il: 17/09/2018
Ritorno il: 28/09/2018
Viaggiatori: 2
Spesa: 4000 €

fatto una lunghissima passeggiata intorno alla lingua di sabbia, alternando bagni e foto. All’ora di pranzo abbiamo gustato piadine farcite con tonno, alici e formaggio, varie pizzette fritte e grigliata di pesce e carne. Io ricordavo un’escursione simile (fatta nel 2016) con un menù a base di aragoste, ma quelle sono una peculiarità dei beach boys: infatti io l’avevo organizzata con loro. Dopo pranzo, con un’altra mezz’ora di navigazione, abbiamo raggiunto Prison Island, chiamata inizialmente isola di changuu, dal nome di un pesce qui pescato. In seguito l’isola è stata adibita ad alloggio per gli schiavi africani, il cui commercio era gestito da mercanti arabi.

Quando Zanzibar è diventata un protettorato britannico, il governatore Lloyd è arrivato sull’isola e ha costruito l’attuale prigione, mai utilizzata come tale e invece usata in seguito come zona di quarantena. L’arcipelago di Zanzibar comprende anche l’isola di Pemba e Mafia. Il nome Tanzania è l’unione della parola Tanganica e Zanzibar. Dopo la spiegazione della guida siamo andati a vedere le famose tartarughe giganti qui conservate. Provengono dalle Seychelles, ma non è sicuro il modo in cui siano arrivate qui. Vivono oltre 200 anni e ce ne sono di tutte le dimensioni, dalle piccolissime alla più grande. Sono grigie e brutte e hanno la loro età scritta sul carapace: la più vecchia ha 196 anni. Di nuovo mezz’ora di barca per Stone Town e un’ora e mezzo per il nostro villaggio. Siamo stati veramente fortunati con il tempo: durante la permanenza sulla lingua di sabbia è stato splendido, con il sole forte che ha reso tutti i colori brillanti e luminosi. Dopo pranzo invece il cielo si è annuvolato e anche il mare si è un po’ increspato. Se fosse accaduto il contrario sicuramente la nostra escursione si sarebbe rovinata.

Serata in hotel: Un paio di volte la settimana l’hotel sposta la cena dal ristorante alla spiaggia o a bordo piscina. Noi abbiamo partecipato alla prima: dalla pole position della nostra stanza, abbiamo seguito l’allestimento dei tavolini bianchi, con tovaglie azzurre, e del buffet: l’effetto era molto bello con i fari accesi che illuminavano tutta la zona. Ad allietare la serata ha contribuito un complesso di musica africana, con musicisti e cantanti bravi. La donna poi si è esibita anche in balli tipici, mostrando la sua abilità nell’agitare il sedere, in un tipo di danza che assomigliava a quella del ventre, ma col posteriore, o a una specie di tamurè.

Giornata di mare e relax in hotel: Le quattro notti al mare del pacchetto classico (con praticamente tre giornate intere) mi sembravano troppo poche. Avevo quindi aggiunto un giorno in più, con la speranza di godermi meglio i bagni e il sole di Zanzibar. Purtroppo il tempo non mi ha aiutato poiché è stato nuvoloso e anche un po’ piovoso, rovinandomi le aspettative. Ero comunque in vacanza.

Volo di ritorno: Purtroppo anche nell’ultima mattinata a Zanzibar il tempo è rimasto nuvoloso, e non sono riuscita a fare un ultimo bagno. L’aereo che partiva da Zanzibar nel primo pomeriggio (volo ET 814) si è fermato a Kilimangiaro, dove non siamo scesi, ma abbiamo aspettato per un’oretta lo sbarco e l’imbarco dei passeggeri. Ripartiti poi per Addis Abeba, abbiamo cambiato aeromobile (volo ET 732) con direzione Roma, dove siamo arrivati alle 4 di mattina del giorno dopo.



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