Polinesia, una volta è per sempre

Atolli, lagune turchesi, mare indescrivibile ricco di fauna, natura rigogliosa, gente allegra e tranquilla. Un motto polinesiano dice: "Prendila con calma, con filosofia"
Partenza il: 03/10/2012
Ritorno il: 23/10/2012
Viaggiatori: 2
Spesa: 4000 €

Il motivo per cui ho scelto di andare in Polinesia è la mia proverbiale curiosità: verificare la veridicità dei racconti sulla Polinesia. Per la verità questa meta era il desiderio di mio marito da tanto tempo, così ho deciso di accompagnarlo ben volentieri. È un subacqueo esperto e la Polinesia sembra sia l’ideale con le sue acque cristalline e la ricchezza della fauna sottomarina, palcoscenico naturale per l’esibizione della natura. Abbiamo scelto le cinque isole della Polinesia che ci sembrano più rappresentative per i nostri gusti: Tahiti, la più famosa, Moorea, maestosa, Huahine, tranquilla, Bora Bora, mitica, che fanno parte delle Isole della Società, e Rangiroa, per le immersioni subacquee, nell’Arcipelago delle Tuamotu.

La meta è per noi italiani dall’altra parte del mondo e relativamente costosa. Bisogna fare attenzione e scegliere bene. Il volo più economico è quello di Air France/Air Tahiti Nui da Parigi a Tahiti via Los Angeles. Abbiamo scelto ottobre perché è la fine della stagione secca e abbiamo pernottato in piccoli alberghi B&B;, che fanno promozioni se appartengono alla stessa catena, situati vicino ai villaggi, ove possibile, per avere maggior libertà di movimento e abbiamo evitato i motu, piccoli atolli all’interno delle lagune, per lo stesso motivo. Per praticità abbiamo acquistato in Italia il pass dei voli interni nelle isole che abbiamo scelto di visitare. Funzionano come autobus tra un’isola e l’altra e possono essere affollati. Dopo una decina di ore di viaggio partiti da Parigi il 3 ottobre atterriamo a Los Angeles per lo scalo tecnico e, benché in transito, dobbiamo passare i controlli americani dei documenti come se entrassimo in territorio statunitense perdendo così una mezzora. A bordo dell’aereo di Air Tahiti Nui si respira già profumo di Polinesia quando le hostess, vestite con abiti tipici coloratissimi, ci offrono un fiore di tiare, una specie di gardenia simbolo del Paese. Atterriamo sempre il 3 ottobre a Papeete puntuali alle h 21,35. Qui abbiamo – 12 ore rispetto all’Italia. All’arrivo siamo accolti da musica e dono di collane realizzate con profumatissimi fiori. Il tempo di arrivare in hotel, dove un comodo letto ci accoglie per un sano riposo in attesa del giorno seguente quando ha inizio la nostra avventura polinesiana.

Un giorno a Tahiti, l’isola della luce

Al nostro risveglio notiamo che il nostro albergo è situato a 3 km da Papeete su una graziosa spiaggia e di fronte l’isola di Moorea molto vicina ci schiaccia l’occhiolino. La nostra vacanza tropicale è ufficialmente iniziata! Papeete, porta d’ingresso della Polinesia è una cittadina non troppo grande e il suo nome significa “bacinella d’acqua”. Il centro ha case coloniali in legno ricche di fascino antico. Il posto più caratteristico di Papeete è il vivacissimo Mercato Coperto, edificio coloniale a due piani, con banchi di frutta, verdura, pesce, cibo pronto e articoli di artigianato locale in un trionfo di colori e di sorrisi dei venditori; il piano superiore è in restauro e quindi alcuni banchi sono posti all’esterno. Bisogna fare però attenzione a quello che si compera perché molti prodotti provengono da Cina, Indonesia o Filippine (evviva la globalizzazione…). Poiché ci hanno detto che l’assortimento e la qualità dei prodotti sono comunque i migliori di tutta la Polinesia decidiamo di fare subito shopping e scegliamo parei disegnati a mano in Polinesia e il famoso olio Monoi ottenuto dalla macerazione di fiori di tiare nell’olio di copra estratto dalla noce di cocco. Si dice che curi il corpo e l’anima perché in passato era un olio sacro usato in numerosi riti. Nel municipio, in stile vittoriano, in questo periodo è allestita una mostra del passato storico della Polinesia rispetto ai vari periodi bellici che hanno coinvolto questi luoghi sia durante la 1° che la 2° guerra mondiale. La cattedrale cattolica Notre-Dame al centro della città è la più vecchia chiesa cattolica della Polinesia. Un’originale statua in legno della Madonna col Bambino ci accoglie all’entrata e le vetrate colorate, raffiguranti dettagli di vita polinesiana, filtrano i raggi di sole con bei giochi di luce. Tappa d’obbligo è il Museo della Perla Robert Wan per scoprire tutti i segreti della coltivazione delle perle nere uniche al mondo, grande risorsa economica del Paese, vendute soprattutto in Asia e Usa. Le tecniche d’innesto sono estremamente delicate: si inserisce un granello di sabbia del Mississippi (è risultato il più compatibile) nell’ostrica che secernerà madreperla intorno al nucleo. Occorrono circa quattro anni per produrre una perla. È interessante la collezione sfarzosa di gioielli con i colori delle perle che sfumano dal pastello all’antracite passando dall’azzurro al verde. Sulla Promenade troviamo l’église Evangelique, che è la più grande chiesa protestante della Polinesia, culto maggiormente seguito in queste isole dove i missionari protestanti arrivarono prima di quelli cattolici. Per rilassarci entriamo nel fresco e lussureggiante Parco Bouganville, una vera oasi nel centro della città.



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