Polinesia con zaino in spalla

POLINESIA FRANCESE 20 giugno- 5 luglio 2003Dopo ventiquattro ore quasi ininterrotte di volo ti aspetteresti di scendere dall’aereo, baciare la terra e collassare immediatamente dopo sotto la scaletta. Invece noi eravamo freschi come delle rose, felici di essere a Tahiti, inebriati dal profumo dei fiori di Tiarè che i rappresentanti dei...
 
Partenza il: 20/07/2003
Ritorno il: 04/08/2003
Viaggiatori: in coppia
Spesa: 3500 €

POLINESIA FRANCESE 20 giugno- 5 luglio 2003

Dopo ventiquattro ore quasi ininterrotte di volo ti aspetteresti di scendere dall’aereo, baciare la terra e collassare immediatamente dopo sotto la scaletta. Invece noi eravamo freschi come delle rose, felici di essere a Tahiti, inebriati dal profumo dei fiori di Tiarè che i rappresentanti dei tour operator in loco donavano sotto forma di collane alle coppie in luna di miele prima di condurle ai loro splendidi hotel da sogno.

Noi passiamo inosservati, coi nostri zaini in spalla evidentemente non sembriamo appartenere al genere “all inclusive” e ci dirigiamo verso la strada. Per essere le quattro del mattino c’è già parecchia gente in giro, una signora sulla porta di casa ci indica la fermata dell’autobus, meglio chiamato truck, non prima di averci raccontato che sua madre è greca, suo padre cinese e di aver lavorato a lungo in aeroporto. Almeno questo è quanto riusciamo a capire, ahimè siamo delle schiappe in francese, cosa piuttosto imbarazzante considerando il fatto di trovarci in Polinesia francese e soprattutto, ma questo lo scopriremo poi, che praticamente nessuno parla inglese.

C’è il tipico fermento della città che rinasce all’alba, i baretti che aprono, chi si reca al lavoro, al porto conosciamo due ragazzi, uno americano e uno inglese, arrivano da Rarotonga, nelle isole Cook, entrambi stanno in giro da circa un anno, beati loro dico, aspettiamo insieme le 6.30, ora di partenza del traghetto per Moorea.

Un’ora dopo siamo sulla nostra prima isola, prendiamo l’autobus e scendiamo ad Haapiti, al camping Nelson, suggeritoci dai nostri amici anglo americani, carino, pulito, se non hai la tenda ti puoi sistemare in un dormitorio, mentre la stanza doppia ci costa 3800 xpf a notte.

La spiaggia è a pochi metri e finalmente davanti a noi si presenta l’acqua più bella che abbia mai visto, cristallina, con mille sfumature dall’azzurro al verdino, calma, popolata di pesciolini colorati e noi, senza troppe remore ci buttiamo. La spiaggia è corallina, perciò è un po’ doloroso camminarci sopra, intorno ci sono solo palme, ci stendiamo a ci godiamo un meritato riposo fino alle 14 circa, quando un bell’acquazzone ci ricorda che siamo in mezzo all’oceano pacifico, ove le nuvole transitano spesso e volentieri, Gianni si era addormentato e solo quando le gocce si fanno pressanti si rende conto di dove si trova e si alza pigramente, arrivati in stanza ci spalmiamo sul letto ad aspettare che la pioggia termini. Ci svegliamo pronti per correre di nuovo fuori a goderci il sole ma dalla finestra ci sembra buio pesto, in effetti è mezzanotte, ossia, per il nostro orologio biologico è mezzogiorno, tra l’altro ho una gran fame ma non c’e’ molto da fare, così ci rimettiamo a letto e ci riaddormentiamo, evidentemente dobbiamo ancora assorbire il jet lag.

Finalmente alle sette apre il bar, una bella colazione a base di omelette prosciutto e formaggio, poi decidiamo di farci un giro dell’isola, anche perché le nuvolette del giorno prima hanno deciso di sostare sopra di noi, affittiamo lo scooter per otto ore a 5000xpf, andiamo a vedere la celebre baia di Cook, dove tanti anni fa ha approdato il grande esploratore inglese, non possiamo salire al Belvedere perché la strada è solamente percorribile in 4×4, ma non importa, non vedremmo niente in ogni caso in mezzo alle nuvole. La vegetazione è incredibile, fiori splendidi crescono come fossero da noi papaveri o violette, ammiriamo le Bouganville, l’albero del pane e tante altre meraviglie della natura sconosciute ad una ignorantona in botanica come me. Tutti gli abitanti locali che incontriamo ci salutano, è un continuo susseguirsi di bonjour, mica ci sono abituata, a volte mi scordo, ci fermiamo a scattare foto ad ogni laguna o scorcio romantico, la cosa più incredibile sono le montagne nell’entroterra, alte e appuntite come pinnacoli, coperte di verde lussureggiante, non scordiamo che una volta erano vulcani ed è per merito loro che sono nate queste isole. Ci fermiamo in una spiaggia accanto al Sofitel Ia Ora, spettacolare, si vedono gli agglomerati corallini senza nemmeno entrare in acqua, certo che questo hotel cinque stelle si è scelto proprio la parte migliore di tutta Moorea per montare le sue super lussuose palafitte! La giornata passa velocemente, alle 18 cala il buio, torniamo in stanza per un riposino prima di cena, è molto dura resistere alla tentazione del sonno ma alla fine vince la fame, pollo al curry e latte di cocco con riso e patatine fritte, il primo pasto serio dopo giorni, delizioso.

La mattina seguente ci sveglia un sole abbagliante, solito bar, frullato al cocco e spiaggia. Dovete sapere che il frullato di cocco non è molto usuale in queste isole, ossia potrete trovare palme da cocco ovunque, vedere cocchi appesi e cocchi che vi cadono a pochi centimetri dal cranio, ma non ne troverete mai nei supermercati e il massimo che potrete ottenere sarà di bere il succo di un cocchetto non maturo in qualche bancarella del mercato. Ma se riuscite a raccoglierne uno maturo e sapete usare il macete, allora potrete farne una scorpacciata.

Il camping è popolato da un folto gruppo di adolescenti francesi in vacanza, probabilmente figli di europei che vivono e lavorano a Papeete, hanno un grosso stereo che spara musica hip hop a profusione, ballano e flirtano tra loro, avrei preferito un po’ più di tranquillità, ma ci sarà tempo. A mezzogiorno ci tocca levare le tende e andare al porto per tornare a Papeete, il progetto è di imbarcarci sul mercantile che ogni lunedì si reca a Bora Bora, si presenta però un piccolo intoppo: io mi sento male. Ho preso freddo alla gola andando in scooter, e come sempre mi accade mi sono beccata la solita laringo-faringite accompagnata da febbre alta, sul traghetto ho i brividi di freddo, ma ci sono più di 30 gradi! Mezz’ora di camminata con lo zaino in spalla per trovare l’attracco del cargo mi debilitano ma non demordo, l’orgoglio non mi permetterebbe mai di cedere, tuttavia, quando ci viene annunciato che la nave è piena provo un certo sollievo, una notte sul ponte a guardare le stelle sarebbe stata certo romantica, ma con febbre, brividi, nausea e chissà che altro avrebbe perso un po’ di fascino. Mi trascino fino al centro città, lo stomaco sottosopra, non sappiamo dove andare a dormire, il caso vuole che, mentre solitamente ci portiamo sempre l’immancabile lonely planet questa volta abbiamo deciso di andare allo sbaraglio, niente guide! Viva l’avventura! Due ragazze francesi ci danno una mano, biascicando un po’ d’inglese ci indicano un ostello chiamato Te Amo, nome promettente, 5000xpf la doppia, stanze un po’ logore ma quanto meno con un tetto sulla testa, collasso nel letto alle 18, mentre rimugino sul fatto che prima di compiere trent’anni non avevo tutti questi acciacchi, mentre ora mi sento una derelitta…..Ma proprio in paradiso mi deve succedere, dico io????? La mattina seguente ci arrendiamo all’evidenza: dobbiamo acquistare il pass aereo della Air Tahiti, così ci rechiamo nei loro uffici e paghiamo i nostri 400 euro a testa, poi andiamo in banca a recuperare un po’ di contanti. Importantissimo! Se volete prelevare ai bancomat dovete usare la carta di credito e sperare di ricordarvi il codice, l’unico circuito Cirrus a funzionare è quello francese, se siete fortunati come noi da non ricordare neanche una cifra del codicillo vi ritroverete in fila in qualche banca con VISA e passaporto in mano.



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