Nord America… Pacific Northwest

Da San Francisco a Vancouver e ritorno
Scritto da: stramaury
nord america... pacific northwest
Partenza il: 06/08/2010
Ritorno il: 29/08/2010
Viaggiatori: 5
Spesa: 3000 €

6 agosto: andata – Milano – Londra – New York – San Francisco

Atterriamo che è tarda serata sulla costa ovest degli States, e la vacanza inizia con i saluti: a Karen, arrivata un paio d’ore prima da Parigi e che completa il nostro quintetto; a I&M, che hanno volato con noi ma che nelle settimane successive seguiranno un itinerario del tutto diverso: loro a sud, noi a nord. Le rivedremo un mese dopo in ufficio.

7-12 agosto: Oregon Coast

Dedicheremo i primi giorni di vacanza al tratto costiero che unisce San Francisco allo Stato di Washington, attraversando quindi la porzione settentrionale della costa californiana e l’intera costa dell’Oregon, famosa come percorso panoramico piuttosto affascinante. Lungo il tragitto, che in parte si sviluppa nell’immediato entroterra, si alternano spiagge, boschi di sequoie, costiere a picco sull’oceano, paesini balneari e una decina di fari. Le strade 1 e 101 combaciano con la maggior parte del percorso.

L’albergo è vicino all’aeroporto, e infatti dopo qualche ora di sonno siamo di nuovo al terminal per ritirare l’auto. Anziché il Durango prenotato ci danno un Chevrolet Tahoe: ancora più grosso e ignorante e americano di quanto desiderassimo. La scusa ufficiale di noi ragazzi è che serve una macchina spaziosa per i bagagli di cinque persone, la realtà è che il nostro ego non sarebbe gratificato da una semplice berlina. Incastriamo le valigie; ci sta tutto, per la verità decisamente al pelo. Io al volante, a fianco a me Alex; dietro Lisa, Karen e Pasta. Si parte.

Aggiriamo il centro di San Francisco, attraversiamo con sorriso da orecchio a orecchio il Golden Gate ed iniziamo la nostra risalita californiana verso la Oregon Coast. Il primo giorno è monopolizzato da strade panoramiche: begli scorci e scorrimento lento. La sera si dorme a Point Arena in un motel assai zozzo.

Alle 5 del mattino Pasta ed io, sballati dal fuso e perplessi per le svariate macchie su qualunque tessuto – lenzuola, moquette, poltrone – della nostra camera, ci aggiriamo a piedi nel buio e nella nebbia di questo paesino piccolo così alla ricerca di non si sa cosa. Troviamo una scuola di yoga. Psichedelia. L’alba ci riporta alla realtà e la giornata ci riserva soddisfazioni. Maciniamo chilometri verso il nord della California. Deviamo per il Chandelier Tree, che è una sequoia secolare in cui hanno scavato una galleria: Pasta riesce a farci passare al mm il Tahoe, applausi per lui. Bando ai passatempi frivoli, dedichiamo le ore centrali all’Avenue of the Giants, una strada panoramica parallela alla 101 che si snoda per 52 km nei bellissimi boschi di sequoie dell’Humboldt Redwoods State Park. Qualche pausa nei punti prestabiliti, trail poco impegnativi, alcuni belli altri meno. Proseguiamo fino a Trinidad, dove dopo vari tentativi troviamo un posto per dormire.

Al mattino ci dedichiamo al Fern Canyon: tempo nuvoloso, qualche km di strada sterrata per arrivarci (con tanto di guadi, ma non serve per forza un suv), camminata nel canyon umido e verdeggiante (carino) che fa un po’ Jurassic Park, e poi di nuovo su per la costa. Alex la butta lì: “Bagno nell’oceano?”. Parcheggio, costume, corsa, tuffo, acqua gelida, asciugamano; si riparte. Ciao California, entriamo in Oregon. Ci fermiamo in un visitor center dove facciamo il pieno di utili varie brochure. Tappa pomeridiana in spiaggia, nel frattempo è uscito il sole, bella luce, bella spiaggia, bel panorama; ma non fa caldo. Quando arriviamo al primo degli svariati fari che punteggiano l’Oregon Coast, è già chiuso da un po’, c’è un vento assurdo, ma la vista è notevole. Stasera ci fermiamo a Bandon, che è un paesino turistico semplice e niente male.

Ci svegliamo ancora con il cielo nuvoloso, trascorriamo un’oretta in spiaggia a vedere le tide pool con stelle marine (arancioni e viola) ed anemoni di mare. Bello. Tutti in macchina, continuiamo la nostra risalita; ogni tanto ci imbattiamo in uno dei caratteristici fari. Siamo nella zona delle Oregon Dunes, che è un tratto di costa caratterizzato da colline sabbiose, e come consigliato dal Visitor Center ci fermiamo a vederle. È uscito un bel sole, decidiamo di seguire il tragitto pedonale ad anello: discesa dalla duna, andata lungo la spiaggia (molto bella), ritorno sulle dune più interne. Alla fine siamo dei rottami, non abbiamo il fisico e camminare sulla sabbia sottilissima è piuttosto faticoso, ma siamo parecchio soddisfatti. Rimontiamo in auto e puntiamo verso Newport, il tempo però si guasta in fretta, cala una fitta nebbia quindi lungo il tragitto ci perdiamo in successione la vista dei leoni marini nei pressi del Sea Lions Cave e gli scorci verso l’Heceta Lighthouse e Cape Perpetua.

La giornata successiva è più sobria, senza infamia e senza lode, e le nuvole sono più stabili del solito: faro di Newport, Three Capes Scenic Loop, pausa a Cannon Beach – paese fighetto un po’ stucchevole per quanto è ordinato ma molto piacevole – e salita sulla torre in cima alla collina di Astoria. Colpo d’occhio sulla città e sul lungo lungo ponte che unisce Oregon e Washington: una mezz’ora e lo attraversiamo, diretti ad Hoquiam, dove arriviamo in serata saltando a piè pari Long Peninsula e Ocean Shores. Una bella dormita sancisce la fine della prima parte del viaggio e l’ingresso nel terzo Stato Federale di questa vacanza.

12-14 agosto: Olympic Peninsula

Giù la maschera: se siamo qui è per vedere dove vivono Bella ed Edward di Twilight, e magari fare una foto abbracciati alle loro versioni cartonate. Quindi puntiamo verso l’Olympic Peninsula, punta nordoccidentale degli States, Alaska escluso. Terra di vampiri e fenomeni letterari, trattasi inoltre di parco naturale che mette insieme affacci sull’oceano ed un entroterra montuoso coperto dalla vegetazione rigogliosa della foresta pluviale. Tanto per cambiare iniziamo la giornata macinando chilometri verso nord. Prima tappa: Lake Quinault, con passeggiata. Nel pomeriggio ci dedichiamo alle barbe degli alberi, effetto dell’umidità della zona che fa proliferare i muschi sulle piante in quantità tali che questi penzolano copiosi dai rami; la barbe in effetti ci sono, ma in pieno agosto sono asciuttissime perdendo gran parte del loro fascino bagnato apprezzato in fotografia con suggestioni stile Signore degli Anelli. Ripieghiamo su alcune delle tante spiagge della costa occidentale dell’Olympic sotto un cielo decisamente grigio. Fascino plumbeo. Riproviamo con altre barbe, ma ci va male anche questa volta: nebbia ed umidità stazionano sulla costa, invece nell’entroterra è vera ed asciutta estate. E le barbe un po’ ne risentono, virando verso il giallo. Raggiungiamo finalmente Forks, dimora di Bella ed Edward. Lo ammettiamo, in realtà ignoravamo la loro esistenza, ed i due eroi letterari si vendicano risentiti. Prima avvolgendoci nella nebbia più fitta, che ci impedisce di vedere tutto ciò che ci circonda. Quindi con un ritrovo di fan della saga, che in questi giorni invadono Forks in massa e così non si trova una camera nemmeno se si hanno veri canini a punta. Raggiungiamo in tarda serata la città di Port Angeles. L’andamento zigzagante del Tahoe induce una pattuglia di guardie doganali a farci accostare: forse si aspettano di trovare al volante Bella ubriaca, invece sono quattro italiani ed una francese che non riescono a raggiungere il loro B&B. Mi chiedo di quanto sarà la multa ed invece divertiti e divertenti ci fanno strada fino alla nostra meta. Hai capito le guardie doganali.

Guarda la gallery
oregon-3r4bf

Pacific Northwest



    Commenti

    Lascia un commento

    Oregon: leggi gli altri diari di viaggio

    Video Itinerari