Lanzarote, isla del fuego

Isola affascinante, geologia straordinaria, paesaggi unici. Riserva marina con aree protette, rispetto per l'ambiente, tutela del patrimonio culturale ne fanno una meta interessante
Scritto da: curiosona
lanzarote, isla del fuego
Partenza il: 09/06/2018
Ritorno il: 19/06/2018
Viaggiatori: tre
Spesa: 1000 €

Lanzarote, scoperta dal genovese Lanzerotto Malocello al quale deve il suo nome, è l’isola più orientale dell’arcipelago delle Canarie e si trova solo a un centinaio di chilometri dalle coste del Marocco. Dichiarata dall’Unesco “Riserva Mondiale della Biosfera” nel 1993, il 43% del suo territorio è vincolato da divieti per preservare la bellezza dell’isola e salvaguardare flora e fauna. Le case devono essere bianche e le imposte dipinte di marrone, verde o blu.

Con il volo diretto MI-Arrecife di 4h30 atterriamo verso sera sull’isola e, dopo aver ritirato l’auto a noleggio, ci dirigiamo nella casa che abbiamo prenotato a Punta Mujeras a nord-est. Purtroppo al buio non notiamo molto del paesaggio e rimandiamo tutto al giorno seguente. La casa, composta da due camere da letto, la sala, la cucina e il bagno, si affaccia sull’oceano ed è molto fresca. Il nostro piccolo gruppo è composto da una coppia e dal cugino che si unisce sempre molto volentieri ai nostri viaggi “on the road”.

Piuttosto che fare un resoconto di queste mie vacanze preferisco raccontare la nostra esperienza e specificare i luoghi che ci hanno colpito di più.

Due sono le caratteristiche principali di Lanzarote: i paesaggi lunari e gli edifici realizzati dall’artista César Manrique, pittore, architetto e scultore che è riuscito ad armonizzare le sue opere con la bellezza della natura.

L’isola ha una superficie di 795 km2 ricoperti quasi esclusivamente da lava solidificata che, sotto la luce del sole, assume vari colori dal nero al rosa, dal viola all’ocra. Sono paesaggi marziani con le rocce aguzze e le distese di lava inaccessibile al pubblico che chiamano “malpais”. Lanzarote è chiamata anche “Isola fortunata” grazie al suo clima temperato tutto l’anno: temperature medie tra i 18 e i 25 gradi, tasso d’umidità quasi nullo, le piogge scarse e la brezza marina costante. Il Parco Nazionale del Timanfaya nel cuore dell’isola a sud-ovest è nato da una serie di eruzioni vulcaniche che ebbero luogo tra il XVII e il XVIII secolo. Questo è l’unico Parco Nazionale Geologico di Spagna formatosi dal fuoco e i colori delle rocce variano dal marrone al rosso, dall’ocra all’arancio ai grigi sino al nero. Si entra nel Parco, si parcheggia e nel costo del biglietto d’ingresso (10 Euro) è compreso il giro in autobus che fa il percorso interno della durata di circa un’ora e ci aiuta a capire meglio come si è formata questa meraviglia della natura. Un disco spiega in spagnolo e inglese gli eventi delle eruzioni e l’autista si ferma nei punti strategici per scattare fotografie. Tra i suoi vulcani più noti ci sono La Montaña del Fuego, La Caldera del Corazoncillo e la Montaña Rajada.

All’interno del Parco c’è, secondo me, una zona magica che prende il nome dal lanzaroteño Hilario, un personaggio leggendario che si ritirò a vivere qui dopo la Guerra delle Filippine. Secondo la leggenda, Hilario tornò a Lanzarote e decise di vivere come un eremita soltanto in compagnia di un cammello. Hilario costruì la sua casa proprio dove oggi si trova la parte centrale del Parco e decise di piantare un albero di fichi. L’albero crebbe e fece fiori rigogliosi, ma non diede mai frutti perché, secondo Hilario, “i fiori non possono alimentarsi di fiamme”. Oggi qui si trova il ristorante “El Diablo” progettato da César Manrique nel 1970. Le sue splendide vetrate alle pareti permettono una vista panoramica unica sul Parco dei Vulcani. All’interno del ristorante, dietro una parete di vetro, si trova un albero di fichi alla cui base ci sono ossa di cammello in ricordo della leggenda di Hilario. Qui si gustano patate e carne arrostita in modo naturale col calore che viene dalla terra.

Secondo i vulcanologi la temperatura nell’Islote de Hilario è di 400° a due metri di profondità e di 600° a dieci metri. Questa zona è conosciuta come “le Montagne di Fuoco” e permette di vedere i geyser. Avvicinando a una fenditura del terreno sterpaglie secche prendono fuoco, si può cucinare col calore proveniente dal sottosuolo e versando un secchio d’acqua nella fenditura in pochi secondi si forma un geyser potentissimo. La forza della natura che potrebbe reagire improvvisamente ci emoziona, ma ci rende un po’ timorosi. Il vulcano è vivo.

Chi lo desidera può arrampicarsi sulla collina davanti al vulcano comodamente seduti su un… dromedario. Si sale in due persone sui seggiolini oscillanti e l’escursione dura una quindicina di minuti.

El Golfo o “Laguna de los Clicos” si trova nel distretto di Yaiza e merita una visita. Si tratta di un cratere formatosi direttamente sulla costa il cui margine si è eroso con il tempo per l’azione dell’acqua. All’interno del cratere si è formato un lago di color verde brillante a causa della crescita di alghe, separato dall’Oceano da una spiaggia completamente nera. Verde, nero e azzurro sono i colori che dominano in questo luogo magico tanto da sembrare la scenografia di un cartone animato. Questo posto mistico è stato dichiarato Riserva Protetta. Una lunghissima scogliera a picco sull’oceano, Los Hervidores, fa da sfondo ai magnifici colori del Parco di Timanfaya e dei crateri dell’isola. Le onde si infrangono rabbiosamente sulla scogliera e una serie di cave si sono formate dall’erosione della lava. Un percorso apposito lungo questa costa frastagliata corre intorno e ci si può affacciare sull’oceano per avere la visione della potenza dell’acqua. Il magma e l’oceano si sono incontrati in un abbraccio unico creando le rocce sulle quali noi camminiamo. Qui abbiamo avuto la fortuna di assistere a uno dei più bei tramonti mai visti prima. Proseguendo lungo la strada che dal lago verde ci ha portato alla scogliera, si incontrano le terrazze di sale a ridosso di una spiaggia vulcanica. I venti forti trasportano il sale marino in queste vasche dai riflessi cangianti. Da un belvedere si possono scattare belle fotografie sulle Salinas de Janubio.

A nord troviamo il “Jardin de Cactus”, singolare giardino con migliaia di cactus provenienti da ogni parte del mondo che César Manrique ha realizzato per dare splendore all’area vulcanica di Guatiza a Teguise. Inaugurato nel 1990 è l’ultima opera di Manrique a Lanzarote. Si tratta di una specie di anfiteatro lussureggiante con migliaia di fichi d’india, piante grasse, cactus ed esemplari spettacolari mai visti prima. Ci sono dei terrazzamenti, dai quali scoprire la bellezza del luogo da ogni angolo, e un mulino a vento in cima alla collina di fronte all’entrata che permette la vista migliore. Un caffè con vista panoramica e un piccolo negozio completano il complesso che sembra costruito in un cratere.



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