In Romagna con il naso all’insù

Due giorni alla scoperta di Faenza, Forlì, Cesena e Ravenna
 
Partenza il: 29/04/2018
Ritorno il: 30/04/2018
Viaggiatori: 1
Spesa: 500 €

Domenica 29 aprile

Poco prima delle 10 di mattina lascio l’auto al parcheggio di piazza Cavour, pronto per la visita di Faenza. Inizio dalla chiesa di S. Maria foris Portam, o S. Maria Vecchia, caratterizzata da un alto campanile ottagonale del tutto incongruo con lo stile della facciata. Nel sobrio interno mi soffermo davanti a due originali statue di legno, una rappresentante la Madonna col Bambino, e l’altra l’arca di Noè.

Raggiungo corso Mazzini e, ammirando alcuni notevoli palazzi che vi prospettano, procedo in direzione della torre dell’orologio. Al termine della via, si apre alla mia destra piazza del Popolo, con il palazzo del Podestà ed il Municipio, ravvivata dalla presenza di numerose bancarelle che vendono piante e fiori, ed alla mia sinistra piazza della Libertà, con una fontana barocca e la cattedrale, dalla facciata incompiuta. All’interno, notevoli le decorazioni presenti in alcune cappelle laterali, in particolare le arche.

Ripercorro corso Mazzini e mi dirigo al Museo Internazionale delle Ceramiche. La quantità di oggetti esposti, riconducibili a svariate provenienze ed epoche, è tale che una visita particolareggiata richiederebbe molte ore. Decido di soffermarmi almeno davanti alle opere riprodotte nel pieghevole consegnatomi all’ingresso, e di affidare alla macchina fotografica la memoria della visita (anche se in condizioni non ottimali, considerati i riflessi che le vetrine comportano, e l’impossibilità di associare ad ogni opera la relativa didascalia).

La mia visita di Faenza si completa con Palazzo Milzetti, Museo nazionale dell’età neoclassica in Romagna. Il mio interesse per questo palazzo è originato dal fatto che le decorazioni pittoriche presenti furono eseguite e/o ideate da Felice Giani, pittore cui era dedicata la scuola elementare che frequentai e del quale per tantissimi anni non avevo mai avuto occasione di vedere qualche opera. Al piano terra del palazzo l’ambiente più particolare è la sala da bagno con pianta ellittica, decorata su sfondo nero. Superato lo scalone che conduce al piano nobile, si perviene nell’ambiente più caratteristico: il salone ottagonale; nel riquadro centrale del soffitto si può ammirare il carro di Apollo (dio del Sole) trainato per il cielo e preceduto dall’Aurora. Nell’adiacente sala delle Feste sulla volta ribassata sono dipinti episodi tratti dall’Iliade, mentre tutte le alte superfici sono occupate senza soluzione di continuità da fregi, stucchi, specchiere, tendaggi. L’apparato decorativo caratterizza pareti e soffitti di tutti gli ambienti del palazzo, e, ancorchè per la piena comprensione dei dipinti figurativi (incentrati su miti e/o episodi storici) non si possa prescindere dalla lettura delle note riportate sul pieghevole fornito all’ingresso, tutto l’insieme di fregi, medaglioni, bassorilievi, stucchi rende molto bene l’idea estetica dell’epoca di realizzazione.

Alle 14.40 raggiungo Forlì e lascio l’auto nel parcheggio dell’Argine, nella parte ovest della città. La mia prima tappa è il duomo, massiccia costruzione in laterizio, la cui facciata è preceduta da un pronao sostenuto da 6 enormi colonne di ordine corinzio. All’interno, oltre le decorazioni di alcune cappelle, tra cui quella della Madonna del Fuoco, anche un bel crocifisso romanico è oggetto della mia attenzione.

Piazza Saffi è occupata dalla bancarelle del mercato domenicale. Sulla piazza svettano la torre civica, da dietro il palazzo del Municipio, le torrette del palazzo delle Poste e l’altissimo campanile dell’abbazia di S. Mercuriale con la sua cuspide conica. Mi riparo sotto i portici di palazzo del Podestà per un improvviso tentativo di temporale, presto svanito. All’interno dell’abbazia, cui si accede attraverso un bel portale marmoreo, sovrastato da una lunetta con l’altorilievo del sogno e adorazione dei Magi, mi attraggono l’acquasantiera e il sepolcro di Barbara Manfredi. Non lontano, raggiungo la chiesa del Carmine; è chiusa, ma posso osservare il bel portale in marmo. Ultima tappa della mia breve visita, che durerà complessivamente un paio d’ore, è rappresentata dalla Rocca di Ravaldino: cammino intorno alle sue imponenti mura e ai bassi torrioni cilindrici.

Circa mezz’ora dopo aver lasciato Forlì, eccomi a Cesena. Percorro un tratto di via C. Battisti, fino alla cattedrale. Contraddistinta da un alto campanile, nel sobrio interno spicca la cappella barocca della Madonna del Popolo. Ritornato sui miei passi, mi reco alla biblioteca Malatestiana, ma è ormai imminente l’ora di chiusura. Mentre rimpiango di non aver fatto in tempo a visitarla, realizzo come vari tuoni stiano indicando inequivocabilmente che sta per scatenarsi un temporale. Faccio in tempo a raggiungere i portici della via che conduce fino in piazza del Popolo. Qui, osservando la fontana e il palazzo Comunale, attendo pazientemente che il diluvio di pioggia si arresti. Quando questo accade, imbocco la scalinata che sale verso il parco che circonda la Rocca Malatestiana e percorro con cautela i sentieri che salgono ripidi il versante della collina. Sulla sommità un prato zuppo e lucente circonda i due grandi torrioni quadrati della rocca. Ridiscendo con altrettanta cautela, fino in piazza del Popolo, dove mi attardo ad osservare e fotografare, sotto l’ultimo sole della giornata, la statua di una donna seduta su una panchina, e quelle di due donne sull’altana di un tetto.

Più che soddisfatto delle visite, mi dirigo fuori città all’agriturismo che ho prenotato, per godermi la cena (a base di prodotti locali) ed il meritato riposo.

Lunedì 30 aprile

Dopo una colazione a base di torte della casa, lascio l’agriturismo e raggiungo Ravenna. La giornata è davvero molto bella, anche se con un venticello un po’ freddino. Parcheggio in prossimità della Rocca di Brancaleone e poi, passando per Porta Serrata, mi dirigo verso S. Vitale.

Acquisto un biglietto cumulativo per i principali luoghi di interesse e poi inizio la visita proprio dalla basilica di S. Vitale. Non è la prima volta che visito Ravenna e, in particolare, questo luogo, ma l’emozione di fronte alla profusione di mosaici e marmi è lo stesso grandissima. Nonostante l’orario di visita sia iniziato da non molto, il numero dei visitatori è già considerevolmente alto: la gran parte ha lo sguardo rivolto all’insù, per ammirare mosaici, archi, cupole, marmi, capitelli.

Uscito, mi accodo alla fila di persone in attesa di entrare nel mausoleo di Galla Placidia. Dal momento che può entrare solo un dato numero di persone alla volta e per un tempo prefissato, l’attesa si rivelerà meno lunga del previsto. All’interno, davvero molto belle le decorazioni musive: le colombe che si abbeverano, i cervi alla fonte, le pecorelle intorno al Buon Pastore, le figure di evangelisti.



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