Il nostro tour dei colori del Guatemala

Un viaggio organizzato... dai siti archeologici maya alla terra dei vulcani, arricchito da esperienze a stretto contatto con il popolo locale
Scritto da: maddi-unterwegs
il nostro tour dei colori del guatemala
Partenza il: 22/01/2018
Ritorno il: 03/02/2018
Viaggiatori: 14
Spesa: 3000 €

Un viaggio organizzato alla scoperta del Guatemala. Pronti per partire per una nuova avventura!

È il 22 gennaio quando all’aeroporto di Milano incontro i 13 viaggiatori pronti per partire ed emozionati per iniziare questa nuova avventura insieme nel Centro America: vengono da Pesaro, Urbania, Bologna, Milano e Napoli. Il nostro aereo decolla, lasciamo l’Italia perché una nuova destinazione ci aspetta: Guatemala, il cuore della cultura Maya.

Dopo 16 ore di volo arriviamo all’aeroporto di Guatemala City, ritiriamo i nostri bagagli, incontriamo la nostra guida Ricardo che ci dà il benvenuto. È tempo di andare in hotel perché il giorno dopo ci aspetta una bella giornata e dobbiamo essere in forma per andare in Honduras!

È la mattina del 23 Gennaio quando lasciamo Guatemala City in direzione dell’Honduras, ci aspettano 200 km circa di strada, la strada del Salvador, che faremo in circa 5 ore. Il motivo per cui cambiamo già Stato è che vogliamo iniziare la scoperta del “Mundo Maya” partendo proprio dal sito archeologico di Copan.

È proprio durante questo trasferimento che la guida coglie l’occasione per farci addentrare nella cultura del Guatemala. Inizia con qualche concetto di geografia politica ed economica: nel 1821 hanno ottenuto l’indipendenza dalla Spagna, oggi ci sono 22 dipartimenti ed 8 regioni, è un paese sismico dovuto dalla presenza di 37 vulcani di cui ancora molti attivi, l’economica del Paese si basa principalmente sulla coltivazione della canna da zucchero e del caffè, del cardamomo, caucciù, banane, cannella, sesamo, arachidi, cacao e tabacco, sull’allevamento del bestiame bovino e sull’artigianato con la lavorazione del cuoio, legno, tessuti e la realizzazione di pitture maya (soprattutto sul lago Atitlan). La nostra guida ci spiega che in Guatemala si parlano ben 25 lingue di cui 21 provengono dai ceppi maya: dal 1996 è stato stabilito che gli insegnanti nelle scuole devono conoscere e quindi anche parlare sia in spagnolo sia in lingua maya per preservare e tutelare l’identità culturale.

Prima di lasciare i confini guatemaltechi, ci fermiamo per il pranzo: è un ristorantino di passaggio dove siamo gli unici turisti, è un luogo di ristoro dove incontriamo diversi locali…allora si mangia sicuramente bene! Soprattutto conosciamo il proprietario, Antonio, che scopriamo presto essere un cantante: non tarda infatti a dedicarci una bella canzone! L’atmosfera è subito coinvolgente: non conosciamo le parole, ma la melodia ci attrae. Assaggiamo la nostra prima birra guatemalteca e brindiamo proprio ad Antonio!

Ripartiamo fino a raggiungere il confine dove termina il Guatemala. Il tempo di sbrigare le formalità per il visto sul passaporto ed il pagamento della tassa e siamo ufficialmente in Honduras. Arriviamo a Copan, il cui antico nome maya era Ox Witik, e qui incontriamo la nostra guida locale che ci porta prima di tutto alla scoperta del museo: vediamo la riproduzione a grandezza naturale del meraviglioso Tempio di Rosalila nei suoi colori del rosso, verde e giallo; la Stele del Re Ub’aah K’awiil 18 Coniglio (regnante numero 13 della dinastia fondata da Yax-Kuk-M, perché Copan è stata governata in 800 anni da ben 16 re), alcune sculture che rappresentato il pipistrello assassino (uomo emblema di Copan), il dio della pioggia e lo scriba di Copan. Passiamo poi all’esterno dove si sviluppa una parte del sito archeologico oggi visitabile che coincide con il cuore istituzionale e di residenza dove gli archeologi (che ancora stanno esplorando il sito attraverso delle gallerie sotterranee) hanno stimato che verso la fine del VIII secolo d.C. la valle di Copan fosse abitata da circa 28.000 persone. Questa parte si compone della Gran Plaza dove al centro si trovano le stele dedicate al Re 18 Coniglio, il Gioco della Pelota ed il complesso monumentale che comprende l’Akropolis e la scalinata dei geroglifici. È qui che vediamo quello che è considerato l’Albero Sacro, la ceiba, abitato dai suoi variopinti pappagalli. Una leggenda nel libro sacro del popolo Vuh racconta che furono gli dei creatori a seminare ogni ceiba più una “Grande Madre Ceiba” al centro dell’universo e questo albero era ricco di significati: i rami che arrivano fino al cielo erano il punto di contatto con la divinità, il tronco rappresentava la vita sulla terra e le radici erano un’allegoria dell’oltretomba.

Al termine della visita salutiamo la nostra guida locale e in tuk tuk raggiungiamo il centro della cittadina di Copan (a circa 1 km dal sito): è un divertente giro in ape-taxi fino al centro città con edifici in stile tipico coloniale. È quando ci troviamo nella Piazza di Copan che la nostra guida inizia a darci qualche cenno sulla cosmogonia: al centro della piazza vediamo un cerchio e ci spiega che ogni punto cardinale è rappresentato da un colore ed assume un suo significato (ad esempio il nord rappresenta il cielo ed è stato utilizzato il colore bianco). Il sole sta iniziando a tramontare ed è tempo di raggiungere l’albergo per un po’ di riposo. Una cenetta in un bar al centro della città a Copan e poi tutti a dormire.

La mattina del 24 gennaio ci svegliamo presto, ci aspetta una giornata altrettanto impegnativa: iniziamo con la visita al sito di Quiriguà. Lungo la strada per raggiungere il sito, il nostro pullman si deve fermare: “casco di banane in transito”. Ci facciamo una bella risata con questi caschi di banane che ci tagliano la strada. Questa infatti è una zona dove ci sono distese di piantagioni di banane. Arriviamo al Parco archeologico di Quiriguà, nominato Patrimonio Unesco: una cittadella cauac che risale al VIII secolo d.C. e nota per le sue splendide Acropoli, i geroglifici e la stele più alta del mondo maya con i suoi bassorilievi, un intero complesso all’interno di una natura così verde e ben curata. È qui che saliamo la prima di tante salite con numerosi e alti gradini (è un piccolo allenamento per le piramidi che incontreremo i giorni successivi) ed è proprio qui che troviamo l’ispirazione per un bel selfie di gruppo dall’alto! Scendiamo di nuovo e saliamo in pullman perché dobbiamo raggiungere le sponde del Rio Dulce. Dopo aver percorso circa 200 km, arriviamo quindi al molo che è l’ora del tramonto e qui ci attende la lancia con la quale risaliamo un tratto del Rio Dulce fino ad arrivare al nostro hotel che si affaccia proprio sul fiume da un lato e dall’altro su una delle stradine della di Livingston. In questo luogo si respira aria e si sente musica dei Caraibi!



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