Il Cammino Portoghese verso Santiago de Compostela

Un piccolo tratto di un pellegrinaggio millenario che ha la forza di cambiare l'anima
 
Partenza il: 21/09/2014
Ritorno il: 26/09/2014
Viaggiatori: 2
Spesa: 500 €

Questa volta il viaggio che voglio raccontare è un po’ diverso dai soliti, è un viaggio a piedi, verso la tomba di un Santo Apostolo, è un viaggio dell’anima e del corpo, ma è pur sempre un viaggio che, come tutti gli altri ma forse più degli altri, ti regala emozioni e ti arricchisce: il Cammino di Santiago de Compostela.

Il Cammino di Santiago…il Cammino di Santiago…per me è stato come una goccia che piano piano ha iniziato a insinuarsi dentro la mia mente; prima lentamente: era solo una goccia che ogni tanto cadeva, poi ha iniziato ad erodere, a farsi spazio e quella goccia è diventata un torrente piccolino, ma sempre meno evitabile, che si ingrossava di giorno in giorno fino allo scorso settembre quando mi ha travolto completamente imponendomi di partire.

Non c’erano più scuse, non c’erano più problemi di lavoro, di salute o di famiglia, o meglio c’erano, ma il Cammino chiamava, il Cammino veniva prima di tutto, bisognava partire e subito.

Un desiderio che da anni aspettava ora diventava realtà, si ritagliava un suo spazio, magari piccolo, perché di più non mi era possibile, però c’era.

Ed eccomi a partire da Bergamo per Porto, già perché il Cammino che mi chiamava non era il classico percorso francese (che forse mi aspetta e vorrà da me più tempo e più impegno), ma il portoghese: l’intero copre 650 km da Lisbona a Santiago de Compostela, una lunghezza di fronte la quale mi sento piccola piccola ad averne affrontato solo i 125 km circa che partono da Valenca do Minho al confine tra Portogallo e Spagna.

Di fronte a pellegrini che camminano per settimane e mesi, io ho fatto proprio una passeggiatina, ma credo che il Cammino non giudichi, egli ti accetta, accetta tutti, coi propri limiti fisici e mentali, indipendentemente dai giorni a disposizione, ti dà la possibilità di misurarti, con te stesso, con le tue motivazioni, con le tue forze, spesso sconosciute fino a quel momento, coi tuoi dolori e con la tua forza di volontà.

Ma non parto da sola, come avevo programmato, a pochi giorni dalla partenza mio padre, con la guida in mano, mi dice “trovami un biglietto aereo, vengo anch’io”.

E così inizia un’avventura nell’avventura, il cammino di un padre e una figlia, un cammino che coinvolge tutta la famiglia e assume senso solo attraverso di essa: noi camminiamo ma chi rimane a casa ci sostiene e ci segue come fosse lì con noi, e questo lo percepiremo in ogni singolo momento

21 SETTEMBRE Valenca do Minho- O Porrino

E così si parte, il 21 settembre un volo Ryanair ci porta da Bergamo a Porto, dove atterriamo alle 8.15 circa, ma essendo domenica, purtroppo, c’è un solo bus che porta al confine e passa dall’aeroporto alle 10.45, va beh, una seconda colazione e una lettura della guida Terre di Mezzo, aiutano ad ingannare il tempo.

In attesa del pullman ci sono tre ragazze, chiaramente pellegrine dall’enorme zaino che portano, ma non si dimostrano molto amichevoli quindi sto sulle mie.

Poco dopo mezzogiorno eccoci alla stazione degli autobus di Valenca do Minho, l’ultima cittadina prima della Spagna; la stazione di domenica è chiusa ma vedo arrivare un pellegrino (zaino e bastone non mentono) e chiedo dove sia il Cammino, con un sorriso mi dice ciò che per i giorni successivi sarà la mia quotidianità “cerca sempre le frecce gialle”. Ed in effetti, eccola la prima freccia gialla su un palo, e poi un’altra, su un marciapiede, ed eccone ancora una sul muro…beh perdersi sarà difficile.

La cittadina è carina, ci sono anche diverse persone in giro a passeggiare e tutte ci guardano con un sorriso.

Zaino in spalla e racchette la nostra prima destinazione è Tui, che raggiungiamo facilmente, attraversando un bellissimo ponte di ferro (costruito da Eiffel) sul fiume Minho, purtroppo la cattedrale è chiusa, c’è chi ci dice che è in restaurazione, e chi aprirà dopo le 17 (a proposito superato il confine spagnolo, l’orologio va spostato in avanti di un’ora), noi di certo non possiamo aspettare e proseguiamo immergendoci nel verde, tra boschi, fiumiciattoli e vigne arriviamo poco prima del piccolo abitato di A Madalena, dove è il caso di rifocillarci: l’acqua l’avevamo presa in aereoporto, i panini li avevamo fatti a casa: per fortuna perché dopo Tui non c’era più nulla a parte la natura e il silenzio. La guida dice che c’è un distributore dopo questo borgo, purtroppo è però rotto quindi niente bibite fresche e si continua. Iniziamo a notare molti cartelli che illustrano un percorso alternativo, anche la guida lo cita: serve per evitare gli ultimi 5 km prima dell’arrivo a Porrino che sono un rettilineo asfaltato, mentre l’alternativa è interamente nei boschi: il sole picchia forte a metà pomeriggio, non c’è proprio da scegliere, attenzione alla segnaletica e addentriamoci per la deviazione. Scelta davvero ottima, paesaggio incantevole, dove assaggiamo i primi di tanti acini d’uva matura pronta per la vendemmia, costeggiamo ruscelli di acqua fresca e trasparente, sembra di essere nel bosco incantato di una fiaba (di certo in caso di pioggia la cosa sarebbe meno poetica visto che già così ci ritroviamo a camminare in molto fango). Finalmente un distributore che funziona! Sotto una piccola capanna di legno, con tanto di cartine e libro per le firme, la prima kas limon del mio Cammino è ghiacciata al punto giusto. Poco più avanti ecco l’indicazione per l’Hostal Expo: un piccolo alberghetto che avevo già prenotato da casa per sicurezza, il proprietario, gentilissimo, ci viene a prendere sul Cammino, da lui si può cenare e fare colazione, e il giorno dopo essere riaccompagnati, il tutto con circa 20 euro a persona (ma meriterebbe molto di più).

I veri pellegrini dormono negli ostelli (albergue) ma io opto per queste piccole pensioncine, e questo principalmente per alcune mie difficoltà di salute. Noto che in molti fanno questa scelta, almeno qui sul portoghese, e questo un po’ mi consola.



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