Every time is a tea time… with Buddha of course

Antiche città sommerse dalla giungla nel corso dei secoli, grandi Dagoba di un bianco immacolato, Buddha giganteschi scolpiti nella roccia, eserciti di scimmie e qualche sparuto elefante ancora libero tra la vegetazione, alte montagne e mare tropicale, tutto questo ed altro ancora è lo Sri Lanka
 
Partenza il: 26/11/2011
Ritorno il: 02/12/2011
Viaggiatori: 1
Spesa: 2000 €

Attorno all’ora di pranzo raggiungo la fortezza di Sigiriya, l’orario non è certo dei migliori per affrontare una lunga scalinata sotto il sole cocente. La fortezza è collocata su un masso color rosso sangue, alto 200 m. che spicca tra la vegetazione ed i terreni pianeggianti circostanti. Si tratta di un accumulo di magma indurito, risultato di una eruzione vulcanica ad opera di un vulcano ormai non solo estinto ma anche eroso dagli agenti atmosferici. Una ripida salita porta alle rovine della fortezza, ma già a metà salita di devia in una galleria affrescata con le Aspara (ninfe celestiali), giunoniche fanciulle di diversa etnia inquadrabili in un’arte rupestre non propriamente religiosa; si vocifera infatti che si trattasse delle concubine del Re. La sommità ha un’estensione di oltre un ettaro e mezzo ed offre una splendida vista su tutta l’area verdeggiante circostante e su parte dei giardini reali. All’estremità settentrionale della Rocca, il sentiero che conduce in cima, si trova tra due enormi zampe di leone da cui deriva il nome di questo luogo: “La rocca del leone di Sigiriya”.

Nel pomeriggio mi reco ai Templi Rupestri di Dambulla, cinque grotte ricavate nella montagna adibite a luogo di culto contenenti affreschi, statue del re e numerose rappresentazioni (circa 150) del Buddha. In particolare, nella prima grotta, stretta e male illuminata e conservata una statua del Buddha sdraiato lunga 15 m., ben nota ai turisti ancor prima di vederla in quanto riportata su moltissimi depliant turistici.

Il tragitto che collega Dambulla a Kandy viene chiamato la Strada dei giardini delle spezie. I giardini appartengono solitamente a privati ma le visite dei turisti sono assai gradite in quanto ogni giardino dispone al suo interno di un negozio riccamente fornito, dove i prezzi dei prodotti sono generalmente molto più alti rispetto ai mercati delle città, per cui ogni vendita rappresenta un ottimo affare soprattutto per il venditore.

In serata raggiungo Kandy che però visiterò il giorno seguente. Già all’arrivo, attraversando il centro in auto, ho l’impressione di una città vivace e rilassata al tempo stesso, ed impregnata di una particolare eleganza. Kandy rappresenta la capitale spirituale dell’Isola, l’ultima roccaforte a soccombere alla colonizzazione europea nel 1815. Altri ancora la definiscono la “capitale fra i monti”, perché arroccata a 500 m. di altitudine, ha una temperatura piacevole di giorno e fresca di notte. Forse mancano monumenti di grande pregio architettonico, ma quel che conta è l’ambiente, il ritmo di vita. Oltre che come possibile luogo per un “buon ritiro” grazie al suo clima fresco, la città è famosa per le reliquie del Sacro dente di Buddha (Sri Dalada Maligawa). Il tempio dove è custodito il dente si trova all’interno del Palazzo Reale e rappresenta uno dei principali luoghi di pellegrinaggio buddista. Quella del tramonto è l’ora della Puja ed è anche uno dei momenti più suggestivi per visitare il tempio: il flusso continuo dei devoti fedeli, le musiche ipnotizzanti, lo splendore delle decorazioni ed il profumo dei fiori portati come offerta rendono questo luogo assolutamente unico ed impedibile. Kandy si organizza attorno al suo lago artificiale, con il suo animato Central market, elefanti che placidamente si spostano tra tuk tuk strombazzanti e moltissimi ristoranti alcuni anche di un certo livello. Può risultare interessante anche visitare uno dei quattro Devale (complessi dedicati a divinità induiste) presenti in città, proprio nei pressi del tempio del sacro dente. In serata ho assistito ad uno spettacolo di danza della Kandyan arts associations (ingresso 500 Rs). Non mi sono fatta mancare un salto anche al mercato centrale, dove oltre a frutta e verdura si trovano negozi di tessuti, di artigianato e di prodotti ayurvedici a prezzi ragionevoli. Se dovete acquistare qualche ricordo, questo può essere un buon posto.

Nei dintorni di Kandy ha sede il Paradeniya Botanical Garden, un famosissimo giardino botanico, dove orchidee, piante rare, antiche ed enormi faranno la felicità degli amanti del genere.

Nel tragitto tra Kandy e Nuwara Eliya si possono ammirare le piantagioni di tè; distese di un verde intenso punteggiato qua e la dai sari colorati delle raccoglitrici. Non ho potuto esimermi dalla visita alla fabbrica del tè che alla fine si è rivelata non completamente priva di interesse.

Nuwara Eliya, una delle aree economicamente più povere del Paese ma ricchissima dal punto di vista paesaggistico e naturale. Benedetta dal clima salubre donatole dall’altitudine, dal verde delle sue vallate e da splendidi panorami, quando ci si trova qua e difficile credere di essere solo a 180 km da Colombo, afosa e asfittica. Letteralmente Nuwara Eliya significa “città delle luci” anche se in realtà viene forse più frequentemente chiamata piccola Inghilterra. Gli inglesi durante il periodo della loro colonizzazione hanno cercato di ricreare qui l’atmosfera tipica di un villaggio in stile old britain: l’ordine con cui viene tenuto il verde pubblico, l’ufficio postale in mattoni rossi, il campo da golf a diciotto buche e case e alberghi lussuosi in stile coloniale. Anche il clima, freddo quando cala il sole e particolarmente piovoso, sembra voler aderire ai canoni climatici tipicamente britannici. Il mercato centrale offre abbigliamento sportivo di noti marchi a prezzi più che concorrenziali, peccato non avere posto in valigia.

Horton Plains, è una riserva naturale a circa 30 Km da Nuwara Eliya ed a più di 2000 m. di altitudine. Il biglietto d’ingresso costa 800 Rp: attenzione perché accettano soltanto rupie in contanti (niente dollari o carte di credito). Già il percorso in auto per giungervi dalla città è splendido. E’ consigliabile arrivare all’alba, quando il cielo è statisticamente più terso e non dovrebbe piovere. Una volta entrati, per arrivare al World’s end ci vuole circa un’ora di cammino su un sentiero talvolta impegnativo perché scivoloso. World’s end è un promontorio che domina la vallata sottostante lasciando intravedere ai più fortunati (come me) una linea argentea in lontananza che corrisponde all’oceano indiano. Durante il cammino si attraversano foreste che interrompono distese di prateria, si incontrano animali (comprese enormi alci che qui chiamano stranamente antilopi), fiori ed una vegetazione vagamente alpina. Dallo strapiombo di World’s end sono ritornata all’ingresso del parco passando per le Baker’s Falls, delle cascate forse non impressionanti ma comunque da vedere. Il mattino presto, la temperatura è piuttosto fredda, sono quindi consigliabili indumenti caldi compreso anche un berretto, oltre a scarpe comode e robuste.



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